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	<description>Informarsi è il primo passo per agire</description>
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		<title>La libertà di manifestare con violenza il dissenso</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; triste constatare come il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero sia rimasto ormai una formula meramente scritta su un pezzo di carta (la Costituzione repubblicana). Tre giorni fa, il 30 agosto, il senatore del PDL Marcello Dell&#8217;Utri si trovava a Como in qualità di ospite della rassegna &#8220;Parolario&#8221; per commentare i diari di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; triste constatare come il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero sia rimasto ormai una formula meramente scritta su un pezzo di carta (la Costituzione repubblicana). Tre giorni fa, il 30 agosto, il senatore del PDL Marcello Dell&#8217;Utri si trovava a Como in qualità di ospite della rassegna &#8220;Parolario&#8221; per commentare i diari di Mussolini, ma l&#8217;evento in questione non ha potuto nemmeno prendere avvio a causa dell&#8217;opposizione di un gruppo di manifestanti che, recando in mano le agende rosse di Paolo Borsellino, hanno bloccato di fatto l&#8217;incontro costringendo il senatore del PDL all&#8217;abbandono del palco.</p>
<p>L&#8217;episodio è solo uno dei tanti che purtroppo funestano il nostro Paese. Basterebbe navigare su youtube per rendersi conto che quanto ho appena affermato corrisponde al vero. Finché si tratta di un gruppo di persone che, pur organizzate, non siano rappresentanti di alcuna istituzione, la questione risulta gravissima (solo) sotto un profilo morale e tutt&#8217;al più giuridico. Se, invece, il leader di uno dei più consistenti partiti del panorama politico italiano &#8211; e quindi figura di spicco che, per il ruolo che riveste, sarebbe chiamata a dare l&#8217;esempio - rivendica pubblicamente l&#8217;azione dei dissidenti, invitando davanti alle telecamere i telespettatori «a zittire quelli come Dell&#8217;Utri in tutte le piazze d&#8217;Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera», la vicenda assume carattere politico e suona come un attentato istituzionalizzato al principio stesso della libertà d&#8217;espressione.</p>
<p>Ovviamente la &#8220;colpa&#8221; di dell&#8217;Utri è presto detta: essere stato condannato (in secondo grado) per &#8220;concorso esterno in associazione mafiosa&#8221; nonché &#8211; si può azzardare? &#8211; essere uno dei principali amici dell&#8217;attuale Capo del Governo. Secondo il leader dell&#8217;IDV questi &#8220;peccati&#8221; sono sufficienti per negare ad un essere umano il diritto di parola, specie se si tratta di eventi culturali. Non importa che Dell&#8217;Utri sia a capo di fondazioni culturali e che, nonostante le condanne per mafia, profonda il suo impegno a favore della cultura. L&#8217;importante, nella concezione politica del leader dell&#8217;IDV, è distruggere l&#8217;onorabilità dell&#8217;avversario, a scapito anche dei più elementari diritti proclamati in quel pezzo di carta che è la Costituzione.</p>
<p>Spiace accertare la conferma della pressoché assente concezione di democrazia, di rispetto e di libertà nel leader dell&#8217;IDV. Per fortuna che costui proviene dalla Magistratura, cioè da quel corpo che più di ogni altro dovrebbe annoverare al proprio interno persone in grado di insegnare qualcosa sulla Costituzione, sui diritti dell&#8217;uomo, sulle garanzie per il rispetto degli stessi. La gravità della vicenda consiste precisamente nel legame ormai inscindibile fra organizzazione del dissenso politico a livello di società (in)civile e giustificazione dello stesso a livello politico. Il nulla-osta concesso dal leader dell&#8217;IDV rappresenta un pericolosissimo incentivo a commettere azioni simili in altri contesti, legittimandole.</p>
<p>Ormai quello alla libera manifestazione del proprio pensiero è diventato un diritto a targhe alterne: sopprimibile se si tratta di colpire l&#8217;avversario politico, invocabile per se stessi qualora si tratti di manifestare anche con la violenza il proprio dissenso.</p>
<p>Alberto Gasparetto</p>
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		<title>I vizi di fondo del PD</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2010/08/i-vizi-di-fondo-del-pd/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ una costante della politica italiana la profonda incapacità di molta gente nell’assolvimento di una funzione elementare: leggere la realtà delle cose in maniera imparziale (mi verrebbe da dire “avalutativa”), fornendo giudizi oggettivi sui fatti, sugli eventi, sui fenomeni di rilevanza politica. E’ fisiologica conseguenza che il parteggiare per una fazione conduca moltissime persone, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ una costante della politica italiana la profonda incapacità di molta gente nell’assolvimento di una funzione elementare: leggere la realtà delle cose in maniera imparziale (mi verrebbe da dire “avalutativa”), fornendo giudizi oggettivi sui fatti, sugli eventi, sui fenomeni di rilevanza politica. E’ fisiologica conseguenza che il parteggiare per una fazione conduca moltissime persone, oltre agli stessi politici facenti parte di quella fazione, alla totale miopia nei confronti di ciò che si presenta effettivamente per quello che è.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di “conservatorismo costituzionale”, riferito al PD (secondo la geniale formula avanzata da Angelo Panebianco nell’editoriale del Corriere dello scorso 9 agosto intitolato “Tre idee di Repubblica”), si attaglia perfettamente ad un partito che, al contrario, ama autodefinirsi da sempre promotore del riformismo italiano. A me pare evidente la tensione, lo scarto esistente tra ciò che i suoi rappresentanti ed i suoi sostenitori vorrebbero che esso fosse e ciò che in realtà esso è. Una chiara aporia fra annunciata volontà riformatrice e concreta indole conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione del “conservatorismo costituzionale” del PD si spiega storicamente. Nel partito si sono congiunti i gruppi figli delle due fazioni che ebbero un ruolo determinante nella stesura della Costituzione repubblicana (PCI e sinistra DC). Sono esse, inoltre, le due fazioni che, stando alla preziosa ricostruzione fornita da Ernesto Galli della Loggia ne “La morte della patria” (Laterza, 1996), si prefissero lo «scopo politico-pratico» di «impadronirsi della Costituzione e farne un’arma nella battaglia quotidiana contro i propri avversari» sentendosi così «autorizzati a scomunicare come suo “nemico” chiunque a loro piaccia». Sono, infine, le stesse due fazioni che hanno immobilizzato la vita politica della Prima Repubblica, recitandovi come indiscusse protagoniste.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a ciò aggiungiamo un evento della storia italiana relativamente recente – la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 –, con cui il “conservatorismo costituzionale” del PD fa il paio, il quadro è completo. E’ in quella data che si innesta l’<em>incipit</em> della stagione di odio politico e antropologico che conosciamo oggi. Un odio dovuto essenzialmente al fatto che Berlusconi, a capo di una coalizione formata nel giro di pochissimi mesi, è riuscito a strappare la tanto agognata vittoria alle forze di Sinistra guidate dal PDS (l’antenato del PD), il soggetto realmente candidato al successo elettorale</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la “colpa” principale imputata (ma pubblicamente negata) a Berlusconi. Ecco perché egli viene costantemente presentato come l’incarnazione del Male assoluto. Una concezione che porta lo stesso PD (ma il discorso vale ormai per qualsiasi altra sigla del Parlamento italiano, tranne forse la Lega) a presentarsi agli elettori come il Bene, come la panacea di tutti i mali che affliggerebbero la Repubblica. Non solo, ma questa favola lo porta a condurre (tramite anche i suoi potenti giornali di riferimento) le campagne moralistiche che tutti abbiamo conosciuto soprattutto nel corso della presente Legislatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD, così come, prima di esso, i soggetti che vi sono confluiti, mostra costantemente l’indisponibilità ad assumere un atteggiamento inclusivo su questioni generali quali la Costituzione, il XXV aprile, il Primo maggio, il terrorismo, la mafia, il fascismo: insomma fatti, eventi, date o fenomeni che dovrebbero forgiare il sistema condiviso di valori storici e di popolo. Temi, quelli enumerati, rispetto a cui, in un Paese civile, si dovrebbe dar per scontato un certo grado di coesione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD non concepisce né riforme, né un futuro per l’Italia se non all’interno di una cornice dalla quale lasciare escluso Berlusconi – il “mafioso”, il “corruttore”, il “donnaiolo”, il “disonesto”, il “moralmente sporco” – e, con lui, tutti gli “ignoranti” che lo votano. E’ questa la retorica che va per la maggiore. Questo modo d’impostare l’azione politica ha inevitabilmente portato <em>l’homo </em>“<em>piddianus</em>” a confondere un legittimo antagonismo con una lotta senza esclusioni di colpi fino al punto di considerare la Costituzione stessa (per citare il Panebianco di un altro editoriale) &#8220;una specie di feticcio davanti a cui ci si dovrebbe solo inchinare acriticamente&#8221;, una sorta di totem intoccabile, dato una volta per sempre. Ma questa, va detto, è