lug
01
2009
0

Skype 4.1: Link Corretto Per Il Download

skype 4.1E’ uscita da qualche giorno la nuova versione di Skype, la 4.1, che presenta alcune interessanti novità, tra cui: Condivisione schermo, Invia contatti, Promemoria compleanni. Tuttavia il download dal sito ufficiale rimanda ancora (inspiegabilmente) alla versione 4.0.0.227 (verificate anche voi! Dopo aver scaricato il file cliccateci sopra col tasto destro del mouse e scegliete “proprietà”, poi visualizzate l’ultima etichetta della finestra che si apre). Di seguito quindi forniamo il link corretto alla versione più aggiornata:

DOWNLOAD Skype 4.1

Written by admin in: Varie |
apr
21
2009
1

Ma Io Per Il Terremoto Non Do Nemmeno Un Euro…

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta delpremier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, delpopolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo delpozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni voltala Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia delnostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma delponte. Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti delterremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquilain realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti delgiorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso delcanone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo – (redattore del Giornale di Sicilia)

feb
09
2009
1

Sana E Robusta Costituzione

L’opinionismo è un male di cui il nostro paese è affetto da molto tempo; qualche tempo fa il giornalista Marco Travaglio scriveva, in un suo famoso libro, “si prega di abolire i fatti per non disturbare le opinioni”.
Insomma, sono una persona convinta che le opinioni vadano date con moderazione, solo dopo essersi ben documentati. Difficile parlare di meri principi, l’etica è sempre relativa.
Eppure, oggi, l’uomo che governa, legittimamente, il paese in cui sono nato, ha detto che la Costituzione italiana è frutto del bolscevismo, che le intelligenze che hanno partorito la Carta, erano fuorviate da sentimenti partigiani criminali .
Mi sono sentito spogliato.
E’ difficile spiegare alle persone di cosa mi sia sentito spogliato, perché mi sono reso conto del fatto che, a molti, è parso del tutto normale. E’ parso normale mettere in discussione 60 anni della nostra vita; è parso normale mettere in discussione ciò che ha permesso alla nostra quotidianità di essere vissuta.
In pochi istanti, un uomo che ha giurato di governare nel rispetto dei principi della Carta, ha negato il valore della Carta stessa, ha negato il suo stesso giuramento; ha negato, implicitamente, le leggi che da quella Carta sono scaturite.
Seguendo il suo ragionamento, ogni cosa è illegittima, è bolscevica.
Se ci pensate, ogni nostro gesto quotidiano, avviene grazie alla Costituzione: l’ospedale in cui si nasce e si muore, esiste in base alla Costituzione (art. 32) ; le Scuole e le Università esistono perché il diritto all’istruzione è garantito dalla Costituzione (art. 34); ogni cittadino italiano lavora in base a dei diritti perché è sempre la Costituzione a prevederlo (art.1 e art. 4) .
Tutto questo, il nostro vivere, crescere, morire, sarebbe bolscevismo. Il diritto di impresa (art. 41) sarebbe bolscevismo. Nemmeno comunismo, bolscevismo.
Persino la lotta alle mafie sarebbe bolscevismo…..
Ora capisco perché il Premier teme il pericolo comunista; perché lui, e solo lui, ha capito che fino ad oggi siamo vissuti nel bolscevismo.
Certamente non occorre sprecare del tempo, per ricordare che questo paese non è mai stato governato dai comunisti (tantomeno dai bolscevichi); forse converrebbe ricordare che i comunisti (filo-sovietici e non) sono stati parte della Costituente, non hanno mai sovvertito l’ordine democratico ed hanno accettato sempre il responso delle urne (l’esatto contrario dei bolscevichi).
Io sono di sinistra, ma non ho mai ritenuto la Costituzione una mia proprietà; ho sempre voluto che essa fosse la Carta di tutti gli italiani (persino di quelli che, avendo fatto parte della Repubblica di Salò, hanno combattuto perché la Carta non nascesse mai).
Non occorre sprecare tempo per ricordare queste cose. Occorre impiegare tempo, per far capire a molti che, se continuano a distanziarsi dalla Carta, i diritti in essa contenuti, un giorno, si distanzieranno da loro.
Ecco, ho espresso la mia opinione, ho espresso un principio, puro e semplice, e non mi sembra vero.
Mi ero dimenticato che, sebbene l’etica sia relativa, la verità va comunque difesa.
La verità ha molte facce, appartiene a tutti noi. Si chiama Costituzione della Repubblica Italiana.

