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	<title>Come2discuss &#187; Diritti Umani</title>
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	<description>Informarsi è il primo passo per agire</description>
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		<title>LA POVERTA&#8217; IN ITALIA: LA FOTOGRAFIA NEL RAPPORTO CARITAS &#8211; ZANCAN</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 20:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<description><![CDATA[  In Italia la povertà è in aumento ed i diritti sono sempre più spesso messi in discussione per una parte sempre più consistente della nostra popolazione. Il Rapporto redatto dalla Caritas con la Fondazione Zancan mostra una situazione che va peggiorando, alla quale non si riesce a dare una risposta strutturale. Al di là [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"> </div>
<p>In Italia la povertà è in aumento ed i diritti sono sempre più spesso messi in discussione per una parte sempre più consistente della nostra popolazione. Il Rapporto redatto dalla Caritas con la Fondazione Zancan mostra una situazione che va peggiorando, alla quale non si riesce a dare una risposta strutturale. Al di là dei numeri e delle analisi, il Rapporto lancia tuttavia interessanti proposte di ripresa &#8220;<em>dal basso</em>&#8220;, che vedono le fasce emarginate protagoniste dell&#8217;uscita dalla condizione di disagio.</p>
<p>Sul sito di &#8220;IRIS &#8211; Idee e Reti per l&#8217;Impresa Sociale&#8221; si può trovare una sintesi del Rapporto</p>
<p>http://www.irisonline.it/web/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=23&#038;Itemid=36</p>
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		<title>APPELLO PER TROY DAVIS</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[e-participation]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l&#8217;assassinio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989. La sua vicenda giudiziaria è stata decisamente poco chiara, considerando il fatto che l&#8217;arma del delitto non è mai stata ritrovata e nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all&#8217;omicidio. Sussistono peraltro anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l&#8217;assassinio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989.<br />
La sua vicenda giudiziaria è stata decisamente poco chiara, considerando il fatto che l&#8217;arma del delitto non è mai stata ritrovata e nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all&#8217;omicidio. Sussistono peraltro anche dubbi sulle testimonianze presentate al processo, considerando che sette dei nove testimoni chiave hanno cambiato o ritrattato la loro versione affermando di aver originariamente accusato Davis su pressione della polizia.<br />
Amnesty International, ha organizzato un fine settimana di iniziative in favore di Troy Davis ed ha lanciato un appello mondiale diretto al Comitato statale della Georgia competente a valutare le domande di grazia e che esaminerà il caso il 19 settembre.<br />
E&#8217; ancora possibile firmare l&#8217;appello on-line.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di Amnesty International potete trovare maggiori informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amnesty.it/mobilitazione-per-salvare-la-vita-a-troy-davis">http://www.amnesty.it/mobilitazione-per-salvare-la-vita-a-troy-davis</a></p>
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		<title>Diritti Umani e riduzionismo</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2011/04/diritti-umani-e-riduzionismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa sono i diritti umani? Penso sia una domanda interessante che merita una risposta, risposta che spero sia altrettanto interessante rispetto alla domanda. Ci sono varie correnti di pensiero che definiscono i diritti dell’uomo, che ne delimitano i contorni e gli ambiti, personalmente trovo interessante l’ipotesi dei diritti umani come connaturazione. In un certo senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sono i diritti umani? Penso sia una domanda interessante che merita una risposta, risposta che spero sia altrettanto interessante rispetto alla domanda.</p>
<p>Ci sono varie correnti di pensiero che definiscono i diritti dell’uomo, che ne delimitano i contorni e gli ambiti, personalmente trovo interessante l’ipotesi dei diritti umani come connaturazione. In un certo senso si tratta di un’ipotesi riduzionista che assimila i diritti all’essere umano e non li fa derivare dalla sua “umanità”. Andando più nel dettaglio si può dire che l’essere umano non acquisisce nuove diritti ex novo, ma vede (progressivamente?) riconosciute alcune sue prerogative che de facto sono insite ad esso in quanto essere.</p>
<p>Ne consegue che tutto ciò che viene considerato “diritto umano” non è un’estrinsecazione forzosa e, come molti pensano, spesso forzata, ma è in realtà un’espressione puramente umana della stessa umanità dell’uomo. Come si innesta in questo il riduzionismo? Partendo da una prospettiva come questa si può notare come i diritti oggetto di questa trattazione sono “riducibili” all’essere umano. Riducibili e non “riconducibili”, come si potrebbe ricondurre all’uomo una cosa che è già dell’uomo? Essi però posso essere ridotti all’uomo. Attenzione, in questa accezione che sto usando, “riduzione” non ha un significato negativo, anzi, questa parola assume una connotazione alta e valorizzante.</p>
<p>Per poterla capire bisogna andare a capire cosa si può intendere con riduzionismo. Per fare introduco la nozione di riduzionismo scientifico: con riduzionismo si intende l’assimilazione di una teoria T1 ad una teoria T2 che la ricomprende, la completa e la sviluppa andando a soppiantare la visione prima “limitata” della prima rispetto alla seconda.</p>
<p>Da questo punto di vista il ridurre i diritti umani alla “persona umana” rappresenta l’ampliamento dell’universo dell’umanità personale. La riduzione dei diritti all’uomo apre, in potenza e solo per chi è in grado di vederlo, nuove prospettive di riflessione e nuovi spunti di approfondimento, non in prospettiva scientista (una falsa pista che porta sempre sulle pericolose chine dell’applicazione di psuedo principi scientifici a questioni prettamente filosofiche), ma in prospettiva umanocentrica.</p>
<p>Dal mio punto di vista la connaturazione dei diritti umani all’uomo e la loro riduzione all’essere umano stesso è uno dei modi possibili per porre l’attenzione sull’uomo, sulla sua capacità e sul suo assoluto. L’essere umano come unità a sé stante originaria e non derivata dunque, con sue proprie prerogative native e non irraggiato da “aure” esterne.</p>
<p>Per rispondere dunque alla domanda iniziale, i diritti umani sono le espressioni della più vera umanità, con questa intendendo il nocciolo più profondo e troppo spesso tralasciato e calpestato dell’essere umano, inteso come essere assoluto a cui tutto è riducibile e connaturabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giovanni</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA GIUSTIZIA A PICCOLI PASSI</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 22:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Int.]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di una &#8220;sentenza storica&#8221; e in parte è proprio così. Un tribunale dell&#8217;Ecuador ha condannato la multinazionale Chevron per i danni apportati all&#8217;amazzonia ecuadoriana dalla Texaco (dal 2001 di proprietà della Chevron) in tredici anni di trivellazioni . A tratti sembra un film, con il battagliero avvocato Pablo Fajardo, cresciuto nel luogo martoriato e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si parla di una &#8220;sentenza storica&#8221; e in parte è proprio così. Un tribunale dell&#8217;Ecuador ha condannato la multinazionale Chevron per i danni apportati all&#8217;amazzonia ecuadoriana dalla Texaco (dal 2001 di proprietà della Chevron) in tredici anni di trivellazioni .</p>
