Mi viene da piangere

Pubblico un mio scritto prodotto la scorsa notte durante un momento di sfogo e pubblicato sulla mia pagina personale di facebook…

Mi viene da piangere, trattengo a fatica le lacrime, ma è così. E non m’importa se i miei 200 e passa contatti di facebook lo stanno leggendo. Si tratta di un’emozione che provo profondamente e che devo in qualche modo sfogare. Non me la sento di scrivere sul blog, non sarebbe rispettoso nei confronti dei miei amici Daniele, Giovanni, Marco, Simone e tutti gli altri. Equivarrebbe ad approfittare di uno spazio comune per mettere in piazza non solo le mie opinioni ma anche un insieme di sentimenti; e credo che ciò sia quanto di più sbagliato per uno che “da grande” vorrebbe diventare politologo. Approfitto, quindi, di questo spazio perché è mio e solo mio. Di conseguenza nessuno me lo può togliere.
Ieri sera sono tornato da Torino verso mezzanotte e quindi non ho potuto seguire in tv “Raiperunanotte”. A dire la verità, non avevo comunque l’intenzione di farlo. Il motivo è semplice: è stato spacciato per un programma di informazione e come uno spazio di libertà ma io avevo già intuito il tranello. Si sarebbe trattato del solito programma fazioso per “dare contro” a Silvio Berlusconi. Stasera, accedendo facebook, sono stato mitragliato, nella sezione “home”, da video e link che richiamavano video sul programma in questione. Onestamente, visto anche l’orario, non l’ho guardato tutto, ma mi sono limitato agli interventi di Milena Gabanelli, di Michele Santoro e del paragone Mussolini-Berlusconi.
Io mi chiedo, e lo chiedo soprattutto ai miei più cari amici (rispetto ai quali ho opinioni politiche assolutamente antitetiche) se siete davvero convinti che questa si possa chiamare libera informazione. Che questo che viene spacciato per anticonformismo non sia in realtà conformismo allo stato puro. Che questa che viene presentata come critica al sistema non sia in realtà essa stessa espressione del sistema dominante. Non rappresenti cioè, in realtà, il sistema culturale, l’ideologia egemone ed istituzionalizzata, la stessa della quale sono stato vittima a scuola e all’università – tranne pochi casi di cui non faccio nomi (ma potete immaginare a chi mi riferisco).
Ma voi lo volete davvero un Paese nel quale la Magistratura e il giornalismo (il Terzo e il Quarto potere) vanno a braccetto, cooperano con l’obiettivo dichiarato di sbattere su giornali e telegiornali gli affari di tutti, le intercettazioni e tutto quanto possa screditare l’immagine di una persona, soprattutto di una persona che ricopre un incarico pubblico (parole di Santoro)? Non vi rendete conto che questa è una palese violazione del principio garantista, cioè dello Stato di diritto?
La Gabanelli afferma che si può anche essere d’accordo con la necessità di fornire un’informazione completa sulla campagna elettorale, sulle posizioni e sui programmi, ma poi prosegue dicendo che l’ingoranza della gente circa gli stessi programmi politici è dovuta alla mancata informazione fatta in tv: allude per caso alla decisione di sospendere la programmazione? Quale ipocrisia è mai questa? Spero vivamente vi rendiate conto che i cosiddetti talk show sono tutto tranne che informazione. Questo accade da anni. Per non parlare del fatto che sono praticamente tutti di sinistra, vi prego di non negarlo. Viceversa, vi invito a farmi i nomi di quelli non dico di destra ma almeno filoberlusconiani! I talk show sono tutto tranne che informazione. Sono pollai nei quali riescono a prevalere i galli che strillano più forte. Sono luoghi in cui i giornalisti non si limitano a fare le domande ai politici, ficcanti quanto volete, per carità, pungolandoli su questioni politiche. I giornalisti hanno sostituito i politologi, i sociologi, gli economisti, gli storici. I giornalisti, certi giornalisti in particolare, con l’assenza di scientificità che contraddistingue la formazione di molti di loro, sono sempre più opinion leaders. Io voglio conoscere fatti, non opinioni. Al contrario, assisto spessissimo alla divulgazione di opinioni spacciate per fatti con la conseguenza che il cittadino medio non è più capace di distinguere una cosa dall’altra. Ma che razza di informazione è questa?
Non mi viene più da piangere perché scrivendo queste poche righe ho esternato le mie emozioni ed anzi adesso sono convinto di potermi addormentare più serenamente. Ma se pensate che la politica italiana sarà migliore quando Silvio Berlusconi, un personaggio tratteggiato come un dittatore, uscirà di scena, lasciatevelo dire: il vostro pensiero si fonda su di un’ingenuità folle. Per un semplice motivo. Berlusconi non ha mai fatto alcunché per fronteggiare la cultura dominante in Italia, per spazzarla via, sviluppandone altre di esistenti o sostituendola con una sua. Ha vinto tre elezioni su cinque, è vero. Ha fatto numerosi proclami televisivi e ha acquistato popolarità e consenso anche grazie alle sue tv, oltre che alle sue doti di abilissimo comunicatore. Tutto verissimo. Ma, successo elettorale e cultura dominante non sono stati due elementi in sintonia fra loro. La cultura è un fattore fondamentale in una società e, seguendo la lezione di Antonio Gramsci, credo che lo stesso valga anche per la politica. In Italia sappiamo quale sia la cultura dominante. Vi dirò di più: da questo punto di vista ha avuto molta più lungimiranza la Lega Nord. Per questo sono convinto, ad esempio, che “morto” Berlusconi, “morirà” anche il PDL – non oserei invece fare la medesima asserzione con riguardo a Bossi e alla Lega. Ed è per questo che sono convinto che la vera dittatura in Italia sia quella che ci impongono i vari intellettuali e giornalisti (ahimé militanti) che quasi totalmente occupano la televisione italiana, pubblica e privata. Pubblica e privata.

