Berlusconi liberale? Ma neanche per scherzo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

Non sarà qui che definiremo una volta per tutte qual è il nucleo essenziale del liberalismo politico, ma almeno un chiarimento mi sento di darlo, nella mia modesta posizione di prof. di filosofia al liceo, tra l’altro non particolarmente esperto di filosofia politica ma che, insomma, qualche libro lo ha letto.

A me risulta che il liberalismo (da Locke a Constant a Tocqueville, per poi arrivare a Mill e al ‘900, quando le cose si complicano) sia la dottrina: 1. della costituzione e dei diritti individuali, 2. del governo che si regge sul consenso (libero) e 3. del controllo reciproco tra i diversi poteri. A me hano insegnato che liberalismo vuol dire prima di tutto, come sintesi estrema di questi tre principi, “che nessuno deve avere tutto il potere”. Lo spiegava bene Giovanni Sartori in un vecchissimo libro del ’69, Democrazia e definizioni (diventato nel ’93 Democrazia. Cosa è.) che scrisse quando davvero c’erano in giro i comunisti e che serviva soprattutto a spiegare che quella che i comunisti chiamavano “democrazia popolare” non era democrazia manco per niente.

Si può discutere molto su come questi principi vadano declinati, ma c’è un nucleo preciso in base al quale mi pare che ci voglia una certa miopia per saltare fuori periodicamente, come da qualche tempo fa l’amico Gasparetto, a cercare gli elementi che fanno della povera attuale opposizione al governo italiano, politica e d’opinione (PD e Repubblica), un gruppo politico illiberale che non si è ancora sbarazzato dei residui di bolscevismo che conserva nel dna.

Soprattutto mi pare davvero sbagliato che si individui in questo, come Gasparetto da un po’va dicendo, il problema centrale della politica italiana, quello che ci impedisce di avere una opposizione seria e propositiva che cerchi di battere Berlusconi politicamente e non nelle aule giudiziarie.

Il problema di Berlusconi NON sono le sue idee, e l’opposizione radicale contro di lui non si deve alla contrarietà radicale ad esse. Molte delle cose che lui e alcuni dei suoi dicono (libertà di mercato, meno tasse, meno stato ecc…) stanno più o meno chiaramente dentro i canoni di una politica liberale classica. E magari sono anche condivisibili. Le condividono in misura più o meno ampia anche molti di coloro che non lo votano e che sono iscritti ad altri partiti. Per alcuni aspetti le condividono anche persone che stanno dentro al PD (Bersani, ma anche Salvati, oppure Giavazzi che ha una posizione particolare). Per alcuni aspetti le trovo molto ragionevoli io stesso e penso che qualunque sinistra occidentale dovrebbe confrontarsi seriamente con esse.

Il problema della legittimità politica di Berlusconi capo del governo, come giustamente molti dicono da quando si è messo in politica, è proprio la sua posizione rispetto ai principi generali del liberalismo. Infatti una delle prime cose che la dottrina liberale classica chiaramente vieterebbe è proprio la concentrazione dei poteri, in particolare in mano al titolare del potere esecutivo. Oltre ad essere il capo del governo…

