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	<title>Come2discuss &#187; Generale</title>
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	<description>Informarsi è il primo passo per agire</description>
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		<title>APPELLO PER TROY DAVIS</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[e-participation]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l&#8217;assassinio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989. La sua vicenda giudiziaria è stata decisamente poco chiara, considerando il fatto che l&#8217;arma del delitto non è mai stata ritrovata e nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all&#8217;omicidio. Sussistono peraltro anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l&#8217;assassinio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989.<br />
La sua vicenda giudiziaria è stata decisamente poco chiara, considerando il fatto che l&#8217;arma del delitto non è mai stata ritrovata e nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all&#8217;omicidio. Sussistono peraltro anche dubbi sulle testimonianze presentate al processo, considerando che sette dei nove testimoni chiave hanno cambiato o ritrattato la loro versione affermando di aver originariamente accusato Davis su pressione della polizia.<br />
Amnesty International, ha organizzato un fine settimana di iniziative in favore di Troy Davis ed ha lanciato un appello mondiale diretto al Comitato statale della Georgia competente a valutare le domande di grazia e che esaminerà il caso il 19 settembre.<br />
E&#8217; ancora possibile firmare l&#8217;appello on-line.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di Amnesty International potete trovare maggiori informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amnesty.it/mobilitazione-per-salvare-la-vita-a-troy-davis">http://www.amnesty.it/mobilitazione-per-salvare-la-vita-a-troy-davis</a></p>
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		<title>Mashaei, chi è costui? Lo scontro per il potere in Iran continua</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 10:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Int.]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente, per capire qualcosa del perdurante scontro al vertice delle istituzioni in Iran occorre approfondire lo sguardo su Esfandiar Rahim-Mashaei. Sullo sfondo del teatro politico si stagliano le elezioni Presidenziali del 2013. Ahmadinejad sa di non poter concorrervi in quanto la Costituzione Iraniana modificata nel 1989 pone il limite massimo di due mandati consecutivi. Così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Probabilmente, per capire qualcosa del perdurante scontro al vertice delle istituzioni in Iran occorre approfondire lo sguardo su Esfandiar Rahim-Mashaei. Sullo sfondo del teatro politico si stagliano le elezioni Presidenziali del 2013. Ahmadinejad sa di non poter concorrervi in quanto la Costituzione Iraniana modificata nel 1989 pone il limite massimo di due mandati consecutivi. Così, Mashaei potrebbe essere l’asso nella manica che Ahmadinejad intende sfoderare per prolungare la sua presa sul potere esecutivo. Per essere ammesso a concorrere dovrà superare il vaglio del Consiglio dei Guardiani e vista la resistenza che l’attuale Presidente sta da tempo opponendo alla Guida è probabile attendersi una sua bocciatura. Lo scontro continua…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1960, Mashaei è, oltre che il consuocero di Ahmadinejad (sua figlia ha sposato il figlio di questi), anche suo amico e collaboratore. Nel luglio 2009, in seguito alle elezioni Presidenziali, Ahmadinejad lo ha nominato Primo vice-presidente, ma è stato immediatamente costretto a rinunciare alla carica poiché non gradito a Khamenei. Secondo la Costituzione, infatti, la nomina dei Ministri spetta al Presidente (art. 133), ma una consuetudine non scritta attribuisce alla Guida il potere di sindacare questa scelta<a href="#_ftn1">[1]</a>. Ciononostante, Ahmadinejad ha provveduto senza esitazioni a promuoverlo al vertice del suo staff.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo schema che delinea il rapporto di subordinazione che lega il Presidente alla Guida<a href="#_ftn2">[2]</a> si è riproposto almeno in un’altra importante occasione nella storia recente della Repubblica Islamica e ha avuto ad oggetto la disputa sulla tentata rimozione del Ministro dell’Intelligence e della Sicurezza Nazionale Heydar Moslehi, personaggio ritenuto vicino a Khamenei<a href="#_ftn3">[3]</a> ed unico Ministro che non era stato licenziato nel passaggio dal primo al secondo mandato di Ahmadinejad. Nell’aprile 2011 il Presidente lo aveva congedato senza un preciso motivo, ma Khamenei lo aveva formalmente reintegrato nella sua posizione, confortato anche da un parere favorevole espresso dal Parlamento. Per ripicca, Ahmadinejad ha disertato le riunioni di Gabinetto per diversi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ opportuno ricordare che già nel dicembre 2010 Ahmadinejad aveva provveduto a scaricare il Ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki, anch’egli come Moslehi vicino a Khamenei, sostituendolo con Ali Akbar Salehi, ex-capo dell’Organizzazione Iraniana per l’energia atomica e personaggio più prossimo ai neoconservatori.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ plausibile concludere, perciò, che le mosse di Ahmadinejad siano state avvertite da Khamenei e dall’<em>élite</em> conservatrice tradizionalista<a href="#_ftn4">[4]</a> come il tentativo di procedere ad un totale controllo su un settore chiave qual è la politica estera, soprattutto in vista delle prossime elezioni parlamentari previste per il 2012<a href="#_ftn5">[5]</a>. A questa sfida Khamenei ha risposto ricorrendo alle prerogative che in Iran assegnano alla Guida poteri sostanzialmente illimitati. Ma la resistenza oppostagli da Ahmadinejad, che è recentemente tornato ad insistere sulla nomina di Mashaei a vice-presidente, ha acuito ulteriormente i rapporti fra le due istituzioni principali del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ormai quasi insanabile scontro per il potere in atto in Iran vede nella figura di Mashei, nelle sue dichiarazioni e nelle sue mosse, una delle chiavi principali del contendere. Capo dell’Organizzazione per il turismo durante il primo mandato di Ahmadinejad, si era reso protagonista di alcune vicende che avevano provocato gli anatemi da parte dell’establishment clericale. Nella campagna per le elezioni del 2005, Ahmadinejad aveva promesso tra le altre cose un più attivo ruolo della donna nella società, pur nel pieno rispetto dei valori islamici a cui si richiamava fortemente e senza mettere in discussione la questione del velo. In un viaggio in Turchia nel dicembre 2005, Mashaei aveva partecipato ad una manifestazione culturale nella quale delle donne avevano messo in scena un ballo tradizionale, un fatto assolutamente vietato nell’Iran fondamentalista. Nel 2008 a Tehran aveva presenziato ad una manifestazione in cui delle donne suonavano mentre una di loro recitava versi del Corano. I chierici avevano così rinnovato le critiche a Mashaei per un atto considerato oltraggioso nei confronti del Libro sacro. Come se non bastasse, recentemente ha rilasciato dichiarazioni su Israele ritenute assolutamente dannose per l’ideologia di regime: «nessuna nazione al mondo è nostra nemica. Oggi l’Iran è amico sia del popolo americano che di quello israeliano e ne siamo onorati». Invitato a commentare queste parole, Ahmadinejad ha preferito difendere Mashaei il quale ha ribadito in una seconda occasione il concetto<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ahmadinejad si è sempre contraddistinto per il populismo cui ricorre sia in politica interna, avendo fin dal 2005 posto l’enfasi sulla giustizia sociale, sul sostegno ai diseredati e sulla lotta alla corruzione – in sottile polemica con l’establishment clericale il cui marciume è rappresentato, nell’immaginario collettivo, dal potente Rafsanjiani – ed in politica estera, al punto che negli ultimi tempi sembra aver accettato l’idea di un dialogo con l’Occidente non tanto per una quanto mai inedita intesa col “Grande Satana”, ma per ragioni di consenso interno<a href="#_ftn7">[7]</a>. La stretta intesa fra Ahmadinejad e Mashaei, che si dice ricordi il binomio Putin-Medvedev<a href="#_ftn8">[8]</a>, fa ritenere a molti che il primo stia puntando sulla vittoria del secondo alle elezioni presidenziali in modo tale da continuare ad esercitare un pur minimo controllo sulle leve del potere esecutivo. Non è peraltro da escludere l’eventualità che il Consiglio dei Guardiani, abilitato a sindacare i requisiti dei concorrenti alle elezioni, bocci la candidatura di Mashaei.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi ingredienti hanno inevitabilmente surriscaldato il clima politico. Le ambizioni di Ahmadinejad ed il suo populismo, da sempre visti con sospetto dall’<em>élite</em> clericale, vengono in questa fase percepiti come una minaccia, soprattutto se associati alla sua relazione con Mashaei. Quest’ultimo è propugnatore di un’idea di Iran in cui la religione è relegata ad un piano secondario rispetto all’identità nazionale, all’iranità. Effettivamente, Mashaei sta utilizzando una carta molto potente e, per ciò stesso, assai rischiosa per l’establishment. L’identità persiana è fortemente sentita in Iran e affonda le proprie radici in oltre 2.500 anni di storia. Non è un caso se nel 2010 Mashaei si era mosso attivamente per ottenere sul territorio iraniano il Cilindro di Ciro, in prestito dal British Museum di Londra. Il manufatto, ritenuto il primo documento al mondo sui diritti umani, è stato esposto al pubblico iraniano per sei mesi a cavallo fra il 2010 ed il 2011 e ha richiamato un milione di visitatori, ma l’evento è stato boicottato dal clero<a href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il professor Hushang Amirahmadi, presidente del Consiglio per le relazioni fra Iran e Stati Uniti, all’impopolarità dell’<em>élite</em> clericale e dell’ideologia islamista fa da contraltare la grossa popolarità, peraltro da sempre segno distintivo degli iraniani, riscossa dall’identità nazionale<a href="#_ftn10">[10]</a>. L’Iran è sempre stato un Paese consapevole di trovarsi in una situazione di eccezionalismo: una nazione persiana in un mondo arabo; un Paese sciita in una regione a stragrande maggioranza sunnita. Le rivalità con Paesi quali Egitto, Iraq e Arabia Saudita hanno sempre avuto la meglio sull’ostilità verso Israele, un’ostilità tattica e di convenienza che non rende ragione dei legami profondi esistenti in realtà fra i due Paesi<a href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le posizioni espresse da Mashaei e avallate tacitamente da Ahmadinejad si rivelano, così, come una sfida pericolosa per il regime e per Khamenei. Se l’ideologia nazionalista, non ancora accettata ufficialmente dagli iraniani, dovesse conquistarli, per i chierici le cose si metterebbero male. Il Paese ha bisogno di libertà e di rilancio dell’economia, esprime un forte desiderio di apertura e nutre un profondo risentimento verso una Rivoluzione islamica che ha tradito ormai da anni le promesse. Ciò non significa che la religione verrà tolta di mezzo, vuol dire essenzialmente che il modo in cui l’<em>élite</em> l’ha utilizzata – cioè uno strumento per la conservazione del potere e dei privilegi –  è ormai inviso alla popolazione. Anche per questo motivo, Ahmadinejad ha recentemente abbracciato la “politica dell’Imam nascosto”<a href="#_ftn12">[12]</a>, affermando di essere in contatto col Mahdi e di operare in sua vece. Un’iniziativa che, annunciando la fine dell’Occultazione, gli consente di utilizzare la religione ai propri fini, cioè per delegittimare i custodi della Verità religiosa, quella che poggia sul <em>velayat-e faqih</em> (governo del giureconsulto). Discorso che ha dato modo ai chierici stretti attorno a Khamenei di replicare evocando lo spettro della magia nera esercitata da Mashaei su Ahmadinejad. Concetti che dovrebbero servire a recuperare quel po’ di legittimità di cui il clero, delegittimato da anni di mero arroccamento al potere, soffre la mancanza.