La necessità di riformulare alcuni giudizi storici

Alessandro, un amico ed ormai ex collega all’Università di Bologna, mi faceva riflettere qualche ora fa sulla necessità di separare il giudizio storico su Benedetto Croce, uno fra i massimi filosofi della prima metà del Novecento (dimenticato completamente, insieme a Gentile e Gramsci, dai nostri professori) dal giudizio su Benedetto Croce relativamente alla sua iniziale adesione al fascismo. Considerazione che condivido pienamente anche con riferimento a Carl Schmitt, altro grande maestro di scienza e filosofia politica. La produzione letteraria di grandi autori come questi non può – o almeno non dovrebbe – confondersi, pena un’onta ingrata, né col particolare contesto storico in cui essi hanno trascorso parte della loro esistenza né con le scelte e le azioni che essi han commesse. Cosa c’entra, infatti, il contributo immane offerto alle discipline che abbiamo studiato con l’adesione a questo o quel regime politico? A casa possiedo un libro che considero di straordinaria importanza per gli studi internazionalisti che ho compiuto (ma anche di esso i nostri professori si son dimenticati), “L’imperialismo fase suprema del capitalismo” di Lenin, edizioni Lotta comunista. Bisogna forse censurarlo e sospenderne la pubblicazione solo per le conseguenze che il comunismo ha portato in Russia?

Quest’introduzione potrà sembrare inidonea per il tema su cui voglio brevemente focalizzare la discussione. Sono convinto, tuttavia, che la logica di base sia la medesima. Ebbene, in medias res, così come credo che occorra separare il giudizio su Carl Schmitt intellettuale e filosofo dal contesto storico in cui ha vissuto e, quindi, dalla sua adesione al nazismo, credo altrettanto fermamente che sia necessario separare il giudizio politico su Bettino Craxi, capo del governo, da quello di Bettino Craxi, uomo invischiato col mondo delle tangenti e dei finanziamenti illeciti.

La questione è fin troppo spinosa anche perché attuale: il Sindaco di Milano Letizia Moratti ha proposto di dedicargli una strada e ciò ha immediatamente suscitato la polemica. A parte l’imbarazzo dovuto al fatto che di strade a lui dedicate ne esistono già sei in Italia, quantunque, per quel che ricordo, non abbia mai assistito ad una polemica tanto veemente. Comunque sia, da un lato questo è, sine ulla dubitatione, l’ennesimo nauseante caso che dimostra come, in Italia, una questione avente attinenza politica venga automaticamente calamitata dentro la logica destra vs sinistra, filoberlusconiani vs antiberlusconiani (Craxi e Berlusconi erano legati da un’amicizia); dall’altro, bisogna riconoscere come le critiche arrivino più che altro da sinistra.

Allora, io credo che esista almeno una dimensione tutt’altro che irrilevante a considerar la quale la Sinistra attuale dovrebbe erigere un monumento a Bettino Craxi invece che attaccare la proposta sporcandola di faziosità ideologica: la politica estera dei Governi da lui guidati, ricordata in particolare per lo spiccato filoarabismo e per la singolare gestione del caso Sigonella-Achille Lauro (politica assertiva avverso posizione degli Stati Uniti). Non sarebbe forse il caso, in nome dell’onestà intellettuale, di rivalutare alcuni personaggi, slegandoli da questo o quel contesto particolare che ha portato a macchiare per un motivo o per l’altro il loro nome? In fondo, prima che “ladro di Stato”, come viene tratteggiato, Bettino Craxi è stato un grande statista. Indubbiamente.

Alberto Gasparetto

7 commenti

  1. Daniele scrive:

    Caro albe,
    possiamo discutere nel merito delle azioni politiche di Craxi, ma rivalutarlo come presona politica o privata o quello che sia significa riconsiderarla in ogni caso… non credo assolutamente nella separazione delle sfere in questo caso. Craxi è stato un politico legato al mondo delle tangenti!!! punto e basta… e le due cose non possono stare insieme… sarebbe come dire che rivalutiamo Hitler perchè è stato un bravo padre di famiglia (paragone eccessivo ma che rende l’idea) Ognuno è responsabile delle proprie azioni; una persone è quello che fa e quello che dice senza compartimenti stagni… sopratutto in questo caso: politica e corruzione non possono essere scisse e giudicate separatamente.

