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	<title>Come2discuss &#187; Luca</title>
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	<description>Informarsi è il primo passo per agire</description>
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		<title>NAIROBI, 5 febbraio 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 11:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[(Campo rifugiati lungo Juja Road) NAIROBI &#8211; Nairobi e il Kenya si trovano in crisi, si parla di un economia che sta andando in fumo, di 300 mila nuovi disoccupati solamente nel settore turistico, i prezzi sono aumentati, gli aerei partono pieni e tornano vuoti. Ma c&#8217;&#232; un settore che paradossalmente in questo periodo &#232; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2008/02/camposfollati-nairobi_350.jpg" border="0" alt="Camposfollati-nairobi_350.jpg" /><br /><em><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;">(Campo rifugiati lungo Juja Road)</span></em> </p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">NAIROBI &#8211; Nairobi e il Kenya si trovano in crisi, si parla di un economia che sta andando in fumo, di 300 mila nuovi disoccupati solamente nel settore turistico, i prezzi sono aumentati, gli aerei partono pieni e tornano vuoti. Ma c&rsquo;&egrave; un settore che paradossalmente in questo periodo &egrave; in forte ascesa e che anzi beneficia di questa crisi, il lavoro &egrave; aumentato cos&igrave; come i guadagni, questo lavoro &egrave; quello dei trasporti a pagamento. Solitamente questi lavoratori se ne stanno ad aspettare con il loro camion anche per una giornata intera per trasportare materiale edile, divani, pali, qualsiasi cosa. Ma in questi giorni andare per strada a Nairobi &egrave; strano. Ieri in dieci minuti di matatu (pulmini di marca giapponese che funzionano come trasporti pubblici), andando da Adams Arcade a Dagoretti Corner (10 minuti di strada) ho incontrato ben 5 camion o pick up con intere case caricate sul loro automezzo. La gente si sposta a vivere in altre aree per loro sicure, zone differenti a seconda dell&rsquo;etnia di appartenenza. C&rsquo;&egrave; paura di violenze<span>&nbsp; </span>ritorsioni e ci si sposta con tutto quello che si riesce a caricare. Durante tutta la giornata ho perso il conto di quante &ldquo;case mobili&rdquo; c&rsquo;erano per strada, per i trasportatori grandi affari. Le persone si spostano da quartieri come Kikuyu e Waithaka (quartieri di Nairobi) ma arrivano anche da fuori della capitale, da Thika e dalla Rift Valley per esempio. In alcune aree a maggioranza kikuyu del Kenya ed anche in quartieri della capitale negli scorsi giorni bande di giovani armati andavano di casa in casa a chiedere il documento d&rsquo;identit&agrave;, dal nome si pu&ograve; infatti intuire di che etnia sei. I non kikuyu venivano invitati a fare le valigie e a cambiare residenza in meno di 24 ore se non volevano essere bruciati vivi nelle loro case, ecco perch&eacute; molta gente ora scappa. </p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">Momenti di tensione poi si sono registrati 3 giorni fa quando sono arrivati in citt&agrave; molti sfollati (la maggior parte luo) fuggiti da Thika. Accolti a Nairobi sono stati indirizzati a Jamhuri Park, il campo sfollati pi&ugrave; grande di Nairobi che si trova appena fuori dalla slum di Kibera. Essendo gli sfollati di Kibera di etnia maggioritaria kikuyu i nuovi arrivati hanno ricevuto un&rsquo;accoglienza burrascosa, non sono stati fatti entrare nel campo e sono iniziati gli screzi, solo dopo qualche ora la situazione &egrave; rientrata ed hanno potuto entrare nel campo. Parlando con la gente e gli amici vedo nella gente molta stanchezza per queste inutili violenze, gli appelli alla pace si moltiplicano attraverso i mezzi di comunicazione, le prediche della domenica in tutte le diverse chiese di Nairobi, chiunque parla di <em>amani</em> (pace) ma credo che una volta che la violenza terminer&agrave; servir&agrave; un lungo periodo di riconciliazione che se non sar&agrave; fatto nella maniera adeguata porter&agrave; solo ad altri problemi e violenze in futuro. La gente crede fino ad un certo punto alla mediazione ai &ldquo;piani alti&rdquo; e &ldquo;dall&rsquo;alto&rdquo; di Kofi Annan e delle Nazioni Unite ma tutti sanno che il vero banco di prova sar&agrave; la mediazione &ldquo;ai piani bassi &ldquo; e dal &ldquo;basso&rdquo;, la riconciliazione nei quartieri, nelle aree povere, in tutte le zone che in questo periodo sono bruciate a causa delle violenze.</p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><em><span>Luca Marchina</span><span> </span></em></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span><em>(Karibu Afrika Onlus e Africa Peace Point Onlus)</em></span></p>