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente però che l’uso della religione declinata in termini diversi rispetto all’ideologia ufficiale del regime e il ricorso sempre più notevole al nazionalismo, sotto la spinta e l’esempio di Mashaei, si caratterizzano come risorse fertili per mietere quel consenso che inevitabilmente si rivelerà necessario in occasione degli appuntamenti elettorali del 2012 e del 2013. La carta nazionalista (e quindi “laica”) potrebbe essere quella leva che scuoterà i cittadini iraniani, stanchi dell’oppressione; se nuove parole d’ordine sapranno sposarsi con la domanda di libertà che proviene da una società fondamentalmente giovane che pochissimo ha da condividere con una gerontocrazia religiosa abbarbicata al potere da oltre trent’anni e se l’onda delle rivolte arabe echeggiasse all’interno dei confini del Paese, potrebbe formarsi un nuovo fronte formato da milioni di giovani e donne che bussano alle porte della modernità. Forse proprio le rivolte nella regione e le stesse sorti del vicino alleato siriano potrebbero essere le variabili intervenienti utili a far vacillare il potere assolutista degli islamisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[1]</a> See <em>Iran&#8217;s president and supreme leader in rift over minister&#8217;s reinstatement</em>” Guardian, 27 April 2011, at <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift">http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift</a>. Retrieved 17 August 2011. As article 133 provides, after being appointed by the President, Ministers have to be presented to the Assembly for a vote of confidence.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[2]</a> Such a relation between the President and the Leadership is legitimized in Constitution (art. 60).</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[3]</a> See <em>Iran&#8217;s president and supreme leader in rift over minister&#8217;s reinstatement</em>” Guardian, 27 April 2011, at <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift">http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift</a>. Retrieved 17 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[4]</a> Traditionalist conservatives belong to what is dubbed “old guard”, the faction next to Khamenei, in opposition to the “new guard”, the faction next to Ahmadinejad and to the military forces who are also known as the neoconservatives. For further details about political factionalism and the emergence of neocons in Iranian politics, see Anoushiravan Ehteshami and Majoob Zweiri, <em>Iran and the rise of its neoconservatives. The politics of Tehran’s silent revolution</em>, I.B. Tauris, London-New York, 2008.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[5]</a> [5] See <em>Iran&#8217;s president and supreme leader in rift over minister&#8217;s reinstatement</em>” Guardian, 27 April 2011, at <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift">http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/27/iran-president-supreme-leader-rift</a>. Retrieved on 17 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[6]</a> See Farhang Jahanpour, <em>Is Iran Next? Supreme Leader Versus Ahmadinejad</em><em>, </em>9 May 2011 at <a href="http://www.payvand.com/news/11/may/1079.html">http://www.payvand.com/news/11/may/1079.html</a>. Retrieved 19 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[7]</a> See Suzanne Maloney and Ray Takeyh, <em>Ahmadinejad’s Fall, America’s Loss</em>, New York Times, 15 June 2011, at <a href="http://www.nytimes.com/2011/06/16/opinion/16Takeyh-Maloney.htm">http://www.nytimes.com/2011/06/16/opinion/16Takeyh-Maloney.htm</a>. Retrieved 18 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[8]</a> See Farhang Jahanpour, <em>Is Iran Next? Supreme Leader Versus Ahmadinejad</em><em>, </em>9 May 2011 at <a href="http://www.payvand.com/news/11/may/1079.html">http://www.payvand.com/news/11/may/1079.html</a>. Retrieved 19 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[9]</a> See <a href="http://www.guardian.co.uk/profile/saeedkamalidehghan">Saeed Kamali Dehghan</a>, Ahmadinejad grooms chief-of-staff to take over as Iran&#8217;s president, 21 April 2011, at <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/21/ahmadinejad-iran-successor-wikileaks">http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/21/ahmadinejad-iran-successor-wikileaks</a>. </span>Retrieved 18 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[10]</a> See Robert Tait, <em>Iranian President&#8217;s New &#8216;Religious-Nationalism&#8217; Alienates Hard-Line Constituency</em>, at <a href="http://www.payvand.com/news/10/aug/1184.html">http://www.payvand.com/news/10/aug/1184.html</a>. Retrieved 19 August 2011.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="#_ftnref">[11]</a> For further details see Trita Parsi, <em>Treacherous alliance</em>, Yale University Press, 2007.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref">[12]</a> See Ali Chenar, <em>The politics of the Hidden Imam</em>, at <a href="http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/tehranbureau/2011/07/the-politics-of-the-hidden-imam.html">http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/tehranbureau/2011/07/the-politics-of-the-hidden-imam.html</a>. Retrieved 17 August 2011.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Berlusconi liberale? Ma neanche per scherzo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 21:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Non sarà qui che definiremo una volta per tutte qual è il nucleo essenziale del liberalismo politico, ma almeno un chiarimento mi sento di darlo, nella mia modesta posizione di prof. di filosofia al liceo, tra l’altro non particolarmente esperto di filosofia politica ma che, insomma, qualche libro lo ha letto. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà qui che definiremo una volta per tutte qual è il nucleo essenziale del liberalismo politico, ma almeno un chiarimento mi sento di darlo, nella mia modesta posizione di prof. di filosofia al liceo, tra l’altro non particolarmente esperto di filosofia politica ma che, insomma, qualche libro lo ha letto.</p>
<p style="text-align: justify;">A me risulta che il liberalismo (da Locke a Constant a Tocqueville, per poi arrivare a Mill e al ‘900, quando le cose si complicano) sia la dottrina: 1. della costituzione e dei diritti individuali, 2. del governo che si regge sul consenso (libero) e 3. del controllo reciproco tra i diversi poteri. A me hano insegnato che liberalismo vuol dire prima di tutto, come sintesi estrema di questi tre principi, “<span style="text-decoration: underline;">che nessuno deve avere tutto il potere</span>”. Lo spiegava bene Giovanni Sartori in un vecchissimo libro del ’69, <em>Democrazia e definizioni</em> (diventato nel ’93 <em>Democrazia. Cosa è</em>.) che scrisse quando davvero c’erano in giro i comunisti e che serviva soprattutto a spiegare che quella che i comunisti chiamavano “democrazia popolare” non era democrazia manco per niente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può discutere molto su come questi principi vadano declinati, ma c’è un nucleo preciso in base al quale mi pare che ci voglia una certa miopia per saltare fuori periodicamente, come da qualche tempo fa l’amico <a href="http://www.come2discuss.net/2011/04/lestremismo-democratico-mascherato/" target="_blank">Gasparetto</a>, a cercare gli elementi che fanno della povera attuale opposizione al governo italiano, politica e d’opinione (PD e Repubblica), un gruppo politico illiberale che non si è ancora sbarazzato dei residui di bolscevismo che conserva nel dna.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto mi pare davvero sbagliato che si individui in questo, <a href="http://www.come2discuss.net/author/gas/" target="_blank">come Gasparetto da un po’va dicendo</a>, il problema centrale della politica italiana, quello che ci impedisce di avere una opposizione seria e propositiva che cerchi di battere Berlusconi politicamente e non nelle aule giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema di Berlusconi NON sono le sue idee, e l’opposizione radicale contro di lui non si deve alla contrarietà radicale ad esse. Molte delle cose che lui e alcuni dei suoi dicono (libertà di mercato, meno tasse, meno stato ecc…) stanno più o meno chiaramente dentro i canoni di una politica liberale classica. E magari sono anche condivisibili. Le condividono in misura più o meno ampia anche molti di coloro che non lo votano e che sono iscritti ad altri partiti. Per alcuni aspetti le condividono anche persone che stanno dentro al PD (Bersani, ma anche Salvati, oppure Giavazzi che ha una posizione particolare). Per alcuni aspetti le trovo molto ragionevoli io stesso e penso che qualunque sinistra occidentale dovrebbe confrontarsi seriamente con esse.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema della legittimità politica di Berlusconi capo del governo, come giustamente molti dicono da quando si è messo in politica, è proprio la sua posizione rispetto ai principi generali del liberalismo. Infatti una delle prime cose che la dottrina liberale classica chiaramente vieterebbe è proprio la concentrazione dei poteri, in particolare in mano al titolare del potere esecutivo. Oltre ad essere il capo del governo…</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Berlusconi ha un potere economico enorme. E’ uno degli uomini più ricchi d’Italia. Citatemi nella storia dell’Europa<a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftn1">[1]</a> un caso simile di potere economico ramificato e diffuso in tanti settori il cui titolare diventa capo del governo. E’ la vecchia storia del conflitto di interessi che nessuno ha mai risolto e di cui non si può non vedere la rilevanza per mille aspetti, ultimo (ma solo ultimo) dei quali la compravendita dei parlamentari. La sinistra che non ha risolto il problema può avere <span style="text-decoration: underline;">questa</span> colpa, ma se <span style="text-decoration: underline;">io</span> sono fuori dalle regole il primo problema <span style="text-decoration: underline;">sono io</span>, non chi non è capace di farle rispettare. E intanto liberale non sono.</li>
<li style="text-align: justify;">Berlusconi ha fondato un partito in cui la sua leadership non è mai stata messa in discussione, in cui la struttura interna semplicemente trasmette alla base la volontà del vertice, in cui la distribuzione degli incarichi dipende ai livelli più alti direttamente dalla sua volontà e in cui il suo rapporto con gli iscritti è di tipo carismatico. In questo modo se vado al governo ho un controllo molto forte della mia maggioranza. Anche qui, se sono il capo di un partito simile liberale non sono.</li>
<li style="text-align: justify;">Berlusconi ha in mano un potere mediatico che è la vera chiave della sua tenuta presso l’opinione pubblica, come si è sempre visto dalla sua reazione tutte le volte che la politica ha provato a toccarlo. Il problema del potere mediatico non è discusso dai teorici dell’800 perché non c’era. Ma vedete cosa ne dice Popper, altro liberale e rigoroso anticomunista. Se ho tre reti (in una delle quali tengo per anni un direttore di TG che per prima cosa mi loda sperticatamente con grande continuità), ne controllo altre due statali e combatto con tutte le armi che ho la terza che mi critica, e in più ho un quotidiano e ne controllo un altro paio indirettamente<a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftn2">[2]</a>, anche qui sono gran poco liberale.</li>