  2. E. scrive:

    Caro Alberto,
    rispetto il tuo pensiero ed ammiro il tuo esporti, ma non condivido ciò che tu hai scritto.
    Credo infatti che sia alquanto sbagliato slegare gli scritti e il pensiero di una persona dal contesto storico in cui essa ha operato. Tu scrivi: “La produzione letteraria di grandi autori come questi non può – o almeno non dovrebbe – confondersi, pena un’onta ingrata, né col particolare contesto storico in cui essi hanno trascorso parte della loro esistenza né con le scelte e le azioni che essi han commesse”. Io credo, invece, che sia doveroso contestualizzare il pensiero di un singolo, se non altro perché, nonostante la sua potenziale scientificità, universalità e ricchezza, esso è comunque espressione di una determinata epoca storica, degli eventi del proprio tempo, in quanto scaturisce da presupposti legati a quella tale epoca.
    Trovo poi pericoloso scindere ciò che una persona ha scritto da ciò essa ha commesso in vita. Scrivi ancora: “Cosa c’entra, infatti, il contributo immane offerto alle discipline che abbiamo studiato con l’adesione a questo o quel regime politico?”. Eccome se c’entra! Io sono dell’idea che noi siamo ciò che facciamo, altrimenti detto Benedetto Croce va ricordato anche per il suo appoggio al fascimo, e così vale per gli altri citati. Il giudizio verso una persona va dato prendendo in considerazione anche ciò che essa ha fatto e il contesto in cui ha vissuto, pena un giudizio monco, non completo.
    Venendo a Craxi, egli è stato un criminale, autore di reati, di comportamenti vietati dalla legge. E come tale va ricordato. Se proprio vogliamo intitolargli una via, allora facciamolo citando però in completezza ciò che egli è stato: “criminale, disonesto, condannato in via definitiva per corruzione e finanziamento illecito”. Altrimenti si finisce per fare del revisionismo, operazione intellettualmente disonesta.
    Infine, lasciami dire che non condivido affatto la tua operazione, così diffusa, di mettere sullo stesso piano fascismo e comunismo. Il fascismo è un’ideologia che si fonda, oltre che sull’autoritarismo e sul culto della persona, sul principio della disuguaglianza degli uomini, in primo luogo per ragioni di razza, e sulla discriminazione dei diversi – ebrei in primis – . Viceversa, il comunismo è un’ideologia che, al di là dei suoi esperimenti storici, promuove il principio dell’eguaglianza tra tutti gli esseri umani, eguaglianza sostanziale prima ancora che formale.

  3. Daniele scrive:

    Concordo con E. e sottoscrivo…

  4. Francesco scrive:

    Condivido pienamente quanto detto da E.!