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		<title>KENYA: la via verso la pace</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 13:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Missione]]></category>

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		<description><![CDATA[(Uno squarcio del Whynot stadium durante un torneo) Slum di Mathare (seconda baraccopoli di Nairobi), gioved&#236; 31 gennaio, ore 21. All&#8217;improvviso centinaia di uomini iniziano a radunarsi nel cosiddetto &#8220;Whynot Stadium&#8221;, lo stadio naturale che si erge all&#8217;interno della slum di Mathare, residuo di quella che era una cava in passato. Lo stadio durante l&#8217;anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2008/02/whynot-stadium-kenya_350.jpg" border="0" alt="Whynot-stadium-kenya_350.jpg" /><br /><span style="font-size: 9pt; font-style: italic">(Uno squarcio del Whynot stadium durante un torneo</span><span style="font-style: italic">)</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold">Slum di Mathare (seconda baraccopoli di Nairobi), gioved&igrave; 31 gennaio, ore 21.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">All&rsquo;improvviso centinaia di uomini iniziano a radunarsi nel cosiddetto &ldquo;Whynot Stadium&rdquo;, lo stadio naturale che si erge all&rsquo;interno della slum di Mathare, residuo di quella che era una cava in passato. Lo stadio durante l&rsquo;anno ospita gli allenamenti della &ldquo;Whynot Football Academy&rdquo;, ogni fine settimana ha luogo il campionato under 10 e under 14 che coinvolge oltre 200 ragazzi della slum, 4 volte all&rsquo;anno gruppi di ragazzi e ragazze italiani si cimentano nel cosidetto &ldquo;Whynot Karibu Afrika tournament&rdquo;, tornei tematici per sensibilizzare la slum e che vedono la partecipazione di un pubblico di 2000-2500 persone&hellip;un campo di pace. Oggi invece non c&rsquo;&egrave; pace, con grande clamore e in gran fretta viene organizzato un meeting tra i residenti della cosiddetta area Mashimoni, parte bassa del quartiere Mabathini della slum stessa. Le persone sono preoccupate, si diffonde la notizia che nell&rsquo;area Thiayu, l&rsquo;altra parte del quartiere Mabathini che si trova esattamente sopra lo stadio, siano arrivati i <em>mungiki</em>, si stiano distribuendo <em>panga</em> (machete) alla popolazione locale per farla finita con i non-kikuyu di Mashimoni. La confusione cresce, alcune persone si dicono testimoni diretti e incitano gli altri a prendere bastoni e sassi per combattere i nemici e poter salvare le loro famiglie. Dalla terrazza naturale adiacente alla sua baracca in zona Thiayu un uomo alto 1,60 per 50  Kg di nome Dominik, direttore dell&rsquo;associazione di base Whynot e persona molto rispettata all&rsquo;interno della slum segue l&rsquo;evolversi della situazione. Nello stesso momento a Thiayu si diffonde la notizia che le persone di Mashimoni vogliano attaccare le loro case e le loro propriet&agrave;. Anche loro si armano di fionde, bastoni e sassi. Dominik segue la situazione, cerca di calmare gli animi. Dal basso gli uomini di Mashimoni avanzano salendo per le &ldquo;gradinate&rdquo; dello stadio e avvicinandosi agli uomini di Thiayu che con le fionde bloccano l&rsquo;avanzata. All&rsquo;improvviso tra i difensori di Thiayu riescono a passare Dominik ed altre persone coraggiose. &ldquo;Com&rsquo;&egrave; possibile che Dominik (luo) possa passare tra i mungiki (kikuyu)?&ldquo;, &ldquo;Come possiamo avanzare contro Dominik che con la sua associazione ha creato da un anno e mezzo una scuola che educa 186 studenti delle aree Mashimoni e Thiayu?&rdquo;. I due fronti si bloccano, inizia il dialogo, si capisce che tutto &egrave; stato istigato da ladri e approfittatori che hanno cercato di alimentare l&rsquo;odio e la confusione per i loro meschini interessi. La tensione man mano decresce, la mattina seguente viene organizzato un meeting tra i rappresentanti delle due comunit&agrave;, tutto viene risolto. Questo &egrave; l&rsquo;esempio a mio avviso di una vera riconciliazione, dal basso, partecipata e concreta. Whynot &egrave; un&rsquo;associazione nata con la speranza di cambiare le cose: <em>whynot empower the slum?</em> (perch&eacute; non sviluppare la baraccopoli?) La speranza oggi &egrave; che questi esempi possano crescere e persone come Dominik possano contagiare a cascata tante altre persone.</p>