<p style="text-align: justify;">A tratti sembra un film, con il battagliero avvocato Pablo Fajardo, cresciuto nel luogo martoriato e che ha trovato nello studio del Diritto lo strumento per ottenere giustizia per sé e per la propria gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ogni modo la Sentenza (che condanna la Chevron a versare circa nove miliardi di dollari per danni ambientali e alla popolazione) è solo l&#8217;inizio di una battaglia legale; la multinazionale americana ha già bollato come illegittima ed inapplicabile la sentenza. La ragione fondamentale sarebbe in una Sentenza precedente di soli tre giorni quella in questione e che è stata emessa da una Sezione della Corte Permanente di Arbitraggio dell&#8217;Aja, la quale ha congelato temporaneamente l&#8217;applicazione di ogni sentenza contro l&#8217;azienda in ragione dell&#8217;appello fatto da Chevron all&#8217; applicazione  del Trattato bilaterale USA-Ecuador (nel quale la Texaco veniva liberata di ogni responsabilità a seguito di una compensazione dei danni già a suo tempo riscontrati sul territorio, consistente nel riempire almeno in parte le &#8220;piscine&#8221; realizzate per contenere gli scarti dell&#8217;estrazione petrolifera). La Chevron, peraltro, sottolinea le responsabilità di una compagnia locale, la &#8220;Petroecuador&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto un giudice di New York ha emesso un ordine temporaneo di restrizione che impedisce alla parte civile di ricevere compensazioni prima del giudizio definitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si attende intanto il risultato del ricorso che gli avvocati della Chevron hanno deciso di inoltrare</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente, con la Sentenza del 14 febbraio si è solo ad uno stadio di un percorso molto lungo. Verso la giustizia per un popolo ferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori informazioni ai seguenti indirizzi</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/26880/Ecuador%2C+sentenza+storica+contro+Chevron">http://it.peacereporter.net/articolo/26880/Ecuador%2C+sentenza+storica+contro+Chevron</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2011/02/15/news/la_chevron_dovr_pagare_9_miliardi_di_dollari_per_danni_all_ambiente_e_ai_cittadini_dell_ecuador-12506579/">http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2011/02/15/news/la_chevron_dovr_pagare_9_miliardi_di_dollari_per_danni_all_ambiente_e_ai_cittadini_dell_ecuador-12506579/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/ecuador-chevron-condannata-ma-la-multa-da-7-miliardi-potrebbe-non-essere-pagata/95572/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/ecuador-chevron-condannata-ma-la-multa-da-7-miliardi-potrebbe-non-essere-pagata/95572/</a></p>
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		<title>ROM E ISLAM: due questioni europee per la sinistra europea</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog/siti amici]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo di seguito una riflessione proveniente dal blog (già citato nelle nostre pagine) http://yorickthefool.blogspot.com La discussione è aperta! In un campo nomadi romano quattro bambini rom sono morti mentre dormivano, avvolti e soffocati dalle fiamme. La loro morte ci ricorda che l’inconscio politico dell’Occidente è popolato di ciò che la patina dello stile di vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Pubblichiamo di seguito una riflessione proveniente dal blog (già citato nelle nostre pagine) <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/">http://yorickthefool.blogspot.com</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La discussione è aperta!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.siciliamagazine.com/wp-content/uploads/2010/04/rom211.jpg" alt="" width="342" height="240" />In un campo nomadi romano quattro bambini rom sono morti mentre dormivano, avvolti e soffocati dalle fiamme. La loro morte ci ricorda che l’inconscio politico dell’Occidente è popolato di ciò che la patina dello stile di vita europeo non vuole vedere, o non può tollerare. La coscienza italiana, si sa, può tollerarlo ancora meno. Lo dimostrano campagne mediatiche contro il “pericolo rom”, le condizioni dei loro campi nomadi e gli ostacoli sociali alla loro integrazione; la difficoltà di quest’ultima, poi, viene in genere fatta passare per condizione volontaria: i rom non si vogliono integrare. Ecco un punto importante, anzi: ecco <em>il</em> punto importante. Che cosa vuol dire integrare? Ci ritorneremo tra poco. Quello dei rom non è comunque un problema solo italiano, sebbene il vizio populistico da noi lo renda particolarmente appetitoso per chi sia costantemente in cerca di oggetti libidinali su cui far scaricare gli istinti repressi di una società di polizia. Che non sia un problema “provinciale” è testimoniato dall’iniziativa del presidente Sarkozy, che nell’agosto scorso ha preso la decisione di revocare ad alcuni rom, cittadini comunitari, i diritti previsti dal trattato di Schengen, e di procedere al loro rimpatrio forzato. Perché? Con quale diritto? La patria del cosmopolitismo illuminista è scivolata sulla buccia di banana del paria europeo, il rom, il senza patria? Ma naturalmente chi si poteva opporre? Qualche richiamo formale (UE), nessuna reazione sostanziale (sempre UE); il plauso di Maroni, il sorriso di Berlusconi. La verità è che il “problema rom” non interessa a nessuno, e non è mai interessato a nessuno. Eppure su questa questione, mi pare, si gioca una partita importante, tanto più importante in quanto priva di una posta materiale. Sui rom non si gioca l’economia – non si gioca niente. Solo il diritto allo stato puro, spogliato di qualsiasi altra eteronomia, eterodirezione, contaminazione. Ma allora è tanto più preoccupante che, come ha osservato il filosofo francese Balibar, i rom stiano sempre più diventando il perno pericoloso su cui si sta costruendo, colpevolmente inosservato, il “nuovo apartheid”, il “lato oscuro dell’emergere della nuova cittadinanza europea”<a href="http://#_ftn1">[1]</a>. Là dove il diritto potrebbe/dovrebbe librarsi alto e privo di compromessi, in realtà esso manca la presa sulla realtà. Perché? Giocare “il diritto allo stato puro” non è giocare “niente”. Al contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’Europa gioca nel frattempo una partita anche su un altro fronte, e questa volta la linea di separazione corre sul suo lato esterno. Si tratta della partita con l’Islam, iniziata ufficialmente nel 2001 e con le “crociate” (termine usato da Bush jr, prima della prudente <em>retractatio</em> formale) che ne sono seguite; una partita che si gioca da ben prima, sebbene dietro le quinte. Il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa sembra ormai aver trovato una tacita, implicita e condivisa risposta con la finzione, storicamente aberrante, di una identità europea presuntivamente giudeo-cristiana. Questa identità, come ha rimarcato Tariq Ramadan e come ha ricordato più di recente Jurgen Habermas, è un falso storico, una costruzione che fino al 1945 sarebbe stata non solo impensabile, ma anche ridicolizzata in gran parte dell’Europa che si considerava civile. La “questione islamica” è il vero nome dei recenti attacchi al