L’autogol del PD
La tormentata questione del cosiddetto decreto salva-liste non ha fatto altro che sottolineare la presenza del solito clima di odio che conosciamo da anni. In questa sede non intendo certo prendere posizione sul tema per scagliarmi contro una delle due parti: c’è già chi lo fa al posto mio, peraltro con ottimi risultati. Ma credo che una questione di fondo vada comunque evidenziata.
Se è altamente ipotizzabile che il PDL in seguito a questa vicenda perderà forti consensi, allora è altrettanto possibile prendere atto dell’ennesimo autogol del PD, il quale ha dimostrato di non contare alcunché come partito. Il preludio, come scrivevo qualche giorno fa, allo sfaldamento totale di entrambi i cartelli-contenitori. Di quale autogol sto parlando? Nient’altro che della difesa strenua operata dai dirigenti e dai simpatizzanti del PD nei confronti del Presidente Giorgio Napolitano. La questione è molto semplice: come può il PD scagliarsi contro il suo principale avversario nell’arena partitica, ma difendere allo stesso tempo l’operato del Presidente della Repubblica, sposandone in toto l’azione? Il decreto “non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità”: così si è giustificata la più alta carica dello Stato, replicando a due cittadini che lo avevano interrogato in proposito.
La scelta di Napolitano viene fatta passare come un’azione dovuta, decisiva per evitare uno stallo, necessaria per sventare una crisi. Tuttavia, è generale la presa di posizione contro il Governo. Cadere in palesi contraddizioni di questo tipo è ormai quasi all’ordine del giorno per il Partito democratico. Uno degli ultimi e clamorosi precedenti – tutti lo ricorderanno – è stata la manifestazione organizzata a Roma contro Silvio Berlusconi il 5 dicembre 2009: sebbene il PD avesse dichiarato che non vi avrebbe preso parte (scelta politica di presa di distanze dall’area dipietrista), il suo presidente, l’onorevole Rosy Bindi, fu tra le icone di quell’evento. Non un simpatizzante qualunque, né un usciere. Il suo presidente.
Credo sia chiaro a tutti che la responsabilità del provvedimento in questione, ritenuto incostituzionale e contrario ad ogni concezione di democrazia, ricada direttamente anche sul Presidente della Repubblica. La promulgazione dei decreti aventi forza di legge non è forse una delle funzioni essenziali di questa istituzione? Solo il PD sembra non essersi reso conto di ciò.
Ritengo che per il PD, pur rispettando l’istituzione della Presidenza della Repubblica, non sarebbe stato difficile né delegittimante muovere una critica civile ed obiettiva a Giorgio Napolitano. Una siffatta critica, peraltro, non sarebbe stata affatto fuori luogo. Il Presidente della Repubblica, infatti, ha facoltà di rinviare il provvedimento: quest’ipotesi avrebbe consentito a Napolitano di dare un segnale chiaro e deciso, benché non dotato di forza coattiva, alle forze politiche ed al Paese. E’ assai plausibile ritenere che il Governo avrebbe poi riapprovato il decreto negli stessi termini ed a quel punto per il Presidente la direzione sarebbe stata unica ed obbligata. Ma tutto ciò non è avvenuto. E’ possibile ammettere, dunque, uno spazio di critica?
Credo, poi, che l’unico ad aver dimostrato coerenza rispetto a tutta la vicenda sia proprio l’IDV con il suo più celebre rappresentante, Antonio Di Pietro. Questi, fin dall’inizio, non solo ha deprecato il decreto salva-liste bollandolo come un “golpe” che ha ucciso definitivamente la democrazia italiana, ma si è spinto fino ad attaccare direttamente proprio il Presidente della Repubblica. Il Partito democratico, invece, si tratti di un motivo o di un altro, dimostra quotidianamente la sua inconsistenza. Eppure, quella critica tanto auspicabile in un momento di così alta tensione non è arrivata. Questo finisce per minare irrimediabilmente la legittimità stessa del PD.
Alberto Gasparetto















1 commento
La questione delle “ragioni contrapposte”, caro Gasparetto, fra il PD e il PDL sta proprio nel contraddirsi, senza senso, a vicenda, comprese le loro contrapposte posizioni sul Presidente Napolitano. Sulla questione del decreto salvaliste é meglio stendere un velo pietoso, tant’é che il Parlamento, facendo mancare i numeri alla maggioranza, l’ha bocciato. Il problema comunque resta che entrambi i fronti sono bloccati dai rispettivi “nodi” interni, posizioni di minoranza interni che bloccano la Democrazia. Non tutti però sono propensi a battersi perché trionfi la ragione. Di questo passo assisteremo a sceneggiate che fanno perdere di vista le vere aspettative del cittadino: la crisi economica delle famiglie, l’indigenza dei poveri, la perdita del posto di lavoro. I politici, ormai lontani dalla gente perché non eletti dal popolo ma nominati dai partiti, non osano lottare per chi ha bisogno perché troppo foraggiati dalle loro prebende. E questo é grave oltre ogni limite.
Michele Russi Padova