Written by rawls in: Generale, Informazione, Varie |
feb
08
2009
0

Facebook Pronto A Vendere I Dati Degli Utenti Per Ricerche Di Mercato

MILANO – Facebook ha in progetto un’idea per il mercato dei meta-dati prodotto dai suoi utenti. Il social network avrebbe intenzione di sfruttare l’enorme mole di dati in suo possesso attraverso la creazione di una serie di banche dati utili alle aziende per realizzare ricerche di mercato. A prima vista nulla di trascendentale, nulla di nuovo sotto il cielo. Le aziende – scrive il Guardian – potranno sottoporre ricerche specifiche per la creazione di nuovi prodotti e campagne pubblicitarie mirate. Ma stiamo parlando di Facebook. Al World Economic Forum di Davos, Randi Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha dimostrato come sia possibile ricevere feedback in tempo reale da tutti gli utenti iscritti. Un sistema di sondaggi molto più rapido che abbatte i costi delle ricerche tradizionali. L’azienda che ha già venduto ad alcune società questo nuovo sistema di sondaggi si aspetta un 2009 particolarmente intenso.

DATABASE – Facebook contiene copia di un enorme mole di dati personali che gli utenti ogni giorno immettono sulla piattaforma. Quindi di uno dei data base più interessanti in circolazione (celibe? sposato? gay?). Un insieme molto complesso di intime emozioni, idiosincrasie, legami in divenire. Un mondo vivo e in movimento a cui gli utenti partecipano in modo volontario. Non solo freddi dati alfanumerici. Ma un microcosmo che in vitro può scatenare nuove e inaspettate reazioni, con ricadute spesso anche al di fuori del suo campo artificiale. In due parole: vita reale.

IL BOOM – Facebook è il social network che nell’ultimo periodo è cresciuto più di tutti gli altri con circa 150 milioni di iscritti (150 lingue da 170 nazioni). L’Italia è il sesto Paese al mondo per numero di partecipanti, si parla di una cifra attorno ai 5 milioni di utenti.

SONDAGGI COMMERCIALI – Certo, gli user di Facebook accettano le condizioni d’uso imposte dalla società quindi sono prontamente avvisati della gestione dei dati che via via inseriranno online. Non solo, i partecipanti possono anche guandagnare qualcosa attraverso appositi servizi pubblicitari. La maggior parte degli iscritti è contenta di sperimentare questa nuova forma di opinione pubblica digitale e quindi anche di sondaggio commerciale (il rovescio della medaglia). Ma l’ambiguità secondo cui Facebook e gli altri strumenti simili siamo tendenzialmente gratuiti rimane. Nel mondo del Web 2.0 quasi nulla in realtà è spassionatamente gratuito. La moneta di scambio siamo noi, la nostra cultura personale e il vasto insieme delle connessioni amicali, amorose, sociali. Il punto non è evitare l’uso ma saper valutare il peso di questo scambio, esplicito o tra le righe che sia.

(da www.corriere.it – 3 febbraio 2009)

Written by Daniele in: Informazione, Varie |
ott
31
2008
3

Quadro Completo Della Riforma Universitaria (legge 133/2008) E Possibili Forme Di Opposizione Giuridica

Segnalo di seguito un interessante dossier sulla Legge 133/2008 (riforma universitaria, e non solo, Gelmini-Tremonti) redatto dal tavolo di studio del Polo Carmignani Occupato di Pisa. Per approndire il quadro normativo, i punti della riforma e le preoccupanti prospettive che lascia intravedere (chiaramente), consiglio di leggere tutto il documento pdf (in fondo), di cui di seguito riportiamo soltantanto la parte propositiva orientata a ricercare e suggerire le modalità  più opportune ed efficaci di risposta e opposizione ad un progetto così bieco.