anche la tecnica di combattimento politico propria di chi ha una visione etica, totalitaria della politica. E’ la concezione schmittiana per la quale l’avversario diventa un nemico da annientare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD cerca disperatamente e di continuo di negare pubblicamente il riconoscimento del “peccato originale” di Berlusconi, mischiando confusamente l’invito alla calma, alla pacatezza, alla politica dell’amicizia con un atteggiamento che calmo, pacato e amicale non è. Invece di fare un po’ di autocritica, preferisce continuare con la moralizzazione e, per il resto, presentarsi quale unico garante della validità universale ed eterna della Costituzione (un po’ come le milizie Pasdaran nella Repubblica Islamica d’Iran), espellendo fuori dalla stessa concezione di “costituzionalità” – sinonimo qui di “moralità” – chiunque non sia figlio politico di chi l’ha scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">La radice della presunzione di superiorità della Sinistra è storica, così come storiche sono le ragioni della totale chiusura del PD verso qualsiasi progetto di modifica della Costituzione avanzato dal suo attuale avversario politico. Non pretendo che i sostenitori del PD condividano la presente lettura, ma quella or ora spiegata è la realtà della politica italiana. Sarebbe auspicabile, per il bene del Paese, che l’<em>homo piddianus</em> scoprisse che il vero metro col quale un politico va giudicato è, appunto, politico e non morale; e ricordarsi che chi si comporta da moralizzatore, prima o poi verrà moralizzato da qualcun altro. Ma purtroppo occorre essere più realisti di Carl Schmitt se non ci si vuole illudere.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>Pedacito de Ecuador</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 18:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elenita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[Era settembre dell’anno scorso…i primi due giorni c’era solo la voglia di cambiare la data del biglietto e tornare indietro il prima possibile...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/07/14332_194111775754_688855754_3468297_2418076_n.jpg" rel="shadowbox[post-2160];player=img;"><img class="size-medium wp-image-2166 alignright" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/07/14332_194111775754_688855754_3468297_2418076_n-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Era settembre dell’anno scorso…i primi due giorni c’era solo la voglia di cambiare la data del biglietto e tornare indietro il prima possibile. Sarà che prendere un aereo da soli e arrivare da soli senza sapere una parola della lingua del posto, un pò ti da la sensazione di essere spaesati&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sono bastati 2 giorni in più e tutto è cambiato e dopo 15 avevo già pensato di fermarmi di più&#8230;un mese, due, poi son diventati 9&#8230;e sono tuttora qui, contando alla rovescia, perchè ora si, è quasi arrivato il giorno del ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli accordi erano di fare tre mesi di tirocinio, su cui deve essere poi basata la tesi, e la mia idea era seguire un’invernadero di piante medicinali, vedere come la gente si relaziona a questo, insomma mettere insieme l’etnobotanica con la partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invernadero, ossia la serra, in realtà era da costruire&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Si passa così ad analizzare le riunioni di un gruppo giovanile neonato&#8230;.i cui componenti però non sono mai a Salinas&#8230;sfuma anche questa prospettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo mi chiedono se voglio trasferirmi, assieme ad altri due volontari italiani, nell’hogar masculino, un alloggio per ragazzi con poche opportunità economiche&#8230;e questo era tutto quello che io sapevo di questa nuova casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi ritrovo immersa di ragazzini, una ventina circa, mi ritrovo a seguirli nelle mingas, lavori comunitari, a seguirli nei compiti&#8230;senza sapere un bel niente di loro, di quello che fanno, dell’organizzazione&#8230;boh!!</p>
<p style="text-align: justify;">E poi piano piano prende forma l’idea di fare la tesi su di loro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Comincio a imparare i loro nomi, comincio a capire le loro giornate: sveglia alle 5.30 (se hanno gli esami si svegliano alle 4); pulizie, colazione e alle 7.30 sono al collegio; circa alle 13 finiscono, mangiano e alle 14.30 lavoro nelle microimprese o nei laboratori artigianali; 5.30 compiti e poi cena. All’inizio mi sentivo come messa lì senza scopo, poi piano piano mi son messa dentro: sveglia alle 5.30, controllo, compiti, aiuto nelle imprese&#8230;ma più di tutto ho cominciato a tendere le orecchie e ascoltare le loro storie, i loro problemi, le loro gioie, le preoccupazioni, le lamentele, le vincite.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che piu mi lasciava a bocca aperta era la loro voglia di fare, il fatto di non aver paura di sporcarsi le mani, il saper fare un sacco di lavori che molti di noi occidentali non sappiamo nemmeno a 40 anni da che parte prendere. E loro con una facilità e una creatività impressionante, riescono a creare un allacciamento per l’acqua. O quando, per esempio, si facevano le mingas (lavori comunitari) a Salinas Limpio (la discarica), la loro maggior preoccupazione era trovare tra i rifiuti qualcosa di utile da poter sistemare.</p>
<p style="text-align: justify;">E sempre più capivo, imparavo, mi incazzavo con il mondo ingiusto e mi sorprendevo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono nate amicizie molto profonde, son stata confidente di cose molto importanti e grandi, a volte molto pesanti e questo è stato quello che mi ha fatto decidere di rimanere un anno&#8230;per comprendere un pò questo mondo, era il tempo minimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non posso dire che mi han dato molto&#8230;mi han dato di più, è qualcosa di incalcolabile. E come mi han salutata prima di andarsene alla casa&#8230;nessuno mai mi aveva detto cose così belle e profonde!</p>
<p style="text-align: justify;">Ci son stati momenti molto duri, in cui mi son resa conto che essere educatrice è il lavoro più difficile del mondo, però è anche il più bello! Quando ripeti 1000 volte le stesse cose, quando dai fiducia e in cambio vedi che ti rubano 5 dollari da sotto il naso negando poi tutto, quando fai il possiibile perchè loro stiano bene e ti ripagano dicendo che non hai rispetto per loro, quando ti dicono che in relatà non si son mai fidati di te, quando si incazzano perchè gli dici che non han rispettato le regole, quando per 20 giorni non ti parlano e non sai perchè.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si buttano sulla tua spalla a  piangere perchè stan affrontando una  cosa che è più garnde di loro e ti dicono che solo tu puoi capirli, quando ti raccontano che la loro vita è un disastro, quando ti danno da firmare i loro voti, quando stanno male e ti dicono che neanche la sua mamma li ha mai trattati così, quando piangono a dirotto perchè te ne vai, quando ritornano dalle vacanze e ti dicono che gli sei mancata tanto, quando ti invitano a ballare, quando ti dicono che studiare con te li aiuta a ricordare le cose, quando si mangia e si ride tutti assieme, quando prima di andare a dormire vogliono il bacio della buonanotte e ti dicono “sueña conmigo”&#8230;solo piccolissimi esempi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ho conosciuto alcune delle loro case: un unico dormitorio con 4 letti e 9 persone, terra battuta come pavimento, una cucina di 2 metri per 1, senza tavolo ne sedie e le galline dentro casa, però il senso di famiglia e un pò di pazzia; i ragazzini lavorano tutto il tempo quando sono a casa. E nelle comunità non c’è telefono, non c’è internet, non ci sono medici e solo alcune “ranchere” la mattina presto che trasportano persone, animali, cibo, gas verso Salinas. Molte volte quando perdono la ranchera, i chicos scendono a piedi fino alle loro case.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo c’è una fondazione cattolica e sociale alle spalle che dovrebbe appoggiare economicamente, educativamente e spiritualmente i ragazzi&#8230;e ci sono persone  che dedicano molto a loro, e persone che solo si lamentano dei costi. È che è molto piu facile puntare a progetti dove si vedono risultati concreti, che non all’educazione che effettivamente non è un investimento che da risultati finanziari e tangibili. Però di Salinas, gli hogares sono la parte che più mi ha coinvolta&#8230;a volte anche troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono scontrata parecchie volte con il sistema che c’è qui, cercando di ottenere qualche ora libera in più per i ragazzi, revisando il regolamento con loro, cogliendo le lamentele per poter cambiare qualcosa&#8230;poco si è ottenuto, ma ci sarebbe ancora molto da fare. Diciamo che un pò le cose si sono ammorbidite, però è un processo lungo e deve partire da dentro il cambiamento, come per tutte  le trasformazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumere un anno in poche righe è abbastanza riduttivo, però è un tentativo di far capire le cose a chi non ha vissuto qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbero un sacco di ambiti di cui occuparsi e che sono trascurati, soprattutto a livello sociale e ambientale. Qualcosa si sta muovendo e sono contenta di aver avuto l’opportunità di calarmi dentro a questa realtà perchè così ho potuto cominciare a conoscere un pò quel che mi circonda. Un anno è poco, tre mesi sarebbero stati inutili e sarei tornata a casa con la presunzione di aver conosciuto un posto e delle persone che ancora non posso dire di conoscere. Però mi porto dentro  le amicizie e questo piccolo pezzetto di Salinas, i suoi volti e le sue storie, che sicuramente mi han ha fatto apprezzare di più quel che ho.</p>