<li style="text-align: justify;">Berlusconi ha attaccato la magistratura, l’unico potere che non controlla direttamente, in modo mai visto nella storia della Repubblica. In questa faccenda ci sono tanti aspetti complessi che solo il tempo e la storia forse chiariranno. Ma c’è in gioco il principio fondamentale per cui chi governa <span style="text-decoration: underline;">non</span> è al di sopra delle regole che valgono per gli altri, per cui io posso essere bravissimo e essere il salvatore della patria (mettiamo…), ma questo non mi autorizza a giocare con la finanza e il fisco oltre le regole, a comprare il giudizio sulle cause che mi vedono coinvolto, eccetera…  Prima di parlare, come tutti i seguaci di Berlusconi fanno, di persecuzione, Gasparetto pensi a quali dei comportamenti di Berlusconi permetterebbe al suo sindaco, al suo amministratore di condominio, all’insegnante di sua figlia. <span style="text-decoration: underline;">Pensi al fatto che Previti è stato condannato definitivamente perché come avvocato di Berlusconi ha corrotto un giudice per la faccenda Mondadori e che in quel processo per Berlusconi il reato è stato prescritto: nessuna assoluzione</span>. Pensi al falso in bilancio: a un amministratore di condominio che viene scoperto a truccare il bilancio ma poi riesce a far votare dall’assemblea di condominio un articolo del regolamento che esclude che questo sia un motivo buono per scegliersi un altro amministratore. E pensiamo a me, Berlusca, che so di essere perseguitato da cattivi magistrati comunisti ma non solo vado a puttane (pratica non illegale ma, come tutti sappiamo, al limite della legalità), ma anche chiamo la polizia per proteggerne una che oltre che zoccola è un po’ ladra, e poi per contorno metto in consiglio regionale lombardo una delle mie amanti alla quale affido tra l’altro la gestione di alcuni aspetti del mio giro di zoccole… Ma le zoccole non sono il problema, il problema è il conflitto tra i poteri, lo screditamento della magistratura, la diffusione di un atteggiamento di tolleranza verso l’illegalità diffusa e una riforma della giustizia che non ne tocca affatto i veri problemi, che certamente ci sono…</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Non ho detto niente di nuovo lo so. Solo che se Gasparetto viene a fare le pulci a Repubblica perché è ipocrita quando critica la famosa ipotesi di golpe di AsorRosa ma intanto non riconosce la piena legittimità del potere berlusconiano<a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftn3">[3]</a>, io dico che si sta tenendo stretto lo strabismo politico che è il vero problema della politica italiana e che impedisce a tanta gente anche onesta e in buona fede di discutere dei problemi e la porta a spendere tutte le proprie energie per difendere la posizione di un politico indifendibile. Il vero problema, anche per la destra, non è la sinistra illiberale. Qualcuno a sinistra alcune cose sul liberalismo le deve ancora capire, è vero (a me fa problema soprattutto pensare alla piazza come sbocco frequente e naturale della dialettica politica e non come risorsa eccezionale). Ma non vedere l’enormità del problema Berlusconi in chiave di liberalismo e soprattutto come macigno che sta al centro della politica italiana e che impedisce di affrontare i problemi finchè non si fa da parte<a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftn4">[4]</a>, per me significa essere tremendamente miopi. Sono pochi in Italia quelli che oggi non lo vedono. Quelli che all’estero non solo si scandalizzano per le zoccole, ma da tempo dicono che in Italia il problema è Berlusconi, non sono meschini invidiosi delle meraviglie del nostro leader e ignari della presenza di una sinistra ancora cattiva che lo costringe a ricorrere a mezzi estremi che lui mai, <em>porèto</em>, vorrebbe usare. E’ gente che ci vede e che non capisce come mai noi non vediamo<a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftn5">[5]</a>. E basta qui perché è fin troppo lunga.</p>
<p style="text-align: justify;">A. B.</p>
<div>
<hr size="1" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftnref1">[1]</a> Negli USA la situazione è un po’ diversa: esiste una pluralità di potentati economici orientati politicamente in modo più o meno diverso e c’è un sacro rispetto non solo per la libertà della stampa ma per il rispetto di certe regole e di certa coerenza [cfr. Watergate e caso Clinton-Lewinski].</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftnref2">[2]</a> Poi naturalmente mi lamento del fatto che tutti i giornali mi criticano: per esempio Mattino, Messaggero e Gazzettino che sono di Caltagirone. Avete presente quanto è critico il Gazzettino verso Berlusca?</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftnref3">[3]</a> Prendendo le distanze da Asor Rosa, Mauro (dirett. di Repubblica) ha agito da perfetto liberale: ha rimesso in luce tutte le contraddizioni del berlusconismo che fanno della nostra situazione un caso limite per un sistema liberale, caso che sta in piedi solo sulla base del consenso popolare, molto importante ma non unica fonte di legittimazione, come ogni liberale sa, e si è rifiutato di accreditare l’idea che sia sensato parlare di colpo di stato. Ha fatto quello che un liberale fa in questa situazione, lavorare sull’opinione e cercare di modificare gli equilibri del consenso.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftnref4">[4]</a> Personalmente credo che Berlusconi avrebbe potuto nonostante tutto segnare un passaggio utile e importante per la politica italiana <span style="text-decoration: underline;">malgrado</span> tutto il suo potere, se lo avesse usato in altro modo e per un tempo determinato. Non ha mai dato segno di essere in grado e di avere intenzione di farlo. E comunque una simile concentrazione di potere sarebbe un problema per qualunque sistema liberale.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="file:///C:/Users/Dany/Desktop/Berlusconi%20liberale.doc#_ftnref5">[5]</a> Vedete questo sito:  <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php">http://www.noisefromamerika.org/index.php</a> . Sono economisti italiani che insegnano in America, non sono di sinistra, sono liberisti classici, conoscono benissimo l’Italia e parlano malissimo delle posizioni del PD sull’economia. Vedete cosa dicono qua e là del Berlusca e di come sia insensato che una destra moderna si tenga uno così come leader.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diritti Umani e riduzionismo</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2011/04/diritti-umani-e-riduzionismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa sono i diritti umani? Penso sia una domanda interessante che merita una risposta, risposta che spero sia altrettanto interessante rispetto alla domanda. Ci sono varie correnti di pensiero che definiscono i diritti dell’uomo, che ne delimitano i contorni e gli ambiti, personalmente trovo interessante l’ipotesi dei diritti umani come connaturazione. In un certo senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sono i diritti umani? Penso sia una domanda interessante che merita una risposta, risposta che spero sia altrettanto interessante rispetto alla domanda.</p>
<p>Ci sono varie correnti di pensiero che definiscono i diritti dell’uomo, che ne delimitano i contorni e gli ambiti, personalmente trovo interessante l’ipotesi dei diritti umani come connaturazione. In un certo senso si tratta di un’ipotesi riduzionista che assimila i diritti all’essere umano e non li fa derivare dalla sua “umanità”. Andando più nel dettaglio si può dire che l’essere umano non acquisisce nuove diritti ex novo, ma vede (progressivamente?) riconosciute alcune sue prerogative che de facto sono insite ad esso in quanto essere.</p>
<p>Ne consegue che tutto ciò che viene considerato “diritto umano” non è un’estrinsecazione forzosa e, come molti pensano, spesso forzata, ma è in realtà un’espressione puramente umana della stessa umanità dell’uomo. Come si innesta in questo il riduzionismo? Partendo da una prospettiva come questa si può notare come i diritti oggetto di questa trattazione sono “riducibili” all’essere umano. Riducibili e non “riconducibili”, come si potrebbe ricondurre all’uomo una cosa che è già dell’uomo? Essi però posso essere ridotti all’uomo. Attenzione, in questa accezione che sto usando, “riduzione” non ha un significato negativo, anzi, questa parola assume una connotazione alta e valorizzante.</p>
<p>Per poterla capire bisogna andare a capire cosa si può intendere con riduzionismo. Per fare introduco la nozione di riduzionismo scientifico: con riduzionismo si intende l’assimilazione di una teoria T1 ad una teoria T2 che la ricomprende, la completa e la sviluppa andando a soppiantare la visione prima “limitata” della prima rispetto alla seconda.</p>
<p>Da questo punto di vista il ridurre i diritti umani alla “persona umana” rappresenta l’ampliamento dell’universo dell’umanità personale. La riduzione dei diritti all’uomo apre, in potenza e solo per chi è in grado di vederlo, nuove prospettive di riflessione e nuovi spunti di approfondimento, non in prospettiva scientista (una falsa pista che porta sempre sulle pericolose chine dell’applicazione di psuedo principi scientifici a questioni prettamente filosofiche), ma in prospettiva umanocentrica.</p>
<p>Dal mio punto di vista la connaturazione dei diritti umani all’uomo e la loro riduzione all’essere umano stesso è uno dei modi possibili per porre l’attenzione sull’uomo, sulla sua capacità e sul suo assoluto. L’essere umano come unità a sé stante originaria e non derivata dunque, con sue proprie prerogative native e non irraggiato da “aure” esterne.</p>
<p>Per rispondere dunque alla domanda iniziale, i diritti umani sono le espressioni della più vera umanità, con questa intendendo il nocciolo più profondo e troppo spesso tralasciato e calpestato dell’essere umano, inteso come essere assoluto a cui tutto è riducibile e connaturabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giovanni</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rassegna GLOCAL: Petrolio, sangue del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 07:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Associazione di promozione sociale GLOCAL presenta la rassegna: PETROLIO, SANGUE DEL MONDO
L’oro nero che ci scorre nelle vene: ambiente storia guerre economia geopolitica energia colonialismi
(a TRENTO)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Associazione di promozione sociale GLOCAL presenta la rassegna:</p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>PETROLIO, SANGUE DEL MONDO</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">L’oro nero che ci scorre nelle vene: ambiente storia guerre economia geopolitica energia colonialismi</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">TRENTO, c/o SALA SOSAT (via Malpaga 17) &#8211; SALA MARANGONERIE (C. Buonconsiglio) &#8211; TEATRO PORTLAND (via Papiria, 8 )</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LOCANDINA dettagliata</strong>: <a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2011/03/LOCANDINA-RASSEGNA-PETROLIO-SANGUE-DEL-MONDO.pdf" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-292" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">STORIA / Venerdì 1 aprile, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«IL PETROLIO E L’ITALIA DA MATTEI AI GIORNI NOSTRI»</strong><br />
Quanto conta il petrolio in Italia? Una storia complicata, da Mussolini, a Mattei a Berlusconi. Inquadramento storico con BENITO LI VIGNI, giornalista, stretto collaboratore di Enrico Mattei, e autore dei libri Il caso Mattei: un giallo Italiano (2003), Le guerre del petrolio: strategia, potere, nuovo ordine mondiale (2004), In nome del petrolio. Da Mussolini a Berlusconi, gli affari italiani in Iraq (2006), I predatori dell’oro nero e della finanza globale (2009).</p>
<p style="text-align: justify;">GUERRE / Venerdì 8 aprile, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«VOCI E COLORI DAI PAESI IN GUERRA»</strong><br />
Un racconto a più voci sulle condizioni di vita nei tanti paesi coinvolti nei conflitti per lo sfruttamento del petrolio, introdotto dalla giornalista ANTONELLA NAPOLI, autrice del libro Voci e colori del Darfur (2010) e presidente dell’associazione Italians for Darfur. Con ABDELAZIM ADAM KOKO del Centro Astalli per i rifugiati di Trento e la viva testimonianza di alcuni migranti provenienti da quei paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">revisioni / Mercoledì 13 aprile, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«SYRIANA»</strong><br />
Proiezione del film Syriana (2005), un avvincente thriller politico sull’influenza dell’industria petrolifera sugli equilibri internazionali, con George Clooney.</p>
<p style="text-align: justify;">AMBIENTE / Venerdì 15 aprile, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«IL “PICCO”: SIAMO AL PUNTO CRITICO?»</strong><br />
Quanto a lungo potremo ancora estrarre petrolio? Quanto il Peak Oil può influire sul nostro modello di sviluppo, sui nostri stili di vita, sul clima? Risponderà ANTONIO ZECCA, docente di Chimica Fisica dell’Atmosfera presso la facoltà di Scienze dell’Università di Trento, esperto di cambiamenti climatici e membro dell’Aspo Italia, Associazione per lo Studio sul Picco del Petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">GEOPOLITICA / Venerdì 29 aprile, h 20.45 / alla SALA MARANGONERIE del Castello del Buonconsiglio<br />
<strong>«IL SANGUE DEL MONDO»</strong><br />
Incontro con il prestigioso giornalista francese ÉRIC LAURENT, esperto di relazioni internazionali e di questioni relative alla finanza e alla geopolitica del petrolio. Considerato uno dei più grandi reporter d’inchiesta del mondo, è autore di innumerevoli saggi, tra i quali: La guerra dei Bush (2003), La verità nascosta sull’11 settembre (2005), La verità nascosta sul petrolio, sangue del mondo (2006), Inchiesta sulle delocalizzazioni (2011). Coordina il giornalista, già direttore del quotidiano l’Adige, Paolo Ghezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">ECONOMIA / Venerdì 6 maggio, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«ASSURDISTAN: DAL NOSTRO INVIATO»</strong><br />