POSSIBILI FORME DI OPPOSIZIONE GIURIDICA

In questa ultima sezione accenniamo ad alcune possibili forme giuridiche che potrebbero essere percorse, parallelamente alla mobilitazione, per disinnescare, almeno parzialmente, alcuni dei nefasti e
ffetti della legge 133. Auspichiamo di poter approfondire questo aspetto nelle prossime settimane, avvalendoci dei contributi di quei docenti e ricercatori che già  si sono resi o si renderanno disponibili a collaborare con noi, ed a sostenerci nel nostro percorso di lotta.

Referendum abrogativo: il referendum abrogativo è disciplinato dall´articolo 75 della Costituzione, dove si dispone che per la sua indizione sono necessarie 500 mila firme o la richiesta da parte di 5 Consigli regionali. Esso non è ammesso su 5 materie, fra le quali le leggi tributarie e di bilancio. Per essere valido, è necessario il raggiungimento di un quorum, la cui soglia è fissata al 50% + 1 degli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati. Percorrere la strada del referendum abrogativo presenta numerose difficoltà.

Innanzitutto esso potrebbe essere richiesto soltanto su quegli articoli della legge, riguardanti l´Università  e la Ricerca, che non hanno natura economica o finanziaria. Altrimenti la proposta di referendum rischierebbe di essere dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale, che è chiamata ad un previo controllo di ammissibilità . Questo, in pratica, significa che sarebbe possibile abrogare alcuni punti dell´articolo 16, per quanto riguarda la facoltà =obbligo di trasformazione in fondazioni, ma che non sarebbe assolutamente ammissibile un referendum che incida sui tagli o sul blocco del turn over (21).

Inoltre da oltre 15 anni nessun referendum abrogativo riesce a raggiungere il quorum. Se da un lato convocare un referendum sarebbe un´ottima strategia per catalizzare l´attenzione dell´opinione pubblica su questi problemi, e portare avanti una massiccia campagna di contro-informazione, dall´altro il probabile mancato raggiungimento del quorum potrebbe provocare un effetto boomerang. Ricordiamo a questo proposito il referendum sulla legge che regolamentava la procreazione medicalmente assistita. Coloro che non condividevano le istanze dei referendari non hanno invitato a votare no, ma ad astenersi, cooptando, in questo modo, tra le loro fila, tutta quella consistente parte di elettorato cosiddetto passivo, che non partecipa mai al voto referendario, indipendentemente dal quesito. Dopo l´inevitabile fallimento del referendum, le forze che lo osteggiavano hanno potuto far passare l´idea che il popolo italiano fosse favorevole alla legge sulla P.M.A., nonostante tutti i sondaggi di opinine in merito indicassero inequivocabilmente il contrario. Lo stesso rischio si correrebbe anche per un eventuale referendum sulla 133.

Legge di iniziativa popolare: la proposta di legge di iniziativa popolare è disciplinata dall´articolo 71 della Costituzione, che prevede la possibilità  di presentare al Parlamento una proposta di legge, purché sia accompagnata da 50 mila firme. Se essa viene inserita all´ordine del giorno, il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sul provvedimento. Questo percorso presenta il vantaggio di poter cancellare l´intera legge 133, perché non sono previsti vincoli sulle materie che possono essere coinvolte da questo tipo di iniziativa popolare. Inoltre, essa non è soltanto abrogativa, ma permetterebbe addirittura di sottoporre al voto parlamentare una vera e propria riforma del sistema universitario, decisa dal basso e condivisa da coloro che l´Università  la vivono in prima persona.Tuttavia, questa iniziativa sarebbe destinata al fallimento con una certezza ancora maggiore di quella del referendum abrogativo. Se anche la proposta riuscisse a superare lo scoglio della calendarizzazione in aula (22), essa verrebbe votata dalla stessa maggioranza parlamentare che sostiene il governo, e che ha approvato la legge 133. Anche in questo caso sarebbe possibile sfruttare il clamore che si creerebbe attorno a questa iniziativa per attirare l´attenzione dell´opinione pubblica sul problema, e per fare informazione al riguardo. Dobbiamo inoltre sottolineare come, a differenza del caso di referendum abrogativo, in questo caso l´effetto boomerang di una mancata approvazione della legge andrebbe a colpire soltanto una classe politica che si dimostrerebbe, una volta per tutte, sorda alla voce popolare.