<p style="text-align: justify;">E la voglia di cambiare il mondo partendo dalle piccole cose!</p>
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		<title>La fine di Fini</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 21:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la definitiva rottura fra Berlusconi e Fini, ufficializzata ieri sera nella sede dell'Ufficio di Presidenza del PDL, i rapporti all'interno della maggioranza mutano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con la definitiva rottura fra Berlusconi e Fini, ufficializzata ieri sera nella sede dell&#8217;Ufficio di Presidenza del PDL, i rapporti all&#8217;interno della maggioranza mutano. Per i partiti di minoranza il Governo sarebbe allo sbando. Di Pietro e Donadi dell&#8217;IDV si spingono fino a chiedere elezioni anticipate. E&#8217; retorica comprensibile, fa parte dei giochi, ma appare anche piuttosto imbarazzante. E&#8217; misura dell&#8217;insofferenza tipica di chi sta all&#8217;opposizione e brama per governare. Al contrario, emerge chiaramente come l&#8217;uscita dei finiani dal Governo produca una maggiore coesione e saldezza all&#8217;interno del Governo stesso, sempre ammesso che la matematica non sia un&#8217;opinione. Quale migliore situazione poteva auspicare, ad esempio, la Lega?</p>
<p style="text-align: justify;">In un&#8217;ottica che guarda al sistema-Paese, infatti, occorre domandarsi a quale significato rinvii il conflitto fra AN, da una parte, e Lega e Forza Italia, dall&#8217;altra, spesso presente all&#8217;interno dei diversi Governi Berlusconi. Non richiama forse, oltre che la geografia del voto, la storica contrapposizione fra il Sud e il Nord dello Stivale, ovvero le due opposte visioni sul come e dove traghettare le risorse? Non è forse vero che fu proprio questo il motivo per cui nel luglio 2004 Fini volle ed ottenne la testa di Tremonti costringendolo alle dimissioni dal dicastero dell&#8217;Economia e risolvendo, così, una possibile crisi di Governo?</p>
<p style="text-align: justify;">La mossa tattica di Fini, che ha premuto per le dimissioni del sottosegretario all&#8217;Economia Denis Verdini, travolto dall&#8217;inchiesta sull&#8217;eolico, si inserisce all&#8217;interno di una strategia che è ormai annosa e si delinea sempre più nitidamente. Vi sono alcuni fondamentali passaggi-chiave, alcune precedenti mosse tattiche, a parte il già menzionato contributo alla cacciata di Tremonti dal Governo Berlusconi II. Innanzitutto, la dichiarazione &#8220;fascismo male assoluto&#8221; in occasione del viaggio in Israele nel novembre 2003 alla presenza del Premier Ariel Sharon; in secondo luogo, la costante pressione, con la collaborazione del suo personale <em>think-tank</em> &#8220;Fare Futuro&#8221;, affinché il tema del voto agli immigrati venisse posto sul tavolo del dibattito politico; in terzo luogo il sempre più accentuato smarcamento rispetto a vicende giudiziarie che hanno coinvolto, soprattutto mediaticamente, uomini della maggioranza e lo stesso Berlusconi e la conseguente insistenza, da almeno un anno a questa parte, sulla cosiddetta &#8220;questione morale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, una serie di prese di posizione pur legittime che hanno tuttavia finito per distanziare sempre di più l&#8217;ex leader di AN da Berlusconi. E ne hanno fatto una (finta) icona della Sinistra, politica ed intellettuale. La finzione si spiega benissimo con la teoria del <em>balancing</em>: io, opposizione, cerco di coalizzarmi con te, Fini, che sei più debole per controbilanciare il più forte, Berlusconi. Ma la finzione è tale: è plausibile immaginare un Governo di sinistra in cui Fini possiede non solo un serio potere contrattuale ma anche la possibilità di occupare una posizione di potere con la conseguente disponibilità di risorse da distribuire al suo elettorato?</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia generale percorsa negli anni da Fini &#8211; che la mossa tattica di questi giorni non fa altro che confermare ma anche inficiare, come si vedrà tra poco &#8211; è spiegata benissimo dal dibattito intorno alla forma di governo. Per anni si è sentito parlare, forse perché rientrava solo negli interessi di Berlusconi, di riforma in senso presidenziale. Da qualche tempo a questa parte, invece, non si sa chi (il Prof. Alessandro Campi?) deve aver spiegato a Fini che la forma di governo semipresidenziale è assai più conveniente della prima. Essa, infatti, come spiega adeguatamente il Prof. Giovanni Sartori «funziona» perché ha «due teste», disegna un sistema la cui governabilità è garantita dall&#8217;esistenza di due figure, Presidente e Primo Ministro, ognuno dei quali ha specifiche prerogative che riesce a far valere prevalendo sull&#8217;altro a seconda degli equilibri parlamentari. Una situazione che nei sistemi presidenziali, invece, diventa &#8220;di stallo&#8221; quando si manifesta il cosiddetto &#8220;governo diviso&#8221;: a proposito, qualcuno lo spieghi a Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo Fini ha cominciato seriamente a premere a favore della strada semipresidenziale: ha tentato, insomma, di costruire il progetto che gli avrebbe assicurato di recitare comunque un ruolo di rilievo in un eventuale futuro governo del centrodestra, stanco ed esausto di occupare la funzione di ombra del Cavaliere (funzione che ricopre da 17 anni). Ma una soluzione del genere poteva essere auspicabile nel contesto di rapporti cordiali con Berlusconi. Un Fini al potere poteva essere un&#8217;ipotesi verosimile solo dentro il PDL. Adesso che la rottura si è compiuta, la possibilità di occupare una posizione di prim&#8217;ordine pare essersi per sempre vanificata.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>Aggiornamento&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 20:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un saluto a tutti&#8230; Vi avvisiamo che in queste settimane stiamo aggiornando la veste grafica del blog, la barra degli strumenti a piè di pagina e la piattaforma WordPress (alla versione 3.0). Sono graditi vostri suggerimenti per aprire nuovi spazi e/o promuovere nuove idee!!! Vi aspettiamo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un saluto a tutti&#8230; Vi avvisiamo che in queste settimane stiamo aggiornando la veste grafica del blog, la barra degli strumenti a piè di pagina e la piattaforma WordPress (alla versione 3.0). Sono graditi vostri suggerimenti per aprire nuovi spazi e/o promuovere nuove idee!!! Vi aspettiamo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La contraddizione interna al PDL</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 14:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla conclusione del processo d&#8217;appello che vedeva come imputato Marcello Dell&#8217;Utri, sono diversi gli interrogativi che rimangono per me senza risposta. Il rispetto per le decisioni dei giudici &#8211; che hanno condannato il co-fondatore di Forza Italia per la parte legata ai fatti antecedenti il 1992, riducendone però la pena, e che l&#8217;hanno assolto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sulla conclusione del processo d&#8217;appello che vedeva come imputato Marcello Dell&#8217;Utri, sono diversi gli interrogativi che rimangono per me senza risposta. Il rispetto per le decisioni dei giudici &#8211; che hanno condannato il co-fondatore di Forza Italia per la parte legata ai fatti antecedenti il 1992, riducendone però la pena, e che l&#8217;hanno assolto dal teorema accusatorio che una parte politica del nostro Paese ha in questi anni sostenuto con forza riguardo la trattativa tra Stato e mafia &#8211; è doveroso. Restano, tuttavia, gli interrogativi (i dubbi?) circa l&#8217;esistenza di una controversa e per lo più astratta fattispecie di reato denominato &#8220;concorso esterno in associazione mafiosa&#8221;, circa i tempi con cui la giustizia perviene a decisioni definitive (chissà quando arriverà quella della Cassazione?), circa la possibile natura politica di determinati processi e l&#8217;uso politico della giustizia praticato in questo Paese.</p>
<p>In realtà, c&#8217;è un&#8217;altra questione che aleggia nella mia mente da stamattina. Essa rinvia ad una contraddizione colossale in cui è caduto il PDL o, meglio, la parte del PDL incarnata dal suo movimento giovanile. E&#8217; necessario discuterne perché il suo significato politico così come le sue conseguenze potenziali sono enormi.</p>
<p>Non possiamo prenderci in giro e negare la natura personalistica di un partito che rappresenta un&#8217;accozzaglia di idee e di culture politiche (ammesso che ce ne siano di definite), di un partito che negli ultimi tempi ha mostrato segni di cedimento provenienti sia dall&#8217;esterno (crescita del ruolo della Lega) che dall&#8217;interno (conflitto con l&#8217;area finiana), di un partito che pur sempre è legato al nome di Silvio Berlusconi. E non possiamo prenderci in giro, negando che sullo stesso Berlusconi e sullo stesso Dell&#8217;Utri, suo personalissimo amico da diversi decenni, pendono accuse più o meno fondate di collusione con la mafia. Accuse che una parte del Paese considera fatti certi &#8211; ed è per questo che dal 1994 in Italia la divisione &#8220;destra-sinistra&#8221; non ha più senso.</p>