multiculturalismo, sferrati a breve giro prima dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (per approfondimenti si veda <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/2010/10/il-multikulti-ha-fallito-prospettive.html">qui</a> un precedente post di questo blog) e, pochi giorni fa, dal premier conservatore britannico Cameron, durante una sua visita (guarda caso) a Monaco. Cameron ha affermato, praticamente citando la Merkel, che “il multiculturalismo ha fallito”, e ciò proprio mentre per le strade dell’Inghilterra un corteo di estrema destra sfilava per protestare contro l’Islam scandendo lo slogan “Allah, Allah, who’s the fuck is Allah” (“Allah, Allah, chi cazzo è Allah”). Con ciò, Cameron ha dato un colpo di spugna alla precedente politica labour, impostata nell’epoca Blair sull’idea della convivenza multiculturale all’interno dello spazio pubblico del Regno Unito. La nuova crescita delle destre europee, moderate o estreme, si gioca dunque sulla dichiarazione di morte del progetto multiculturale (in Italia nessuno ha dichiarato che il multiculturalismo è morto semplicemente perché la classe dirigente non sa che cosa sia il multiculturalismo, dal momento che è in altre faccende affaccendata).  Ma la morte del “multikulti” in realtà è diretto contro i turchi lavoratori di Germania, come la Merkel ha esplicitamente ammesso, seguendo vergognosamente le teorie di Thilo Sarrazin (dopo averle ufficialmente smentite: cfr <a href="http://yorickthefool.blogspot.com/2010/10/il-multikulti-ha-fallito-prospettive.html">qui</a>); ed è diretto contro l’Islam fondamentalista nel caso di Cameron. Rimane un altro caso, che non è ancora stato citato: il divieto della Svizzera, sanzionato mediante referendum nel 2009, a costruire nel territorio della Confederazione Elvetica altri minareti, cioè campanili da cui effettuale il richiamo dei fedeli. In Europa ci sono centinaia di migliaia di campanili. Dalle colline della mia città con un’occhiata se ne possono contare almeno una trentina; ma minareti la pluralissima Svizzera non ne vuole.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Queste due questioni distribuiscono la problematica dell’alterità su due fronti, uno interno e l’altro esterno. Sebbene giocate in maniera evidentemente diversa nello spazio pubblico e mediatico, sono entrambe, credo, assolutamente importanti. Sarebbe forse possibile azzardare che ciò che si sta facendo con i rom rappresenta ciò che si vorrebbe fare con i musulmani? È forse un’idea ardita, sociologicamente non sostenibile; tuttavia, ciò che è attivo con i rom, cioè l’ingiunzione “o ti integri, o non ti voglio”, è la stessa ingiunzione contenuta nella dichiarazione di morte del multiculturalismo. Nessuna differenza reale è tollerata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ripiegamento sulla tradizione, e il conseguente appello alla “conservazione”, è tipico, come si sa, dei momenti di crisi. Ha fatto benissimo Jurgen Habermas a ricordare, sebbene con grandissima arte, che cosa è successo in Europa (e in Germania, naturalmente) quando alcune tesi sono state prima sostenute da (sedicenti) intellettuali e poi adottate dai governi. E che un tedesco, rivolgendosi a tedeschi, chiami in causa la barbarie nazista (anche solo per dire poi che il riferimento davvero appropriato è un altro), è un segno della gravità della situazione; una gravità che assume dimensioni ancor più allarmanti, perché<strong>in questo momento le sinistre in Europa non stanno proponendo un modello alternativo a quello proposto dagli alfieri della reazione</strong>. È chiaro che non è un problema facile a risolversi, ma è altrettanto evidente che non si può lasciare la mano alle destre, che sempre più sono disposte a concessioni alle forze ultraconservatrici (Olanda in particolare, ma anche Francia). Ciò di cui c’è bisogno è un’idea di Europa e di convivenza che non lasci le spalle scoperte alla tolleranza e alla democrazia <em>sostanziale</em>.<strong>Perché non riproporre, ad esempio, il problema delle condizioni economiche, il tema del welfare, il tema della redistribuzione? Perché non concepire una sinistra che coniughi il tema del riconoscimento con quello dell’equità? Perché non coinvolgere le comunità presenti all’interno degli stati europei in progetti realmente emancipatori, perché non farli sentire, al pari nostro, attori attivi nella costruzione di un percorso di convivenza che unisca le problematiche economico-sociali a quelle identitario-religiose?</strong> Tutto questo richiederebbe, è logico, una forza che sembra mancare alla sinistra non solo italiana, ma anche europea. Tuttavia penso che la “questione rom” e la “questione islamica” possano essere due punti fondamentali nell’agenda politica della sinistra, due punti forse anche impopolari ma dai quali muovere per ritrovare una direzione. La sinistra ha bisogno di ripartire, di riprogettarsi, e di ritrovare anche un soggetto sociale in grado di agire il cambiamento. Perché non ripartire da ciò che non è stato ancora teorizzato, per esplorare strade nuove per la costruzione di una nuova convivenza e di una nuova Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=3032963233772401249#_ftnref1">[1]</a> Cfr. E. Balibar, <em>Rom, questione comune</em>, rielaborazione dell&#8217;introduzione Sigona N. e Trehan N., <em>Romani Politics iN Contemporary Europe</em>, Palgrave  2009:  “La costruzione dell&#8217;Ue ha avuto degli effetti estremamente contraddittori. Ha prodotto una categorizzazione dei rom a livello europeo, dal momento che per la Ue sono stati considerati un &#8220;problema&#8221; nel loro stesso diritto a farne parte. Questo è uno scalino preliminare nella nuova razzializzazione dei rom. Li mette nella stessa categoria dei &#8220;migranti&#8221; di origine extracomunitaria, in un quadro generale che ho definito come l&#8217;emergente apartheid europeo, il lato oscuro dell&#8217;emergenza di una «cittadinanza europea». La differenza proviene dal fatto che i &#8220;migranti&#8221; (e i discendenti di migranti) sono visti come un altro esterno, mentre gli tzigani come un altro interno. Ciò d&#8217;altronde rafforza il vecchio stereotipo del nemico interno, che ha effetti sanguinosi”.  (<a href="http://incidenze.blogspot.com/2010/09/etienne-balibar-rom-questione-comune.html">http://incidenze.blogspot.com/2010/09/etienne-balibar-rom-questione-comune.html</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>VERSO UNO SPORT PIU’ RESPONSABILE</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 21:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>C2d</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sport è certamente uno degli aspetti che caratterizzano una società e dai suoi valori, così come dai suoi eccessi e dai suoi vizi si possono comprendere meglio quelli di un intera comunità. Negli ultimi anni, soprattutto alla luce degli scandali del doping; di &#8220;Calciopoli&#8221;, dei tanti casi di violenza negli stadi, in molti hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/11/untitled.bmp"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sport è certamente uno degli aspetti che caratterizzano una società e dai suoi valori, così come dai suoi eccessi e dai suoi vizi si possono comprendere meglio quelli di un intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, soprattutto alla luce degli scandali del doping; di &#8220;Calciopoli&#8221;, dei tanti casi di violenza negli stadi, in molti hanno parlato della necessità di rifondare lo sport professionistico e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sport4Society è un associazione che vuole dare un contributo al mondo dello sport, affinché sviluppi buone pratiche sociali ed ambientali, e faccia dell&#8217;attività agonistica, sia dilettante che professionale, uno strumento di crescita e condivisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo intervistato il Presidente dell&#8217;Associazione Umberto Musumeci, che ci ha spiegato nel dettaglio il senso di questa iniziativa e le sue prospettive future.