  1. Berlusconi ha un potere economico enorme. E’ uno degli uomini più ricchi d’Italia. Citatemi nella storia dell’Europa[1] un caso simile di potere economico ramificato e diffuso in tanti settori il cui titolare diventa capo del governo. E’ la vecchia storia del conflitto di interessi che nessuno ha mai risolto e di cui non si può non vedere la rilevanza per mille aspetti, ultimo (ma solo ultimo) dei quali la compravendita dei parlamentari. La sinistra che non ha risolto il problema può avere questa colpa, ma se io sono fuori dalle regole il primo problema sono io, non chi non è capace di farle rispettare. E intanto liberale non sono.
  2. Berlusconi ha fondato un partito in cui la sua leadership non è mai stata messa in discussione, in cui la struttura interna semplicemente trasmette alla base la volontà del vertice, in cui la distribuzione degli incarichi dipende ai livelli più alti direttamente dalla sua volontà e in cui il suo rapporto con gli iscritti è di tipo carismatico. In questo modo se vado al governo ho un controllo molto forte della mia maggioranza. Anche qui, se sono il capo di un partito simile liberale non sono.
  3. Berlusconi ha in mano un potere mediatico che è la vera chiave della sua tenuta presso l’opinione pubblica, come si è sempre visto dalla sua reazione tutte le volte che la politica ha provato a toccarlo. Il problema del potere mediatico non è discusso dai teorici dell’800 perché non c’era. Ma vedete cosa ne dice Popper, altro liberale e rigoroso anticomunista. Se ho tre reti (in una delle quali tengo per anni un direttore di TG che per prima cosa mi loda sperticatamente con grande continuità), ne controllo altre due statali e combatto con tutte le armi che ho la terza che mi critica, e in più ho un quotidiano e ne controllo un altro paio indirettamente[2], anche qui sono gran poco liberale.
  4. Berlusconi ha attaccato la magistratura, l’unico potere che non controlla direttamente, in modo mai visto nella storia della Repubblica. In questa faccenda ci sono tanti aspetti complessi che solo il tempo e la storia forse chiariranno. Ma c’è in gioco il principio fondamentale per cui chi governa non è al di sopra delle regole che valgono per gli altri, per cui io posso essere bravissimo e essere il salvatore della patria (mettiamo…), ma questo non mi autorizza a giocare con la finanza e il fisco oltre le regole, a comprare il giudizio sulle cause che mi vedono coinvolto, eccetera…  Prima di parlare, come tutti i seguaci di Berlusconi fanno, di persecuzione, Gasparetto pensi a quali dei comportamenti di Berlusconi permetterebbe al suo sindaco, al suo amministratore di condominio, all’insegnante di sua figlia. Pensi al fatto che Previti è stato condannato definitivamente perché come avvocato di Berlusconi ha corrotto un giudice per la faccenda Mondadori e che in quel processo per Berlusconi il reato è stato prescritto: nessuna assoluzione. Pensi al falso in bilancio: a un amministratore di condominio che viene scoperto a truccare il bilancio ma poi riesce a far votare dall’assemblea di condominio un articolo del regolamento che esclude che questo sia un motivo buono per scegliersi un altro amministratore. E pensiamo a me, Berlusca, che so di essere perseguitato da cattivi magistrati comunisti ma non solo vado a puttane (pratica non illegale ma, come tutti sappiamo, al limite della legalità), ma anche chiamo la polizia per proteggerne una che oltre che zoccola è un po’ ladra, e poi per contorno metto in consiglio regionale lombardo una delle mie amanti alla quale affido tra l’altro la gestione di alcuni aspetti del mio giro di zoccole… Ma le zoccole non sono il problema, il problema è il conflitto tra i poteri, lo screditamento della magistratura, la diffusione di un atteggiamento di tolleranza verso l’illegalità diffusa e una riforma della giustizia che non ne tocca affatto i veri problemi, che certamente ci sono…

Non ho detto niente di nuovo lo so. Solo che se Gasparetto viene a fare le pulci a Repubblica perché è ipocrita quando critica la famosa ipotesi di golpe di AsorRosa ma intanto non riconosce la piena legittimità del potere berlusconiano[3], io dico che si sta tenendo stretto lo strabismo politico che è il vero problema della politica italiana e che impedisce a tanta gente anche onesta e in buona fede di discutere dei problemi e la porta a spendere tutte le proprie energie per difendere la posizione di un politico indifendibile. Il vero problema, anche per la destra, non è la sinistra illiberale. Qualcuno a sinistra alcune cose sul liberalismo le deve ancora capire, è vero (a me fa problema soprattutto pensare alla piazza come sbocco frequente e naturale della dialettica politica e non come risorsa eccezionale). Ma non vedere l’enormità del problema Berlusconi in chiave di liberalismo e soprattutto come macigno che sta al centro della politica italiana e che impedisce di affrontare i problemi finchè non si fa da parte[4], per me significa essere tremendamente miopi. Sono pochi in Italia quelli che oggi non lo vedono. Quelli che all’estero non solo si scandalizzano per le zoccole, ma da tempo dicono che in Italia il problema è Berlusconi, non sono meschini invidiosi delle meraviglie del nostro leader e ignari della presenza di una sinistra ancora cattiva che lo costringe a ricorrere a mezzi estremi che lui mai, porèto, vorrebbe usare. E’ gente che ci vede e che non capisce come mai noi non vediamo[5]. E basta qui perché è fin troppo lunga.

A. B.


[1] Negli USA la situazione è un po’ diversa: esiste una pluralità di potentati economici orientati politicamente in modo più o meno diverso e c’è un sacro rispetto non solo per la libertà della stampa ma per il rispetto di certe regole e di certa coerenza [cfr. Watergate e caso Clinton-Lewinski].

[2] Poi naturalmente mi lamento del fatto che tutti i giornali mi criticano: per esempio Mattino, Messaggero e Gazzettino che sono di Caltagirone. Avete presente quanto è critico il Gazzettino verso Berlusca?

[3] Prendendo le distanze da Asor Rosa, Mauro (dirett. di Repubblica) ha agito da perfetto liberale: ha rimesso in luce tutte le contraddizioni del berlusconismo che fanno della nostra situazione un caso limite per un sistema liberale, caso che sta in piedi solo sulla base del consenso popolare, molto importante ma non unica fonte di legittimazione, come ogni liberale sa, e si è rifiutato di accreditare l’idea che sia sensato parlare di colpo di stato. Ha fatto quello che un liberale fa in questa situazione, lavorare sull’opinione e cercare di modificare gli equilibri del consenso.