Rifiuto dei tagli: un professore di diritto tributario ci ha suggerito un´ultima possibilità , per il momento in forma di bozza, ma con l´impegno di approfondire la questione nei prossimi giorni. L´idea è che gli atenei potrebbero chiedere una maggiore contribuzione rispetto ai fondi previsti, e rifiutarsi di subire i tagli imposti dal governo. A questo punto si andrebbe in giudizio, e sarebbe possibile richiedere al giudice di sollevare la questione di costituzionalità  della legge. Dato che la questione è molto delicata e complessa, non siamo ancora in grado di dare maggiori informazioni in merito.

(21) A questo proposito, un gruppo di ricercatori e docenti di Giurisprudenza si è attivato per analizzare le possibili formulazioni dei quesiti referendari, in modo che possano superare il vaglio della Corte Costituzionale.

(22) La decisione spetta ai presidenti delle camere, entrambi provenienti dalle fila dell´attuale maggioranza. Inoltre, finora mai nessuna proposta di legge di iniziativa popolare è mai stata inserita nell´ordine del giorno di uno dei due rami del Parlamento.

DOSSIER COMPLETO:

ott
31
2008
0

Agli Studenti Ed Alle Loro Famiglie

L´Università  di Padova desidera mettere al corrente le famiglie dei propri studenti circa la posizione dell´Ateneo in merito alle misure assunte dalla cosiddetta “manovra d´estate” che prevede, tra l´altro, fortissime limitazioni al turn over, tagli pesanti dei finanziamenti agli Atenei di oltre 400 milioni di euro l´anno a partire dal 2010..
Il blocco del turn over del personale docente e tecnico-amministrativo (verrà  assunto solo un docente o un tecnico-amministrativo su cinque che andranno in pensione) e la riduzione del Fondo per il Finanziamento Ordinario con cui il bilancio dello Stato finanzia gli Atenei, avranno gravissime conseguenze sul funzionamento delle Università , impedendo così l´assunzione dei giovani, il nostro più prezioso capitale umano, facendo inevitabilmente crescere la “fuga dei cervelli” all´estero.
Il Governo tende a giustificare tagli così massicci e brutali all´Università  – “suicidi” li ha definiti la prestigiosa rivista inglese “Nature” nel suo ultimo numero – asserendo che l´intero sistema universitario è al collasso e soffre di una crisi irreparabile. Ma così, procedendo con tagli decisi in modo indifferenziato per tutti gli Atenei, il Governo finisce per generalizzare un giudizio negativo che non è giusto colpisca allo stesso modo Atenei che in realtà  sono oggi in situazioni tra loro molto diverse. Vi sono Università  che in questi ultimi anni non hanno fatto buon uso dell´autonomia gestionale e di bilancio ed altre, come Padova, che hanno invece il bilancio perfettamente sano e sono ai primissimi posti nelle classifiche nazionali degli Atenei.
Vero è che già  l´Italia investe in formazione e ricerca molto meno che altri Paesi europei. La percentuale di spesa universitaria rispetto alla spesa pubblica totale per servizi è in Italia di 1,6, contro il 2,9 della UE e le risorse pubbliche per l´istruzione superiore sono pari allo 0,9% del Prodotto interno lordo contro una media OCSE dell´1,5% e di 1,3% per l´Europa dei 19.
Il rischio concreto è di privare il nostro Paese della risorsa preziosa rappresentata da una rete di università  pubbliche e insieme di ledere i principi, sanciti dalla nostra Costituzione, dell´autonomia universitaria, della natura prevalentemente pubblica della formazione universitaria e della possibilità  per i “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” di accedere ai più alti gradi dell´istruzione.
L´Università  di Padova, pur nella consapevolezza della difficile situazione economica e finanziaria del nostro Paese, non può accettare in alcun modo che si affossi il sistema universitario italiano, andando a colpire indistintamente tutti gli Atenei, senza una valutazione nel merito e senza che i tagli delle risorse pubbliche agli Atenei avviino una pur necessaria riqualificazione della spesa.
L´Università  di Padova è dunque decisamente in disaccordo con provvedimenti legislativi che rischiano di demolire il nostro sistema universitario, che tagliano i fondi con la mannaia in una decapitazione di massa, e non operano invece col bisturi del chirurgo, capace di guarire eliminando le parti ammalate. Per questo il Senato Accademico ha chiesto ai docenti dell´Ateneo di ribadire agli studenti gli aspetti fortemente negativi di questi provvedimenti, di sviluppare, nelle forme e nelle modalità  che ciascuna Facoltà  riterrà  più opportune, azioni di protesta che abbiano come scopo la sensibilizzazione dell´opinione pubblica e dei cittadini, ma senza interruzioni prolungate delle lezioni che farebbero solo il danno degli studenti, mettendo in atto altre iniziative, come lo svolgimento di lezioni in piazza, che illustrino i motivi dell´agitazione in corso in gran parte delle Università  italiane.
L´Università  di Padova fa appello all´opinione pubblica perché comprenda che il futuro dei giovani e della loro formazione, cui tante famiglie sono interessate, è oggi in pericolo, e con questa lettera agli Studenti e alle loro Famiglie intende realizzare il primo momento di una più ampia campagna di informazione e di sensibilizzazione che chiarisca la vera realtà  del sistema universitario italiano e getti luce sui rischi gravissimi che derivano da tagli indiscriminati, in assenza di ogni iniziativa di valutazione, con la conseguenza certa dapprima di far lievitare in modo notevole le tasse studentesche e, nel seguito, di causare danni irreparabili ad un settore fondamentale per il futuro del Paese con una “cura da cavallo” che provocherà  la morte certa del paziente invece che assicurarne la guarigione.