<p>Se ciò su cui invito a non prendersi in giro è vero, mi domando: che senso ha, d&#8217;un tratto, il principio (che in sé condivido pienamente) proclamato dai giovani del PDL consistente nell&#8217;espulsione di tutte le persone condannate in via definitiva? Mi domando: da dove proviene, d&#8217;un tratto, questa netta presa di distanze da un personaggio che è il co-fondatore dell&#8217;anima maggioritaria dell&#8217;attuale PDL? Mi chiedo: come può la medesima presa di distanze da questo personaggio, la cui biografia è intimamente legata a Berlusconi, fondatore, presidente, simbolo ed essenza stessa del partito, essere compatibile con la presenza (ormai datata) nel partito stesso di una buona fetta di persone che oggi fanno certe dichiarazioni in seguito allo stato di cose emerse dalla vicenda giudiziaria?</p>
<p>So che la coerenza può essere un&#8217;arma letale contro se stessi in politica. Ma una cosa è condividere un&#8217;esperienza politica muovendosi coralmente da un medesimo e comune punto di partenza e pervenire, solo successivamente e per qualsiasi motivo non importa quale, ad un punto di rottura insanabile che porta a dividersi. E&#8217; legittimo e, credo in generale, sinonimo di onestà e coraggio. Altra cosa (ed è il caso in questione), invece, è aver fatto parte di un partito fondato da ed intorno ad una persona, Silvio Berlusconi, che da anni è nota per essere anch&#8217;ella indagata, accusata e ritenuta colpevole da molta gente di aver commesso fatti analoghi, se non addirittura identici, a quelli imputati a quel Dell&#8217;Utri di cui oggi (sic!) si chiede l&#8217;espulsione. Senza contare che, con una buona dose di spirito giustizialista, la gioventù pidiellina potrebbe fare questo ragionamento per riferirsi proprio al suo presidente Berlusconi.</p>
<p>In parole povere, finché serve a fare facile carriera politica (il PDL, prima Forza Italia, è da 15 anni il più grosso partito in Italia quanto a consensi, ergo la possibilità di emergere è nettamente maggiore rispetto a sigle minori o sconosciute) è comodo servirsi del nome del suo presidente, del suo simbolo, del suo partito, delle sue strutture, delle sue risorse umane ed economiche (Berlusconi è Forza Italia e Berlusconi è il PDL), pur sapendo perfettamente quello che si sa sul suo conto, così come su quello di personaggi influenti nel partito stesso come Dell&#8217;Utri o Previti; viceversa, quando ormai si è dentro, cioè ci si è istituzionalizzati e si comincia ad assaporare il potere sapendo di poterlo consolidare in seguito ad un&#8217;operazione elettorale (questa e nient&#8217;altro risulta essere, a parer mio, la presa di posizione dei giovani del PDL), appare più utile manifestare pubblicamente la volontà di epurare tutti coloro di cui, giova ribadire, si sa perfettamente quello che si sa.</p>
<p>Gli interrogativi restano, dunque. E la politica, è arcinoto, rimane uno sporco gioco di interessi. Ma, appunto, proprio perché il carattere della vicenda è talmente subdolo che dev&#8217;essere assolutamente sottolineato.</p>
<p>Alberto Gasparetto</p>
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		<title>Un paese diverso è (ancora) possibile?</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2010/06/un-paese-diverso-e-ancora-possibile/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 11:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Blog/siti amici]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo... Caserta 1 giugno 2010 - La ricorrenza del 2 giugno – festa della Repubblica – cade quest’anno in un contesto economico e sociale preoccupante, non solo per i concreti effetti della crisi strutturale dell’economia mondiale, ma ancor più perché si]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Riceviamo e pubblichiamo&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Caserta 1 giugno 2010</em></strong> &#8211; La ricorrenza del 2 giugno – festa della Repubblica – cade quest’anno in un contesto economico e sociale preoccupante, non solo per i concreti effetti della crisi strutturale dell’economia mondiale, ma ancor più perché si riflette su un paese, il nostro, mettendone in risalto le profonde contraddizioni e debolezze che non derivano solo da fattori specificamente economici, bensì da una profonda crisi di natura morale prima ancora che politica, da una drammatica mancanza di prospettive di sviluppo, da una mancanza di coesione sociale che ci impedisce, novità rispetto alla nostra storia repubblicana, di avere una visione comune, senza divisioni localistiche o di ceto, del bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Giova poco o nulla ripetere ciò che è a tutti evidente circa la distanza siderale tra la politica e la concreta vita della gente, la incapacità di rappresentanza di un paese privato di una democrazia sostanziale da leggi elettorali che espropriano gli elettori dal diritto di eleggere i propri parlamentari, trasformati da eletti in designati. Sembra altrettanto scontato ribadire il pericolo che corre il paese, stretto tra provvedimenti che insidiano diritti costituzionali fondamentali, quale quello alla libertà di informazione, o interessi naturali, come quello alla gestione pubblica delle risorse idriche, solo per tutelare gli interessi di singoli potenti o potenti interessi.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi sembra invece richiamarci alla realtà, ci aiuta a demistificare una gestione della politica e della cosa pubblica che si è sinora retta su una strategia di false proposizioni, sostenuta da una sapiente comunicazione, che ci ha drogato spacciando cattiva amministrazione, interessi economici ed egoismi di casta per “riformismo”, “efficienza” e “modernizzazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">È in tale percorso, che dura ormai da circa venti anni, che il paese si è trasformato, che è stato perso – senza nulla in cambio – quel patrimonio di progresso economico, equità sociale e riequilibrio fra zone della nazione che era stato faticosamente realizzato. Basta infatti considerare quanto il “nuovo corso” abbia prodotto in tema di blocco della mobilità sociale, diffusione del precariato, smantellamento della scuola e della sanità pubbliche, per comprendere quanto sia stato devastante, per la società e per l’economia sana, il “nuovo modello” che fa della politica un mero strumento di interessi economici potenti, subordinando i nostri politici “virtuali” alle cricche “reali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia ciò che più preoccupa è il nostro stato di resa, quasi fossimo ormai incapaci di reagire ad una condizione della vita pubblica, dalla quale in fondo deriva il nostro quotidiano di cittadini, che porta, quale recente esempio, nel disposto della “Finanziaria” in corso a chiedere non all’intero paese uno sforzo comune per il riequilibrio dei conti pubblici, ma a reperire disordinatamente risorse facendo cassa su chi è già a terra ma risparmiando la grande evasione e i grandi patrimoni.</p>
<p style="text-align: justify;">È lo stesso senso di incredibile acquiescenza che ci pervade, scendendo nel concreto, di fronte ad Amministratori locali incompetenti o scorretti perché riteniamo che in fondo il sistema preveda solo soluzioni individuali, mentre la difesa dell’interesse collettivo è affare del magistrato o del giornalista coraggioso. Abbiamo in tal modo toccato il fondo perdendo il senso della nostra identità civile e l’orgoglio della nostra storia. L’unica possibilità di riscatto dalle “caste”, da chi persegue egoismi regionali contrabbandati da miracolosi “federalismi fiscali” e da chi i “paradisi fiscali” li trova all’estero, dalle cricche di affaristi che giocano con il pubblico denaro, è svegliarsi, tornare alla dimensione di cittadini liberi che sentono il dovere di difendere le norme di una Costituzione che resta l’ultimo ostacolo alla barbarie di chi non accetta, o non ha mai accettato, i principi che quelle norme traducono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché dedichiamo idealmente questa Festa della Repubblica agli Italiani che non si arrendono, che credono ancora in quei principi, in un paese dove o si va avanti tutti insieme o si è sconfitti insieme, la dedichiamo ai tanti Magistrati che, spesso in solitudine, difendono le leggi della Repubblica, ai giornalisti che con coraggio cercano la verità, ai sindacalisti che ancora si battono per la giustizia, ai giovani che, nel volontariato, sul posto di lavoro o nelle aule, dimostrano di credere che un paese diverso sia ancora possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Carta ‘48, come sempre ad ogni anniversario della nostra storia repubblicana, offre il suo piccolo contributo e chiede ai nostri amici, ai soci, a chi ci segue sul nostro sito WEB, di contattarci , di scriverci, di informarci e di condividere il nostro impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">ASSOCIAZIONE CARTA ‘48</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.carta48.org/</p>
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		<title>Arresti domiciliari solo a casa? «si violano i diritti dei senza dimora senza rafforzare la sicurezza»</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La federazione italiana organismi Persone Senza Dimora  (Fio.PSD) stigmatizza l’emendamento approvato alla Camera riguardo al decreto “svuota-carceri”.