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata l&#8217;idea di Sport4Society?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Basta guardare a ciò che succede continuamente nel mondo dello sport, sia professionistico che dilettantistico. Le tante piccole esperienze locali di gente che lavora con impegno e dedizione –investendo il proprio tempo e spesso anche soldi- in attività a supporto delle esperienze sportive di giovani e meno giovani, che rimangono spesso nascoste e coperte, talvolta anche umiliate, dal prevalere di affarismi, violenza, doping, inquinamento ambientale, discriminazioni razziali, compiuti spesso nel nome dello sport “che conta”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo intendete agire per garantire lo sport responsabile?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questo panorama, è necessario partire dal basso, dalle piccole attività sul territorio, iniziando dai più piccoli e dai giovani, e parlando di sport responsabile. Il che vuol dire – per fare solo degli esempi- sdrammatizzare le sconfitte, simpatizzare con l’avversario, solidarizzare con altri atleti che hanno un diverso colore della pelle - e sono sbeffeggiati dai soliti cretini-, fare attenzione a come si gestiscono i rifiuti in una manifestazione sportiva; in una parola: valorizzare lo sport come mezzo di promozione sociale e di integrazione multiculturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>a chi vi rivolgete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto ai più giovani, ma è necessario canalizzare questi principi verso di loro attraverso dirigenti, allenatori, preparatori atletici, genitori, insegnanti di educazione fisica. Si tratta di fare ragionare tutti (adulti, ragazzi, giovani) attorno ai valori positivi dello sport per far sì che questi concetti importanti emergano sempre e dovunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cronaca degli ultimi mesi ha riportato l&#8217;attenzione sull&#8217;intolleranza nel calcio (Caso Marassi, caso Cagliari-Inter). Cosa succede nel mondo dello sport?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come altre realtà del nostro Paese, e non solo, anche lo sport diventa espressione e strumento di una società in cui si sfilacciano i rapporti sociali, aumentano le precarietà e le sopraffazioni, le tensioni si scaricano in violenze spesso gratuite e immotivate, l’illegalità prevale, i più furbi la spuntano quasi sempre contro gli onesti e i meno avveduti, il denaro diventa fine e non è più un mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa serve nella nostra società per vivere lo sport come esperienza di crescita personale e pubblica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una grande attenzione della politica, stroncando con rigore ogni atteggiamento violento, immorale, dannoso alla salute e allo sviluppo fisico degli atleti soprattutto più giovani, promuovendo una idea di sport responsabile, in cui ognuno deve comprendere gli effetti provocati dai propri comportamenti sugli altri e sulla società in generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri prossimi obiettivi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intessere con pazienza una rete che colleghi e faccia convergere su questi principi non solo Enti istituzionali (che già fanno o dovrebbero fare questo perchè rientra nel loro core business) ma anche federazioni, società sportive piccole e grandi, valorizzando le tante associazioni e fondazioni sportive ( ma anche quelle che si occupano di sport pur non essendo il loro obbiettivo principale). Entro il prossimo anno abbiamo previsto la costituzione del Forum  “Il bello dello Sport”, per far sì che questa rete possa avere anche una voce unica.</p>
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		<title>Afghanistan: donne contro tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 16:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Come da tragica consuetudine, l&#8217;appuntamento elettorale in Afghanistan è accompagnato da violenze e uccisioni. I talebani, dopo la caduta del loro regime nel 2001, segnano con il sangue e la violenza ogni accenno di democrazia nel Paese. In un comunicato del 16 settembre Amnesty International afferma che, da luglio, sono stati uccisi 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. Come da tragica consuetudine, l&#8217;appuntamento elettorale in Afghanistan è accompagnato da violenze e uccisioni. I talebani, dopo la caduta del loro regime nel 2001, segnano con il sangue e la violenza ogni accenno di democrazia nel Paese. In un <a href="http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/afghan-election-candidates-fear-attacks-2010-09-16">comunicato del 16 settembre</a> Amnesty International afferma che, da luglio, sono stati uccisi 3 candidati e 15 persone attive nella campagna elettorale, mentre secondo il quotidiano <a href="http://www.avvenire.it/Mondo/afghanistan+sangue+voto_201009180717555700000.htm">Avvenire</a> solo il 30% dei candidati ha potuto svolgere tranquillamente la propria campagna.</p>
<p>I bersagli principali sono le donne: molte candidate, infatti, hanno subito attacchi, minacce, insulti o pressioni volti a impedire la loro attività politica. Amnesty International segnala che «le donne sono lasciate prive di protezione e perfino sbeffeggiate quando denunciano di aver subito minacce e violenze». Al momento della denuncia, una candidata si è sentita rispondere dall&#8217;agente che, se vuole candidarsi al Parlamento, merita di essere minacciata. Anche nelle zone meno difficili per quanto riguarda la parità di genere, i manifesti delle donne sono imbrattati di insulti e perfino i membri del clan delle candidate pagano i cittadini per votare contro di loro. Molte subiscono minacce continue e sono costrette a fare una campagna elettorale clandestina, vedendo di nascosto i loro sostenitori o facendo comizi per telefono. I loro stessi parenti, per paura, le invitano a desistere dalla loro decisione. A volte riuscendoci.</p>
<p>Sono 10,5 milioni gli Afghani chiamati al voto per eleggere i 249 deputati della Wolesi Jirga, la camera bassa del parlamento afghano. Si tratta della seconda elezione dal 2001 per questo ramo dell&#8217;assemblea afghana, che, almeno formalmente, è più potente della Mesherano Jirga, la camera alta: detiene, infatti, il potere di approvazione sulle decisioni del governo e recentemente ha respinto la nomina di due ministri proposti dal premier Karzai.<br />
I candidati sono 2545, tutti indipendenti per regolamento; 430 sono donne, in aumento rispetto alle 328 del 2005. Per la Costituzione, 64 seggi su 249 sono riservati a loro. Tuttavia, lungi dall&#8217;essere delle semplici pedine, le Afghane vogliono partecipare attivamente alla vita democratica del Paese, sfidando quella ancora diffusa discriminazione che le lascia sole contro tutti.</p>
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		<title>Arresti domiciliari solo a casa? «si violano i diritti dei senza dimora senza rafforzare la sicurezza»</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La federazione italiana organismi Persone Senza Dimora  (Fio.PSD) stigmatizza l’emendamento approvato alla Camera riguardo al decreto “svuota-carceri”.