[4] Personalmente credo che Berlusconi avrebbe potuto nonostante tutto segnare un passaggio utile e importante per la politica italiana malgrado tutto il suo potere, se lo avesse usato in altro modo e per un tempo determinato. Non ha mai dato segno di essere in grado e di avere intenzione di farlo. E comunque una simile concentrazione di potere sarebbe un problema per qualunque sistema liberale.

[5] Vedete questo sito:  http://www.noisefromamerika.org/index.php . Sono economisti italiani che insegnano in America, non sono di sinistra, sono liberisti classici, conoscono benissimo l’Italia e parlano malissimo delle posizioni del PD sull’economia. Vedete cosa dicono qua e là del Berlusca e di come sia insensato che una destra moderna si tenga uno così come leader.

 

3 commenti

  1. Innanzitutto desidero ringraziare il Professor A. B. per il suo intervento. Replico volentieri alle sue osservazioni, anche se temo che ci siano grossi malintesi rispetto a come la penso politicamente.
    Dato che Lei mi cita in più di un’occasione, sono andato a riguardare un paio di interventi “incriminati”. In uno di questi, “I vizi di fondo del PD”, esordivo come segue: «E’ una costante della politica italiana la profonda incapacità di molta gente nell’assolvimento di una funzione elementare: leggere la realtà delle cose in maniera imparziale (mi verrebbe da dire “avalutativa”), fornendo giudizi oggettivi sui fatti, sugli eventi, sui fenomeni di rilevanza politica. E’ fisiologica conseguenza che il parteggiare per una fazione conduca moltissime persone, oltre agli stessi politici facenti parte di quella fazione, alla totale miopia nei confronti di ciò che si presenta effettivamente per quello che è». A distanza di un anno sono ancora più convinto di ciò che ho scritto e devo confessare il mio imbarazzo a proposito della enorme difficoltà che incontro nel trovare persone appassionate di politica, eppure non faziose. Personalmente, è triste essere associato ad una fazione politica, essere considerato il difensore di qualcuno. Io ho sempre difeso le mie idee e anche stavolta lo farò. Ma lo sforzo raddoppia poiché non solo devo esplicitare nuovamente cose che ho già detto, magari delinenadole meglio, ma debbo anche marcare la distanza che separa le mie idee da quelle della fazione a cui vengono associate. Quest’ultimo è l’aspetto più antipatico.
    Mi spiace moltissimo doverLa deludere, Professore, ma condivido pienamente – e non mi sembra di averle mai messe in discussione – le premesse filosofico-politiche del liberalismo di cui Lei ci delizia con maestria. Non mi dilungo nell’enumerare nuovamente gli elementi illiberali che costituiscono l’architrave ideologico su cui si regge il binomio formato da PD e Repubblica. Dovrebbe, peraltro, essere chiaro il presupposto per cui definire illiberale un soggetto collettivo non significa affermare automaticamente che tutti i membri che vi appartengono lo siano. So perfettamente che attorno all’area PD orbitano intellettuali ed economisti che hanno una cultura liberale e riformista come ad esempio Giavazzi, Ichino, Alesina, Boeri, Nicola Rossi. Ma infatti non è tanto sotto il profilo economico che io critico la presunzione di liberalismo o di riformismo del PD.
    La questione è molto più sottile: è politica, addirittura antropologica. Da ormai alcuni anni, diciamo pure da quando ha preso avvio il progetto del Partito democratico, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Nel tentativo di fondere la cultura cattolica di sinistra e quella post-comunista non si è tenuto conto che agli elementi da sempre affini fra le due, hanno fatto da contraltare gli aspetti di idiosincrasia che, alla lunga, sono diventati quelli dominanti. Sia ben chiaro, non sto dando giudizi di valore, sto descrivendo la realtà per come credo che sia. Un discorso simile potrebbe essere fatto a proposito del PDL il cui freschissimo insuccesso elettorale è sintomatico.