Il nuovo «Great game» tra Europa e Asia per il dominio delle fonti energetiche. Ce ne parlerà GIULIETTO CHIESA, uno dei più noti giornalisti italiani, autore di numerosi libri, tra i quali La guerra infinita (2002), Cronache marxziane (2005) e Zero (2007), nonché fondatore di Megachip-Democrazia nella comunicazione e del laboratorio politico-culturale Alternativa. Introduce RENZO STEFANELLI, giornalista ed esperto di economia e politiche energetiche, autore del libro Le guerre del petrolio (2003).</p>
<p style="text-align: justify;">visioni / Mercoledì 11 maggio, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«ENERGIA, EQUITÀ E LIMITE»</strong><br />
ALBERTO PANCOTTI e GIOVANNA MORELLI, membri rispettivamente del Mu.So. Orto di Mutuo Soccorso di Senigallia e del gruppo lucchese di studi illichiani Il granchio di Kuchenbuch, dialogano sul provocatorio pensiero di Ivan Illich, antesignano dell’odierno concetto di decrescita, e in particolare su «energia ed equità» e sulla dimensione del «limite».</p>
<p style="text-align: justify;">ENERGIA / Venerdì 13 maggio, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«SFIDA ALL’ULTIMO BARILE»</strong><br />
La competizione tra Russia e Stati Uniti per il dominio dell’energia non è solo un lontano ricordo della «guerra fredda». Colloquio con STEFANO CASERTANO, docente di Economia e Politica delle Risorse Energetiche all’Università di Potsdam in Germania e autore dei libri Sfida all’ultimo barile (2009) e La guerra del clima: dal tramonto del petrolio alla geopolitica delle rinnovabili (2011).</p>
<p style="text-align: justify;">COLONIALISMI / Venerdì 20 maggio, h 20.45 / SALA SOSAT<br />
<strong>«ARRIVANO I NOSTRI!»</strong><br />
Le derive colonialistiche determinate dallo sfruttamento del petrolio e delle altre materie prime. Incontro con FRANCESCA CASELLA, responsabile italiana di SURVIVAL INTERNATIONAL, movimento che aiuta i popoli indigeni a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a decidere autonomamente del loro futuro. Introduce Federico Premi.</p>
<p style="text-align: justify;">RISONANZE / Mercoledì 27 maggio, h 20.45 / al TEATRO PORTLAND via Papiria 8 a Trento (zona Piedicastello)<br />
<strong>«PETROLIO-MULTIFORME DELL’INGEGNO»</strong><br />
Conclusione della rassegna con uno spettacolo teatrale e musicale dedicato alla figura di PIER PAOLO PASOLINI e al suo ultimo, incompiuto romanzo Petrolio. A cura del collettivo “Un Incoerente Come Tanti” di Prato.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1904" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/03/glocal-trento_150-e1278963426229.jpg" alt="" width="62" height="51" /><span style="color: #ffffff;">-</span> Glocal - Spazio d&#8217;interdipendenza tra locale e globale</em><br />
<em><span style="color: #ffffff;">-</span> info@glocalproject.org</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto<br />
Con il contributo del Comune di Trento<br />
Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA GIUSTIZIA A PICCOLI PASSI</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 22:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Int.]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di una &#8220;sentenza storica&#8221; e in parte è proprio così. Un tribunale dell&#8217;Ecuador ha condannato la multinazionale Chevron per i danni apportati all&#8217;amazzonia ecuadoriana dalla Texaco (dal 2001 di proprietà della Chevron) in tredici anni di trivellazioni . A tratti sembra un film, con il battagliero avvocato Pablo Fajardo, cresciuto nel luogo martoriato e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si parla di una &#8220;sentenza storica&#8221; e in parte è proprio così. Un tribunale dell&#8217;Ecuador ha condannato la multinazionale Chevron per i danni apportati all&#8217;amazzonia ecuadoriana dalla Texaco (dal 2001 di proprietà della Chevron) in tredici anni di trivellazioni .</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti sembra un film, con il battagliero avvocato Pablo Fajardo, cresciuto nel luogo martoriato e che ha trovato nello studio del Diritto lo strumento per ottenere giustizia per sé e per la propria gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo la Sentenza (che condanna la Chevron a versare circa nove miliardi di dollari per danni ambientali e alla popolazione) è solo l&#8217;inizio di una battaglia legale; la multinazionale americana ha già bollato come illegittima ed inapplicabile la sentenza. La ragione fondamentale sarebbe in una Sentenza precedente di soli tre giorni quella in questione e che è stata emessa da una Sezione della Corte Permanente di Arbitraggio dell&#8217;Aja, la quale ha congelato temporaneamente l&#8217;applicazione di ogni sentenza contro l&#8217;azienda in ragione dell&#8217;appello fatto da Chevron all&#8217; applicazione  del Trattato bilaterale USA-Ecuador (nel quale la Texaco veniva liberata di ogni responsabilità a seguito di una compensazione dei danni già a suo tempo riscontrati sul territorio, consistente nel riempire almeno in parte le &#8220;piscine&#8221; realizzate per contenere gli scarti dell&#8217;estrazione petrolifera). La Chevron, peraltro, sottolinea le responsabilità di una compagnia locale, la &#8220;Petroecuador&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto un giudice di New York ha emesso un ordine temporaneo di restrizione che impedisce alla parte civile di ricevere compensazioni prima del giudizio definitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si attende intanto il risultato del ricorso che gli avvocati della Chevron hanno deciso di inoltrare</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente, con la Sentenza del 14 febbraio si è solo ad uno stadio di un percorso molto lungo. Verso la giustizia per un popolo ferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori informazioni ai seguenti indirizzi</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/26880/Ecuador%2C+sentenza+storica+contro+Chevron">http://it.peacereporter.net/articolo/26880/Ecuador%2C+sentenza+storica+contro+Chevron</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2011/02/15/news/la_chevron_dovr_pagare_9_miliardi_di_dollari_per_danni_all_ambiente_e_ai_cittadini_dell_ecuador-12506579/">http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2011/02/15/news/la_chevron_dovr_pagare_9_miliardi_di_dollari_per_danni_all_ambiente_e_ai_cittadini_dell_ecuador-12506579/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/ecuador-chevron-condannata-ma-la-multa-da-7-miliardi-potrebbe-non-essere-pagata/95572/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/ecuador-chevron-condannata-ma-la-multa-da-7-miliardi-potrebbe-non-essere-pagata/95572/</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>ROM E ISLAM: due questioni europee per la sinistra europea</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2011/02/rom-e-islam-due-questioni-europee-per-la-sinistra-europea/</link>
		<comments>http://www.come2discuss.net/2011/02/rom-e-islam-due-questioni-europee-per-la-sinistra-europea/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/siti amici]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito una riflessione proveniente dal blog (già citato nelle nostre pagine) http://yorickthefool.blogspot.com La discussione è aperta! In un campo nomadi romano quattro bambini rom sono morti mentre dormivano, avvolti e soffocati dalle fiamme. La loro morte ci ricorda che l’inconscio politico dell’Occidente è popolato di ciò che la patina dello stile di vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Pubblichiamo di seguito una riflessione proveniente dal blog (già citato nelle nostre pagine) <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/">http://yorickthefool.blogspot.com</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La discussione è aperta!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.siciliamagazine.com/wp-content/uploads/2010/04/rom211.jpg" alt="" width="342" height="240" />In un campo nomadi romano quattro bambini rom sono morti mentre dormivano, avvolti e soffocati dalle fiamme. La loro morte ci ricorda che l’inconscio politico dell’Occidente è popolato di ciò che la patina dello stile di vita europeo non vuole vedere, o non può tollerare. La coscienza italiana, si sa, può tollerarlo ancora meno. Lo dimostrano campagne mediatiche contro il “pericolo rom”, le condizioni dei loro campi nomadi e gli ostacoli sociali alla loro integrazione; la difficoltà di quest’ultima, poi, viene in genere fatta passare per condizione volontaria: i rom non si vogliono integrare. Ecco un punto importante, anzi: ecco <em>il</em> punto importante. Che cosa vuol dire integrare? Ci ritorneremo tra poco. Quello dei rom non è comunque un problema solo italiano, sebbene il vizio populistico da noi lo renda particolarmente appetitoso per chi sia costantemente in cerca di oggetti libidinali su cui far scaricare gli istinti repressi di una società di polizia. Che non sia un problema “provinciale” è testimoniato dall’iniziativa del presidente Sarkozy, che nell’agosto scorso ha preso la decisione di revocare ad alcuni rom, cittadini comunitari, i diritti previsti dal trattato di Schengen, e di procedere al loro rimpatrio forzato. Perché? Con quale diritto? La patria del cosmopolitismo illuminista è scivolata sulla buccia di banana del paria europeo, il rom, il senza patria? Ma naturalmente chi si poteva opporre? Qualche richiamo formale (UE), nessuna reazione sostanziale (sempre UE); il plauso di Maroni, il sorriso di Berlusconi. La verità è che il “problema rom” non interessa a nessuno, e non è mai interessato a nessuno. Eppure su questa questione, mi pare, si gioca una partita importante, tanto più importante in quanto priva di una posta materiale. Sui rom non si gioca l’economia – non si gioca niente. Solo il diritto allo stato puro, spogliato di qualsiasi altra eteronomia, eterodirezione, contaminazione. Ma allora è tanto più preoccupante che, come ha osservato il filosofo francese Balibar, i rom stiano sempre più diventando il perno pericoloso su cui si sta costruendo, colpevolmente inosservato, il “nuovo apartheid”, il “lato oscuro dell’emergere della nuova cittadinanza europea”<a href="http://#_ftn1">[1]</a>. Là dove il diritto potrebbe/dovrebbe librarsi alto e privo di compromessi, in realtà esso manca la presa sulla realtà. Perché? Giocare “il diritto allo stato puro” non è giocare “niente”. Al contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’Europa gioca nel frattempo una partita anche su un altro fronte, e questa volta la linea di separazione corre sul suo lato esterno. Si tratta della partita con l’Islam, iniziata ufficialmente nel 2001 e con le “crociate” (termine usato da Bush jr, prima della prudente <em>retractatio</em> formale) che ne sono seguite; una partita che si gioca da ben prima, sebbene dietro le quinte. Il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa sembra ormai aver trovato una tacita, implicita e condivisa risposta con la finzione, storicamente aberrante, di una identità europea presuntivamente giudeo-cristiana. Questa identità, come ha rimarcato Tariq Ramadan e come ha ricordato più di recente Jurgen Habermas, è un falso storico, una costruzione che fino al 1945 sarebbe stata non solo impensabile, ma anche ridicolizzata in gran parte dell’Europa che si considerava civile. La “questione islamica” è il vero nome dei recenti attacchi al multiculturalismo, sferrati a breve giro prima dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (per approfondimenti si veda <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/2010/10/il-multikulti-ha-fallito-prospettive.html">qui</a> un precedente post di questo blog) e, pochi giorni fa, dal premier conservatore britannico Cameron, durante una sua visita (guarda caso) a Monaco. Cameron ha affermato, praticamente citando la Merkel, che “il multiculturalismo ha fallito”, e ciò proprio mentre per le strade dell’Inghilterra un corteo di estrema destra sfilava per protestare contro l’Islam scandendo lo slogan “Allah, Allah, who’s the fuck is Allah” (“Allah, Allah, chi cazzo è Allah”). Con ciò, Cameron ha dato un colpo di spugna alla precedente politica labour, impostata nell’epoca Blair sull’idea della convivenza multiculturale all’interno dello spazio pubblico del Regno Unito. La nuova crescita delle destre europee, moderate o estreme, si gioca dunque sulla dichiarazione di morte del progetto multiculturale (in Italia nessuno ha dichiarato che il multiculturalismo è morto semplicemente perché la classe dirigente non sa che cosa sia il multiculturalismo, dal momento che è in altre faccende affaccendata).  