Il Rettore
Vincenzo Milanesi

Padova, 28 ottobre 2008

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ott
21
2008
0

22.10.08 – Verona – Incontro Con Serge Latouche E Christoph Baker: «il Tramonto Dello Sviluppo Economico: Come Decrescere Bene E Con Calma»

Mercoledì 22 ottobre, alle ore 18, nella Chiesa di San Nicolò all´Arena, incontro pubblico con Serge LATOUCHE, economista, filosofo. Con lui: Christoph BAKER, visionario, scrittore.

Tema:
«IL TRAMONTO DELLO SVILUPPO ECONOMICO: COME DECRESCERE BENE E CON CALMA»

«Dobbiamo liberare l´immaginario, reso schiavo da un feticcio portatore di sventure: la parola sviluppo. Bisogn dire ai politici che, rinunciando alla mistica della crescita, non perderanno elettori, al contrario. Far capire alla gente che, scegliendo la decrescita, non torneranno all´età  della pietra, ma solo alla gioia di vivere. I poteri forti ci ricattano, tengono in ostaggio la nostra immaginazione. Ci dicono che con la decrescita scenderà  su di noi la tristezza di un´infinita quaresima. Non è vero niente. Invertire la corsa ai consumi è la cosa più allegra che ci sia». (Serge Latouche)
«Il lavoro è diventato una condanna, dentro un sistema che fa del profitto e del consumo gli unici scopi della vita. La velocità  e l’arrivare primi sono diventati un mito distruttivo. Le persone non hanno più tempo per le emozioni, i sentimenti, le relazioni, il pensiero, la memoria, la festa, la vita! Non è assurdo tutto questo? Non ci si dovrà  liberare, ritornando a quei ritmi che la natura suggerisce?». (Christoph Baker)
«Lentius, profundius, suavius» (più lento, più profondo, più dolce) al posto di «citius, altius, fortius» (più veloce, più alto, più forte), il motto olimpico diventato legge suprema ed universale di una civiltà  in espansione illimitata (Alexander Langer).
L’incontro è aperto a tutti, e si è scelto l’orario pomeridiano per favorire la presenza dei giovani, degli anziani, di chi ha impegni familiari. La chiesa di San Nicolò è dietro l’Arena, ed è meglio raggiungerla a piedi o in bici, che è già  un modo per entrare nel vivo della decrescita…

