set
14
2007
2

Medici con l’Africa CUAMM – Mozambico: 16 nuovi medici per una nuova speranza

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Quando si parla di cooperazione o di cooperazione allo sviluppo non sempre si intendono le stesse cose e non sempre si fa riferimento ad un'idea comune di "collaborazione" e di "aiuto", sopratutto in ambito internazionale. Sebbene i grandi media e le più importanti organizzazioni internazionali sovente ci abituino a pensare ad un modello di cooperazione incentrato sul mero assistenzialismo e impregnato (magari a volte anche involontariamente) di un inutile paternalismo, strascico forse ancora di un colonialismo strisciante, a volte basta scavare un poco più a fondo nella realtà della cooperazione internazionale per ritrovare esempi importanti di "aiuto disinteressato al prossimo".

Formare medici per rispondere agli enormi bisogni sanitari delle Province Centro-Nord del Mozambico, estremamente carenti di personale sanitario qualificato. Con questo obiettivo dal 2004 Medici con l’Africa Cuamm supporta l’attività didattica della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Beira, con due medici impegnati a fianco degli studenti. Essenziale è l’integrazione del lavoro tra l’Università e l’Ospedale Centrale di Beira, secondo ospedale del paese, che svolge funzioni di clinica universitaria (teaching hospital) per la neonata Facoltà di Medicina. Il 25 agosto si raccolgono i primi frutti di quest’impegno, con la laurea dei primi sedici medici.

È in partenza oggi, mercoledì 22 agosto, la delegazione che parteciperà alle cerimonia di consegna delle lauree. Semi di speranza per gli enormi bisogni sanitari del paese, questi primi medici sono il frutto dell'impegno di Medici con l'Africa Cuamm, che ha supportato la loro formazione anche grazie al sostegno della solidarietà veneta. La cerimonia si svolgerà alla presenza delle massime autorità locali. La delegazione padovana, guidata da don Luigi Mazzucato, direttore di Medici con l'Africa Cuamm, è composta dal dottor Roberto Saro, segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal dottor Giovanni Putoto, responsabile della Struttura Interaziendale di Formazione e Progetti Internazionali dell'Azienda Ospedaliera di Padova.

Come studenti, i sedici nuovi medici hanno svolto il tirocinio pratico previsto dal quinto e sesto anno del Corso di Studi presso l’Ospedale Centrale di Beira, seguiti dagli operatori di Medici con l’Africa Cuamm e beneficiando del “Programma di integrazione tra attività clinica e didattica nell’ospedale universitario di riferimento regionale” finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Di importante supporto, in questo processo di crescita per l’intero sistema sanitario locale, anche il ruolo dell’Azienda Ospedaliera di Padova e della Regione Veneto. L’Azienda sostiene l’Ospedale Centrale di Beira, con particolare riguardo, negli anni, ai servizi di laboratorio e pediatria. La Regione ha siglato nel 2005 un protocollo d’intesa con la Provincia di Sofala con l’obiettivo di rafforzare i rapporti sanitari tra il Veneto e la provincia africana, in ordine alle strutture e alla formazione professionale del personale medico e paramedico. Un impegno a tutto tondo, quindi. Per essere “con l’Africa” dall’interno del sistema sanitario, investendo nella formazione come motore concreto di sviluppo.

articolo tratto da http://www.saporidisociale.it 

ago
08
2007
2

DALLA PARTE DEL MALATO

 

 immagine tratta da : http://www.isabelperez.com

Non c'era da metterci la mano sul fuoco, non era detto che anche questa volta il diritto l'avrebbe spuntata sugli interessi. Eppure è successo. Il Governo dell'India ha vinto la battaglia che l'ha vista contrapposta alla potente multinazionale farmaceutica NOVARTIS. 

Il caso orgina alcuni mesi fa, quando la multinazionale svizzera mette sul mercato un prodotto per il trattamento dei malati di cancro: si chiama GLEVEC, e in sostanza molti dicono che non sia altro che una diversa combinazione degli elementi del vecchio farmaco. Nonostante quesro Novartis pretende il rispetto del brevetto, anche dal cliente indiano, il quale però ha una legge che non riconosce brevetti se non per prodotti realmente nuovi. La questione è importante perchè questa legge permette alle aziende indiane di produrre farmaci senza rispetto di qualsiasi brevetto, farmaci che ONG come Medici senza frontiere acquistano a prezzi più bassi per trattare più malati in giro per il mondo.