Buonanotte

3 commenti

  1. Silvia Crupax scrive:

    Ti confesso, caro Alberto, che finora ho avuto la fortuna di evitare quello show di Santoro, un po’ perché ho pochi amici di sinistra così “sinistri” dall’inneggiare a Santoro, un po’ perché quand’anche mi è capitato di vedere un link al suddetto spettacolo ho evitato di cliccarci su!
    Così come mi sono risparmiata la lettura degli infiniti articoli di giornali che stanno uscendo in merito: so che sbaglio, perché si dovrebbe conoscere il proprio nemico per poi sconfiggerlo, ma sinceramente siccome non occorre una laurea in politologia per intuire i contenuti faziosi di quella trasmissione – e siccome comunque se ne parla dappertutto quindi volente o nolente qualcosa mi arriva – ho optato per l’ignoranza!
    Nella combriccola l’unica che salvo è la Gabanelli: il suo programma, Report, mi è sempre piaciuto, perché almeno si occupa di problemi reali, concretissimi, e non va a caccia di mero gossip sessual-giudiziario! Certo che è di sinistra, certo che pure lei, a suo modo, è una giustizialista, ma la differenza con Travaglio è che la Gabanelli fa vero giornalismo d’inchiesta mentre Travaglio assorbe come una spugna gli atti dei processi (in genere soprattutto quelli dell’accusa) e li ri-vomita fuori conditi con un bel po’ di risentimento fazioso e odiosa supponenza. La giornalista di RaiDue, invece, somiglia davvero ai suoi colleghi inglesi e americani: dietro segnalazioni di cittadini riguardanti situazioni scandalose, drammatiche o bizzarre, invia i suoi collaboratori ad indagare e poi, dopo qualche mese di indagine sul campo, fornisce ai telespettatori i risultati. Inoltre si avvale di dati ufficiali (statistiche, sondaggi, interviste, regolamenti) e lascia che il paradosso, la critica, il biasimo, nei confronti del problema o della persona oggetto del servizio, emergano da soli attraverso i fatti e solo alla fine del servizio lei si concede qualche secondo di commento. Qualche secondo! Non ore intere di diretta sul blog o di sproloqui in un talk show!
    Non so cosa la Gabanelli abbia detto durante la performance di Santoro e mi dispiacerebbe sapere che si è unita al coro anencefalo della combriccola. Dopodiché sono d’accordissimo con te che tutti questi tizi sono assolutamente parte del sistema che fingono di ricusare: senza Berlusconi e le sue (indubbie, almeno alcune) malefatte o discutibili azioni, lor signori sarebbero disoccupati, lo share dei loro programmi stenterebbe a levitare, così come i loro – collegati – budget. E faccio mia una riflessione dell’esagitato Sgarbi di un paio di sere fa a Tetris (La7): “Santoro ha una chiarissima posizione politica, che in quanto tale esprime nel miglior modo possibile, peccato che però dovrebbe essere un giornalista e sforzarsi quindi di essere, se non completamente imparziale/neutro, almeno diplomatico. Santoro di fatto è il vero leader della sinistra, fa e dice ciò che Bersani e molti altri non hanno il coraggio o il modo di dire e fare: dovrebbe dunque entrare in politica ufficialmente, svestire i panni di giornalista e conduttore televisivo. Solo così il suo comportamento sarebbe coerente con il suo lavoro: al momento invece non lo è”. Sottoscrivo in pieno! Prendi ad esempio Ferrara: tutti sapevano quali fossero le sue posizioni eppure a OTTOeMEZZO riusciva a moderarle e a gestire non solo ospiti ma anche partner conduttori di tutt’altri colori politici. Quando ha deciso di esternare fino in fondo il suo credo è entrato nella politica attiva: si è candidato, ha stilato e presentato un programma, e non essendo poi stato eletto è scomparso dalla scena televisiva. Non