Info: Movimento Nonviolento – via Spagna, 8 – Verona

tel. 045.8009803 – Fax 045.8009212 – sito: www.nonviolenti.org

Written by Emilia in: Appuntamenti, Varie |
apr
15
2008
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Nuova Piattaforma E Altre Novità …

Vi comunichiamo che la piattaforma Wordpress su cui è basato il blog è stata aggiornata alla versione 2.5. Questo concretamente significa che quando accederete al pannello di controllo per scrivere un post, trovere una grafica un po’ diversa. Le funzioni rimangono tuttavia le stesse, fate solo attenzione magari alla nuova disposizione dei tasti per caricare immagini o per pubblicare l’articolo. Una volta effettuato l’accesso, inoltre, in alto verrà  visualizzata una barra blu con tutte le funzioni del pannello di controllo subito cliccabili (in ogni caso siamo a disposizione per chiarimenti o supporto tramite la pagina “contatti”). Altra piccola novità : nella colonna latrale di destra (scendete un po’) è ora disponibile un lettore musicale MP3, che vi permette di ascoltare una ricca quantità  di brani musicali costantemente aggiornati. Il tasto dell’angolo destro in basso vi permette di sganciarlo dalla pagina web, lasciandovi così la possibilità  di navigare liberamente senza interrompere l’ascolto. I brani a disposizione sono più di 300, non soltanto quindi quelli visibili nella lista; la riproduzione è in modalità  “casuale”. Se desiderate vengano inseriti dei brani particolari, scriveteci pure e provvederemo velocemente. Buona navigazione, interazione ed ora anche ascolto.

I ragazzi di come2discuss.net

Written by admin in: Generale, Varie |
gen
27
2008
2

Crisi Del Governo, Crisi Dello Stato

Un patto per un’Italia europea.
I partiti italiani sembrano ignorare la dimensione europea della politica. Alcuni sono euroscettici. Altri perseguono una politica estera dogmaticamente antiamericana o filoamericana, provocando inutili lacerazioni in una popolazione che ha ormai scelto l’Europa come sua comunità di destino. Si ostinano a non riconoscere che le regole fondamentali dell’economia, della finanza e della moneta sono europee. Se non ci fosse l’euro, le attuali turbolenze dei mercati finanziari internazionali travolgerebbero l’economia italiana come un fuscello. Anche la politica estera e della sicurezza deve diventare europea. Al contrario dei partiti, i cittadini hanno compreso che solo un’Europa unita, con un proprio governo, può affrontare le sfide globali del nostro tempo, in primo luogo quella ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta. Il Movimento Federalista Europeo si batte per l’unità politica dell’Europa perché questa è la sola via per il rinnovamento democratico dell’Italia In un momento difficile, di sfiducia e di sconforto, i federalisti chiedono ai partiti italiani e al Presidente della Repubblica, che ha solennemente ricordato al Parlamento le solide radici europee della Costituzione italiana, di promuovere un patto per un’Italia europea, per affrontare uniti, al di là degli steccati ideologici, le riforme istituzionali e strutturali necessarie per consentire all’Italia di riprendere il suo posto tra i paesi protagonisti della costruzione europea. Anche l’Europa ha bisogno dell’Italia. L’elezione europea del 2009 può rappresentare l’occasione per rilanciare il processo costituente e dare un vero governo democratico all’Unione europea. L’Europa può unire l’Italia. L’Italia può unire l’Europa.
 
Movimento Federalista Europeo
 
Written by gruberio in: Varie |
gen
07
2008
1

Esiste Un Limite A Tutto Questo?