È stato approvato mercoledì dalla Commissione Giustizia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2016" title="fiopsd logo" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2010/05/fiopsd-logo-300x94.png" alt="" width="300" height="94" />La federazione italiana organismi Persone Senza Dimora  (Fio.PSD) stigmatizza l’emendamento approvato alla Camera riguardo al decreto “svuota-carceri”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È stato approvato mercoledì dalla Commissione Giustizia della Camera, che sta esaminando il cosiddetto “decreto svuota-carceri”, proposto dal governo, un emendamento che impedisce alle persone detenute e che non hanno una casa di accedere agli arresti domiciliari. L’emendamento, formulato dall’onorevole Matteo Brigandì (Lega Nord), avrà un effetto lesivo dei diritti delle persone senza dimora, negando loro la fruizione della misura-cardine del decreto, ovvero la possibilità di scontare fuori dal carcere l’ultimo anno di pena.<br />
Già oggi, il ricorso agli arresti domiciliari risulta problematico per le persone senza dimora o gravemente emarginate che vengono incarcerate. Ma l’emendamento approvato dalla Commissione finisce per sancire questo stato di fatto, trasferendo l’impossibilità sul piano del diritto, limitandosi ancora una volta a utilizzare una leva repressiva per risolvere un problema sociale, ignorando il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, e stabilendo che ci sono persone per le quali è lecito sospendere opportunità riconosciute ai comuni cittadini, in virtù del loro stato di grave emarginazione.<br />
L’emendamento dell’onorevole Brigandì rischia di sopprimere, in concreto, anche la possibilità – sino a oggi prevista per le persone senza dimora – di scontare l’ultimo periodo di pena presso un luogo, pubblico o privato, che abbia funzioni di cura, assistenza e accoglienza. Il trattamento alternativo, in altre parole, verrebbe esteso e reso sistematico nell’ultimo anno di detenzione, ma solo nell’abitazione privata del condannato. Alle enormi difficoltà legate all’assenza di dimora, sovente all’origine del reato che ha condotto la persona in carcere, si aggiungerebbe pertanto un’ulteriore discriminazione, non necessaria e paradossalmente in grado di confermare il soggetto che la subisce in un ruolo e in una “carriera” criminale.<br />
«Ancora una volta, determinate da scelte che hanno a che fare con la gestione dell’ordine pubblico – afferma Paolo Pezzana, presidente di Fio.PSD, a nome del nuovo Consiglio direttivo della federazione, riunito a Genova per programmare l’attività del prossimo triennio –, si profilano misure che non hanno altro effetto che discriminare i soggetti vulnerabili, indebolendo il grado di coesione del tessuto sociale senza aumentarne il grado di sicurezza. Fio.PSD, ritenendo di dar voce ai 74 enti aderenti (associazioni, cooperative sociali, comunità, organismi pastorali, operanti in 13 regioni e 25 province d’Italia), stigmatizza questo orientamento e la scelta assunta dalla Commissione Giustizia della Camera. E si augura che la decisione possa essere capovolta nei successivi passaggi parlamentari, dichiarandosi disponibile a interloquire con le realtà istituzionali, per individuare soluzioni in grado di contemperare esigenze di riforma del sistema penitenziario, necessità di sicurezza della comunità, diritti dei detenuti e percorsi di reinserimento sociale delle persone gravemente emarginate».<br />
Genova, 21 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Contatto stampa<br />
Segreteria nazionale fio.PSD &#8211; Genova<br />
comunicazione@fiopsd.org &#8211; www.fiopsd.org</p>
]]></content:encoded>
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		<title>APPUNTAMENTO: Giustizia sociale e Giustizia ambientale in Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>

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		<description><![CDATA[ASF e il Centro di documentazione Paulo Freire vi invitano alla presentazione della campagna internazionale Justiça nos trilhos: Giustizia sociale e Giustizia ambientale in Brasile Interverranno: Padre Dario Bossi: Missionario comboniano ad Açailandia (Maranhao, Brasile), coordinatore della campagna Justiça nos trilhos Gianni Alioti: Responsabile dell’Ufficio internazionale della FIM-CISL, esperto di salute e sicurezza nell’industria siderurgica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-1072" title="sui-binari-della-giustizia" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/02/sui-binari-della-giustizia.jpg" alt="" width="495" height="62" /></p>
<p style="text-align: justify;">ASF e il Centro di documentazione Paulo Freire vi invitano alla presentazione della campagna internazionale Justiça nos trilhos:</p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Giustizia sociale e Giustizia ambientale in Brasile</strong></span></h2>
<p style="text-align: justify;">Interverranno:</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Padre Dario Boss</strong></span>i: Missionario comboniano ad Açailandia (Maranhao, Brasile), coordinatore della campagna Justiça nos trilhos</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Gianni Alioti</strong></span>: Responsabile dell’Ufficio internazionale della FIM-CISL, esperto di salute e sicurezza nell’industria siderurgica, si occupa anche di ecologia e ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Venerdì 29 gennaio</span></strong>, Ore 20,45, Sala Comboni, c/o Missionari Comboniani, Via Giovanni da Verdara, 139 – PADOVA</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Info sulla campagna</span>: <a href="http://www.justicanostrilhos.org" target="_blank">www.justicanostrilhos.org</a> – binaridigiustizia@gmail.com</p>
<p style="text-align: justify;">“Justiça nos trilhos” (tradotta italiano con “Binari di giustizia”) è una campagna internazionale di pressione sulla multinazionale mineraria brasiliana Vale do Rio Doce (recentemente rinominata “Vale”), la seconda impresa al mondo per la produzione dell’acciaio. La campagna è stata lanciata alla fine del 2007 da alcune organizzazioni della società civile brasiliana, ma ben presto si è espansa in tutto mondo (Canada, Indonesia, Cile, Mozambico, ecc.) seguendo &#8211; di fatto – i molteplici “tentacoli” produttivi allungati dalla Vale nei vari continenti, attraverso alleanze con altre imprese del settore o l’acquisizione di concessioni minerarie all’estero. Tra i promotori “brasiliani” anche una nostra “vecchia conoscenza”: padre Dario, il missionario comboniano che per sette anni è stato attivo anche a Padova in varie attività a noi vicine come La Rete Lilliput e la Festa dei Popoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8230; continua nell&#8217;allegato</strong>: <a href="http://www.box.net/shared/988b9icr8u" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-292" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La latitanza dello Stato</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 18:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Le vicende di Rosarno possono essere lette ed interpretate, di primo acchito, sotto due grossi e contrapposti punti di vista. Si possono prendere le difese della comunità di immigrati, considerarla vittima di un’intolleranza dalla connotazione razzista che, secondo questa tendenza, sarebbe assai diffusa in Italia; così come è possibile accogliere la protesta della comunità residente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Le vicende di Rosarno possono essere lette ed interpretate, di primo acchito, sotto due grossi e contrapposti punti di vista. Si possono prendere le difese della comunità di immigrati, considerarla vittima di un’intolleranza dalla connotazione razzista che, secondo questa tendenza, sarebbe assai diffusa in Italia; così come è possibile accogliere la protesta della comunità residente di italiani che ha vissuto l’esplosione di un insieme di manifestazioni di violenza da parte di immigrati di cui si vorrebbe l’immediata espulsione. In entrambi i casi, tuttavia, il rischio è di rimanere preda di due ideologie contrapposte ma figlie della medesima logica.</p>