È stato approvato mercoledì dalla Commissione Giustizia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2016" title="fiopsd logo" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/05/fiopsd-logo-300x94.png" alt="" width="300" height="94" />La federazione italiana organismi Persone Senza Dimora  (Fio.PSD) stigmatizza l’emendamento approvato alla Camera riguardo al decreto “svuota-carceri”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È stato approvato mercoledì dalla Commissione Giustizia della Camera, che sta esaminando il cosiddetto “decreto svuota-carceri”, proposto dal governo, un emendamento che impedisce alle persone detenute e che non hanno una casa di accedere agli arresti domiciliari. L’emendamento, formulato dall’onorevole Matteo Brigandì (Lega Nord), avrà un effetto lesivo dei diritti delle persone senza dimora, negando loro la fruizione della misura-cardine del decreto, ovvero la possibilità di scontare fuori dal carcere l’ultimo anno di pena.<br />
Già oggi, il ricorso agli arresti domiciliari risulta problematico per le persone senza dimora o gravemente emarginate che vengono incarcerate. Ma l’emendamento approvato dalla Commissione finisce per sancire questo stato di fatto, trasferendo l’impossibilità sul piano del diritto, limitandosi ancora una volta a utilizzare una leva repressiva per risolvere un problema sociale, ignorando il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, e stabilendo che ci sono persone per le quali è lecito sospendere opportunità riconosciute ai comuni cittadini, in virtù del loro stato di grave emarginazione.<br />
L’emendamento dell’onorevole Brigandì rischia di sopprimere, in concreto, anche la possibilità – sino a oggi prevista per le persone senza dimora – di scontare l’ultimo periodo di pena presso un luogo, pubblico o privato, che abbia funzioni di cura, assistenza e accoglienza. Il trattamento alternativo, in altre parole, verrebbe esteso e reso sistematico nell’ultimo anno di detenzione, ma solo nell’abitazione privata del condannato. Alle enormi difficoltà legate all’assenza di dimora, sovente all’origine del reato che ha condotto la persona in carcere, si aggiungerebbe pertanto un’ulteriore discriminazione, non necessaria e paradossalmente in grado di confermare il soggetto che la subisce in un ruolo e in una “carriera” criminale.<br />
«Ancora una volta, determinate da scelte che hanno a che fare con la gestione dell’ordine pubblico – afferma Paolo Pezzana, presidente di Fio.PSD, a nome del nuovo Consiglio direttivo della federazione, riunito a Genova per programmare l’attività del prossimo triennio –, si profilano misure che non hanno altro effetto che discriminare i soggetti vulnerabili, indebolendo il grado di coesione del tessuto sociale senza aumentarne il grado di sicurezza. Fio.PSD, ritenendo di dar voce ai 74 enti aderenti (associazioni, cooperative sociali, comunità, organismi pastorali, operanti in 13 regioni e 25 province d’Italia), stigmatizza questo orientamento e la scelta assunta dalla Commissione Giustizia della Camera. E si augura che la decisione possa essere capovolta nei successivi passaggi parlamentari, dichiarandosi disponibile a interloquire con le realtà istituzionali, per individuare soluzioni in grado di contemperare esigenze di riforma del sistema penitenziario, necessità di sicurezza della comunità, diritti dei detenuti e percorsi di reinserimento sociale delle persone gravemente emarginate».<br />
Genova, 21 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Contatto stampa<br />
Segreteria nazionale fio.PSD &#8211; Genova<br />
comunicazione@fiopsd.org &#8211; www.fiopsd.org</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Cumbre di Cochabamba, (a mio parere) un&#8217;occasione giocata male</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 08:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[RIPORTO UN ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE DI UN CARO AMICO: resoconto e impressioni dalla Prima Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra. Carissimi amici avevo promesso che vi avrei tenuto informati durante la mia partecipazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2011" title="conferenza mondiale clima bolivia" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/05/conferenza-mondiale-clima-bolivia-300x149.jpg" alt="" width="300" height="149" />RIPORTO UN ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE DI UN CARO AMICO: resoconto e impressioni dalla Prima Conferenza Mondiale dei Popoli sui  Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carissimi amici avevo promesso che vi avrei tenuto informati durante la mia partecipazione alla Prima Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra (www.cmpcc.org), che si è svolta dal 19 al 22 aprile a Cochabamba, in Bolivia.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo però l’intensità del programma e gli scarsi mezzi informatici a mia disposizione, non mi hanno permesso di tener fede alla promessa. La numerosità delle iniziative, inoltre, e la molteplicità degli aspetti affrontati1, non erano facilmente sintetizzabili in poche righe, a causa anche di alcuni aspetti contraddittori che cercherò di spiegare qui sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio a causa di queste contraddizioni, premetto che questo mio resoconto potrà apparire contraddittorio con quanto riportato dagli organi di stampa internazionali (anche italiani, come segnalato nella rassegna stampa riportata in fondo), almeno da quelli che hanno dedicato un po’ del loro spazio all’evento…e soprattutto da quanto riportato nei commenti dei vari Leonardo Boff, Frei Betto, Naomi Klein…tutti presenti e con i quali sentivo – almeno in principio – una comunanza di idee e prospettive.  Ritengo infatti che quella che si è tenuta a Tiquipaya (quartiere periferico di Cochabamba) non sia stata &#8230; (continua)&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2010"></span></p>
<p style="text-align: justify;">propriamente una conferenza “dei popoli” nella quale discutere sui cambiamenti climatici e sulle possibili soluzioni attuabili per arginarli, quanto – piuttosto – un gran contenitore mediatico/propagandistico che ha permesso al Governo boliviano, e ai suoi vari alleati politici latinoamericani (Venezuela, Cuba, Nicaragua in primis) di lanciare l’ennesima invettiva contro il capitalismo e il neoliberismo occidentali, visti come causa principale dei cambiamenti climatici, ma senza elaborare una proposta costruttiva e percorribile per arginare le conseguenze dell’effetto serra.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ovviamente indiscutibile che la maggiore responsabilità nel riscaldamento globale siano da attribuirsi all’industrializzazione selvaggia e al modello di sviluppo occidentali; così come è purtroppo innegabile che i primi a soffrire le conseguenze dei cambiamenti climatici siano i popoli indigeni e rurali dei paesi meno sviluppati, però forse questa poteva essere l’occasione non solo per rincarare la dose di accuse e rivendicazioni (plausibili), ma anche per mettere sul tavolo proposte concrete e condivisibili anche dai “paesi occidentali”, senza la collaborazione dei quali, ogni “grido indigeno” (o indigenista2 sarà comunque inutile. E le proposte non possono limitarsi ad un approccio “punitivo” con richiesta economica di “risarcimento danni climatici” o con l’istituzione di un Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica e Ambientale (come emerge dalla Dichiarazione finale partorita dalla sintesi dei lavori dei gruppi paralleli).</p>
<p style="text-align: justify;">Proposte del genere, sono purtroppo incompatibili con gli strumenti finora proposti dalle varie commissioni del UNIPCC (il gruppo intergovernamentale di esperti che da anni lavora alle politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico) e del UNFCCC (la convenzione quadro sui cambiamenti climatici). Certo, può essere che il paradigma scientifico debba essere completamente rivisto e rifondato, ma in una situazione di emergenza come quella attuale, forse sarebbe più opportuno riconoscere che siamo tutti corresponsabili (in misura diversa, certo) di un comune destino e che le possibili soluzioni potranno solo arrivare dal dialogo e dalla fiducia nelle proposte più condivise. Puntare ai sacrosanti principi di “Diritti della Madre Terra”, “Sovranità alimentare”, “Buen vivir”… senza intervenire sul modello di sviluppo e senza fornire strumenti concreti per invertire il trend delle emissioni e del conseguente riscaldamento globale, mi sembra dispersivo e poco recepibile da altri paesi delle UN, in questo momento…tanto meno dagli USA3.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza dubbio l’evento ha permesso a circa 30.000 persone (di cui 10.000 provenienti da circa altri 140 paesi, per lo più da Argentina, Ecuador, Venezuela…ma anche U.S.A., Mexico, Spagna, ecc.) di incontrarsi e confrontarsi su come siano visti e vissuti i cambiamenti climatici. In particolare lo hanno potuto raccontare i popoli indigeni e contadini dei paesi più poveri, maggiormente legati alla terra e alla sua fertilità alterata dalle variazioni delle precipitazioni e delle ondate di siccità. Le conferenze autogestite e i tavoli di lavoro tematici (che avevano già avviato la discussione in maniera virtuale, un mese prima dell’incontro) hanno permesso di confrontarsi sulle opinioni e le proposte reciproche… però mi è sembrato che molto spesso le conclusioni fossero già state scritte e che ogni obiezione che tentasse di recuperare idee e proposte provenienti dal mondo scientifico occidentale venisse rigettata a priori. E’ vero che, nonostante le obbligazioni del Protocollo di Kyoto, le emissioni di gas-serra dal 1997 in poi sono solo aumentate, ma è anche vero che i meccanismi di controllo e di compensazione sono stati introdotti solo negli ultimi 5-10 anni…forse un tempo ancora troppo breve per vederne gli effetti, anche se sufficiente a capire che molti devono essere migliorati. Mi aspettavo che dai tavoli di lavoro emergessero proposte atte a migliorare proprio questi strumenti…eventualmente chiedendo maggiore spazio d’ascolto (nelle sedi internazionali) per i rappresentanti di popoli indigeni e delle organizzazioni della società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo di Evo Morales, e del suo Governo, sono risultati di certo fondamentali per l’organizzazione di un evento di tali dimensioni, ma la loro “presenza” all’interno del campus universitario4 che ha ospitato gran parte degli eventi, era sproporzionatamente imponente: con tanto di stand espositivi per ogni ministero e vice- (incluso, ovviamente, quello per la coltivazione tradizionale della foglia di coca), con enfasi straordinaria alle forze armate e alla difesa, coinvolte anche loro – a quanto pare – nelle discussioni sui cambiamenti climatici. Non era sempre facile distinguere tra gli stand (e i seminari) di matrice governativa e quelli gestiti dalle organizzazioni della società civile boliviana o straniera.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, un aspetto da non sottovalutare è quello che Morales stesso non ha permesso che alla conferenza partecipassero ed esprimessero le proprie rivendicazioni alcuni organizzazioni indigene boliviane che in questi mesi stanno rivendicando &#8211; proprio al loro Governo – il diritto ad esprimersi attivamente sull’opportunità o meno di realizzare nuovi impianti estrattivi (di gas, petrolio o, nel Salar de Uyuni, di litio…il nuovo “oro bianco” della Bolivia) e nuove infrastrutture che modificherebbero in maniera irreversibile il loro ambiente di vita… A detta di Morales, i “problemi interni” non avrebbero dovuto essere discussi in un evento internazionale…</p>