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(immagine tratta da www.files.splinder.com)

Oggi mi ritrovo seduto davanti al computer ad iniziare a scrivere questo post, con addosso ancora la faccia sbigottita per quello che ho appena letto nelle pagine di un giornale locale di Treviso.
Apprendo da quest ultimo che ieri, durante una partita amichevole di calcio giocata tra la squadra del Portosummaga-Portogruaro (formazione di casa militante in serie C2), e quella del Treviso (formazione ospite militante in serie B), d'innanzi all'ennesima disfatta dei giocatori trevigiani, i tifosi biancocelesti hanno innalzato cori di protesta contro i propri atleti.

Tutto questo sarebbe comprensibile e lecito se i contenuti di questi cori non inneggiassero all'ascesa in campo di Michele Fusaro "Michele Fusaro segna per noi" – il falegname di Castelfranco Veneto accusato del sequestro e dell'omicidio di Jole Tassitani – per poi ipoteticamente chiedergli, sempre a gran voce, "Michele Fusaro affettali come Jole".

Chiaramente mi sono indignato e mi sono chiesto come una mente sana potesse proferire tali parole, non curanti del calpestamento del dolore altrui, del beffeggiamento della sofferenza, della strumentalizzazione di una tragedia così atroce e collettivamente molto sentita.

Mi sono chiesto se queste persone, mentre preparavano questa protesta (la squadra del Treviso dà pessimi risultati da molto tempo e l'ombra di una forte contestazione era nell'aria da giorni), sapessero quello che stavano facendo. Mi sono chiesto se nelle loro menti è passato, anche solo per un attimo, il dubbio che potessero in questo modo incupire ulteriormente gli incubi che di notte certamente percorrono le menti dei famigliari di Jole, se potessero appesantire ancor di più il grande macigno nascosto nel loro cuore, se potessero ampliare la già lunga fila di domande e di chiarimenti che da molto fanno loro ribollire il sangue?

E fatte tutte queste considerazioni, si sono chiesti se valeva veramente la pena o meno, strumentalizzare questa tragedia solo per dare una scossa ai loro beniamini?

La tifoseria del Treviso ci ha abituato a tutto… Dai cori razzisti, ai disegni di giocatori neri impiccati, all'abbandono della curva per l'ascesa in campo di un giocatore di colore che indossava la casacca della loro squadra, sino alle svastiche e ai cori che salutavano la scomparsa del commissario Raciti con "Uno di meno, siete uno di meno…"

Siamo stati abituati a tutto, da parte di questa gentaglia che dice di essere trevigiana, ma che del vero trevigiano non ha assolutamente nulla.

Da ieri però, abbiamo una certezza in più: Questa gente non è ignorante, non dimentica erroneamente di fare tutte le considerazione qui sopra riportate, ma, in piena consapevolezza, utilizza una tale tragedia solamente per contestare 11 giocatori che, secondo loro, non onoravano la loro maglia… Ma loro possono dirsi uomini di onore? Possono dirsi uomini?

Mi rifaccio, allora, al titolo che ho scelto per questo post, c'è un limite a tutto questo? C'è ancora una speranza?

Written by Stefano in: Generale, Varie |
gen
04
2008
0

Risvegliare Le Coscienze

clochard_435.jpg

Riporto una stimolante lettera inviata da Don Vinicio Albanesi a Papa Benedetto XVI in questi giorni… (dal sito http://www.vinicioalbanesi.it/)

Caro Padre,

nella notte del 1° Gennaio, a Roma sono morte due persone per il freddo. Le agenzie di stampa hanno comunicato la notizia tra le previsioni del tempo, quasi a dire alle persone per bene: state attenti che il freddo è molto pungente. Non sappiamo nemmeno i loro nomi. Il primo "sembra” di "origine polacca” dall'apparente età di 40-50 anni; il secondo, italiano, di 70 anni "molto conosciuto nella zona”. Avranno molto sofferto non solo per il freddo, ma per la solitudine della loro vita nell'abbandono e nella non speranza. Morire di freddo in Italia e nella città di Roma è una fatto insopportabile. Quelle creature disperse appellano alla nostra coscienza cristiana, prima che civile. Le centinaia di chiese di Roma, le Parrocchie, gli istituti religiosi, gli ospedali, le confraternite, le associazioni cattoliche non possono non aver posto contro il freddo. Domenica prossima la Chiesa indica la celebrazione dell'epifania: uno splendore alla luce che viene e alla gloria di Dio. Con due “clochard morti di freddo” non possiamo celebrare tale liturgia perché non possiamo ripetere i versetti del salmo 71:

“Egli libererà il povero che grida

e il misero che non trova aiuto,

avrà pietà del debole e del povero

e salverà la vita dei suoi miseri”.