è che ci è tornato, come se i programmi tv fossero una sorta di parcheggio ove sostare in attesa di meglio o non avendo avuto di meglio! Uno poi può condividere o meno i contenuti della lista che Ferrara aveva messo su. Io personalmente credo che si sia bruciato lanciandosi inspiegabilmente (vista la sua pregressa esperienza di politica militante) in un’impresa che non avrebbe mai potuto avere successo: il suo vero obiettivo quindi – credo – fosse di portare un tema a lui caro (il no all’aborto) all’ordine del giorno, creare un caso, fare notizia. Senza pensare davvero di riuscire a diventare Premier! Per una cosa del genere, per un suo ideale, ha sacrificato se stesso. Tanto di cappello, in ogni caso.
    Chissà se il signor Santoro sarebbe disposto a giocarsela allo stesso modo…lui è addirittura peggio di Grillo: quest’ultimo infatti sbraita tanto ma non ha un programma sulla rete ammiraglia della Rai nè fa parte di alcun palinsesto e in parte si occupa (come la Gabanelli) di problemi concreti e non (solo) di gossip politico. A me non entusiasma di certo, sia chiaro, ma noto che fra i tre più accesi (ciascuno a proprio modo), Santoro-Grillo-Gabanelli, il primo sia l’unico a volere la botte piena e la moglie ubriaca…ovvero: 1) a non volersi mettere in gioco offrendosi al verdetto popolare quale candidato ufficiale della sinistra; 2) a non volersi mettere in gioco fondando un movimento alternativo alla sinistra, visto che gli sembra così inadeguata quella che siede all’opposizione; 3) a non volersi mettere in gioco scegliendo definitivamente una delle due strade, fra tv e politica; 4) a non voler dunque accettare le vere regole del confronto democratico, perché mentre in trasmissione lui è il dominus e può decidere chi invitare, di cosa parlare, come, quando e con la claque che vuole, invece nella politica attiva sarebbe soggetto al giudizio popolare, a quello di altri candidati, a quello della stampa e soprattutto a quello dell’oggettività perché dovrebbe stilare un programma concreto di alternative da proporre, cosa oltremodo più difficile che non sparare a zero sull’avversario, criticare a tutto spiano, senza l’obbligo di dover contro-proporre…
    Concordo con te che purtroppo, come diceva il grande Troisi, non ci resta che piangere…perché questa è l’ideologia dominante in Italia (almeno per ora) e non si vede l’alba di un cambiamento. L’unica speranza che mi anima è l’età di tutti questi signori: sono vecchi, caro Alberto, molto vecchi. E prima o poi non solo dovranno lasciare quelle poltrone ma anche questo mondo. A quel punto, come fanno i veri galantuomini in guerra, potremo conceder loro l’onore delle armi, ricordarli solo per quel poco (o tanto, a seconda) che hanno fatto di positivo e fingere di aver dimenticato tutto il male da essi seminato nel nostro Paese mentre erano in vita. Dopodiché, adempiuti questi obblighi cavallereschi verso i defunti, potremo finalmente voltar pagina. E a quel punto saremo (forse) noi i diretti responsabili della salute dell’Italia, non potremo più lamentare colpe altrui: starà a noi cambiare, nei fatti e non a parole, ciò che non va, e risponderne tanto più quanto più aspramente avremo criticato, in passato (cioè ora) le malefatte dei nostri predecessori.
    Una bella responsabilità direi, alla quale non sono certa che la nostra generazione saprà rispondere a dovere. Penso piuttosto che tutto sarà sulle spalle di pochi, mentre in passato è stata un’intera generazione a farsi carico del cambiamento – con esiti più o meno fallimentari, certo, ma se non altro con uno spirito di corpo, un afflato comune, che noi – ahimé – non avremo mai.