Ma la morte del “multikulti” in realtà è diretto contro i turchi lavoratori di Germania, come la Merkel ha esplicitamente ammesso, seguendo vergognosamente le teorie di Thilo Sarrazin (dopo averle ufficialmente smentite: cfr <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/2010/10/il-multikulti-ha-fallito-prospettive.html">qui</a>); ed è diretto contro l’Islam fondamentalista nel caso di Cameron. Rimane un altro caso, che non è ancora stato citato: il divieto della Svizzera, sanzionato mediante referendum nel 2009, a costruire nel territorio della Confederazione Elvetica altri minareti, cioè campanili da cui effettuale il richiamo dei fedeli. In Europa ci sono centinaia di migliaia di campanili. Dalle colline della mia città con un’occhiata se ne possono contare almeno una trentina; ma minareti la pluralissima Svizzera non ne vuole.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Queste due questioni distribuiscono la problematica dell’alterità su due fronti, uno interno e l’altro esterno. Sebbene giocate in maniera evidentemente diversa nello spazio pubblico e mediatico, sono entrambe, credo, assolutamente importanti. Sarebbe forse possibile azzardare che ciò che si sta facendo con i rom rappresenta ciò che si vorrebbe fare con i musulmani? È forse un’idea ardita, sociologicamente non sostenibile; tuttavia, ciò che è attivo con i rom, cioè l’ingiunzione “o ti integri, o non ti voglio”, è la stessa ingiunzione contenuta nella dichiarazione di morte del multiculturalismo. Nessuna differenza reale è tollerata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ripiegamento sulla tradizione, e il conseguente appello alla “conservazione”, è tipico, come si sa, dei momenti di crisi. Ha fatto benissimo Jurgen Habermas a ricordare, sebbene con grandissima arte, che cosa è successo in Europa (e in Germania, naturalmente) quando alcune tesi sono state prima sostenute da (sedicenti) intellettuali e poi adottate dai governi. E che un tedesco, rivolgendosi a tedeschi, chiami in causa la barbarie nazista (anche solo per dire poi che il riferimento davvero appropriato è un altro), è un segno della gravità della situazione; una gravità che assume dimensioni ancor più allarmanti, perché<strong>in questo momento le sinistre in Europa non stanno proponendo un modello alternativo a quello proposto dagli alfieri della reazione</strong>. È chiaro che non è un problema facile a risolversi, ma è altrettanto evidente che non si può lasciare la mano alle destre, che sempre più sono disposte a concessioni alle forze ultraconservatrici (Olanda in particolare, ma anche Francia). Ciò di cui c’è bisogno è un’idea di Europa e di convivenza che non lasci le spalle scoperte alla tolleranza e alla democrazia <em>sostanziale</em>.<strong>Perché non riproporre, ad esempio, il problema delle condizioni economiche, il tema del welfare, il tema della redistribuzione? Perché non concepire una sinistra che coniughi il tema del riconoscimento con quello dell’equità? Perché non coinvolgere le comunità presenti all’interno degli stati europei in progetti realmente emancipatori, perché non farli sentire, al pari nostro, attori attivi nella costruzione di un percorso di convivenza che unisca le problematiche economico-sociali a quelle identitario-religiose?</strong> Tutto questo richiederebbe, è logico, una forza che sembra mancare alla sinistra non solo italiana, ma anche europea. Tuttavia penso che la “questione rom” e la “questione islamica” possano essere due punti fondamentali nell’agenda politica della sinistra, due punti forse anche impopolari ma dai quali muovere per ritrovare una direzione. La sinistra ha bisogno di ripartire, di riprogettarsi, e di ritrovare anche un soggetto sociale in grado di agire il cambiamento. Perché non ripartire da ciò che non è stato ancora teorizzato, per esplorare strade nuove per la costruzione di una nuova convivenza e di una nuova Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3032963233772401249#_ftnref1">[1]</a> Cfr. E. Balibar, <em>Rom, questione comune</em>, rielaborazione dell&#8217;introduzione Sigona N. e Trehan N., <em>Romani Politics iN Contemporary Europe</em>, Palgrave  2009:  “La costruzione dell&#8217;Ue ha avuto degli effetti estremamente contraddittori. Ha prodotto una categorizzazione dei rom a livello europeo, dal momento che per la Ue sono stati considerati un &#8220;problema&#8221; nel loro stesso diritto a farne parte. Questo è uno scalino preliminare nella nuova razzializzazione dei rom. Li mette nella stessa categoria dei &#8220;migranti&#8221; di origine extracomunitaria, in un quadro generale che ho definito come l&#8217;emergente apartheid europeo, il lato oscuro dell&#8217;emergenza di una «cittadinanza europea». La differenza proviene dal fatto che i &#8220;migranti&#8221; (e i discendenti di migranti) sono visti come un altro esterno, mentre gli tzigani come un altro interno. Ciò d&#8217;altronde rafforza il vecchio stereotipo del nemico interno, che ha effetti sanguinosi”.  (<a href="http://incidenze.blogspot.com/2010/09/etienne-balibar-rom-questione-comune.html">http://incidenze.blogspot.com/2010/09/etienne-balibar-rom-questione-comune.html</a>)</p>
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		<title>VERSO UNO SPORT PIU’ RESPONSABILE</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 21:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Montebelluna]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo sport è certamente uno degli aspetti che caratterizzano una società e dai suoi valori, così come dai suoi eccessi e dai suoi vizi si possono comprendere meglio quelli di un intera comunità. Negli ultimi anni, soprattutto alla luce degli scandali del doping; di &#8220;Calciopoli&#8221;, dei tanti casi di violenza negli stadi, in molti hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/11/untitled.bmp"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sport è certamente uno degli aspetti che caratterizzano una società e dai suoi valori, così come dai suoi eccessi e dai suoi vizi si possono comprendere meglio quelli di un intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, soprattutto alla luce degli scandali del doping; di &#8220;Calciopoli&#8221;, dei tanti casi di violenza negli stadi, in molti hanno parlato della necessità di rifondare lo sport professionistico e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sport4Society è un associazione che vuole dare un contributo al mondo dello sport, affinché sviluppi buone pratiche sociali ed ambientali, e faccia dell&#8217;attività agonistica, sia dilettante che professionale, uno strumento di crescita e condivisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo intervistato il Presidente dell&#8217;Associazione Umberto Musumeci, che ci ha spiegato nel dettaglio il senso di questa iniziativa e le sue prospettive future.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata l&#8217;idea di Sport4Society?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Basta guardare a ciò che succede continuamente nel mondo dello sport, sia professionistico che dilettantistico. Le tante piccole esperienze locali di gente che lavora con impegno e dedizione –investendo il proprio tempo e spesso anche soldi- in attività a supporto delle esperienze sportive di giovani e meno giovani, che rimangono spesso nascoste e coperte, talvolta anche umiliate, dal prevalere di affarismi, violenza, doping, inquinamento ambientale, discriminazioni razziali, compiuti spesso nel nome dello sport “che conta”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo intendete agire per garantire lo sport responsabile?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questo panorama, è necessario partire dal basso, dalle piccole attività sul territorio, iniziando dai più piccoli e dai giovani, e parlando di sport responsabile. Il che vuol dire – per fare solo degli esempi- sdrammatizzare le sconfitte, simpatizzare con l’avversario, solidarizzare con altri atleti che hanno un diverso colore della pelle - e sono sbeffeggiati dai soliti cretini-, fare attenzione a come si gestiscono i rifiuti in una manifestazione sportiva; in una parola: valorizzare lo sport come mezzo di promozione sociale e di integrazione multiculturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>a chi vi rivolgete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto ai più giovani, ma è necessario canalizzare questi principi verso di loro attraverso dirigenti, allenatori, preparatori atletici, genitori, insegnanti di educazione fisica. Si tratta di fare ragionare tutti (adulti, ragazzi, giovani) attorno ai valori positivi dello sport per far sì che questi concetti importanti emergano sempre e dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cronaca degli ultimi mesi ha riportato l&#8217;attenzione sull&#8217;intolleranza nel calcio (Caso Marassi, caso Cagliari-Inter). Cosa succede nel mondo dello sport?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come altre realtà del nostro Paese, e non solo, anche lo sport diventa espressione e strumento di una società in cui si sfilacciano i rapporti sociali, aumentano le precarietà e le sopraffazioni, le tensioni si scaricano in violenze spesso gratuite e immotivate, l’illegalità prevale, i più furbi la spuntano quasi sempre contro gli onesti e i meno avveduti, il denaro diventa fine e non è più un mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa serve nella nostra società per vivere lo sport come esperienza di crescita personale e pubblica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una grande attenzione della politica, stroncando con rigore ogni atteggiamento violento, immorale, dannoso alla salute e allo sviluppo fisico degli atleti soprattutto più giovani, promuovendo una idea di sport responsabile, in cui ognuno deve comprendere gli effetti provocati dai propri comportamenti sugli altri e sulla società in generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri prossimi obiettivi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intessere con pazienza una rete che colleghi e faccia convergere su questi principi non solo Enti istituzionali (che già fanno o dovrebbero fare questo perchè rientra nel loro core business) ma anche federazioni, società sportive piccole e grandi, valorizzando le tante associazioni e fondazioni sportive ( ma anche quelle che si occupano di sport pur non essendo il loro obbiettivo principale). Entro il prossimo anno abbiamo previsto la costituzione del Forum  “Il bello dello Sport”, per far sì che questa rete possa avere anche una voce unica.</p>
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		<title>Legge elettorale, qual è il vero problema?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[frammentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sartori]]></category>
		<category><![CDATA[instabilità di governo]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[preferenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è l&#8217;aspetto peggiore – il “più negativo” &#8211; dell&#8217;attuale legge elettorale? A giudicare dagli umori della gente e dal vociare che si produce quotidianamente e da tempo attorno a questo tema, la risposta è semplice: la mancanza del meccanismo delle preferenze, autentico indicatore di democrazia dal basso. Perché è grazie alla preferenza accordata al candidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qual è l&#8217;aspetto peggiore – il “più negativo” &#8211; dell&#8217;attuale legge elettorale? A giudicare dagli umori della gente e dal vociare che si produce quotidianamente e da tempo attorno a questo tema, la risposta è semplice: la mancanza del meccanismo delle preferenze, autentico indicatore di democrazia dal basso. Perché è grazie alla preferenza accordata al candidato ideale e rappresentativo che si misura, nell’immaginario collettivo, il potere reale in mano al popolo, ai cittadini; ovverosia, se siamo ancora in democrazia o già in una qualche altra (autoritaria) forma di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che sia sempre necessario fare i conti col potere che viene dall’alto, cioè dai partiti, i quali sono sempre gli attori decisivi nella selezione dei candidati. Sono loro, infatti, a stilare la rosa definitiva dei nomi che poi prenderà parte al gioco elettorale. Chi è convinto del contrario, chi è convinto, in sostanza, che col sistema delle preferenze il meccanismo decisionale ricada interamente sui cittadini, aumentando significativamente il tasso di democraticità della politica del Paese, o ragiona ideologicamente oppure è semplicemente vittima della sua ingenuità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, personalmente, la cosa più triste è che all’interrogativo che ho posto nell’<em>incipit</em> quasi nessuno risponde adducendo un altro e differente aspetto &#8211; a mio modo di vedere ben più deleterio per la stessa democrazia &#8211; di cui evidentemente non si ha più percezione, lo si considera fisiologico forse per l’assuefazione alla sua costante presenza nel sistema politico italiano. Sto parlando della piaga peggiore che aveva afflitto il sistema politico italiano della Prima Repubblica: l’instabilità di governo e la frammentazione politica.</p>