<p style="text-align: justify">Risulta assai coerente con questa logica vedere ora in un gruppo, ora nell’altro, la classica contrapposizione fra Bene e Male. Risulta altrettanto chiaro ai miei occhi come entrambe le parti abbiano motivo di avanzare ragioni a favore della propria “causa”: sia la comunità residente di italiani che percepisce la convivenza con gli extracomunitari sempre più precaria e resa incandescente dalla violenza scatenatasi da parte degli stessi; sia la comunità di immigrati (molti dei quali, leggo sui giornali, non sarebbero nemmeno clandestini) che è vittima dello sfruttamento della criminalità organizzata e che vive in condizioni igieniche ed umane indegne (le immagini che i tg e la rete internet mostrano sono eloquenti).</p>
<p style="text-align: justify">Chiunque si collochi nella prospettiva della contrapposizione fra Bene e Male non credo possa avere una corretta e neutrale visione del problema. Ciò che è accaduto a Rosarno non può essere descritto difendendo solo ed esclusivamente le ragioni di un gruppo a detrimento delle ragioni dell’altro. Quei fatti, in definitiva, non possono essere spiegati semplicemente ricorrendo alla ridicola retorica dell’espulsione di tutti gli immigrati né a quella nauseante del razzismo. Questo sia perché l’immigrazione è un fenomeno ineluttabile – frutto della globalizzazione e della riduzione al minimo degli spazi politici – sia perché gridare al razzismo non ha alcuna evidente attinenza con le vicende di Rosarno. Il colore della pelle o la provenienza geografica non hanno alcuna rilevanza nel clima incandescente che si è acceso nella località calabrese. Credo che chi solleva il problema del razzismo sia da equiparare, per ignoranza o, peggio, per un preciso disegno politico, ai cosiddetti imprenditori politici della paura ed in special modo della xenofobia.</p>
<p style="text-align: justify">Il vero problema che emerge da tutta questa vicenda è la latitanza dello Stato, l’assenza della Politica che in questi ultimi 15-20 anni è rimasta volontariamente spettatrice passiva di un fenomeno, preferendo la creazione del consenso fondata sugli slogan e sull’ideologia al pragmatismo dell’azione. Com’è possibile, infatti, che, pur in presenza della tanto vituperata legge Bossi-Fini (che avrebbe dovuto porre limiti seri agli ingressi) il numero degli immigrati ha continuato a crescere a dismisura? Com’è possibile, poi, che, una volta fattili entrare discriminando fra quanti avevano in qualche modo diritto a restare e quanti no, vi siano immigrati regolari che vivono stipati in baraccopoli come quelle di Rosarno in cui vi sono precarie condizioni di igiene e dove, dunque, i diritti umani non vengono protetti? Quanti erano a conoscenza delle fabbriche di Rosarno? Quante altre baraccopoli o appartamenti sovraffollati esistono sul territorio italiano, magari sotto la gestione di reti criminali e nel totale silenzio della Politica? Come può la Politica di un Paese sedicente civile dimenticarsi in questi casi del primario valore della casa e più in generale del valore dell’umanità?</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono fin troppa nauseante retorica xenofoba, da una parte, e buonista e terzomondista, dall’altra, ma il vero problema è che finora è risultato impossibile mettersi d’accordo sul significato di “integrazione”. Recentemente, sponsorizzata da alcuni rilevanti uomini politici con la collaborazione dei think tank che vi stanno dietro, circola la proposta di abbassare i tempi di attesa per l’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati allo scopo di farli sentire “più a casa”, per un’idea di generosità nell’accoglienza che, a mio modo di vedere, si rivela più come il frutto di calcoli in termini di consenso elettorale che di una profonda convinzione assiologica. In realtà, storicamente il diritto di voto si spiega come l’implicazione del legame diretto instaurato fra la tassazione e la rappresentanza. Ma, nell’attuale situazione di crisi economica e di difficoltà nella ricerca di un lavoro tangibile persino per noi italiani, siamo veramente convinti che il problema primario per un immigrato (vai a raccontarlo ad uno di Rosarno) sia quello di ottenere il diritto di voto? Credo che occorrerebbe finirla con queste ipocrisie buoniste. Lo Stato affermi la propria sovranità rivendicando il diritto di stabilire chi può accogliere e chi no (il reato di clandestinità, i più mi criticheranno, dovrebbe avere questo significato). E, successivamente, si faccia carico di chi effettivamente soggiorna sul territorio italiano con interventi miranti ad inserirlo nel tessuto democratico economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify">Alberto Gasparetto</p>
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		<title>La privatizzazione continua, ma&#8230; acqua in bocca!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra lodi e leggi al personam, crocefissi, polemiche e contro polemiche &#8230; i &#8220;nostri&#8221; rappresentanti al governo, e con loro le opposizioni, che fanno? Quatti quatti sbrigano quelli che sempre più si potrebbero chiamare &#8220;i loro affari&#8221;! E a pagarli, (stiamo attenti!!!), saremo, ancora una volta, noi! &#8220;Il Senato -infatti- ha dato una spallata all&#8217;acqua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/11/intelligenza-inquinata.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1655" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/11/intelligenza-inquinata-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Tra lodi e leggi al personam, crocefissi, polemiche e contro polemiche &#8230; i &#8220;nostri&#8221; rappresentanti al governo, e con loro le opposizioni, che fanno? Quatti quatti sbrigano quelli che sempre più si potrebbero chiamare &#8220;i loro affari&#8221;! E a pagarli, (stiamo attenti!!!), saremo, ancora una volta, noi!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<span><em><strong>Il Senato -</strong></em><strong>infatti</strong><em><strong>- ha dato una spallata all&#8217;acqua pubblica.</strong> Con l&#8217;approvazione dell&#8217;articolo 15 del decreto legge numero 135 la via della privatizzazione è spianata. Nelle prossime settimane il testo passerà alla Camera, poi arrivaranno i decreti attuativi, promessi dal governo entro il 31 dicembre 2009: allora l&#8217;acqua sarà davvero una merce</em>&#8220;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Di seguito una serie di riflessioni assolutamente &#8220;urgenti&#8221; sulla questione&#8230;. non abbassiamo la guardia e sopratutto restiamo informati!!!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><strong>Da &#8220;altraeconomia&#8221;</strong>: </span></p>
<ul>
<li><a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2176&amp;fromHP=1" target="_blank">Una lettera dal futuro: un cittadino spiega la privatizzazione dell&#8217;acqua a una senatrice</a></li>