  2. Daniele scrive:

    Caro Albe già sai che non condivido la tua opinione. In modo particolare la tua convinzione che in Italia vi sia una cultura dominante di sinistra. Come sostenere una teoria del genere alla luce tra l’altro dell’ultimo risultato elettorale? Ricordo che di questo avevamo già discusso tempo fa. Sono fermamente convinto che non sia possibile parlare di cultura del paese italiano senza prendere in considerazione la compagie politica e l’espressione della volontà popolare nel modo in cui questa si esprime al voto. Di conseguenza come parlare di egemonia della sinistra quando, vedi in particolare il nord del paese, la cittadinanza italiana vota ancora in larga misura la rappresentanza partitica destrorsa? Questo il primo punto. In seconda istanza mi soprendo quando sento parlare di stato di diritto all’indomani di manovre politiche che di questo principio hanno fatto un optional (sai bene a cosa mi riferisco… decreto salva liste, leggi ad personan, lodo Alfano ecc). Tutte questioni che citi anche tu; tuttavia a cambiare caro Alberto è la prospettiva da cui le si guarda e la chiave di lettura con cui le si interpreta. Per quanto si possa non essere d’accordo con i talk show (pollai e quant’altro) è quanto mai una mossa scaltra e interessata chiuderli sotto campagna elettorale, essendo chiaramente consapevoli che non solo i canali televisivi privati (Mediaset su tutti), ma anche e sopratutto la RAI (Rai 1 in primis) resteranno in mano a direttori e amministratori fortemente controllati. Citando solo il caso Minzolini: ci accaniamo contro i talk show perchè fanno cagnara, li chiudiamo e… ci accontentiamo di chi? Di un direttore del TG1 che non perde occasione per sciolinare il suo “particolare” rapporto con il governo? O ancora… dovremmo accontentarci di un TG1 che fornisce notizie fuorvianti invece che veritiere, e guarda caso spesso a favore del premier? (–> vedi caso Mills e “assoluzione” invece che “prescrizione”). O ancora: dovremmo non sapere nulla delle scandalose telefonate con cui B. intima alle autorità di garanzia (sottolineo due volte AUTORITà DI GARANZIA) di chiudere questo o quel programma ancora prima che vada in onda? Il capo di governo che chiama un’atorità di garanzia per chiedere di procedere in un modo piuttosto che in un altro!!! Non mi sembra difficile percepire la portata devastante del fatto… poi i giudici che facciano il loro mestiere, ma l’intercettazione parla da sola e un personaggio pubblico non può rivendicare che questo genere di cose non si sappiano… come mai quando in passato le telefonate rese pubblice riguardavano mafiosi nessuno si è scadalizzato? Anche in quei casi il processo doveva ancora svolgersi… forse la parola “mafioso” stona più di quelle che si utlizzano per definire una carica politica? Sul fatto poi che il talk show abbiano un taglio non imparziale possiamo essere d’accordo, ma questo significa che allora vanno chiusi? Allora chiudiamo anche il TG1, cacciamo Minzolini per cortesia… e per par condicio impediamo anche al TG4 e a Studio Aperto di andare in onda, o li ritieni, a differenza di Annozero, dei mezzi di informazione adeguati che possono trasmettere solo perchè prodotti da una televisione privata (del presidente del Consiglio occorre aggiungere)? Se dunque ti indigni per Raiperunanotte (organizzata e prodotta in privato!!!) perchè non spendi una parola per quanto trasmette Mediaset, che a differenza del programma succitato di Santoro, gode di un’indiscussa posizione dominante/privilegiata (qui si aprirebbe tutta la questione del conflitto di interessi, e citerei volentieri anche il caso rete4/Europa7)? Aggiungerei anche che a Raiperunanotte non erano invitati “galli” impazziti, ma gionarlisti di tutto rispetto che in quell’occasione avevano tutto il diritto di esternare la propria protesta (in modo di fatto variegato). Il telecomando poi, Alberto, è un grande strumento di democrazia… si preme un tasto e al posto di alcoltare qualche dato che normalmente la TV non passa, si può benissimo decidere di godersi lo spessore impressionante delle trasmissioni offerte in prima serata da RAI e Mediaset insieme. Su Travaglio ti inviterei a scendere nel dettaglio… troppo facile additarlo come reazionario e fazioso, senza mai prendere in considerazione i dati e le notizie che cita per tentare di confutarle. Questo significherebbe dimostrare la sua erroneità, il resto sono chiacchiere o semplici opinioni personali che non giustificano la chiusura di un programma in un paese che troppo spesso ama definirsi democratico e paladino della libertà di espressione.