<p style="text-align: justify;">I diversi tentativi di legge elettorale che sono stati percorsi negli ultimi vent’anni (mi riferisco ai due sistemi che il politologo Giovanni Sartori ha battezzato rispettivamente <em>Mattarellum</em> e <em>Porcellum</em>) sono stati concepiti allo scopo di ridurre fortemente, se non di annullare, la possibilità che questi mali si presentassero nuovamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bilancio delinea però un fallimento totale. Ciononostante, è singolare che siano davvero pochi, almeno tra gli addetti ai lavori, coloro che sottolineano e dimostrano di avere a cuore questo problema. Per questo ci ritroviamo con i partiti che giocano a far rimbalzare l’uno contro l’altro la paternità di una legge elettorale che non ha prodotto affatto cambiamenti qualitativi sotto questo profilo. D’altra parte, l’equilibrio e l’oggettività non sono mai state caratteristiche della politica italiana che, invece, è satura di slogan faziosi e ideologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>IL FOGLIO DI YORICK- forme di pensiero collettivo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 07:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/siti amici]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[verona]]></category>

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		<description><![CDATA[Raggiungi yorick su facebook: Scarica “il foglio di yorick”: http://www.yorickthefool.blogspot.com Che cos’è “il foglio di yorick”, questa cosa che avete appena “aperto” (già, ma senza sfogliarlo!) e che, forse, vi apprestate a leggere? Si potrebbe cominciare dicendo che non è una “cosa” ben definita. È piuttosto “più cose” alla ricerca di una sintesi, di una forma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Raggiungi yorick su facebook: <a href="http://www.facebook.com/pages/yorick-the-fool/102653043110672#!/pages/yorick-the-fool/102653043110672" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1984" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/04/facebook-logo_30.png" alt="" width="30" height="30" /></a></h2>
<h4><a href="http://www.facebook.com/pages/yorick-the-fool/102653043110672#!/pages/yorick-the-fool/102653043110672" target="_blank"></a>Scarica “il foglio di yorick”: <a href="http://www.yorickthefool.blogspot.com/" target="_blank">http://www.yorickthefool.blogspot.com</a></h4>
<p style="text-align: justify;">Che cos’è “il foglio di yorick”, questa cosa che avete appena “aperto” (già, ma senza sfogliarlo!) e che, forse, vi apprestate a leggere? Si potrebbe cominciare dicendo che non è una “cosa” ben definita. È piuttosto “più cose” alla ricerca di una sintesi, di una forma nuova. Dunque è anche un tentativo, una prova: appunto, un esperimento. Proviamo a mettere un po’ d’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ci troveremo dentro. Primo esperimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aprire uno spazio critico. “il foglio di yorick” vorrebbe essere un luogo per molte voci, luogo del pluralismo dello sguardo sul nostro tempo. Ma vorrebbe anche andare oltre la presentazione delle molte voci: non vorrebbe arrestarsi ad una generica condanna del nostro presente, alla denuncia e all’informazione; vorrebbe anche essere uno spazio in cui lo sguardo e la critica del presente assumono una prospettiva progettuale, sforzandosi di tracciare i contorni di un futuro possibile. Uno spazio di critica e di proposta, quindi; un foglio a partire dal quale parlare, discutere. Perché la critica mutila se stessa se non diviene (pro)positiva e non favorisce l’incontro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forme intermedie. Secondo esperimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carta o schermo. Libro o e-book. Lo scenario del presente è un’intersezione di modi e supporti comunicativi, nessuno dei quali è ancora risultato vincente. Lanciare una sfida. Far interagire questi modi antagonisti in maniera virtuosa, complice. Il sottotitolo dice: idee da leggere inoltrare stampare.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere: il formato A4 orizzontale rende agevole la lettura a schermo intero (ctrl+L), rimanendo funzionale anche alla stampa su carta nel formato più tradizionale. I links attivi, colorati, permettono inoltre di usare “il foglio di yorick” come un ipertesto, collegandolo alla rete e aprendolo oltre i suoi stessi confini.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltrare: la diffusione de “il foglio di yorick” sarà gratuita e a portata di mouse, facile per tutti i suoi lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Stampare: forse la scommessa maggiore. Ogni articolo sarà un piccolo “foglio” autonomo, con tutti i riferimenti e le indicazioni presenti sul giornale. L’idea è quella dello “stampa e diffondi”: ogni lettore potrà stampare l’articolo che più gli è piaciuto o che ritiene più importante, lasciandolo poi nei luoghi dove potrà essere letto da altre persone che entreranno così in contatto con il mondo di yorick. Autobus, uffici, aule studio, piazze…. Ovunque. Stampare, insomma, per seminare le idee su terreni che forse sono fertili ma che non conosciamo nemmeno. E qui arriviamo ad una ulteriore scommessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un nuovo lettore. Terzo esperimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Creare partecipazione, condivisione, allargare la cerchia del dibattito. Un nuovo lettore, che non si limiti a rilanciare con un clic di mouse. “stampa e diffondi” vuol dire anche scegliere luoghi da colonizzare, territori incerti verso i quali aprirsi, territori intorpiditi da scuotere. Un modo, anche, per uscire dalla virtualità telematica, per ricreare una agorà fatta di voci, di sguardi, di toni, di sostanza. Passare nelle mani di una persona un’ idea per il nostro presente è occasione di parole, di conoscenza, di scambio che non sempre un “inoltra” garantisce. Un lettore che partecipi, dunque, all’opera di informazione e di proposta. Un lettore che diventi anche autore, rispondendo agli articoli e inviandone di propri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo è in movimento, si nutre di idee scambiate tra amici a volte migliaia di km lontani. Assomiglia molto ad una avventura, e come ogni avventura non sa dove andrà a finire e chi incontrerà, né che mezzi adopererà. L’unica cosa di cui noi siamo convinti è che abbiamo bisogno di nuove forme per poter continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto: pensare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NEL NUMERO UNO:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quell’immenso cimitero sommerso p.6 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La camera da presa ci restituisce l’immagine di un mare tranquillo, mosso da leggere onde, blu e immenso. Poi si ferma su un’immagine: è l’immagine di un vecchio pescatore di Mazara del Vallo che, come è consuetudine ormai da molti anni, sale a bordo del suo peschereccio per andare a pescare - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>di Alessandra Garda</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emergenza educazione civica p. 9</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli anni, all’inizio di settembre e a metà giugno, i giornali parlano dei “problemi della scuola”. Garantito; tanto quanto è garantito che in estate trattano del caldo “al di sopra delle medie stagionali” e che in inverno almeno una testata titolerà “L’Italia nella morsa del gelo”. Poi passa - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>di Gracco Spaziani</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riflessioni su un’esperienza con Libera p.11</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa avevo raccontato, per Ctm altromercato, l’esperienza estiva di campo scout trascorsa con Libera- associazioni, nomi e numeri contro le mafie (parte di questo articolo riprende quanto già pubblicato sul sito www.altromercato.it), ma in quest’occasione volevo andare oltre, cercando di aprire nuovi orizzonti di riflessione - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>di Laura Battistella</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sudafrica, oltre i mondiali? p.14</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Sudafrica del 2010 sarà ricordato in Italia come il Paese in cui la nazionale di calcio ha fatto una pessima figura sportiva ai Mondiali. I mega-eventi sportivi di questo genere hanno l’incredibile capacità di mettere un intero Paese al centro dell’attenzione internazionale per qualche settimana - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>di Francesco Gastaldon</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tirocini e precariato. Bamboccioni è ora di organizzarsi p.17</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel diritto del lavoro italiano esistono delle categorie ben definite per gli apprendisti e i contratti di formazione e lavoro, o simili forme di lavoro/apprendimento che permettono al lavoratore di fare esperienza, senza avere la stessa retribuzione di un lavoratore ordinario. Queste categorie sono tutelate, giuridicamente e nella pratica, con limiti agli orari, regole sulla retribuzione, sulla possibilità di eventuale assunzione - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>di Stefano Panozzo</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nasce la prima associazione antimafia a Verona p.20</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come si legge sullo statuto della neonata associazione di promozione sociale, le finalità principali sono la promozione della cultura antimafia, soprattutto tra le giovani generazioni, mettendole in guardia dalle infiltrazioni mafiose che ormai hanno raggiunto il Veneto e la sensibilizzazione della popolazione tramite incontri, convegni e conferenze con esperti del settore, volti ad approfondire la conoscenza diretta del fenomeno; in tal senso molta attenzione sarà dedicata alla valorizzazione delle storie di tutte quelle vittime di mafia ormai dimenticate - <span style="color: #0000ff;"><em><strong>comunicato stampa</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 330px;">Per portare avanti la nostra iniziativa abbiamo bisogno di voi… quindi “leggi inoltra e stampa!”, come dice il nostro motto. Se ogni lettore lo invia ad anche solo 5 persone, in un batter d’occhio arriviamo ad una “tiratura” di 1000 copie! Aspettiamo i vostri commenti e i vostri consigli, le vostre lettere, le vostre segnalazioni, e ovviamente i vostri articoli… non esitate a scriverci, vogliamo continuare a ragionare e pensare assieme; facciamo crescere le idee!</p>