<p style="text-align: justify;">Per fortuna, tali organizzazioni non si sono arrese e hanno organizzato la “Mesa 18”, un tavolo indipendente e autogestito, esterno alla Conferenza, in cui si sono discusse le questioni più urgenti per i popoli indigeni. All&#8217;interno di questo spazio c’erano il sindacato dei contadini boliviani, diverse organizzazioni indigene tra cui la CONAMAQ e la OPIM (L’Organizzazione Indigena del Popolo Mosetèn, con cui avevo lavorato nel 2004, nella foresta amazzonica dell’Alto Beni), i comuneros dell&#8217;acqua, ricercatori, accademici e il Movimiento Sin Tierra della Bolivia (MST-B). Purtroppo anche in questo caso il dibattito è rimasto per lo più sul tema della protesta, ma anche questo gruppo ha formulato un suo documento5 finale (molto più conciso) e un forum virtuale permanente che vorrebbe rimanere il punto di riferimento per il confronto e le rivendicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, decisamente “nauseante” è risultato il tono populista dello stesso Morales, ma anche di Chavez e altri “compagni”, nel corso degli eventi inaugurali e soprattutto in quello finale (nello stadio principale della città). In tali occasioni, il tema climatico è passato questi in secondo piano, per lasciare spazio: alle invettive contro il modello capitalista-neoliberista occidentale e all’esaltazione del rinato socialismo latinoamericano che &#8211; dopo i primi passi mossi da Bolivar, Lienin, Castro e Che Guevara – sta tornando a «salvare il mondo dall’autodistruzione»…</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della analisi storico-politica, mi è sembrato politicamente miope che si sia utilizzato un evento di portata internazionale per rivendicare certe posizioni di distanza e contrapposizione verso gran parte del resto del mondo. In particolare, ritengo di profonda gravità i fischi e le critiche sollevate da gran parte dei presenti nei confronti della Rappresentante delle Nazioni Unite per il Latinoamerica, invitata e intervenuta nel corso dell’evento inaugurale. Come lei ha giustamente fatto notare, è doveroso ascoltare ciascuno con rispetto, tanto più se invitato… E’ deprecabile che il Presidente Morales non abbia poi speso nemmeno una parola per scusarsi con la diplomatica, a nome dei presenti. Morales ora è un capo di Stato…non più il capo dell’opposizione6.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, credo che nonostante alcune buone considerazioni e proposte di massima, emerse dai tavoli di lavoro (recuperabili dai rispettivi link della pagina del sito ufficiale) e riassunte nella Dichiarazione finale, sia stata sprecata un’occasione di portata internazionale per far emergere la voce positiva dei popoli indigeni e dei paesi più poveri, nei confronti dei cambiamenti climatici e degli impegni che è necessario assumere.  Pur se condivisibile nei principi, l’impostazione critica e l’influenza governativa nei lavori e delle dichiarazioni della Conferenza, rendono ogni risultato e proposta poco “ascoltabili” agli orecchi “delicati e prevenuti” dei più potenti della terra che – forse – anche a Cancun7 tenteranno di far prevalere le proprie posizioni cautelative e conservative di fronte ai sacrifici economici richiesti dalle azione di contenimento dei cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero ovviamente di sbagliarmi e mi auguro che, nonostante tutto, l’evento boliviano possa essere il primo passo verso una maggiore partecipazione (e soprattutto un maggiore ascolto) ai dibattiti internazionali da parte delle popolazioni indigene e dei paesi “che contano meno” .</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTA A MARGINE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A parziale rivalutazione dell’efficacia della Conferenza e della possibilità di dibattito delle proposte in sede internazionale, va segnalato che nei giorni successivi all’evento è stato redatto un documento da presentare al gruppo di lavoro specifico sulle “long term cooperative acions” (azioni coordinate di lungo termine) all’interno della prossima COP16 di Cancun.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento riprende e sviluppa ulteriormente i contenuti della Dichiarazione finale riconfermando ancora una volta una degli impegni forse più concreti voluti dallo stesso Morales in contrapposizione a quanto detto a Copenhagen: contenimento dell’aumento di temperatura globale a massimo1°C (e non 2). Per far questo sarà necessario ridurre il livello di concentrazione di CO2 a 350 ppm (parti per milione) entro il 2030 e a 300 ppm entro il 2100…ce la faremo?! e come?!</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Ricordo che erano stati organizzati 17 gruppi di lavoro (mesas) paralleli riguardanti altrettante tematiche legate alle questioni climatiche, ai diritti della Natura e dei popoli indigeni.</li>
<li style="text-align: justify;">Per “indigenista” intendo chi si occupa – per lavoro, passione o empatia – dei popoli indigeni e della difesa dei loro diritti…col rischio però di idealizzare la figura “indigena” e giustificare ogni sua affermazione come se fosse visione o espressione diretta dei popoli indigeni.</li>
<li style="text-align: justify;">Unico paese ricco a non aver sottoscritto e ratificato il Protocollo di Kyoto, considerato anche dalla Conferenza di Cochabamba lo strumento chiave per obbligare gli stati a ridurre le emissioni di gas-serra.</li>
<li style="text-align: justify;">Stranamente si è trattato del campus della “Universidad del Valle” (Univalle), certo la più moderna e organizzata di Cochabamba, ma pur sempre privata.</li>
<li style="text-align: justify;">Il documento è scaricabile, sottoforma di 5 immagini, dal sito http://www.acochabambamevoy.org/public/wordpress/wp-content/uploads/2010/07_mesa18/mesa18.zip</li>
<li style="text-align: justify;">Certo, non spetta a noi italiani fare prediche su come si dovrebbe comportare un capo di governo…</li>
<li style="text-align: justify;">Mexico, sede della prossima Conferenza delle Parti (COP-16) per discutere del “dopo Kyoto” in scadenza nel 2012.</li>
</ol>
<p>Di <strong>Diego Florian</strong> &#8211; <a href="http://diegoflorian.blogspot.com" target="_blank">http://diegoflorian.blogspot.com</a></p>
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		<title>La deriva populistica della tv italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 14:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Mario Monicelli ad Annozero 06 Maggio 2010 La scintilla che mi porta a scrivere qualche nota sulla deriva populistica della tv italiana è stato il commento offerto dal regista Mario Monicelli nel corso della puntata di Annozero andata in onda ieri sera su Raidue. Mi piacerebbe chiarire un presupposto: quando discuto di politica cerco sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/v/EZaTTsvHVFA" rel="shadowbox[post-1997];player=swf;width=640;height=385;">Mario Monicelli ad Annozero 06 Maggio 2010</a></p>
<p style="text-align: justify;">La scintilla che mi porta a scrivere qualche nota sulla deriva populistica della tv italiana è stato il commento offerto dal regista Mario Monicelli nel corso della puntata di Annozero andata in onda ieri sera su Raidue. Mi piacerebbe chiarire un presupposto: quando discuto di politica cerco sempre di distinguermi dalla maggioranza degli italiani che, a mio modo di vedere, si limita a parlar male di tutto, facendo un gran minestrone. C&#8217;è da dire che, in fondo, posso anche dichiararmi d&#8217;accordo con alcuni argomenti toccati da Monicelli &#8211; a parte il fatto che qualcuno deve spiegarmi perché si finisce sempre per parlar male della Lega&#8230; Però ieri sera ha palesemente fatto discorsi da osteria, che qualunque ottantenne potrebbe fare. Anzi, li potrebbe fare chiunque, anche chi ha la quinta elementare. Quello che contesto è che Monicelli fondamentalmente non ha detto alcunché.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sulla tv di Stato, per di più su un programma che si dichiara controcorrente ma che in realtà è perfettamente allineato (coi suoi Travaglio, Santoro e ospiti che variano da puntata a puntata) con una parte politica ben precisa, non vorrei sentire questi commenti da bar detti da uno che è stato messo lì non certo per le sue competenze in campo politologico. I consensi riscossi qualche tempo fa dalla trasmissione &#8220;Raiperunanotte&#8221; hanno fatto credere ad una parte degli italiani che l&#8217;unica tv decente sia quella di Santoro. Peccato che un sedicente paladino della libertà d&#8217;informazione come lui, per distinguersi dal suo nemico giurato, Silvio Berlusconi, non proponga, a mio modo di vedere, un&#8217;informazione seria che parli dei veri problemi del Paese (per esempio la crisi del mercato del lavoro) ma tratti solamente temi quali, ad esempio, le escort che non solo rasentano il peggior gossip trasmesso su Italia1, ma vengono fatti passare per reati mentre spesso sono fatti totalmente privi di profilo penalmente rilevante. Il risultato è che in tv (sulla tv di Stato pagata coi soldi degli italiani: beh, in realtà sarei curioso di sapere a quanto ammonta l&#8217;evasione fiscale per quello che riguarda la voce &#8220;canone RAI&#8221;) vengono celebrati processi del piffero, senza contraddittorio alcuno e ricorrendo alla costruzione di teoremi che non stanno in piedi nemmeno da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Io vorrei esperti di politica e di economia, gente che sappia anche non essere allineata ai partiti o agli interessi editoriali imperanti in questo Paese. Gente che faccia analisi avalutative, appunto. Gente capace di SPIEGARE, cioè gente che faccia sostanzialmente scienza politica e quindi gente che aiuti i giornalisti ad informare gli italiani in modo imparziale: l&#8217;oggetto in questione è la politica, allora parlino i politologi, no? Gli storici, gli economisti, no? Insomma, qualcuno che spieghi davvero cosa accade e perché accade, che vada alla ricerca delle ragioni che stanno dietro alla situazione di odio antropologico che c&#8217;è attualmente in Italia. Gente che non si limiti a dire &#8220;il Lodo Alfano è incostituzionale&#8221;. Lo capisce anche l&#8217;ottantenne che sta al