Novartis non ci sta e porta in tribunale il Governo… pochi giorni fa la sentenza ha escluso la competenza della Corte indiana su questa materia, invitando Novartis a rivolgersi ai tribunali arbitrali del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) …fin qui non sembra proprio una vittoria del diritto umano alla salute…..Tuttavia il punto è un altro. Il tribunale non ha affatto riscontrato alcuna violazione, in pratica ha fatto capire che il Glevec è solo una versione aggiornata del farmaco, non un nuovo farmaco, e sarebbe assurdo imporre un nuovo brevetto (se questa visione dei brevetti passasse, allora i brevetti non scadrebbero mai, mentre le stesse norme internazionale riconoscono solo una loro durata ventenneale)

Novartis pare aver sentito il colpo, e si dice che non cercherà nemmeno di portare la causa al WTO (anche per una questione politica: infatti con il rischio terrorismo e i possibili attentati batteriologici, anche un governo come quello degli USA fa pressioni sulle aziende perchè, in caso di bisogno, garantiscano farmaci a prezzi più abbordabili, ad esempio contro gli attacchi di antrace).

Insomma forse, e diciamo solo forse, il diritto ha avuto ragione sul mercato, proprio come nel 2001 nell'ormai epica battaglia di Mandela per gli antiretrovirali in Sud Africa. E forse, da oggi, questo mondo dalla parte del malato è un mondo migliore.

giu
22
2007
2

Gli infortuni sul lavoro in agricoltura

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(clicca l'immagine per consultare le schede informative pubblicate da SPSAL – Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro – in collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale della Regione Emilia Romagna) 

Le morti bianche sono un argomento di estrema attualità in questi giorni, grazie ai ripetuti interventi del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha sottolineato come sia inaccettabile  farsi male sul luogo di lavoro. Un altro dato, alquanto mortificante, sottolineato dal Capo dello Stato è l’elevatissimo numero di vittime legate a questo infortuno.

Comprendere le dinamiche e le tendenze  del fenomeno degli infortuni è il primo passo per poterli prevenire. Anche in agricoltura riscontriamo tale fenomeno, ma per fortuna negli ultimi anni il trend è in forte calo. Le analisi dell’Inail dicono che dal 2001 al 2005, il calo totale delle vittime per infortuni sul lavoro si aggira attorno al 17,5%. Anche per quanto concerne gli infortuni mortali il 2005 ne conta 140 contro i 175 del 2004. Tale decremento è il risultato di una attività agricola sempre più modernizzata, tecnologica e quindi sicura. Un dato da tenere in considerazione, per una corretta analisi dei dati sopraccitati, è il numero di occupanti il settore del lavoro agricolo. Infatti, nel 2005, si sono persi 63.000 posti di lavoro indipendente (circa l’11% di tutti i lavoratori del settore primario) anche se è aumentato il numero di lavoratori dipendenti (circa il 4%) ne risulta che il calo occupazionale è del 4,3%. Si può quindi affermare che il valore assoluto degli infortuni denunciati è diminuito con la diminuzione degli occupanti il settore primario.

Di seguito due grafici che sintetizzano il fenomeno degli infortuni e delle morti bianche in Italia.

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Written by Stefano in: Informazione, Sanità |
giu
15
2007
3

Uno status per i “RIFUGIATI DELLA FAME”

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Si è conclusa da qualche ora a Ginevra la 5^ Sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU. La settimana di lavori ha visto all'ordine del giorno temi scottanti (affatto nuovi), tra tutti la situazione in Darfour e quella dei territori palestinesi occupati (decisamente complicatasi in questi ultimi giorni). Come di consueto, tuttavia, sono stati anche ascoltati e dibattuti i rapporti dei Rapportuers Speciali concernenti le varie aree tematiche dei Diritti Umani e specifiche zone geografiche particolarmente interessate da situazioni di violazione di tali diritti; la presentazione di uno dei più interessanti e "scomodi" fra questi rapporti si è tenuta lunedì.
Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione, Jean Ziegler, non ha usato mezzi toni e nel suo discorso si è spinto (questa è una buona notizia), ben oltre le "solite" raccomandazioni. Sarà raccolto il sassolino lanciato?
 