Non solo non abbiamo offerto al Salvatore i regali, non abbiamo nemmeno salvaguardato il bene unico della vita. Disponga che in tutta Roma si sospenda la liturgia dell"Epifania e si celebri la liturgia funebre per le due creature morte di freddo. Servirà a risvegliare le coscienze di tutti noi cristiani, diventati indifferenti e cinici. Potremo almeno chiedere perdono a Dio delle superficialità e degli sprechi. Nella celebrazione eucaristica non prevarranno, una volta tanto, i significati estetici ed emozionali, ma il senso del rispetto delle persone. Forse riusciremo ad aprire “i luoghi sacri” alla prima sacralità che Dio ci chiede: voler bene a chiunque egli ha voluto bene.

Fraternamente 

don Vinicio Albanesi

Written by Daniele in: Missione, Varie |
ott
16
2007
0

Il 41 Bis E Il Dovere Di Una Nuova Guerra Alle Mafie

Apprendendo la notizia che un giudice di Los Angeles ha bloccato la procedura di espulsione verso l'Italia di un affiliato alla mafia italo-americana (Rosario Gambino), con la motivazione che tale istituto potrebbe essere usato come strumento di tortura,  la prima reazione non può che essere di sdegno: l'idea che una bocciatua in materia di garanzie derivi proprio dal paese che ha dato i natali al "Patriot Act", e giustificato i procedimenti per i prigionieri di Guantanamo, non può che spingere alla rivolta morale.

Poi deve arrivare il momento della ponderazione, che ci riporta al dibattito sul famoso art. 41 bis del Codice Penale, che prevede, in sostanza, il carcere duro per i boss della mafia; una condizione non certo comune (caratterizzata da restrizioni delle possibilità di comunicazione con l'esterno e delle normali attività penitenziarie, controllo dei pacchi postali, impossibilità di comunicazione fisica con chi viene in visita); è una storia lunga quella che ha portato alla nascita di queste 13 carceri speciali in Italia: nasce dalla condizione di lassismo che ha imperato in molte carceri italiane negli anni passati (con retroscena incredibili, come quello di mafiosi che venivano sorpresi ai matrimoni nonostante fossero ufficialmente reclusi). Certo, il vero motivo della creazione di questo istituto è legato alla particolare condizione delle persone che sono sottoposti ad esso. Evitare che i boss potessero continuare a gestire dalle carceri gli affari delle famiglie (come avveniva anche grazie al semplice passaggio di pizzini nelle ore degli incontri o nello “ore d’aria”)

Il punto fondamentale, resta quello delle garanzie di questo istituto (che personalmente continuo a ritenere legittimo), ed è qui che dobbiamo fermarci nella critica agli USA e tornare a guardare a noi stessi: se dal punto di vista culturale, politico e morale è impensabile che il 41 bis venga usato come strumento di tortura (magari per ottenere rivelazioni su Cosa Nostra come ha sentenziato il tribunale in USA), è altresì vero che non ci sono le garanzie giuridiche, e questo per un semplice motivo: l’Italia non ha ancora definito nel Codice Penale il reato di tortura.

Ecco la prova che questa disposizione, che è stata già approvata dalla Camera e attende il voto del Senato, non rappresenta un semplice orpello: è un punto cardine di uno Stato di diritto, e nell’Italia dei Verri e di Beccaria è semplicemente assurdo che manchi.

La lotta alle mafie non deve mai contrastare i diritti fondamentali della persona…e questo non solo perché i diritti fondamentali devono vigilare sulle disposizioni penali, ma anche perché essi le legittimano…..questa è una lezione per l’antimafia e, in definitiva, per tutti noi.

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