    Io noto che nel Partito democratico, all’emergere di un discorso politico improntato all’abbandono dei massimalismi comunisti riguardo a questioni più tecniche, non abbia corrisposto l’abbandono della visione manichea della politica ereditata dal comunismo. E’ così che mi spiego l’abdicazione ad un ruolo egemonico – non doveva essere un partito a vocazione maggioritaria che avrebbe lottato per arrivare al 40%? – nel panorama politico della Sinistra. E’ così che mi spiego l’aver abdicato a parlare di temi politici, a controproporre progetti di riforma al Governo – come nel caso dell’istruzione – e a renderli pubblici nel discorso politico. E’ così che mi spiego l’aver imbastito una continua campagna di delegittimazione sui vizi serali di Berlusconi. Ma noi sappiamo davvero che cosa pensa il PD sull’istruzione, sulla giustizia, sul lavoro? Che strategie ha proposto? Io credo che finora si sia limitato, come dice Lei a usare troppo spesso la piazza – in questo lasciandosi dettare l’agenda da CGIL-FIOM, IDV e SEL – e a formulare dei “no” preconcetti che alla fine si sono rivelati per quello che forse il PD non avrebbe dovuto essere nelle intenzioni dei suoi promotori: un partito conservatore che difende lo status quo, nel mondo del lavoro, nella scuola, nell’università, nell’amministrazione della giustizia. No, proprio non può essere liberale né riformista un partito del genere. Credo che anche i risultati della fresca tornata elettorale testimonino ciò: se il PDL non deve gioire affatto, il PD sbaglia a cantare vittoria, poiché i veri vincitori, quanto meno morali, sono SEL, IDV e il Movimento 5 stelle.
    Sulla concentrazione di potere di cui Berlusconi dispone non ho mai avuto alcunché da ridire, ma quanto al Suo punto 3 mi sento di dover edulcorare l’immagine del suo potere mediatico ricordando, tanto per fare un esempio, i numerosi programmi orientati contro di lui che non solo su Raitre, ma anche su Raidue e La7 vanno in onda e sono seguitissimi. In tv credo che ci sia una parità sostanziale fra le due fazioni politiche maggiori – filo-berlusconiani e anti-berlusconiani. Spero che Lei convenga con me su questo punto. Non crederà anche Lei alle bislacche analisi di Freedom house sulla libertà d’informazione in Italia? Per quello che riguarda la carta stampata, la situazione è più variegata ma anche qui è meglio demolire immediatamente un totem costruito dagli antagonisti di Berlusconi quale la credenza di un suo controllo della stampa.
    Sul Suo punto 1 credo ci sia un po’ di confusione fra, da un lato, riconoscere l’anomalia di un forte potere economico (e chi l’ha mai messa in dubbio?) e, dall’altro, il giocare fuori dalle regole. Quali regole, prego?
    Sul punto 2 mi spiace smentirLa ma un potere carismatico all’interno di un partito non pregiudica affatto che quel partito possa promuovere politiche democratiche e liberali, questo credo che sia un assunto pacifico anche nella Scienza politica. Altrimenti, bisognerebbe preoccuparsi per il PD che svolge le primarie facendo pagare una tassa ai suoi elettori, costringendoli a firmare il programma e infine sottopone ad una sorta di comitato dei saggi la verbalizzazione di ciò che è venuto fuori dalle urne. Davvero singolare questa concezione della democrazia. Sappiamo che a controllare il PD è un gruppo di notabili e di poteri economici, non certo la “base”, come invece dal 2007 ci vogliono far credere. Ma è anche giusto che sia così, ci mancherebbe altro: io non sono un fondamentalista della democrazia.
    Sul punto 4 in realtà vorrei capire quali sono gli altri poteri, ad eccezione della magistratura, che Berlusconi controllerebbe. In Italia, una istituzione a caso, la Presidenza della Repubblica (che non è controllata da Berlusconi) ha in realtà un potere enorme: nomina i ministri e il Presidente del Consiglio, scioglie le Camere, indice elezioni e referendum, promulga le leggi (le può anche rimandare alle Camere, è una sua piena facoltà ed il fatto che non lo faccia, questo sì, al limite, è un problema) è il capo delle forze armate, cioè ha il potere di dichiarare guerra ad un Paese straniero, presiede il Consiglio superiore della magistratura. Quali istituzioni, quali poteri controllerebbe Berlusconi?