  3. Alberto Gasparetto scrive:

    Io credo che la libertà di espressione vada tutelata finché non diventa libertà di diffamare. Minzolini prende posizione, è vero, ma i suoi mi sembrano giudizi tecnici. Diversamente, Travaglio cita le accuse dei PM e usa i programmi che lo ospitano come cassa di risonanza. I processi, in un vero Stato di diritto andrebbero celebrati nei tribunali. Trovo assolutamente incivile che si sbattano in tv e sui giornali le intercettazioni telefoniche, per quanto gravi possano essere i contenuti. Questo perché le battute riportate sono sempre, sottolineo sempre decontestualizzate. Io al telefono con te potrei dirti (ed è capitato proprio l’altro giorno) “quel professore è una canaglia, uno stronzo perché al ricevimento non si è praticamente presentato: la prossima volta che lo incontro lo riempio di botte”. E’ ovvio che non lo farei mai. Dunque, già il fatto che un PM possa mettermi sotto accusa per questo mi pare grave, però ammettiamo pure che l’intercettazione sia un mezzo legittimo del mestiere. Ma, se questa intercettazione viene sbattuta su giornali e telegiornali, il mio nome è macchiato. Per sempre. La mia dignità pure. La mia reputazione. Prova poi tu a convincere 10, 15, 20, 30 milioni di italiani che le cose non stanno davvero così. Soprattutto se invece di essere uno sconosciuto Tal dei Tali, mi chiamo Silvio Berlusconi. L’opinione finisce per polarizzarsi ed il clima per incendiarsi. Esattamente quello che accade in Italia da 15 anni. Eppure il voto dell’altro giorno dimostra, oltre all’inconsistenza di due partiti-cartello come PD e PDL, dimostra – dicevo – la tendenza all’estremizzazione del popolo italiano. Qui al nord uno su 4 possiamo anche dirlo è della Lega, mentre a livello nazionale 1 su diciamo 6 vota IDv, Grillo o liste di estrema sinistra varie. Beninteso, persino io riconosco la genuinità di alcune proposte sinistrorse o grilline, ma il problema è la polarizzazione del voto causata da un clima oltremodo incivile.
    Legata a questa questione c’è quella della Lega. sarà pur vero che un polentone su 4 ormai le dà il voto, ma per gli altri 3 italioti su 4 tale elettore rimane sempre un estremista razzista, capirai anche tu che non è così, non può essere così, mi rifiuto di crederlo.
    Sulla cultura dominante, hai ragione a notare la mancata corrispondenza con l’egemonia politica esercitata dalla DC durante la Prima Repubblica. Tuttavia, nel 1962 c’è stata l’apertura al PSI e negli Anni 70 si è avviato il percorso che ha portato al Compromesso storico col PCI. La politica italiana era il riflesso di quella internazionale. E’ verissimo che eravamo anzitutto amici dell’America e quindi sicuramente ciò ha fortemente limitato la possibilità che in Italia si installasse un regime comunista, ma sono convinto che ci sia sempre stata accortezza nella DC a moderare questo atlantismo con la pur consistente presenza comunista e di sinistra in Italia. Il risultato di ciò è stata l’egemonia culturale della stessa, resa possibile da molte intersezioni possibili fra la