Pedacito de Ecuador

Era settembre dell’anno scorso…i primi due giorni c’era solo la voglia di cambiare la data del biglietto e tornare indietro il prima possibile. Sarà che prendere un aereo da soli e arrivare da soli senza sapere una parola della lingua del posto, un pò ti da la sensazione di essere spaesati…

Sono bastati 2 giorni in più e tutto è cambiato e dopo 15 avevo già pensato di fermarmi di più…un mese, due, poi son diventati 9…e sono tuttora qui, contando alla rovescia, perchè ora si, è quasi arrivato il giorno del ritorno.

Gli accordi erano di fare tre mesi di tirocinio, su cui deve essere poi basata la tesi, e la mia idea era seguire un’invernadero di piante medicinali, vedere come la gente si relaziona a questo, insomma mettere insieme l’etnobotanica con la partecipazione.

L’invernadero, ossia la serra, in realtà era da costruire…

Si passa così ad analizzare le riunioni di un gruppo giovanile neonato….i cui componenti però non sono mai a Salinas…sfuma anche questa prospettiva.

Nel frattempo mi chiedono se voglio trasferirmi, assieme ad altri due volontari italiani, nell’hogar masculino, un alloggio per ragazzi con poche opportunità economiche…e questo era tutto quello che io sapevo di questa nuova casa.

Mi ritrovo immersa di ragazzini, una ventina circa, mi ritrovo a seguirli nelle mingas, lavori comunitari, a seguirli nei compiti…senza sapere un bel niente di loro, di quello che fanno, dell’organizzazione…boh!!

E poi piano piano prende forma l’idea di fare la tesi su di loro…

Comincio a imparare i loro nomi, comincio a capire le loro giornate: sveglia alle 5.30 (se hanno gli esami si svegliano alle 4); pulizie, colazione e alle 7.30 sono al collegio; circa alle 13 finiscono, mangiano e alle 14.30 lavoro nelle microimprese o nei laboratori artigianali; 5.30 compiti e poi cena. All’inizio mi sentivo come messa lì senza scopo, poi piano piano mi son messa dentro: sveglia alle 5.30, controllo, compiti, aiuto nelle imprese…ma più di tutto ho cominciato a tendere le orecchie e ascoltare le loro storie, i loro problemi, le loro gioie, le preoccupazioni, le lamentele, le vincite.

Quello che piu mi lasciava a bocca aperta era la loro voglia di fare, il fatto di non aver paura di sporcarsi le mani, il saper fare un sacco di lavori che molti di noi occidentali non sappiamo nemmeno a 40 anni da che parte prendere. E loro con una facilità e una creatività impressionante, riescono a creare un allacciamento per l’acqua. O quando, per esempio, si facevano le mingas (lavori comunitari) a Salinas Limpio (la discarica), la loro maggior preoccupazione era trovare tra i rifiuti qualcosa di utile da poter sistemare.

E sempre più capivo, imparavo, mi incazzavo con il mondo ingiusto e mi sorprendevo.

Sono nate amicizie molto profonde, son stata confidente di cose molto importanti e grandi, a volte molto pesanti e questo è stato quello che mi ha fatto decidere di rimanere un anno…per comprendere un pò questo mondo, era il tempo minimo.

Non posso dire che mi han dato molto…mi han dato di più, è qualcosa di incalcolabile. E come mi han salutata prima di andarsene alla casa…nessuno mai mi aveva detto cose così belle e profonde!

Ci son stati momenti molto duri, in cui mi son resa conto che essere educatrice è il lavoro più difficile del mondo, però è anche il più bello! Quando ripeti 1000 volte le stesse cose, quando dai fiducia e in cambio vedi che ti rubano 5 dollari da sotto il naso negando poi tutto, quando fai il possiibile perchè loro stiano bene e ti ripagano dicendo che non hai rispetto per loro, quando ti dicono che in relatà non si son mai fidati di te, quando si incazzano perchè gli dici che non han rispettato le regole, quando per 20 giorni non ti parlano e non sai perchè.

Quando si buttano sulla tua spalla a  piangere perchè stan affrontando una  cosa che è più garnde di loro e ti dicono che solo tu puoi capirli, quando ti raccontano che la loro vita è un disastro, quando ti danno da firmare i loro voti, quando stanno male e ti dicono che neanche la sua mamma li ha mai trattati così, quando piangono a dirotto perchè te ne vai, quando ritornano dalle vacanze e ti dicono che gli sei mancata tanto, quando ti invitano a ballare, quando ti dicono che studiare con te li aiuta a ricordare le cose, quando si mangia e si ride tutti assieme, quando prima di andare a dormire vogliono il bacio della buonanotte e ti dicono “sueña conmigo”…solo piccolissimi esempi…

Ho conosciuto alcune delle loro case: un unico dormitorio con 4 letti e 9 persone, terra battuta come pavimento, una cucina di 2 metri per 1, senza tavolo ne sedie e le galline dentro casa, però il senso di famiglia e un pò di pazzia; i ragazzini lavorano tutto il tempo quando sono a casa. E nelle comunità non c’è telefono, non c’è internet, non ci sono medici e solo alcune “ranchere” la mattina presto che trasportano persone, animali, cibo, gas verso Salinas. Molte volte quando perdono la ranchera, i chicos scendono a piedi fino alle loro case.

In tutto questo c’è una fondazione cattolica e sociale alle spalle che dovrebbe appoggiare economicamente, educativamente e spiritualmente i ragazzi…e ci sono persone  che dedicano molto a loro, e persone che solo si lamentano dei costi. È che è molto piu facile puntare a progetti dove si vedono risultati concreti, che non all’educazione che effettivamente non è un investimento che da risultati finanziari e tangibili. Però di Salinas, gli hogares sono la parte che più mi ha coinvolta…a volte anche troppo.

Mi sono scontrata parecchie volte con il sistema che c’è qui, cercando di ottenere qualche ora libera in più per i ragazzi, revisando il regolamento con loro, cogliendo le lamentele per poter cambiare qualcosa…poco si è ottenuto, ma ci sarebbe ancora molto da fare. Diciamo che un pò le cose si sono ammorbidite, però è un processo lungo e deve partire da dentro il cambiamento, come per tutte  le trasformazioni.

Riassumere un anno in poche righe è abbastanza riduttivo, però è un tentativo di far capire le cose a chi non ha vissuto qui.

Ci sarebbero un sacco di ambiti di cui occuparsi e che sono trascurati, soprattutto a livello sociale e ambientale. Qualcosa si sta muovendo e sono contenta di aver avuto l’opportunità di calarmi dentro a questa realtà perchè così ho potuto cominciare a conoscere un pò quel che mi circonda. Un anno è poco, tre mesi sarebbero stati inutili e sarei tornata a casa con la presunzione di aver conosciuto un posto e delle persone che ancora non posso dire di conoscere. Però mi porto dentro  le amicizie e questo piccolo pezzetto di Salinas, i suoi volti e le sue storie, che sicuramente mi han ha fatto apprezzare di più quel che ho.

E la voglia di cambiare il mondo partendo dalle piccole cose!

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