    Vede, Professore, l’argomento su cui Lei insiste che Berlusconi attacca la Magistratura come nessun altro uomo nella storia della Repubblica è facilmente oppugnabile asserendo che probabilmente non esiste alcun uomo nella storia della stessa Repubblica che abbia subito un così elevato numero di processi, molti dei quali, è il caso di ricordarlo, conclusisi con assoluzione definitiva. Chi ha ragione? Sia io che Lei, cioè nessuno. Siamo al cane che si morde la coda. Ad ogni modo, persino un uomo di parte come Luciano Violante ha riconosciuto un certo accanimento giudiziario. E’ forse un reato nutrire il legittimo sospetto di un fumus persecutionis? Non credo, eppure una parte del Paese non riconosce la legittimità di un tale pensiero e affibbia indistintamente a chi la pensa in questo modo l’etichetta di “berlusconiano”. Dimenticando che è il giudizio di questa parte (fazione) del paese ad essere fazioso, è la sua visione della politica ad essere manichea, è la sua prospettiva ad essere totalmente incapace di vedere più di due posizioni in campo. Dove sta davvero la miopia, Professore?
    Io credo che il PD, volendo, abbia degli argomenti da opporre al Governo di centrodestra, alle sue politiche, ma preferisca puntare i riflettori sulla vita privata che fa scandalo, cioè produce consenso, affibbiando etichette in maniera gratuita: ma chi ha detto che Ruby è una “zoccola”, come afferma Lei? Io penso che sia innanzitutto una ragazza con una dignità da rispettare e soprattutto con la capacità di intendere e di volere, quella che Piero Ostellino, con l’equilibrio che lo contraddistingue, ha definito “consapevolezza di essere seduti sulla propria fortuna”. Io credo che nessuno debba essere al di sopra della legge, ma credo anche che i processi sia necessario celebrarli nei tribunali, non in tv come invece accade, col sistema di dar voce solo ad una delle due parti e per di più attraverso testimonianze tutte da verificare e testimoni di più che dubbia affidabilità. Dicendo questo non mi riferisco solo agli scandali sessuali, ma a certe rivelazioni fatte sulla tv pubblica, quella che Lei ritiene essere per due terzi in mano al “satrapo”. Inoltre credo che, per una questione di stabilità istituzionale, una carica così importante come il Presidente del Consiglio vada tutelata in modo tale che chi occupa quella carica venga processato alla fine del mandato. Se c’è qualcuno che pensa che io faccia questo discorso a tutela di Berlusconi è in mala fede (Desidero precisarlo poiché mi è già capitato di ricevere questa sciocca e povera critica). In Italia la Magistratura ha interferito diverse volte con la politica e, se la memoria non è debole, ha anche contribuito a far cadere un paio di Governi (tra cui l’ultimo Prodi). Il capo del Governo, Berlusconi attualmente, va battuto politicamente, opponendogli argomenti di natura tecnica più forti di quelli che lui può mettere in campo, stracciandolo alle elezioni. Non incrociando le dita in attesa che una sua condotta sia sospettabile di rilevanza penale per poi imbastire delle telenovelas pubbliche sulla sua vita privata. Francamente, al di là delle idee politiche, è questo che mi disgusta e credo che su ciò si dovrebbe riflettere. Invece nessuno dice niente, i giornali sono quasi tutti silenti al proposito, e quelle volte che qualcuno ne parla – a parte i fedeli seguaci di Berlusconi – viene tacciato di partigianeria e di miopia.
    Laddove nei miei discorsi Lei vede partigianeria e miopia c’è semplicemente lo spirito critico di un giovane che cerca semplicemente di raccontare come stanno le cose, ricercando le ragioni anche storiche della situazione attuale. E’ troppo facile affermare che Berlusconi è un corruttore, che è un mafioso, che è un delinquente, che è un donnaiolo, che attacca la Magistratura come nessun altro uomo nella storia della Repubblica. Professore, chiunque è in grado di fare queste affermazioni, vere o false che siano. Si sentono ogni giorno sull’autobus, sul treno, per strada. Sono luoghi comuni che non hanno nulla a che vedere con la comprensione del funzionamento della politica in questo Paese. Ma per interpretare la politica, per racchiuderla nella sua cornice per quanto possibile più oggettiva, è necessario dismettere le vesti del partigiano, facendo appello al proprio equilibrio ed alle proprie conoscenze, alla propria cultura, alla propria esperienza, strumenti che Lei sicuramente possiede.