cultura cattolica e quella comunista (il terzomondismo, l’internazionalismo, il pacifismo, l’antiamericanismo: mi spiace citare Panebianco, che tu non ami molto, ma queste cose sono espresse in maniera dettagliata nel suo libro “Guerrieri democratici”). Ciò ha portato anche a quello che, nella ricostruzione fatta da Pierluigi Battista nel saggio che abbiamo letto al primo anno di università, Ernesto Galli della Loggia definì, in polemica con Norberto Bobbio, il silenzio sulla verità storica del comunismo, sul quale editori di sinistra come l’Einaudi avevano gettato una fitta coltre di nebbia. Libri come “Arcipelago Gulag” di Solzenicyn oppure la stessa questione delle foibe: io ho imparato cosa fossero solo all’università. Nessuno a scuola mi ha raccontato la vera storia. Me ne ha raccontata solo una parte e questo è disonesto intellettualmente e storicamente. Questo perché nelle scuole italiane la maggior parte dei professori è di sinistra. Nella mia scuola, come credo in moltissime altre italiane, i professori plaudevano se andavamo a manifestare contro la guerra in Iraq. Dani, lasciamelo dire: questa è dittatura culturale!
    Mi raccomando, non voglio assolutamente polemizzare, non sto dando giudizi di valore, sto solo descrivendo le cose come stanno. Cose che purtroppo gli italiani non sanno. Perché non lo sanno? La risposta sta nelle righe scritte sopra. Pensa poi al libro scritto dallo scrittore Giampaolo Pansa (un intellettuale di sinistra) intitolato “Il sangue dei vinti”: è stato quasi linciato dall’intellighentzia di sinistra, accusato di appoggiare Berlusconi, di voler fare revisionismo storico e accusato di fascismo. Solo perché ha raccontato un’altra parte della verità, una verità scomoda evidentemente e peraltro già documentata da diversi storici che insegnano all’università ma che non hanno avuto seguito mediaticamente. Un’arroganza culturale, questa, che dovrebbe disgustarti tanto quanto le leggi ad personam che Berlusconi fa per salvare la pelle da una parte della magistratura che opera politicamente, anche questo vogliamo dirlo? (leggi sulle quali, Lodo Alfano a parte, torno a dire che tornano utili a tutti gli italiani). Il risultato è che valori che dovrebbero essere condivisi come la Resistenza, l’unità, la pace sono in mano totalmente alla Sinistra: guai se uno di destra prova a volerne fare condivisione. Ricordi gli insulti al Ministro Moratti e a suo padre qualche anno fa? Mi pare che solo il solito Galli della Loggia ne avesse preso le difese. Come ci stiamo preparando ai 150 anni dall’Unità d’Italia? Siamo un popolo senza memoria, che non è capace di fare davvero la pace, che non è capace, pur nelle differenze politiche ed ideologiche essere unita davvero in nome di valori che dovrebbero essere di tutti. Concludo con interrogativo cruciale: com’è possibile che la pace e i diritti umani, la democrazia, valori che l’occidente e l’America vogliono esportare con le bombe, qui in Italia siano appannaggio solo di una fazione politica?

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