Solo oggi ho avuto modo di rileggere un articolo di circa tre anni fa e una sua critica coeva; come si può agilmente intuire dal titolo, il pezzo in questione è “Il Compromesso Necessario”, scritto dal Prof. Angelo Panebianco per il Corriere della Sera. La critica invece è ad opera del giornalista Marco Travaglio ed è arrivata dalle pagine del quotidiano l’Unità.
Per prima cosa vorrei premettere che entrambi sono dei “pesi massimi” gente cioè che quando deve parlare di un argomento non bada molto ai convenevoli, ma va dritta al nocciolo della questione senza curarsi dei danni collaterali che, potenzialmente, potrebbero venire anche dal cosiddetto fuoco amico.
Il mio intervento vuole evidenziare come entrambi, in questa occasione, abbiano perso di vista il punto della situazione, il vero nocciolo attorno al quale prima l’uno e poi l’altro, hanno costruito i loro “pezzi”. Ad essere sinceri non è facile anche solo intuire il soggetto vero dei due articoli, questo perchè esso è coperto da una lunga serie di sproloqui (da ambo parti) che hanno il solo effetto di confondere il lettore e di esacerbare le rispettive opinioni, cosa che, poi, è puntualmente avvenuta.
Andiamo però con ordine, procediamo con una lettura del primo, in ordine cronologico, articolo. Addentrandoci tra le righe scopriamo che la vera sostanza dell’articolo apparso sul Corriere è un elogio all’operato dei Servizi Segreti; naturalmente questo è mascherato da una critica all’operato del governo, ma proprio di una lode si tratta. Qui gli uomini dell’ex Sismi, e i loro omologhi di altre nazioni, vengono dipinti come gli unici in grado di salvarci dall’Armageddon. Subito dopo, però, inizia la parte meno razionale dell’articolo, in cui, alla rinfusa, vengono tirati in ballo lo stato di diritto, le garanzie costituzionali, i diritti umani, la paura del diverso, la guerra e svariati scenari apocalittici che minano la compattezza e l’integrità stilistica, ma non solo, dello scritto del Prof. Panebianco. L’articolo risulta essere un’accozzaglia di critiche e vittimismi di tale grandezza che, come detto sopra, viene messo in ombra il vero soggetto.
Passiamo ora alla critica operata da Travaglio. Il giornalista lo conosciamo tutti, può piacere o non piacere, una cosa però va detta in ogni caso: spesso esagera, e in questo caso a esagerato fin dall’inizio. Innanzi tutto è partito ribaltando le premesse iniziali e poi ha trasformato gli appunti da fare all’articolo in critiche al vetriolo rivolte al suo “avversario”. Nel suo articolo traspare chiaramente l’intento non tanto di ridimensionare la portata del precedente pezzo, ma di ridurre ai minimi termini la credibilità e la capacità di replica obiettiva del suo autore. A ben vedere sembra quasi che Travaglio cerchi il “corpo a corpo” per dimostrare di essere il più forte. Il guaio però è che il gioco al quale finisce per giocare è proprio quello che inizialmente ha criticato a Panebianco: il “vediamo-chi-la-sa-sparare-più-grossa”.
Giunti a questo punto ci si potrebbe chiedere come mai io abbia scelto di proporre, anzi, di ri-proporre un titolo come quello. È presto detto un compromesso è necessario, non però nei termini evidenziati da Travaglio e Panebianco (entrambi malati di uno sterile sensazionalismo e personalismo); un compromesso è necessario a livello giornalistico, un compromesso tra sproloquio e bacchettonismo, tra ingenuità e malizia, tra insulto e difesa a spada tratta: la notizia e l’opinione.
Giovanni