  2. A.B. scrive:

    Macigni, carciofi e altri ostacoli sulla strada…
    1) Credo che su un punto siamo abbastanza d’accordo con l’amico Gasparetto: anche per me il problema della sinistra è soprattutto la sua mancanza di coraggio e di credibilità nel proporre soluzioni condivisibili per i problemi dello sviluppo, per una riforma dell’amministrazione statale e per un welfare di qualità decente e di entità sostenibile anche in tempi di crisi. Ma il mio punto era ed è (e su questo non siamo d’accordo) che se a sinistra qualcuno ha qualcosa da imparare sul liberalismo, a destra il problema è molto più grave. Quello su cui non siamo d’accordo è il fatto che la responsabilità del radicalizzarsi e dell’imbarbarirsi della politica stia a sinistra. Credo che nella posizione di Berlusconi, col suo consenso e il suo potere, uno statista vero avrebbe pouto promuovere una crescita del livello della classe dirigente in Italia cercando di individuare un nucleo di valori comuni e legittimando lui per primo l’opposizione anziché continuare ad inventarsi un comunismo che non esiste più (per ragioni di “marketing politico”, come disse Confalonieri in una famosa intervista TV a Sabelli Fioretti). Credo che non lo abbia fatto perché avrebbe dovuto rinunciare a usare una parte del suo potere e per i suoi guai giudiziari. Ma comunque non so se ne sarebbe stato capace in condizioni diverse. Lo avesse fatto lo dovremmo ringraziare tutti, invece potrebbe passare alla storia come un secondo Francesco Crispi: populismo, grandeur mal riposta, tendenza autoritaria e un po’ di corruzione. In quella stessa intervista Confalonieri dice: “Se Berlusconi si fosse limitato alla televisione, oggi avrebbe più del novanta per cento dei consensi. Ma ha voluto giocare in prima persona. E ha spaccato in due il Paese” (sottolineatura mia). Insistere in questo momento sui limiti della classe dirigente e delle correnti d’opinione della sinistra è un po’ come trovare in mezzo alla strada un macigno e un carciofo e dire che il problema è il carciofo (che è un problema, ma molto più limitato) senza pensare di spostare il macigno.
    2) Veniamo al carciofo: la classe dirigente di sinistra sarà anche scarsa ma nel complesso ha imparato a stare al mondo. I liberali e riformisti nel PD non sono pochi e isolati ma sono molti e attivi, anche se forse non abbastanza. Io non so con chi parli l’amico Gasparetto, ma la gente che conosco io e che vota PD sta nella società e nel mercato a tutti i livelli, alti e bassi, e vuole libertà, sviluppo, servizi sociali decenti e stato che amministra senza mangiare soldi, proprio come quelli che votano Pdl o Lega. Di solito la differenza principale sta nel fatto che tiene di più a un po’ di giustizia sociale, all’ambiente, alla cultura e a un po’ di correttezza e civiltà nel dibattito politico. Ma ci sono ottime persone anche di là (Pdl-Lega) e a me capita di parlarci quotidianamente di tutto e di trovarmi d’accordo su diverse cose. Le proposte ci sono, è che bisogna un po’ andarsele a cercare. Un esempio? Sull’acqua il PD fa una proposta (vedi sito PD nazionale) che si qualifica rispetto alla legge Ronchi soprattutto per un punto: l’istituzione dell’Authority. Me l’ha spiegato un collega di scienze che dice che il referendum è un bluff e che era meglio non farlo. In questo senso il PD ha avuto il torto di cavalcarlo. Ma non è un residuo antropologico di comunismo, è l’effetto della radicalizzazione, semplificazione del dibattito, che è un problema di cui nel nostro tempo Berlusconi è più il sintomo che la causa, un sintomo pericoloso di una tendenza ancora più pericolosa e profonda da cui il PD ovviamente e purtroppo non è immune, ma che è uno dei nuclei vitali della politica attuale del centrodestra. A sinistra è pieno di gente (quorum ego e molti che conosco) che quasi voterebbe uno di destra presentabile e non troppo ideologico ma non uno così: autoritario e illiberale (lui sì veramente…) e con i guai (non solo privati) che ha.
    3) Televisione: non sapevo neanche cosa fosse Freedom House, guardo pochissimo la tv e mi pare che il volume di fuoco di cui dispone Berlusconi in tv sia chiaramente più grande e sproporzionato. Possiede tre reti dirette da suoi stretti collaboratori e usa tutto o quasi per orientare su di sé il consenso (vedi il recente episodio delle lodi al governo da parte di una falsa terremotata aquilana nella trasmissione “Forum”). E poi la sua parte politica controlla altre due reti, in base al principio classico della lottizzazione che non è bello ma offre un minimo di garanzie in situazioni critiche come quelle di questi tempi. In Rai c’è qualche voce critica che a volte apprezzo a volte meno, ma le tasse non le paghiamo tutti? Non è normale che la tv pubblica ospiti anche voci critiche verso il governo? O devo solo essere io a pagare Bruno Vespa mentre gli elettori di Berlusconi possono non pagare la Gabanelli? Vabbè, ho fatto un confronto tra una cosa di cui più o meno tutti penso riconoscano in genere il valore sul piano giornalistico e un programma per me inguardabile. Ma posso dire che trovo inguardabile anche Santoro che non seguo e di cui mi interessa pochissimo. Sogno un servizio pubblico che fa solo cultura e informazione di qualità e reti private ognuna con un proprietario diverso che scelgono la linea che preferiscono, ma la BBC, per ora e forse per molto ancora, appare fuori dalla nostra portata.