<p style="text-align: justify; font-style: italic" class="MsoNormal">Luca Marchina (rappresentante di Africa Peace Point Onlus e Karibu Afrika Onlus)</p>
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		<title>KENYA: Il delirio a Mathare!</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 12:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Purtroppo realizzare fotografie in questi giorni non &#232; possibile, vi lascio con questa immagine. Il quadrato rosso rappresenta una piccola parte dei negozi &#8220;scomparsi&#8221;. I rifiuti sono restati. &#160; In Italia mi dicono che le notizie su Sarkozy e Carla Bruni, sui rifiuti e sull&#8217;Alitalia occupano i telegiornali e i principali quotidiani italiani. Prover&#242; quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2008/01/matharekaribu_selezione_400.jpg" border="0" alt="matharekaribu_selezione_400.jpg" /> </div>
<div align="justify"><em><span style="font-size: 10pt">Purtroppo realizzare fotografie in questi giorni non &egrave; possibile, vi lascio con questa immagine. Il quadrato rosso rappresenta una piccola parte dei negozi &ldquo;scomparsi&rdquo;. I rifiuti sono restati.</span></em> </div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">In Italia mi dicono che le notizie su Sarkozy e Carla Bruni, sui rifiuti e sull&rsquo;Alitalia occupano i telegiornali e i principali quotidiani italiani. Prover&ograve; quindi a parlarvi di una realt&agrave; scomoda: la crisi keniana partendo da uno dei luoghi pi&ugrave; poveri di questo Paese, la baraccopoli di Mathare. In questo slum, che sulle cartine di Nairobi figura come parco pubblico, sopravvivono circa 350.000 persone provenienti da ognuna delle 42 etnie del Paese in 1,5 km&sup2;, circa 200 campi da calcio! Sono partito da casa con il matatu 111, ho poi preso il 46 contrattando chiaramente sul prezzo e sono arrivato all&rsquo;estremit&agrave; della baraccopoli. Come ogni volta sono entrato da solo per raggiungere la sede dell&rsquo;associazione kenyana Why Not, la gente mi guardava stupita forse perch&eacute; di bianchi in questo periodo non ne sono passati molti (o forse per niente) ma alcuni bambini mi hanno subito riconosciuto e ho capito di essere al sicuro. Il clima era teso e strano con tantissimi uomini all&rsquo;interno della baraccopoli a parlare, discutere, seduti ovunque. Solitamente gli uomini dalla baraccopoli partono alle 06 di mattina col primo chiaro in cerca di lavoro e tornano poi verso le 19 con l&rsquo;ultimo spiraglio di luce. Uno di loro mi chiede: &ldquo;Cosa fai qui?&rdquo; con un aria veramente allibita, lo saluto e riparto. Arrivato a Why Not tutto appare normale, anche nei momenti di maggior violenza questa parte della baraccopoli (quartiere Mabathini) non &egrave; stata minimamente toccata. Partiamo quindi alla volta del quartiere &ldquo;Mathare Nord&rdquo; dove la situazione &egrave; completamente differente. La dove c&rsquo;era la via commerciale pi&ugrave; importante, fornita e meno povera di Mathare ora non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente, il mercato si &egrave; dissolto, non esiste pi&ugrave;. Saliamo per la solita montagna di rifiuti,<span>&nbsp; </span>l&rsquo;odore &egrave; nella media ma manca tutto il rumore, il colore, la vita delle bancarelle, inghiottite completamente da questa crisi keniana. Prendiamo quindi la via principale e continuiamo sulla sinistra avvicinandoci a &ldquo;Mathare 4A&rdquo;. Sulla destra un vuoto ricolmo di rabbia, disperazione e violenza. In un triangolo di terra grande come 1 di quei campi da calcio che formano Mathare ora trovano spazio solo pietre e qualche persona che spera forse di ritrovare quello che ha perso nella fuga. Ma sinceramente a parte pietre non si trova altro, anche le lamiere sono state portate via. Dopo la proclamazione di Kibaki presidente un gruppo estremista luo proveniente da un&#39;altra zona di Mathare &egrave; arrivato e ha schiacciato quello che ha trovato sulla sua strada portandosi per&ograve; prima via tutto ci&ograve; che di valore si poteva trovare e bruciando poi dalla prima all&rsquo;ultima delle case di quello sfortunato triangolo di terra. I negozi sono stati saccheggiati, c&rsquo;&egrave; gente che se ne andata via con