L'articolo seguente è tratto da www.misna.org 

Uno speciale ‘status’ temporaneo ai rifugiati provenienti dalle regioni colpite dalla carestia: lo ha proposto il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, Jean Ziegler, chiedendo al Consiglio del diritti umani dell’ONU di elaborare una nuova norma di diritto internazionale per proteggere i ‘rifugiati della fame’. “La fame in Africa è conseguenza della politica di ‘dumping’ agricolo portata avanti dall’Unione Europea che accorda sovvenzioni alle produzioni e alle esportazioni dei suoi contadini. Questo massacro peggiora ogni anno e costringe all’esilio decine di migliaia di persone soprattutto provenienti dall’Africa Subsahariana” ha spiegato il sociologo svizzero in un’ampia intervista al quotidiano elvetico ‘24 Heures’ . “Disperati, si gettano in imbarcazioni di fortuna sperando di raggiungere le coste occidentali. Migliaia tra loro muoiono lungo la strada, quanto ai sopravvissuti, una volta arrivati vengono mandati indietro. È una contraddizione allucinante: l’Europa organizza questa miseria e allo stesso tempo criminalizza questi ‘rifugiati della fame’ invece di accoglierli. È imperativo proteggerli”. Ziegler ha ricordato che la Convenzione dell’ONU sui rifugiati del 1951, “tutela le persone perseguite per ragioni razziali, religiose e politiche. Questi criteri sono limitanti…ma è impossibile modificarla. Da qui la necessità di creare un nuovo strumento giuridico, una sorta di asilo per i ‘rifugiati della fame’. La sola istanza che può farlo è il Consiglio dei diritti umani”. Il relatore dell’ONU ha anche accusato di “ipocrisia” la Ue, gli Stati Uniti e il Giappone per le loro politiche di promozione dei cosiddetti bio-combustibili finalizzate a ridurre la dipendenza dal petrolio che, secondo molti critici, mettono a rischio la produzione agricola destinata all’alimentazione. “Esiste un grande pericolo per il diritto al cibo rappresentato dallo sviluppo dei bio-carburanti. Il prezzo forse sarà pagato da centinaia di migliaia di persone che moriranno di fame” ha detto ancora Ziegler, citato dal portale di informazione ‘Swissinfo’.

LEGGI L'INTERO DISCORSO DI Jean Ziegler: pdf_ico_small.jpg

Written by Daniele in: Diritti Umani, Sanità |
mag
08
2007
2

QUANTO VALE UNA VITTIMA DI BHOPAL?

 

L'annosa vicenda di Bhopal (legata al famoso incidente alla fabbrica chimica della città indiana avvenuta il 2 dicembre 1984), si è trascinata per anni, lasciando dietro se una lunga scia di morti (dalle vittime dell'esplosione a quelle che in questi anni hanno sviluppato varie forme di cancro, a quelle che sono state colpite dall'inquinamento delle falde idriche) e l'impunità per i repsonsabili della fabbrica, ovvero i responsabili della multinazionale Union Carbide (che si sbarazzarono dell'azienda smembrandola e vendendola a varie multinazionali). L'ultima beffa per le vittime arriva in questi giorni, con la notizia della sentenza della Corte Suprema Indiana che esclude l'aumento degli indennizzi, considerando il numero delle vittime in base alle stime governative (che parlano di 3.000 persone), ben lontante da quelle delle associazioni (che parlano di 15.000 morti). La guerra delle cifre, riguarda anche il numero delle persone indennizzate (17.000 secondo le associazioni, 14.000 secondo il governo, che sostiene peraltro come l'unico ostacolo al risarcimento sia l'impossibilità di rintracciare gli interessati)

ci sarà mai giustizia per Bhopal?? E' sufficientemente maturo il tempo per un azione seria della comunità internazionale sul governo indiano o su quello degli USA?  Forse è arrivato il momento di applicare i principi del Global Compact (l'accordo tra ONU, ONG e Multinazionali per la responsabilità sociale d'impresa) al fine di far partire proprio da una sede ONU una grande azione di giustizia che avrebbe vari contraccolpi positivi sulle relazioni internazionali….

Per maggiori informazioni

http://www.lanuovaecologia.it/inquinamento/atmosferico/7572.php

….oltre ai vari articoli pubblicati da Peacereporter

Written by rawls in: Ambiente, Diritti Umani, Sanità |
apr
20
2007
2

URANIO IMPOVERITO: LA GUERRA CONTINUA

 

Il sito de "La Nuova Ecologia" ci informa di un nuovo significativo (ma ancora insufficente) passo avanti nella ricerca della vierità sull'uranio impoverito. Il Generale Cecchi, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha chiesto il riconoscimento della "causa di servizio" per i militari che hanno contratto tumori a seguito della partecipazione a missioni militari (specie quelle in Bosnia nel 1995 e Kossovo nel 1997) in cui sono stati utilizzati proiettili contenenti uranio impoverito.