    4) Aspetti istituzionali: la regola implicita nella tradizione liberale è che chi ha i soldi non fa politica direttamente, altrimenti quello che si verifica è il famoso conflitto di interesse, come mi pareva di avere chiarito. Chi ha i soldi fa lobbysmo, crea gruppi di pressione e se lo fa alla luce del sole la cosa è lecita. Se ho soldi posso sostenere un governo in tanti modi ma avrò sempre il problema di andarci d’accordo e questo sarà una piccola garanzia in più per i cittadini. Così, per quanto ne so, si va secondo la tradizione liberale (ripeto che l’America fa in certa misura eccezione). E poi non ho detto che il Pdl non propone (talvolta) politiche liberali, anzi, è una delle prime cose che ho ammesso. Il punto è che non c’è nessuna dialettica al suo interno. Chi è il leader della corrente di minoranza? Quando mai qualcuno ha proposto una linea politica diversa da quella di Berlusconi? C’è un dato di questo tipo? Se non c’è, come mi pare, abbiamo un leader che non deve mai fare i conti con un dibattito interno al suo partito, come invece è giusto e fisiologico che sia per dare garanzie ai cittadini (tutto il potere a nessuno). Per fortuna almeno deve fare i conti con una maggioranza parlamentare, alla quale però se perde i pezzi può sempre comprare i pezzi di ricambio, come sappiamo: trasformismo non è quando uno passa all’opposizione, almeno quando non ne ricava un vantaggio visibile. E’ trasformismo della peggior specie quello di chi passa alla maggioranza e subito dopo ottiene incarichi e prebende, se non denaro contante (“se anche si fosse pagato un mutuo non sarebbe un reato…” disse Stracquadanio). Invece sul fatto essenziale, l’esistenza di una reale dialettica interna, mi pare che non ci piove sul fatto che nel Pdl non ce n’è mentre nel PD ce n’è anche troppa. Per il Pd va bene così: se il gruppo dirigente non riesce a mettersi d’accordo, peggio per lui, come si vede. Ripeto, il problema non sono idee e politica del Pdl, è la persona di Berlusconi.
    5) I poteri che Berlusconi controlla sono l’esecutivo e il legislativo. Mi sbaglio? E mi sono sforzato di far vedere che c’è scarsa dialettica interna al legislativo (leader che controlla strettamente partito e maggioranza) e ce n’è poca tra legislativo ed esecutivo (capo del governo è “padrone” del partito di maggioranza relativa). L’unica dialettica è con la Lega e bene per Berlu che funziona. La Lega è un partito vero e indipendente dal premier (qualcuno lo mette in dubbio ma io non credo) e costituisce un vero elemento di controllo. Invece mi pare davvero impensabile paragonare i poteri del Presidente della Repubblica e quelli del Presidente del Consiglio: se hai studiato scienze politiche sai bene che differenza c’è tra un potere di governo e uno di garanzia come quello del Presidente. E grazie al cielo che il presidente della Repubblica è indipendente… Ma questo non impedisce che la concentrazione di poteri di Berlusconi sia eccessiva e basti tranquillamente a farlo considerare il leader di una destra populista e autoritaria e non di una destra liberale e istituzionale, uno che un elettore di destra con un po’ di senso delle istituzioni non sceglierebbe come proprio leader.
    6) Accanimento giudiziario. Certo che sospettare una persecuzione giudiziaria non è reato (l’amico Gasparetto ha scritto proprio così…). E’ probabile che sia solo sbagliato, è questo che penso, ovviamente, libero chi vuole di pensare alla persecuzione e libero io di sostenere il contrario pensando di avere ragione. Perché? Perché le assoluzioni con formula piena sono pochissime, praticamente solo quelle per i terreni di Macherio e quelle per la corruzione nel processo SME per la quale però è stato comunque condannato definitivamente Cesare Previti. In diversi casi casi Berlusconi è stato amnistiato o ha visto il processo concludersi per prescrizione del reato (in particolare sul Lodo Mondadori, per il quale ancora è stato condannato definitivamente Previti), in altri ha risolto modificando la legge sul falso in bilancio, in un caso è stato assolto per la testimonianza di Mills che però poi è stato condannato in due gradi per falsa testimonianza. Se per due volte uno dei miei avvocati, che io ho anche voluto far diventare ministro della difesa, è stato condannato definitivamente per aver corrotto i giudici in modo da ottenere sentenze favorevoli alle mie aziende, come faccio a parlare di persecuzione? Questo vuol dire che mi muovo al limite della legalità e che do spesso ai giudici ragioni serie di occuparsi di me. In un paese un po’ più normale del nostro un politico del genere sarebbe stato messo da parte subito dai suoi stessi elettori. Accade oggi a Strauss-Kahn, che sarà colpevole o vittima di un complotto, non lo so, ma per i suoi comportamenti privati si è messo in condizione di non risultare degno di rappresentare i suoi potenziali elettori. Anche chi lo difende sul piano giudiziario ammette che come candidato alle presidenziali ormai è impresentabile. La Francia ha perso un possibile presidente della repubblica. E se risulterà che è innocente? Sarà colpa della polizia e magistratura americana antisocialista? Non credo proprio. Di un complotto? Dell’isterismo e/o della furbizia di una donnina abile? In quel caso si sarà consumata una grave ingiustizia e una (forse) grande