bar o il ragazzino che va alle elementari che il Lodo Alfano è incostituzionale. Vorrei gente in grado (o forse dovrei dire &#8220;che ha coraggio&#8221;?) di spiegare agli italiani che Berlusconi vorrà pure difendere i propri interessi (ma chi non lo fa? Chi non lo ha fatto? Forse i politici di sinistra sono tutti angioletti? La politica è difesa dei propri interessi, per chi non lo avesse ancora capito, suggerisco di recarsi in un posto chiamato Utopia), ma cerca di difendersi da un accanimento giudiziario che è frutto di un disegno politico volto ad eliminarlo e che esiste fin dal 1994. Ovvero da quando questo personaggio ha spento i sogni del PCI-PDS (unico partito sopravvissuto, chissà come mai, a Tangentopoli) di governare finalmente in Italia. Questo è il vero motivo all&#8217;origine di tutti i mali odierni della politica. Alla Sinistra, in realtà, non gliene frega poi molto di Berlusconi: si accanisce contro di lui per partito preso, perché è l&#8217;uomo che le ha strappato il successo elettorale, cioè il governo politico del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sinistra ed i suoi giornali fanno riferimenti continui alle sue presunte conoscenze mafiose, alle sue scappatelle con le escort, fatto questo che costituisce, come ho detto, solo gossip, senza alcuna rilevanza penale (rimango allibito ogni volta che sento tutto questo moralismo, cioè quando mi vengono a raccontare che &#8220;lui è capo del governo e quindi certe cose non le può fare&#8221;: ma l&#8217;articolo 3 della Costituzione vale sempre e solo a targhe alterne?) e cantano le lodi di Gianfranco Fini, un personaggio che fino a qualche tempo fa era dipinto come un duce, come l&#8217;erede del fascismo. Personalmente, a me Fini non piace granché, ma sarei curioso di vederlo capo del Governo italiano per verificare se la Sinistra sarebbe così accomodante con lui come lo è nell&#8217;attuale congiuntura storica o se, come credo io, finirebbe per scagliarsi contro di lui in tutti i modi, con tutti i mezzi, alla stessa stregua, se non peggio, di quello che fa con Berlusconi da 15 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho concluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>1 maggio 2010: UN SILENZIO ASSORDANTE</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 07:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Posta in arrivo]]></category>

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		<description><![CDATA[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. “UN SILENZIO ASSORDANTE” I recenti dati sulla occupazione nel nostro paese registrano nel 2009 una perdita di circa 400.000 posti di lavoro con un decremento rispetto all’anno precedente, circostanza mai verificatasi dal 1995. A tale notizia è stato riservato dalla stampa il relativo spazio ma certo con minor risalto rispetto alle solite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://4.bp.blogspot.com/_B17O2w5wVP8/S35nOdGKWxI/AAAAAAAAFnI/OdQQEfA-8AU/s320/firma-costituzione-italiana.jpg" alt="" width="224" height="144" />RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“UN SILENZIO ASSORDANTE”</p>
<p style="text-align: justify;">I recenti dati sulla occupazione nel nostro paese registrano nel 2009 una perdita di circa 400.000 posti di lavoro con un decremento rispetto all’anno precedente, circostanza mai verificatasi dal 1995. A tale notizia è stato riservato dalla stampa il relativo spazio ma certo con minor risalto rispetto alle solite diatribe tra le forze politiche, alla cronaca nera o rosa od altro. Del pari, ad ogni talk show di attualità politica (i pochi in onda dopo l’ultimo blitz censorio) sono presenti – dignitosi e silenziosi testimoni del loro personale e collettivo dramma – delegazioni di lavoratori di aziende già chiuse od a rischio i quali assistono sbigottiti a dibattiti sempre più surreali e comunque sempre lontani da temi politici veri e concreti, nei quali vengono loro riservati pochi minuti per le rituali manifestazioni di solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ pur vero che tanti argomenti di confronto e di scontro politico sono oggi di capitale importanza per la tenuta della nostra democrazia e che è vitale respingere i tanti attacchi che oggi vengono mossi ai principi costituzionali in tema di rispetto dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, di libertà di informazione etc., ma è altrettanto vero che la precondizione di un effettivo ritorno ad una vita pienamente democratica , ad un confronto civile e costruttivo passa attraverso la centralità della questione del lavoro e, quindi, di una giustizia e di un equlibrio sociale che stiamo giorno per giorno perdendo. I padri costituenti lo avevano perfettamente intuito così che il dettato costituzionale che afferma che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, e tutto il coerente e conseguente impianto di norme, muoveva dalla consapevolezza profonda che solo la effettiva attuazione del dirittodovere al lavoro realizza il concreto accesso ai diritti politici per tutti e, di conseguenza, le condizioni per una politica indirizzata al bene di tutti e non di oligarchie politiche ed economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ infatti solo la politica, quella vera, che in una democrazia può dare risposte , i “fatti” che la gente si aspetta. E poiché la politica non nasce , come i tanti pseudo intellettuali hanno in questi anni predicato da dorati salotti televisivi, da freddo tecnicismo o da fantasiosi giuramenti , ma dalla passione civile capace di tradursi in progetti seri , è alla politica che occorre guardare e metter mano. Una politica che respinga gli attuali logori riti e recuperi la sua agghiacciante distanza da ciò che dovrebbe rappresentare , che si riappropri di identità ideale e, quindi, di reali differenze di proposta.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questo ciò che oggi chiedono i disoccupati, i nostri giovani, i tanti precari e, più in generale tutti quelli che dalla classe politica e dallo Stato pretendono la tutela dei loro diritti ed attenzione per i loro bisogni. Tutti noi, anche chi ha la fortuna di non vivere direttamente il dramma del disagio occupazionale od economico, dovremmo sentirci coinvolti e forse sarebbe di aiuto alla nostra mente , ma ancor più al nostro cuore, sforzarci di immaginare la solitudine nella quale questo sistema ha confinato l’operaio cinquantenne che in un giorno perde il posto di lavoro, il giovane diplomato o laureato costretto a mendicare un lavoro dequalificante o l’insegnante che, dopo decenni di servizio, è ancora precario.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa dovrebbero dire costoro alla classe politica che dovrebbe rappresentarli e tutelarli ?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è questa la società che la nostra Carta Costituzionale disegna ed auspica. Al contrario l’architettura costituzionale pone al centro la personalità umana con le sue potenzialità e responsabilità e con i suoi corrispondenti diritti ed aspettative , e mette al servizio di tutti i cittadini la politica e la libera impresa economica che sono pertanto grandi opportunità di comune convivenza e sviluppo civile ed economico e non, come oggi, padrone del nostro destino e strumento del potere di caste separate poco o nulla interessate dai problemi della gente.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ infatti l’assenza di una vera classe dirigente, vera per competenze ed indipendenza, che impedisce che tutti gli enti che sul territorio dovrebbero garantire sviluppo e legalità, e quindi tutela dei diritti ed occupazione, producano alcuna attività se non quella di garantire clientele. Anche l’impresa non sfugge a questa logica tanto che il rapporto non è più col territorio e le sue esigenze e potenzialità ma con la classe politica in un rapporto di intimità sempre più evidente. Sembra infatti che la consuetudine tutta italiana di socializzare le perdite e privatizzare i profitti non sia tramontata, mentre occorrerebbe farsi carico di nuove responsabilità sociali per il bene di tutti e, in ultima analisi, delle stesse imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo circuito negativo va contrastato, ed il primo atto concreto è prendere atto del “silenzio assordante” di tanti nostri concittadini che oggi vivono in solitudine il problema del lavoro e lottare contro ciò anzitutto con la nostra attenzione. Certo siamo ben consapevoli che non è facile invertire una tendenza tanto radicata , non è facile uscire dalla ubriacatura dell’egoismo sociale per ricostruire il senso del dovere e della solidarietà. In particolare la nostra Comunità, quella Casertana, ha bisogno di riappropriarsi del valore profondo della antica denominazione di “Terra di Lavoro” che ha significato per decenni sobrietà, dedizione, sacrificio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Carta 48” pone pertanto al centro il tema del lavoro e di un corretto funzionamento delle istituzioni, con la speranza di offrire un contributo alla ripresa di un dibattito civile e politico vero e non rituale, ma anche per l’urgenza di dare, nel proprio piccolo, una voce a tanti nostri concittadini confinati nel silenzio. E’ per queste ragioni , per le quali lavoreremo, che invitiamo tutti a dare un contributo, con le loro idee e proposte, ma soprattutto con la generosità ideale di chi vuole partecipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Associazione Carta ‘48</p>
<p style="text-align: justify;">Caserta 29 aprile 2010</p>
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		<title>GLOCAL Trento: De André, don Milani, Pasolini ELEMENTI DI CRITICA VISIONARIA</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 10:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao a tutti gli amici dell&#8217;Associazione Glocal! La settimana prossima comincia la rassegna &#8220;Elementi di critica visionaria&#8221; legata alle figure di De Andrè, don Milani e Pasolini. Si tratta di un ciclo di appuntamenti articolato e complesso, che vedrà il suo debutto venerdì 9 aprile con una conferenza su don Milani dal titolo &#8220;Imparare democrazia&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1904" title="glocal trento_150" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/03/glocal-trento_150.jpg" alt="" width="150" height="256" />Ciao a tutti gli amici dell&#8217;Associazione Glocal!<br />
La settimana prossima  comincia la rassegna &#8220;Elementi di critica visionaria&#8221; legata alle figure  di De Andrè, don Milani e Pasolini. Si tratta di un ciclo di  appuntamenti articolato e complesso, che vedrà il suo debutto venerdì 9  aprile con una conferenza su don Milani dal titolo &#8220;Imparare democrazia&#8221;  con interventi illustri di Agostino Burberi, allievo della scuola di  Barbiana e vicepresidente della Fondazione don Milani, e di Innocente  Pessina, presidente del liceo classico &#8220;Brechet&#8221; di Milano: sarà  l&#8217;occasione per conoscere più approfonditamente l&#8217;opera e il valore  pedagogico di una figura fondamentale dell&#8217;impegno civile italiano.<br />