frigoriferi sulle spalle, con macchine da cucire, con computer. In quel triangolo c&rsquo;erano 2.000 case, approssimativamente 7.500-10.000 persone che ora stanno in uno dei sei campi sfollati appena fuori Mathare o sono scappati nelle loro aree d&rsquo;origine. In quel triangolo vivevano kikuyu ma anche luo e persone di altre etnie. Oscar (luo) mi racconta come gli abbiano portato via tutto quello che possedeva nella sua lavanderia, a parte la lavatrice che era troppo pesante, aggiunge: &ldquo;Scene come quelle a cui assistito quel giorno le ho viste solo in TV quando si parlava del Rwanda&rdquo;. Rwanda, la finzione di una guerra etnica e un genocidio svoltosi in un assordante silenzio della comunit&agrave; internazionale, il precedente non &egrave; certo buono. In questo caso le etnie almeno esistono cos&igrave; come alcuni problemi tra di esse ma oggi la violenza &ldquo;etnica&rdquo; &egrave; strumentalizzata dalla politica e dalla sete di potere di Kibaki e Odinga. Forse pi&ugrave; che di guerra etnica in questo caso si deve parlare di guerra tra poveri. Gli scontri tra luo e kikuyu nelle baraccopoli di Nairobi, cos&igrave; come quelle tra Kalenjin e Kikuyu nella Rift Valley portano solo ad un peggioramento della propria situazione. Le etnie sono oggi utilizzate come strumento per prendere il potere e la confusione &egrave; sfruttata al massimo dai ladri che cercano di cambiare cos&igrave; in meglio la loro vita. Arrivando in un&#39;altra slum, a Dandora, in un campo sfollati (che come tutti per ragioni di sicurezza si trova nel cortile della polizia) abbiamo trovato 38 bambini e 40 adulti, met&agrave; kikuyu e met&agrave; luo, quasi tutti con le case bruciate e senza un luogo dove andare. Sar&agrave; anche guerra etnica ma a soffrire sono i poveri.    </div>
<p class="MsoNormal" align="justify">Luca  Marchina</p>
<div align="justify">    </div>
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		<title>La disfatta della Comunità  Internazionale in Rwanda e nei Grandi Laghi: dagli errori alla riforma!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2007 13:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Int.]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Quella che segue vuole essere una lettera di critica diretta ma documentata e spero costruttiva rispetto all&#8217;operato delle Nazioni Unite e della Comunit&#224; Internazionale prima, durante e dopo il genocidio delRwanda del 1994. L&#8217;intento &#232; quello di far riflettere il lettore su questioni difficilmente affrontate e con informazioni nuove e spesso nascoste; non voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/07/genocidioruanda.jpg" border="0" alt="genocidioruanda.jpg" /></div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify">Quella che segue vuole essere una lettera di critica diretta ma documentata e spero costruttiva rispetto all&rsquo;operato delle Nazioni Unite e della Comunit&agrave; Internazionale prima, durante e dopo il genocidio delRwanda del 1994. L&rsquo;intento &egrave; quello di far riflettere il lettore su questioni difficilmente affrontate e con informazioni nuove e spesso nascoste; non voglio semplicemente contestare un modello, quello delleNazioni Unite, che peraltro ritengo antiquato ma provare a stimolare con queste provocazioni una veloce trasformazione, una ristrutturazione delle Nazioni Unite secondo nuovi paradigmi e modalit&agrave; difunzionamento. Prover&ograve; con 4 situazioni differenti a spiegare l&rsquo;imbarazzante operato della comunit&agrave; internazionale in Rwanda&#8230;..</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><strong>CONTINUA&#8230;</strong>&nbsp;</div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
<div align="justify"><em>&lsquo;Tu sei il capo delle operazioni di peacekeeping, </em></div>
<div align="justify"><em>cosa puoi fare se mi sparano?&rsquo;&#8230; </em></div>
<div align="justify"><em>&lsquo;Scriver&ograve; un rapporto alle Nazioni Unite, </em></div>
<div align="justify"><em>questo &egrave; il mio lavoro&rsquo;.</em></div>
<div align="justify">(dal testo) </div>
<div align="justify">Leggi il testo integrale in formato pdf: <a href="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/07/rwanda-armi-segretari.pdf"><img src="http://www.come2discuss.net/wp-content/uploads/2007/05/pdf_ico_small.jpg" border="0" alt="pdf_ico_small.jpg" /></a> </div>
<div align="justify">&nbsp;</div>
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