Una buona notizia, che segue quella dello stanziamento nella Finanziaria 2007 di fondi per garantire ai militari le cure necessarie. Una notizia che, finalmente, rende esplicita la vicinanza delle alte sfere dell'Esercito ai giovani militari che hanno pagato un prezzo decisamente troppo alto per il loro servizio.

Tuttavia, non si può ancora parlare di risarcimento danni, in quanto la Commissione Parlamentare d'Inchiesta non è riuscita a dimostrare la diretta connessione tra l'esposizione dei militari a queste armi e il sopraggiungere dei tumori. Il Gen. Cecchi ha garantito l'impegno dell'Esercito per arrivare alla verità, così come la Sen. Menapace (Presidente della Commissione di Inchiesta)….aspettiamo che a questi buoni propositi seguano i fatti…..anche perchè, nei giorni scorsi, questa vicenda ha probabilmente prodotto la sua ennesima vittima (46 fino adesso quelle che sarebbero collegate con l'uranio): Giorgio Parlangeli, un ragazzo di ventotto anni (sposato da 3), Caporal Maggiore scelto.

Anche per lui bisgnerà dare delle risposte 

Per maggiori informazioni: 

http://www.lanuovaecologia.it/inquinamento/nucleare/7504.php; 

http://www.osservatoriomilitare.it/ ; www.uranioimpoverito.it

Written by rawls in: Diritti Umani, Sanità |
mar
16
2007
2

DIRITTO O ECOMAFIE?


Diritto o Ecomafie? è la domanda che da anni, almeno dal 1994 (quando legambiente ha cominciato a denunciare la carenza legislativa del nostro paese di fronte al proliferare dell’affarismo mafioso in materia di rifiuti) ci si pone guardando le mancanze gestionali del nostro territorio.

Legambiente, negli ultimi mesi, è tornata a richiamare l’attenzione delle istituzioni, disegnando l’attuale situazione legislaiva dell’Italia (in controtendenza rispetto agli altri stati dell’UE): “In sostanza, oggi, ad esclusione dell’ex art. 53 bis del Decreto Ronchi (oggi art. 260 del nuovo Codice ambientale 152/06) che ha introdotto il delitto di “organizzazione di traffico illecito di rifiuti”, ci si affida a un debolissimo apparato legislativo.
Ad esempio, nel caso di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali” compiuto mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, la punizione prevista dall’art. 734 c.p. è l’ammenda da 1.032 a 6.197 euro: solo qualche spicciolo per la distruzione del nostro patrimonio ambientale. Così come non è previsto il reato specifico di cava abusiva, che ha fatto scomparire intere montagne, o di furto di opere d’arte e reperti archeologici (più di 46 mila furti negli ultimi trentacinque anni)”. Per maggiori informazioni: http://www.lanuovaecologia.it/categoria/2.php. Intanto, continuano i sequesti di cave per smaltimento illecito (le ultime in provincia di Napoli e Viterbo)

Written by rawls in: Ambiente, Associazionismo, Sanità |
mar
15
2007
2

SALVARE L’INFANZIA POVERA DALL’AIDS

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Immagine tratta dal sito: http://www.unicef-suisse.ch

Un iniziativa dell’Unicef vuole restituire ai bambini di molte aree disagiate la possibilità di crescere lontani dal rischio di contagio dal Virus HIV. Un iniziativa che si articola soprattutto su due azioni: evitare il contagio da madre a figlio e favorire la produzione di farmaci antiretrovirali a prezzi accessibili agli operatori umanitari che li forniscono alle popolazioni disagiate; per maggiori informazioni: http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/501
Su questo ultimo punto, in particolare, è in atto un confronto tra la Multinazionale Novartis e le aziende indiane che producono a prezzi accessibili i farmaci necessari alla sopravvivenza dei malati. A questo proposito si è attivata Medici Senza frontiere (per firmare la petizione on-line per salvare la produzione delle aziende indiane ci si può connettere a

http://www.msf.org/petition_india/italy.html).

Per informarsi sulla posizione di Novartis:

http://www.novartis.it/images/LaposizioneNovartis230207.pdf)

Written by rawls in: Diritti Umani, Sanità |
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