Da  questo primo appuntamento in poi ogni settimana il Glocal proporrà da  uno a due incontri come indicato nella locandina (che potete trovare  sulla nostra bacheca) e che vi prego di diffondere il più possibile  presso la vostra rete di contatti: a tal proposito vi chiedo se potete  cortesemente sostenere l&#8217;associazione nella divulgazione di queste  iniziative, per consentirne una più capillare conoscenza. A questo scopo  facebook mette a disposizione alcuni strumenti, tra i quali i più  semplici sono quelli di pubblicare sulle vostre bacheche i nostri  eventi, oltre a suggerire a dei vostri amici di diventare amici  dell&#8217;Associazione Glocal.<br />
Grazie per il sostegno, vi aspettiamo  numerosi!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PRIMO APPUNTAMENTO</strong></p>
<ul>
<li><strong>Imparare democrazia</strong>: Venerdì 9 aprile 2010, ore 20.45, Sala SOSAT, via Malpaga 17, Trento</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>LOCANDINA</strong> di tutto il ciclo di incontri: <a href="http://www.box.net/shared/zan6n9543h" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-292" title="pdf ico small" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Associazione Culturale GLOCAL Trento: <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/profile.php?v=wall&amp;id=100000792541666" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1984" title="facebook-logo_30" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/04/facebook-logo_30.png" alt="" width="30" height="30" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Mi viene da piangere</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 15:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico un mio scritto prodotto la scorsa notte durante un momento di sfogo e pubblicato sulla mia pagina personale di facebook&#8230; Mi viene da piangere, trattengo a fatica le lacrime, ma è così. E non m&#8217;importa se i miei 200 e passa contatti di facebook lo stanno leggendo. Si tratta di un&#8217;emozione che provo profondamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblico un mio scritto prodotto la scorsa notte durante un momento di sfogo e pubblicato sulla mia pagina personale di facebook&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Mi viene da piangere, trattengo a fatica le lacrime, ma è così. E non m&#8217;importa se i miei 200 e passa contatti di facebook lo stanno leggendo. Si tratta di un&#8217;emozione che provo profondamente e che devo in qualche modo sfogare. Non me la sento di scrivere sul blog, non sarebbe rispettoso nei confronti dei miei amici Daniele, Giovanni, Marco, Simone e tutti gli altri. Equivarrebbe ad approfittare di uno spazio comune per mettere in piazza non solo le mie opinioni ma anche un insieme di sentimenti; e credo che ciò sia quanto di più sbagliato per uno che &#8220;da grande&#8221; vorrebbe diventare politologo. Approfitto, quindi, di questo spazio perché è mio e solo mio. Di conseguenza nessuno me lo può togliere.<br />
Ieri sera sono tornato da Torino verso mezzanotte e quindi non ho potuto seguire in tv &#8220;Raiperunanotte&#8221;. A dire la verità, non avevo comunque l&#8217;intenzione di farlo. Il motivo è semplice: è stato spacciato per un programma di informazione e come uno spazio di libertà ma io avevo già intuito il tranello. Si sarebbe trattato del solito programma fazioso per &#8220;dare contro&#8221; a Silvio Berlusconi. Stasera, accedendo facebook, sono stato mitragliato, nella sezione &#8220;home&#8221;, da video e link che richiamavano video sul programma in questione. Onestamente, visto anche l&#8217;orario, non l&#8217;ho guardato tutto, ma mi sono limitato agli interventi di Milena Gabanelli, di Michele Santoro e del paragone Mussolini-Berlusconi.<br />
Io mi chiedo, e lo chiedo soprattutto ai miei più cari amici (rispetto ai quali ho opinioni politiche assolutamente antitetiche) se siete davvero convinti che questa si possa chiamare libera informazione. Che questo che viene spacciato per anticonformismo non sia in realtà conformismo allo stato puro. Che questa che viene presentata come critica al sistema non sia in realtà essa stessa espressione del sistema dominante. Non rappresenti cioè, in realtà, il sistema culturale, l&#8217;ideologia egemone ed istituzionalizzata, la stessa della quale sono stato vittima a scuola e all&#8217;università &#8211; tranne pochi casi di cui non faccio nomi (ma potete immaginare a chi mi riferisco).<br />
Ma voi lo volete davvero un Paese nel quale la Magistratura e il giornalismo (il Terzo e il Quarto potere) vanno a braccetto, cooperano con l&#8217;obiettivo dichiarato di sbattere su giornali e telegiornali gli affari di tutti, le intercettazioni e tutto quanto possa screditare l&#8217;immagine di una persona, soprattutto di una persona che ricopre un incarico pubblico (parole di Santoro)? Non vi rendete conto che questa è una palese violazione del principio garantista, cioè dello Stato di diritto?<br />
La Gabanelli afferma che si può anche essere d&#8217;accordo con la necessità di fornire un&#8217;informazione completa sulla campagna elettorale, sulle posizioni e sui programmi, ma poi prosegue dicendo che l&#8217;ingoranza della gente circa gli stessi programmi politici è dovuta alla mancata informazione fatta in tv: allude per caso alla decisione di sospendere la programmazione? Quale ipocrisia è mai questa? Spero vivamente vi rendiate conto che i cosiddetti talk show sono tutto tranne che informazione. Questo accade da anni. Per non parlare del fatto che sono praticamente tutti di sinistra, vi prego di non negarlo. Viceversa, vi invito a farmi i nomi di quelli non dico di destra ma almeno filoberlusconiani! I talk show sono tutto tranne che informazione. Sono pollai nei quali riescono a prevalere i galli che strillano più forte. Sono luoghi in cui i giornalisti non si limitano a fare le domande ai politici, ficcanti quanto volete, per carità, pungolandoli su questioni politiche. I giornalisti hanno sostituito i politologi, i sociologi, gli economisti, gli storici. I giornalisti, certi giornalisti in particolare, con l&#8217;assenza di scientificità che contraddistingue la formazione di molti di loro, sono sempre più opinion leaders. Io voglio conoscere fatti, non opinioni. Al contrario, assisto spessissimo alla divulgazione di opinioni spacciate per fatti con la conseguenza che il cittadino medio non è più capace di distinguere una cosa dall&#8217;altra. Ma che razza di informazione è questa?<br />
Non mi viene più da piangere perché scrivendo queste poche righe ho esternato le mie emozioni ed anzi adesso sono convinto di potermi addormentare più serenamente. Ma se pensate che la politica italiana sarà migliore quando Silvio Berlusconi, un personaggio tratteggiato come un dittatore, uscirà di scena, lasciatevelo dire: il vostro pensiero si fonda su di un&#8217;ingenuità folle. Per un semplice motivo. Berlusconi non ha mai fatto alcunché per fronteggiare la cultura dominante in Italia, per spazzarla via, sviluppandone altre di esistenti o sostituendola con una sua. Ha vinto tre elezioni su cinque, è vero. Ha fatto numerosi proclami televisivi e ha acquistato popolarità e consenso anche grazie alle sue tv, oltre che alle sue doti di abilissimo comunicatore. Tutto verissimo. Ma, successo elettorale e cultura dominante non sono stati due elementi in sintonia fra loro. La cultura è un fattore fondamentale in una società e, seguendo la lezione di Antonio Gramsci, credo che lo stesso valga anche per la politica. In Italia sappiamo quale sia la cultura dominante. Vi dirò di più: da questo punto di vista ha avuto molta più lungimiranza la Lega Nord. Per questo sono convinto, ad esempio, che &#8220;morto&#8221; Berlusconi, &#8220;morirà&#8221; anche il PDL &#8211; non oserei invece fare la medesima asserzione con riguardo a Bossi e alla Lega. Ed è per questo che sono convinto che la vera dittatura in Italia sia quella che ci impongono i vari intellettuali e giornalisti (ahimé militanti) che quasi totalmente occupano la televisione italiana, pubblica e privata. Pubblica e privata.</p>
<p style="text-align: justify;">Buonanotte</p>
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		<title>Rai per una notte</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 19:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;attesa di poter riproporre tutto l&#8217;evento, di seguito uno degli spezzoni più divertenti&#8230; D&#8217;accordo o meno con i contenuti, il punto rimane la possibilità (negata dal governo) di poter scegliere di vedere anche questo, girando semplicemente canale.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">-</span><br />
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		<title>Il panorama migratorio italiano tra stereotipi e disinformazione</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa ho avuto modo di condurre, a nome dell&#8221;Associazione ONLUS &#8220;Beati i costruttori di pace&#8221;, un percorso didattico in alcuni Istituti superiori della città di Padova, finanziato dalla municipalità patavina per l&#8217;anno scolastico 2009-2010. Il titolo del progetto era il seguente &#8220;Varie tipologie di immigrati: somiglianze e differenze&#8221;. Nei tre incontri, di due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1963" title="varie tipologie di immigrati daniele danese" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/03/varie-tipologie-di-immigrati-daniele-danese.jpg" alt="" width="213" height="150" />Qualche mese fa ho avuto modo di condurre, a nome dell&#8221;Associazione ONLUS &#8220;Beati i costruttori di pace&#8221;, un percorso didattico in alcuni Istituti superiori della città di Padova, finanziato dalla municipalità patavina per l&#8217;anno scolastico 2009-2010. Il titolo del progetto era il seguente &#8220;Varie tipologie di immigrati: somiglianze e differenze&#8221;. Nei tre incontri, di due ore ciascuno, programmati per ogni classe, è stato possibile visionare il docufilm &#8220;Come un uomo sulla terra&#8221;, dialogare con il regista Andrea Segre e con il protagonista Dagmawi Yimer, nonchè approfondire in maniera corposa la questione &#8220;immigrazione&#8221;, partendo da alcuni dati e talune nozioni tanto indispensabili quanto poco conosciuti e spesso e volentieri volutamente contraffatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito la <strong>presentazione powerpoint</strong> utilizzata nel corso delle lezioni (spero possa essere utile!): <a href="https://www.box.net/shared/udm3k5jlos" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1961" title="ppt ico" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/03/ppt-ico.png" alt="" width="50" height="50" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Daniele</p>
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