<li><a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2168" target="_blank">Acqua, tra privatizzazione e cattiva informazione</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il Denaro Pesa Più Dell&#8217;Acqua! (di Alex Zanotelli): <a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/11/lettera-aperta-di-zanotelli-acqua-nov-2009.pdf" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-292" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>LA PROPOSTA DI SEZANO</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2009/10/la-proposta-di-sezano/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 10:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>

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		<description><![CDATA[«La proposta di Sezano» è un appello per l&#8217;inclusione dell&#8217;acqua nell&#8217;Agenda dei negoziati sul Cambiamento Climatico che si terranno a Copenhagen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009. Firmato da numerosi rappresentanti italiani di base di altrettante confessioni religiose e tradizioni morali (buddisti, sikh, musulmani, ebrei, cristiani di varie confessioni&#8230;) per le quali l&#8217;acqua è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1628" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/10/acqua-diritto_200.gif" alt="" width="200" height="153" />«La proposta di Sezano» è un appello per l&#8217;inclusione dell&#8217;acqua nell&#8217;Agenda dei negoziati sul Cambiamento Climatico che si terranno a Copenhagen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009. Firmato da numerosi rappresentanti italiani di base di altrettante confessioni religiose e tradizioni morali (buddisti, sikh, musulmani, ebrei, cristiani di varie confessioni&#8230;) per le quali l&#8217;acqua è sacra come sacra è la vita, «l&#8217;appello è una vera novità culturale e interreligiosa, non solo a livello italiano», sottolinea Riccardo Petrella, docente di economia all&#8217;Università di Lovanio, promotore del Contratto mondiale dell&#8217;acqua e, in questi giorni, docente dell&#8217;Università del Bene Comune. Si tratta infatti di una «proposta» nata a Sezano, sulle colline di Verona, nell&#8217;ambito dei corsi organizzati dalla Facoltà dell&#8217;Acqua dell&#8217;Università del Bene Comune e dall&#8217;Associazione Monastero del Bene Comune, presso l&#8217;antico Monastero di Sezano.</p>
<p>É possibile sottoscrivere l&#8217;appello scrivendo a <a href="mailto:lapropostadisezano@gmail.com">lapropostadisezano@gmail.com</a><br />
o visitando il sito <a href="http://www.lapropostadisezano.it/">www.lapropostadisezano.it </a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><strong>APPELLO<br />
«LA PROPOSTA DI SEZANO»</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">PER L&#8217;ACQUA NELL&#8217;AGENDA DEI NEGOZIATI DI COPENHAGEN SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Noi, cittadini abitanti in Italia, espressione di credenze religiose e tradizioni morali diverse, accomunati dalla condivisione del grande valore del diritto universale ad una vita umanamente e socialmente dignitosa per tutti, nel rispetto del grande patrimonio comune costituito dall&#8217;insieme di tutte le specie viventi, siamo convinti che è venuto il tempo, per l&#8217;Umanità, di concretizzare il «buon vivere insieme» a livello globale e planetario, condividendo, a tal fine, la consapevolezza che l&#8217;acqua rappresenta oggi il campo di vita più critico e più strutturante del divenire dell&#8217;Umanità,</p>
<p>CHIEDIAMO</p>
<ol>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">che la problematica 	dell&#8217;acqua sia inclusa, in quanto tale, nell&#8217;agenda dei negoziati 	della Conferenza di Copenhagen (COP 15). Il più grande negoziato 	mondiale in corso sul divenire dell&#8217;Umanità e della vita del 	pianeta non può essere centrato soltanto sui problemi energetici. 	Per più di tre miliardi di esseri umani il problema principale 	oggi è l&#8217;alimentazione, l&#8217;accesso all&#8217;acqua, la salute. Un 	accordo sul clima deve includere anche l&#8217;acqua, la terra, la salute;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">che il «Trattato di 	Copenhagen» approvi il principio di dare il via ai lavori di 	definizione e di approvazione di un Protocollo Mondiale sull&#8217;Acqua 	da definire nel periodo 2010-2012. Le basi scientifiche e tecniche 	necessarie per tale Protocollo esistono grazie all&#8217;immenso lavoro 	compiuto dalle Agenzie delle Nazioni Unite nel corso degli ultimi 30 	anni sul piano delle conoscenze, analisi, dati, strumenti di 	misurazione e di valutazione, esperienze concrete;</p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">che la Conferenza di 	Copenhagen riconosca l&#8217;urgenza di un Patto Mondiale per l&#8217;Acqua da 	porre sotto l&#8217;egida delle Nazioni Unite, concretizzato nel 	Protocollo, sottolineando a tal fine la necessità per la Comunità 	internazionale di disporre di uno strumento efficace di azione e di 	cooperazione mondiale quale una «United Nations Water Authority», 	dotata di autonomia nei confronti dei grandi interessi economici, 	finanziari e commerciali privati e dei paesi più forti nel campo 	dell&#8217;acqua.</p>
</li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Promotori (ordine alfabetico)</span>: </strong><em>RELIGIONE BUDDHISTA – SRI LANKA;</em> RELIGIONE CRISTIANA (Chiesa Anglicana, Chiesa Apostolica Italiana, Chiesa Cattolica romana, Chiesa Luterana, Chiesa Metodista, Chiesa Valdese, Chiesa Ortodossa Romena, Chiesa Ortodossa Russa), <em>RELIGIONE EBRAICA, </em><em>RELIGIONE ISLAMICA, </em><em>RELIGIONE SIKH, </em><em>TRADIZIONE AFRICANA ANIMISTA, </em><em>TRADIZIONE AFROBRASILIANA, </em><em>TRADIZIONE ANDINA </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Per approfondimenti vedi il bell&#8217;articolo di <a href="http://www.giovaniemissione.it/index.php?option=content&amp;task=view&amp;id=2700&amp;Itemid=128"><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">Anna Pozzi, sul numero di ottobre di Jesus</span></a>, e l&#8217;i<a href="http://www.giovaniemissione.it/index.php?option=content&amp;task=view&amp;id=2701&amp;Itemid=142"><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;">ntervista a padre Alex Zanotelli</span></a></p>
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		<title>Morto per religione</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 11:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Gasparetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Int.]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Desidero segnalare un articolo di Lorenzo Cremonesi che ho letto sul Corriere della Sera Magazine di questa settimana. Racconta la storia di un ragazzo pachistano di 20 anni che &#8220;amava, ricambiato, una ragazza musulmana, è stato salvato dal linciaggio con l’arresto. Ma dal carcere non è più uscito vivo. E un padre francescano attacca: «L’hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero segnalare un articolo di Lorenzo Cremonesi che ho letto sul Corriere della Sera Magazine di questa settimana. Racconta la storia di un ragazzo pachistano di 20 anni che &#8220;amava, ricambiato, una ragazza musulmana, è stato salvato dal linciaggio con l’arresto. Ma dal carcere non è più uscito vivo. E un padre francescano attacca: «L’hanno torturato, contro di noi c’è una vera persecuzione»&#8221;.</p>