carriera politica sarà stata stroncata irreparabilmente. Certo, è un problema. Ma intanto l’opinione pubblica francese, per prima cosa, si mette al riparo dal pericolo di avere uno stupratore come presidente. E secondo me fa bene. Se sono Strauss-Kahn e aspiro alla presidenza francese, faccio bene a lasciar stare le cameriere sconosciute, mi conviene piuttosto sposare Carla Bruni e togliermi qualche soddisfazione in quel modo. E se sono Presidente del Consiglio in Italia e temo di essere perseguitato mi conviene evitare festini con giovani prostitute. Zoccola vuol dire questo, anche tecnicamente mi pare non ci siano dubbi sul fatto che le signorine di Berlusconi fossero pagate in vari modi. E non nego che una prostituta possa avere la sua dignità, ma non conosco nessuna Bocca di Rosa e se cerco dignità non è che per prima cosa andrei a cercarla da una zoccola…
    7) Chiudo. Tu, che sarai un giovane idealista, dammi pure del vecchio fazioso. Io so bene che non è così, che non sono affatto fazioso, che da anni mi confronto seriamente, leggendo e informandomi, con le ragioni di chi sostiene Berlusconi (non che questa sia la mia occupazione principale, tutt’altro). Mi chiedo spesso fino a che punto sono forti le ragioni di chi non sta dalla mia parte e cerco di capirle e, come ho detto, penso che a volte siano forti abbastanza da arrivare a condividerle. Su ciò di cui me ne intendo le cose stanno così, e altri fanno come me, gente di sinistra e, grazie a Dio, di destra. Un esempio? Di scuola me ne intendo e al di là dell’evidenza del fatto che la Gelmini di scuola ne capisce pochissimo, so bene che non è lei che decide e elabora sulle cose della scuola. Allora chi è che lo fa? Per esempio questo signore qui, uno dei suoi principali consiglieri: http://blog.maxbruschi.it/. Persona seria, colto, a volte dice delle cose (per me) discutibili, a volte molto sensate. Dammelo come preside e ti assicuro che ci lavoro insieme volentieri (ha 6 anni meno di me, la Gelmini ne ha 10 di meno). Metti lui direttamente come ministro dell’istruzione e vedrai che viene rispettato di più. In ogni caso guarda la scuola superiore: hai visto rivolte all’ultima microriforma? No, tante cose erano sensate e tutti (anche molti pericolosi insegnanti di sinistra che inculcano) hanno discusso nel merito e si sono adattati alle piccole e abbastanza sensate correzioni (questo erano, non una riforma) che sono state fatte all’impianto tradizionale. Il problema? Che dovunque era possibile si sono tagliate ore e posti e ci tocca fare lo stesso lavoro e più in meno tempo e con più studenti, questo è all’origine delle proteste. Ma si sa che questo problema qui sta a monte ed è reale e drammatico. Sulle cose da fare l’accordo e il dialogo di questi tempi sarebbero molto più facili. Guarda questa giovane studiosa e insegnante di area PD :http://www.qdrmagazine.it/2011/5/23/15_sammarco.aspx cosa dice, per esempio, sulle famose prove INVALSI. Fa’ discutere Manuela Sammarco e Max Bruschi e vedrai che ci saranno distanze significative ma sarà più facile trovare un terreno comune istituzionale di cose di fondo su cui essere d’accordo, che è quello di cui abbiamo bisogno, di cui l’Italia avrebbe bisogno.
    8- Prima o poi ci si accorgerà anche a destra che Berlusconi è soprattutto la principale ragione di divisione: molto più un peso che una risorsa. Non è la sinistra che lo vuole eliminare a qualsiasi costo perché con lui non vincerà mai: le ragioni per lasciarlo da parte ci sono già da tempo e i danni che fa sono belli grossi. Come dicevo, se ne è accorta gente che in passato lo ha votato, che non è di sinistra, che è radicalmente liberale e liberista e che dice cose sensate con cui non sempre sono d’accordo ma che rispetto sempre molto: già nel novembre 2009 l’intera redazione di NoiseFromAmerika scriveva (qui: La linea sulla sabbia … ): Preservare quel che in Italia rimane della separazione dei poteri, dello stato di diritto e, soprattutto, di una res publica condivisa da tutti – insomma: preservare le vestigia di uno stato liberal-democratico in cui la stragrande maggioranza dei cittadini si riconosca – richiede che Silvio Berlusconi venga politicamente sconfitto e si ritiri a vita privata. Perseguire questo obiettivo ci sembra, oggi, il primo dovere di ogni persona amante della libertà e della liberal-democrazia.Dopodiché si potrà ricominciare a discutere di tasse, spesa pubblica, riforma del sistema giudiziario, e quant’altro. Silvio Berlusconi, i suoi interessi privati ed i suoi malaffari, sono un veleno che sta oramai attaccando i gangli vitali dello stato di diritto e della convivenza civile in Italia. Fermarlo è la precondizione di qualsiasi riforma ed occorre farlo prima che sia troppo tardi.Ci appelliamo anche agli elettori del PdL, e chiediamo: se non ora, quando? Dove avete tracciato la linea sulla sabbia? Come è fatta la goccia che fa traboccare il vaso? Cosa, cosa concretamente, sarebbe troppo, a vostro avviso? Quale crimine contro i diritti di proprietà personale (perché di QUESTO si tratta) sorpassa la soglia del “troppo” per voi?…

    Per me basta e avanza, nel senso che stavolta l’ho fatta lunghissima. Scusate il disturbo e grazie dello spazio che mi avete concesso. Ciao. A.B.

  1. Politica e Attualità : Berlusconi liberale? Ma neanche per scherzo

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