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		<title>La coesione che manca a questo Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 17:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa mattina alla Camera dei Deputati il Presidente Silvio Berlusconi ha tenuto un discorso durato quasi un’ora. Un discorso in cui difendeva l’operato di due anni e mezzo di Governo, tracciando un bilancio a suo dire, com’era da aspettarsi, positivo. Un discorso in cui ha sintetizzato in cinque grossi punti il programma per il quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questa mattina alla Camera dei Deputati il Presidente Silvio Berlusconi ha tenuto un discorso durato quasi un’ora. Un discorso in cui difendeva l’operato di due anni e mezzo di Governo, tracciando un bilancio a suo dire, com’era da aspettarsi, positivo. Un discorso in cui ha sintetizzato in cinque grossi punti il programma per il quale in queste ore si sta votando la fiducia. Un discorso in cui, cosa che personalmente considero importantissima, si è appellato alla coesione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciate da parte tutti le chiacchiere circa il venir meno in così poco tempo della forza numerica con cui l’attuale maggioranza si era insediata, accantonati tutti i commenti prodotti nelle ultime settimane riguardo alle vicende più svariate – la casa di Fini a Montecarlo, il caso P3, la questione Cosentino, la cui rilevanza politica nessuno mette in discussione ma che con la politica vera, cioè quella consistente nel prendere decisioni, nulla ha a che vedere – un elemento è, secondo me, significativo di una stagione che è stata definita da più parti come una delle più brutte politicamente degli ultimi anni: la mancanza di coesione nazionale.<span id="more-2225"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non è affatto banale riflettere su questo tema e ricorrervi per tentare di capire e di spiegare cosa non funzioni oggi nella politica italiana, cosa non abbia forse mai funzionato da quando è finita la Guerra. La coesione nazionale è un’idea che rinvia all’unione ed alla condivisione di fondo di un gruppo definito di valori e di principi da parte della stragrande maggioranza di un popolo. Non bisogna sforzarsi molto per cercare e per trovare quei valori e quei principi: sono scritti sulla nostra Costituzione. Il lavoro, l’uguaglianza la Libertà con la “l” maiuscola; le varie libertà, cioè i diritti civili; i diritti sociali, quelli economici e quelli politici; persino il tricolore, la nostra bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">Che quadro è quello della politica italiana? Che cosa comunica? In cosa consiste, dovessimo mai spiegarla ad uno straniero, se non in un’attività profondamente segnata dall’odio che contraddistingue tanto le relazioni fra i soggetti incaricati di condurla quanto quelle fra i destinatari delle decisioni che vengono prodotte? “Coesione politica” dovrebbe voler dire, invece, condivisione di un insieme di idee di base sulla convivenza civile di un Paese, dovrebbe voler significare adesione alle norme, anche quando queste non piacciono (spesso capita). Le norme, o meglio le leggi, possono sempre essere cambiate poiché siamo in democrazia e chiaramente ci si aspetta che il cambiamento avvenga legalmente, per via parlamentare. Assistiamo invece a vere e proprie lotte di piazza, gesti di intolleranza e di violenza, con tanto di forze dell’ordine disposte in assetto di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Semplificando al massimo, ci sono due anime che si fronteggiano: la fazione berlusconiana e quella anti-berlusconiana. Il voto, sia politico sia amministrativo (almeno nelle città medio-grandi), è fortemente polarizzato e concentrato attorno a questi due poli. A Padova, alle amministrative del 2009, il 90% dei cittadini ha dato il proprio voto o alla coalizione capeggiata dal PDL o a quella capeggiata dal PD, con un sostanziale pareggio (tant’è vero che si andò al ballottaggio). L’Italia è seriamente spaccata in due e quel che è grave è che la distanza fra questi due gruppi politici è enorme. L’unico soggetto politico che, silenziosamente, si sottrae a questa logica continuando ad aumentare i consensi è la Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi scrive è figlio della stagione politica di Berlusconi, ha frequentato la scuola superiore (le scuole superiori: ben tre, in tre città diverse del NordEst) e l’Università (le Università: ben tre, in tre città diverse del Nord Italia). Ha frequentato ambienti fortemente politicizzati in cui purtroppo ha imparato che a volte è meglio tacere e autocensurarsi per evitare di essere linciati da chi la pensa diversamente, riservandosi solo successivamente e magari con un amico una discussione anche accesa ma equilibrata su temi di natura politica. Non è affatto bello, ma è il risultato della mancanza di coesione nazionale. Che vuol dire anche rispettare le altrui opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo ad esempio uno qualsiasi dei cinque punti del discorso odierno di Berlusconi, un argomento a cui tengo molto per svariati motivi: la giustizia. Asserisco con fermissima convinzione che non è possibile intavolare una discussione intelligente e moderata su questo tema senza passare per essere considerati filoberlusconiani: dunque, secondo la retorica che va per la maggiore, semplicemente “ignoranti”. Vorrei tanto essere smentito, ma ho paura che non accadrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Del tema “giustizia”, consideriamo uno solo dei punti salienti su cui questo Governo in 16 anni, nelle più svariate formazioni, ha fatto propaganda: la separazione delle carriere dei magistrati. Esiste in questo Paese un gran numero di persone che probabilmente non sa nemmeno di cosa si tratti, probabilmente non ne ha nemmeno mai sentito parlare; ma il provvedimento in questione fa parte del “pacchetto giustizia” di questo Governo, dunque per molte di queste stesse persone è sufficiente ciò per opporsi con estrema veemenza alla sua approvazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando da parte la retorica di chi liquida tale provvedimento come “piduista” (effettivamente era presente nel Piano di rinascita democratica della P2: e quindi?) e lasciando da parte il fatto che in 16 anni gli stessi Governi Berlusconi abbiano finora prodotto più chiacchiere che fatti, c’è da chiedersi: è un provvedimento buono per il funzionamento corretto della giustizia e per l’armonia fra le istituzioni? Chi scrive crede di sì, a prescindere da Berlusconi. Spesso mi sembra di essere un pesce fuor d’acqua quando faccio questi discorsi, quando, in barba alla convenienza ideologica, preferisco pensare alla genuinità di un provvedimento senza lasciarmi abbindolare da discorsi aprioristici sulla singola persona che ne persegue la ratifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerare buono un provvedimento come la separazione delle carriere, che solo una parte politica (ahimè!) avanza, non significa affatto condividere le posizioni del Governo emerse a proposito di questioni che investono proprio il tema della giustizia quali, ad esempio, i casi Cosentino o Brancher. E’ esattamente questo che manca al nostro Paese. Saper fabbricare discorsi diversi formulando giudizi differenti su fatti distinti, scindendoli: evitare, cioè, di fare di tutta l’erba un fascio. Tuttavia, anche chi, come il movimento Cinquestelle di Beppe Grillo, si dichiara fuori degli schieramenti e redige un programma politico sotto alcuni punti di vista personalmente condivisibile, finisce per non risultare più credibile quando, alla fine di tutto, fa emergere il proprio odio nei confronti di una persona in particolare, dimostrando di avere il dente avvelenato.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi scrive pensa che alcuni specifici provvedimenti fatti approvare dal Governo Berlusconi o (per la gioia di qualcuno) fatti affossare dalla Corte Costituzionale  siano effettivamente tesi alla protezione di un individuo su tutti, siano provvedimenti <em>ad-personam</em>. Ciononostante, chi scrive è decisamente disilluso per ritenere davvero che il governante di turno operi esclusivamente nell’interesse del Paese, dei cittadini; ricorda anzi, a monito, la fredda ma onesta considerazione che un suo professore universitario fece anni fa durante una lezione, riferendosi direttamente ad Alexander Hamilton ed al provvedimento costituzionale americano che gli vietò di diventare Presidente: le norme, tutte le norme nascono quasi sempre <em>ad-personam</em>, vengono adottate a favore di qualcuno e contro qualcun altro. Infine, chi scrive ritiene che vi sia un uso politico della giustizia, vale a dire che alcuni magistrati, d’accordo con una parte politica, imbastiscono processi allo scopo di eliminare dalla scena politica una figura in particolare. L’intervento della magistratura nelle vicende politiche degli ultimi 16 anni è sotto gli occhi di tutti e ha portato finora alla caduta di ben due Governi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al nostro Paese manca un atteggiamento di critica spassionata rispetto alle questioni politiche. L’adesione ai valori costituzionali non implica affatto che la si pensi tutti nell’identica maniera, ci mancherebbe! Significa, invece, cercare di guardare alle singole proposte politiche a prescindere da chi le promuove e, spesso, anche a prescindere dagli intenti che qualche capo-popolo può intravvedervi sotto (magari per ragioni di potere o di invidia), intenti che, a forza di pensarci ci si convince siano realmente fondati, finendo per diventare un’autocostruzione mentale o, più semplicemente, il frutto di una malizia che non consente di percepire come stanno davvero le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>Afghanistan: donne contro tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 16:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Come da tragica consuetudine, l&#8217;appuntamento elettorale in Afghanistan è accompagnato da violenze e uccisioni. I talebani, dopo la caduta del loro regime nel 2001, segnano con il sangue e la violenza ogni accenno di democrazia nel Paese. In un comunicato del 16 settembre Amnesty International afferma che, da luglio, sono stati uccisi 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. Come da tragica consuetudine, l&#8217;appuntamento elettorale in Afghanistan è accompagnato da violenze e uccisioni. I talebani, dopo la caduta del loro regime nel 2001, segnano con il sangue e la violenza ogni accenno di democrazia nel Paese. In un <a href="http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/afghan-election-candidates-fear-attacks-2010-09-16">comunicato del 16 settembre</a> Amnesty International afferma che, da luglio, sono stati uccisi 3 candidati e 15 persone attive nella campagna elettorale, mentre secondo il quotidiano <a href="http://www.avvenire.it/Mondo/afghanistan+sangue+voto_201009180717555700000.htm">Avvenire</a> solo il 30% dei candidati ha potuto svolgere tranquillamente la propria campagna.</p>
<p>I bersagli principali sono le donne: molte candidate, infatti, hanno subito attacchi, minacce, insulti o pressioni volti a impedire la loro attività politica. Amnesty International segnala che «le donne sono lasciate prive di protezione e perfino sbeffeggiate quando denunciano di aver subito minacce e violenze». Al momento della denuncia, una candidata si è sentita rispondere dall&#8217;agente che, se vuole candidarsi al Parlamento, merita di essere minacciata. Anche nelle zone meno difficili per quanto riguarda la parità di genere, i manifesti delle donne sono imbrattati di insulti e perfino i membri del clan delle candidate pagano i cittadini per votare contro di loro. Molte subiscono minacce continue e sono costrette a fare una campagna elettorale clandestina, vedendo di nascosto i loro sostenitori o facendo comizi per telefono. I loro stessi parenti, per paura, le invitano a desistere dalla loro decisione. A volte riuscendoci.</p>
<p>Sono 10,5 milioni gli Afghani chiamati al voto per eleggere i 249 deputati della Wolesi Jirga, la camera bassa del parlamento afghano. Si tratta della seconda elezione dal 2001 per questo ramo dell&#8217;assemblea afghana, che, almeno formalmente, è più potente della Mesherano Jirga, la camera alta: detiene, infatti, il potere di approvazione sulle decisioni del governo e recentemente ha respinto la nomina di due ministri proposti dal premier Karzai.<br />
I candidati sono 2545, tutti indipendenti per regolamento; 430 sono donne, in aumento rispetto alle 328 del 2005. Per la Costituzione, 64 seggi su 249 sono riservati a loro. Tuttavia, lungi dall&#8217;essere delle semplici pedine, le Afghane vogliono partecipare attivamente alla vita democratica del Paese, sfidando quella ancora diffusa discriminazione che le lascia sole contro tutti.</p>
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		<title>No al CIE di Rovigo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 17:17:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>
		<category><![CDATA[espulsione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un dibattito e una manifestazione per dire no alla costruzione di nuovi Centri di Identificazione ed Espulsione e denunciare la disumanità di tali istituti di detenzione. Lunedì 20 settembre, ore 18.30, presso S.A.L.E Docks, Magazzini del Sale, Dorsoduro 187, vicino a Punta della Dogana, Venezia Dibattito &#8220;NO CIE, né a Rovigo, né altrove&#8221;, intervengono Prof. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un dibattito e una manifestazione per dire no alla costruzione di nuovi Centri di Identificazione ed Espulsione e denunciare la disumanità di tali istituti di detenzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Lunedì 20 settembre, ore 18.30</span>, presso S.A.L.E Docks, Magazzini del Sale, Dorsoduro 187, vicino a Punta della Dogana, Venezia<br />
Dibattito<span style="font-size: medium;"><strong> &#8220;NO CIE, né a Rovigo, né altrove&#8221;</strong></span>, intervengono<br />
<span><span>Prof. <strong>Sandro Chignola</strong>, Università di Padova<br />
</span></span><span><span><strong>Giovanna Pineda</strong>, Assessore a pari opportunità, pace e diritti umani del Comune di Rovigo<br />