<p>Link sul sito del Corriere:</p>
<p><a href="http://">http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_07/morto-di-religione-lorenzo-cremonesi_f73e6760-b355-11de-b362-00144f02aabc.shtml</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Traffico web registrato dal 2001 al 2008</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2009/10/traffico-web-registrato-dal-2001-al-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 16:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo una notizia, a mio avviso sconcertante, di cui non si parla molto&#8230; Navigatori spiati per 7 anni Da Repubblica.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo una notizia, a mio avviso sconcertante, di cui non si parla molto&#8230;</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/tecnologia/alice-spia1/alice-spia1/alice-spia1.html">Navigatori spiati per 7 anni</a></p>
<p><em>Da Repubblica.it</em></p>
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		<item>
		<title>CONVEGNO 2009: DIRITTI UMANI, UGUAGLIANZA, GIUSTIZIA SOCIALE &#8211; VERSO UN WELFARE PLANETARIO</title>
		<link>http://www.come2discuss.net/2009/09/convegno-2009-diritti-umani-uguaglianza-giustizia-sociale-verso-un-welfare-planetario/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 12:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>

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		<description><![CDATA[17° Convegno del Centro Balducci, 5° Convegno dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Friuli Venezia-Giulia diventano 1° CONVEGNO DIRITTI UMANI, UGUAGLIANZA, GIUSTIZIA SOCIALE &#8211; VERSO UN WELFARE PLANETARIO Con una ventina di ospiti da tutto il mondo Continuiamo a mantener fede, come Centro Balducci, a quell’impegno assunto nel settembre 1992 di vivere in continuità l’accoglienza concreta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-family: Verdana,Georgia,'Trebuchet MS',Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1em; text-align: left;"><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px;"> </span><strong><a href="http://www.centrobalducci.org/homenew.htm" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-1545" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2009/09/convegno-balducci-2009.jpg" alt="" width="180" height="190" /></a>17° Convegno del Centro Balducci, 5° Convegno dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Friuli Venezia-Giulia </strong>diventano</p>
<h1 style="font-family: Verdana,'Trebuchet MS',Georgia,Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1.455em; color: #0298c4; font-weight: bold; text-align: left;">1° CONVEGNO</h1>
<p><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px;"> </span></p>
<h1 style="font-family: Verdana,'Trebuchet MS',Georgia,Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1.455em; color: #0298c4; font-weight: bold; text-align: left;">DIRITTI UMANI, UGUAGLIANZA, GIUSTIZIA SOCIALE &#8211; VERSO UN WELFARE PLANETARIO</h1>
<p><strong>Con una ventina di ospiti da tutto il mondo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Continuiamo a mantener fede, come Centro Balducci, a quell’impegno assunto nel settembre 1992 di vivere in continuità l’accoglienza concreta alle persone, con particolare attenzione agli stranieri, e la promozione culturale dell’accoglienza, della giustizia sociale, dell’uguaglianza, dei diritti umani e della pace; in particolare di restare fedeli alla promozione dell’appuntamento di settembre, che anno dopo anno è cresciuto in intensità, significato e partecipazione, con il contributo di donne e uomini provenienti da diversi luoghi del Pianeta. In questo cammino abbiamo incontrato e continuiamo a incontrare diverse persone, gruppi, associazioni. Se lo scorso anno il 16° Convegno del Centro Balducci è diventato il IV della Rete Internazionale contro la globalizzazione del mercato e l’impunità, quest’anno, il 17° diventa il 1° Convegno Internazionale promosso insieme all’Ordine degli Assistenti sociali del Friuli Venezia Giulia che si incontrano per il loro 5° Convegno. Il tema scelto di comune accordo ha impegnato nella collaborazione ambedue i soggetti per un evento culturale coinvolgente i partecipanti che partendo dalla storia, dopo i passaggi di analisi, riflessione, denuncia, proposta, ritornino alla storia con quella ricchezza indispensabile per contribuire alla sua trasformazione positiva.</p>
<h3 style="padding: 18px 20px; font-family: Verdana,'Trebuchet MS',Georgia,Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1.273em; color: #000000; font-weight: bold; background-color: #a9f1b7; line-height: 19px; text-align: justify;">Diritti umani, uguaglianza, giustizia sociale, verso un welfare planetario: una questione globale, con diverse articolazioni, tutte di evidente attualità perché riguardano la vita delle persone e delle comunità di questa nostra società e dell’intero Pianeta. <br style="font-family: Verdana,Georgia,'Trebuchet MS',Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1em;" /></h3>
<p style="text-align: justify;">Il Centro Balducci e l’Ordine degli Assistenti sociali della Regione Friuli Venezia Giulia si propongono con il contributo di studiosi/e di operatori/trici e di testimoni provenienti oltre che dalle nostre comunità, da diversi luoghi del Pianeta di analizzare le cause della violazione dei diritti umani, delle disuguaglianze, delle ingiustizie, delle chiusure nel localismo, nella xenofobia e nel razzismo; di aprirsi con questa consapevolezza ad una presenza, premura e cura alle vittime, a chi soffre, a chi è ai margini con profondità umana e qualità professionale, per cui il “servizio sociale professionale” possa intrecciarsi con l’agire sociale dei diversi soggetti: le istituzioni e il volontariato nelle sue diverse espressioni, una politica rinnovata per decisioni adeguate alle esigenze delle persone. Queste considerazioni evidenziano l’interdipendenza planetaria, anche perché i soggetti diversi del Pianeta abitano fra noi; l’urgenza di un’etica mondiale comune nella quale tutte le persone possano riconoscersi e sentirsi sostenute nell’affermare e praticare i diritti umani uguali per tutti e in ogni luogo, la giustizia sociale non solo proclamata, ma attuata; la crescente umanizzazione possa essere il percorso di un’utopia calda, coinvolgente, impegnativa, con il reciproco sostegno ed incoraggiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione del Convegno prevede momenti di ascolto, lavori di gruppo, assemblee plenarie; particolarmente significativa la conclusione con due eventi in due luoghi emblematici: prima nell’ex-ospedale psichiatrico di San Osvaldo a Udine e poi nel carcere della stessa città. Vi aspettiamo per vivere quattro giornate così profonde e importanti.</p>
<p style="font-family: Verdana,Georgia,'Trebuchet MS',Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1em; text-align: left;"><strong>DEPLIANT:</strong> <a href="http://pprg.infoteca.it/easyne2/Archivi/BALD/Files/depliant.pdf" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-292" src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" alt="" width="36" height="36" /></a></p>
<p style="font-family: Verdana,Georgia,'Trebuchet MS',Geneva,Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: 1em; text-align: left;"><strong>SITO INTERNET:</strong> <a href="http://www.centrobalducci.org/homenew.htm" target="_blank">&#8211;&gt;</a></p>
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