</span></span><span><span>Modera <strong>Nicola Grigion</strong>, <a href="http://www.meltingpot.org/">Melting Pot Europa</a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">A cura della rete Tuttiidirittiumanipertutti e <a href="http://www.saledocks.org/">S.a.L.E (Signs and Lyrics Emporium) Docks</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Venerdì 24 settembre</span>, Rovigo<br />
<span style="font-size: medium;">Manifestazione regionale contro la costruzione del CIE a Rovigo</span>, nell&#8217;ambito del Clandestino Day</p>
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		<title>Venezia non ha paura</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 18:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei segnalare un appuntamento davvero interessante a cui partecipare senza indugio&#8230; VENEZIA NON HA PAURA 10/12 set 2010 &#8211; Campo S.Giacomo dell&#8217;Orio. Li sentimmo arrivare, era il 15 settembre 1996. Per la prima volta sentimmo la città attraversata dalla scampagnata domenicale dei secessionisti. Ammainarono le altre bandiere ed issarono quella del loro stato, quel giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Vorrei segnalare un appuntamento davvero interessante a cui partecipare senza indugio&#8230; </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VENEZIA NON HA PAURA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">10/12 set 2010 &#8211; Campo S.Giacomo dell&#8217;Orio.</p>
<p style="text-align: justify;">Li sentimmo arrivare, era il 15 settembre 1996. Per la prima volta sentimmo la città attraversata dalla scampagnata domenicale dei secessionisti. Ammainarono le altre bandiere ed issarono quella del loro stato, quel giorno lontano. Ci sentimmo attraversati, perché la cultura della nostra città era estranea alla secessione, al particolarismo. Quel partito qui, allora, non raggiungeva il 9% dei consensi. Ci sentimmo attraversati, perché scegliere Venezia fu uno sfregio calcolato alla tradizione multiculturale e multietnica della città. Ma non reagimmo. Il rispetto per le idee altrui, anche pessime, prevalse sulla risposta. Ma oggi qualcosa è cambiato. Scomparsa l&#8217;agitata bandiera della secessione, solo la paura tiene insieme quella strana comunità ideologica. La paura dell&#8217;immigrato, la paura del futuro, la paura della crisi&#8230; la paura. Un collante povero e inacidito, che sembra tenere insieme gli opposti, all&#8217;ombra del quale spesso si celano interessi ben calcolati, un collante che non porta da nessuna parte, alimenta solo se stesso e i suoi cantori all&#8217;infinito. Tutti i problemi si amplificano nella civiltà della paura. Finché qualcuno non ritorna alla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tre giorni a Venezia discuteremo, perché vogliamo capire davvero, e canteremo, perché l&#8217;arte è pensare assieme.</p>
<p style="text-align: justify;">- Di rispetto per l&#8217;ambiente e difesa del territorio, perché la nostra attenzione è a quello che ci circonda e non alle fantasie di un leader. Perché nel nome della ricchezza economica non si può trascurare  la salvaguardia della qualità della vita, dell&#8217;ambiente, dei beni comuni, in una parola, del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">- Di migranti, integrazione e identità, senza pietismo e senza timore di riscoprirci diversi. Opponendoci a chi mal nasconde l&#8217;odio nel retro d&#8217;una bandiera. Perché le paure indotte o reali non possono limitare la nostra capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano e non devono affogare nell&#8217;indifferenza i diritti di ciascuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">- In un viaggio verso Sud e ritorno, raccontando le esperienze di autogestione e di democrazia diretta e partecipata, perché senza futuro non si sfugge alla paura. Conosceremo i ragazzi dell&#8217;Aquila e di Cinisi capaci di ricostruire un altro mondo oltre le macerie. E poi di nuovo qui, a Venezia, dove gli studenti di Ca&#8217;Tron, con la loro preziosa esperienza di partecipazione, hanno acceso i riflettori sulle speculazioni immobiliari in città, sul bisogno di nuove attività non solo turistiche, sul bisogno di nuova residenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il nostro programma ambizioso. Che forse non tutti capiranno, forse non oggi.  Ma oggi abbiamo deciso di affrontare la paura più che i suoi evidenti effetti. Perché oggi quel collante inacidito va oltre gli schieramenti, invade le storie di tutti, e, come una melassa, trasforma i sindaci in sceriffi, agita dalle finestre dei municipi di tutta Europa bandiere d&#8217;odio d&#8217;ogni colore. Una melassa che ci ruba ogni giorno gocce di libertà.  Ed è con curiosità, senza toglierci il cappello davanti a lobby e padrini, che proveremo a pensare insieme a nuove alternative. E per farlo, abbiamo bisogno, del tuo, del vostro contributo in questi giorni, perché democrazia per noi è innanzitutto&#8230; partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa abbiamo da perdere? solo paure. E questa città non ha paura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Venezia Città Aperta</span>: veneziacittaperta@gmail.com</p>
<p><strong>Appello pdf:</strong> <a href="http://www.sepoina.it/blobgiudecca/AppelloVeneziaNonHaPaura.PDF" target="_blank"><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
<p><strong>Programma pdf:</strong> <a href="http://www.sepoina.it/blobgiudecca/VeneziaNonHaPaura.PDF" target="_blank"><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PS: sull&#8217;evento e sulle tematiche trattate è aperta una sezione dedicata del forum</strong></p>
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		<title>I vizi di fondo del PD</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2010/08/i-vizi-di-fondo-del-pd/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ una costante della politica italiana la profonda incapacità di molta gente nell’assolvimento di una funzione elementare: leggere la realtà delle cose in maniera imparziale (mi verrebbe da dire “avalutativa”), fornendo giudizi oggettivi sui fatti, sugli eventi, sui fenomeni di rilevanza politica. E’ fisiologica conseguenza che il parteggiare per una fazione conduca moltissime persone, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ una costante della politica italiana la profonda incapacità di molta gente nell’assolvimento di una funzione elementare: leggere la realtà delle cose in maniera imparziale (mi verrebbe da dire “avalutativa”), fornendo giudizi oggettivi sui fatti, sugli eventi, sui fenomeni di rilevanza politica. E’ fisiologica conseguenza che il parteggiare per una fazione conduca moltissime persone, oltre agli stessi politici facenti parte di quella fazione, alla totale miopia nei confronti di ciò che si presenta effettivamente per quello che è.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di “conservatorismo costituzionale”, riferito al PD (secondo la geniale formula avanzata da Angelo Panebianco nell’editoriale del Corriere dello scorso 9 agosto intitolato “Tre idee di Repubblica”), si attaglia perfettamente ad un partito che, al contrario, ama autodefinirsi da sempre promotore del riformismo italiano. A me pare evidente la tensione, lo scarto esistente tra ciò che i suoi rappresentanti ed i suoi sostenitori vorrebbero che esso fosse e ciò che in realtà esso è. Una chiara aporia fra annunciata volontà riformatrice e concreta indole conservatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione del “conservatorismo costituzionale” del PD si spiega storicamente. Nel partito si sono congiunti i gruppi figli delle due fazioni che ebbero un ruolo determinante nella stesura della Costituzione repubblicana (PCI e sinistra DC). Sono esse, inoltre, le due fazioni che, stando alla preziosa ricostruzione fornita da Ernesto Galli della Loggia ne “La morte della patria” (Laterza, 1996), si prefissero lo «scopo politico-pratico» di «impadronirsi della Costituzione e farne un’arma nella battaglia quotidiana contro i propri avversari» sentendosi così «autorizzati a scomunicare come suo “nemico” chiunque a loro piaccia». Sono, infine, le stesse due fazioni che hanno immobilizzato la vita politica della Prima Repubblica, recitandovi come indiscusse protagoniste.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a ciò aggiungiamo un evento della storia italiana relativamente recente – la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 –, con cui il “conservatorismo costituzionale” del PD fa il paio, il quadro è completo. E’ in quella data che si innesta l’<em>incipit</em> della stagione di odio politico e antropologico che conosciamo oggi. Un odio dovuto essenzialmente al fatto che Berlusconi, a capo di una coalizione formata nel giro di pochissimi mesi, è riuscito a strappare la tanto agognata vittoria alle forze di Sinistra guidate dal PDS (l’antenato del PD), il soggetto realmente candidato al successo elettorale</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la “colpa” principale imputata (ma pubblicamente negata) a Berlusconi. Ecco perché egli viene costantemente presentato come l’incarnazione del Male assoluto. Una concezione che porta lo stesso PD (ma il discorso vale ormai per qualsiasi altra sigla del Parlamento italiano, tranne forse la Lega) a presentarsi agli elettori come il Bene, come la panacea di tutti i mali che affliggerebbero la Repubblica. Non solo, ma questa favola lo porta a condurre (tramite anche i suoi potenti giornali di riferimento) le campagne moralistiche che tutti abbiamo conosciuto soprattutto nel corso della presente Legislatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD, così come, prima di esso, i soggetti che vi sono confluiti, mostra costantemente l’indisponibilità ad assumere un atteggiamento inclusivo su questioni generali quali la Costituzione, il XXV aprile, il Primo maggio, il terrorismo, la mafia, il fascismo: insomma fatti, eventi, date o fenomeni che dovrebbero forgiare il sistema condiviso di valori storici e di popolo. Temi, quelli enumerati, rispetto a cui, in un Paese civile, si dovrebbe dar per scontato un certo grado di coesione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD non concepisce né riforme, né un futuro per l’Italia se non all’interno di una cornice dalla quale lasciare escluso Berlusconi – il “mafioso”, il “corruttore”, il “donnaiolo”, il “disonesto”, il “moralmente sporco” – e, con lui, tutti gli “ignoranti” che lo votano. E’ questa la retorica che va per la maggiore. Questo modo d’impostare l’azione politica ha inevitabilmente portato <em>l’homo </em>“<em>piddianus</em>” a confondere un legittimo antagonismo con una lotta senza esclusioni di colpi fino al punto di considerare la Costituzione stessa (per citare il Panebianco di un altro editoriale) &#8220;una specie di feticcio davanti a cui ci si dovrebbe solo inchinare acriticamente&#8221;, una sorta di totem intoccabile, dato una volta per sempre. Ma questa, va detto, è anche la tecnica di combattimento politico propria di chi ha una visione etica, totalitaria della politica. E’ la concezione schmittiana per la quale l’avversario diventa un nemico da annientare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD cerca disperatamente e di continuo di negare pubblicamente il riconoscimento del “peccato originale” di Berlusconi, mischiando confusamente l’invito alla calma, alla pacatezza, alla politica dell’amicizia con un atteggiamento che calmo, pacato e amicale non è. Invece di fare un po’ di autocritica, preferisce continuare con la moralizzazione e, per il resto, presentarsi quale unico garante della validità universale ed eterna della Costituzione (un po’ come le milizie Pasdaran nella Repubblica Islamica d’Iran), espellendo fuori dalla stessa concezione di “costituzionalità” – sinonimo qui di “moralità” – chiunque non sia figlio politico di chi l’ha scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">La radice della presunzione di superiorità della Sinistra è storica, così come storiche sono le ragioni della totale chiusura del PD verso qualsiasi progetto di modifica della Costituzione avanzato dal suo attuale avversario politico. Non pretendo che i sostenitori del PD condividano la presente lettura, ma quella or ora spiegata è la realtà della politica italiana. Sarebbe auspicabile, per il bene del Paese, che l’<em>homo piddianus</em> scoprisse che il vero metro col quale un politico va giudicato è, appunto, politico e non morale; e ricordarsi che chi si comporta da moralizzatore, prima o poi verrà moralizzato da qualcun altro. Ma purtroppo occorre essere più realisti di Carl Schmitt se non ci si vuole illudere.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Gasparetto</p>
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