  5. Alberto scrive:

    Daniele, io ribadisco che trattare Craxi come un uomo unicamente impegnato a rubare, dimenticando le sue azioni da Capo del Governo esplicate per dare seguito ad un programma elettorale o per rispondere a qualsiasi contingenza non sia corretto. Comprendo l’esempio che fai su Hitler, ma non credo sia la stessa cosa. Mentre Hitler viene ricordato per il totalitarismo nazista a cui era a capo, viene ricordato per l’espansionismo imperialista sull’Europa, per la soppressione di ogni forma di pluralismo politico e sociale, per aver in qualche modo trascinato l’Europa in una guerra e per aver fatto commettere crimini che hanno portato alla morte milioni di persone (e sappiamo la differenza qualitativa tra un semplice crimine di guerra, un contro l’umanità e un genocidio), Craxi viene ricordato per essere stato un ladro, un corrotto. Per questo primo motivo non credo possano essere messe sullo stesso piano le due cose. Così come non credo possano essere messe sullo stesso piano per un secondo motivo. Banalmente sintetizzando e spero di non offendere la Storia, potremmo dire che tutto ciò per cui viene ricordato Hitler rappresenti in qualche modo l’essenza e la conseguenza naturale di un regime come quello nazista. Non credo si possa dire altrettanto del socialismo. Non credo si possa ridurre il socialismo, almeno quello italiano, ad una ideologia fondata sul furto, sulla corruzione e sui finanziamenti illeciti.
    E., credo anch’io, come affermi tu, che “sia alquanto sbagliato slegare gli scritti e il pensiero di una persona dal contesto storico in cui essa ha operato” e credo anche, sempre per citarti “che sia doveroso contestualizzare il pensiero di un singolo, se non altro perché, nonostante la sua potenziale scientificità, universalità e ricchezza, esso è comunque espressione di una determinata epoca storica, degli eventi del proprio tempo, in quanto scaturisce da presupposti legati a quella tale epoca”. Sto solo dicendo che l’opera di un intellettuale non si può ridurre meramente al periodo storico che ha vissuto. E’ chiaro che ciò che ha scritto Carl Schmitt (pensiamo solo ai saggi che si trovano nell’opera tradotta in italiano come “Le categorie del politico”) sono il frutto di ciò che ha vissuto nella sua epoca. E parlando di Clausewitz o di Machiavelli si potrebbero fare i medesimi ragionamenti.
    Non voglio polemizzare sul tentativo che tu mi attribuisci di equiparare il comunismo al fascismo ma tre cose le voglio dire. Primo: non credo sia così diffuso come dici. A me a scuola e all’università hanno sempre insegnato che il fascismo e il nazismo sono praticamente equiparabili mentre di comunismo ce ne sarebbe più di uno, anche un comunismo buono. Senza però mai portarmi gli esempi di un comunismo che non abbia seminato miseria, distruzione e morte. Secondo. Al limite l’unica operazione possibile (ma ingiusta nei confronti della Storia e dei numeri) sarebbe quella contraria, cioè equiparare il fascismo al comunismo. Ma, appunto, i numeri producono una certa “frizione”. Terzo. O parliamo di ideologia oppure di modello storico. Non è corretto parlare di fascismo o di nazismo per quello che sono stati nella realtà e poi parlare di comunismo in quanto ideologia. Ho già discusso in passato su queste colonne proprio con un amico e collega dell’Università e mi è dispiaciuto perché, al di là delle opinioni politiche, la mia stima per lui non cambia. Però lo dico anche a te: nazismo e comunismo sono la medesima cosa. Entrambi si propongono la liberazione e la “divinizzazione” di un gruppo a scapito di altri. Per il nazismo il gruppo dominante è quello che si connota per l’appartenenza razziale. Per il comunismo, invece, è quello che si connota per l’appartenenza di classe. E infatti, se qui siamo sul piano ideologico, ci ha pensato la realtà dei fatti, cioè la Storia, a dirci come andò: in Unione Sovietica per esempio. Il fascismo, è vero, si fonda sull’autoritarismo: il nazismo ed il comunismo sono invece totalitari (con l’eccezione, almeno in Europa della Polonia), eliminando qualsiasi forma di pluralismo politico e sociale. Anche il comunismo si fonda sul culto della personalità, sul partito unico ecc..ecc.., al pari del nazismo. Il regime fascista adottò leggi razziali non perché fosse nel dna del fascismo, ma come gesto dell’amicizia politica verso Hitler. E comunque anche il comunismo sovietico non è stato tenero con ebrei, zingari, oppositori politici.
    Se, poi, visto che da quando è crollato il muro di Berlino c’è una generale presa di distanza da quanto si sa a proposito dell’Unione sovietica, ci sono casi di regimi comunisti che hanno realizzato l’eguaglianza di tutti senza in nome di questo principio seminare morte (bisogna poi vedere quanto “giusto” è questo principio: per me, per esempio, l’uguaglianza che il comunismo vorrebbe, cioè quella economica, è assolutamente un disvalore, è una profonda ingiustizia) ti prego di indicarmeli e allora riformulerò le mie riflessioni.
    Daniele e Francesco, non so a questo punto su cosa concordiate…

  6. Francesco scrive:

    In ogni caso in tutta questa discussione ci siamo dimenticati di un grande acquarellista!! http://www.youtube.com/watch?v=cUOp7aSvK_g&feature=player_embedded#

  7. Daniele Danese scrive:

    Concordo con quanto detto da E. certo… cioè, in riferimento al comunismo, che il principio che si proponeva era una risposta all’ineguaglianza presente e una ricerca dell’uguaglianza. Su questo non ho dubbi, stiamo parlando di un principio, di un pensiero, non della sua declinazione storica. Il Nazismo e il Fascismo da che principio nascono? Anche se storicamente non abbiamo mai assistito ad un comunismo realizzato positivamente (cioè in forma “buona”, completamente a favore dell’uomo), questo non vuol dire che il principio di cui sopra sia negativo. L’autoritarismo degli altri due regimi nasce da principi a mio parere negativi, di diseguaglianza. Tutto questo senza arrivare e parlare di Hilter, Unione Sovietica ecc. Fermiamoci qui… Per quanto riguarda Craxi, Alberto, nel rispondere hai ragionato nel modo che volevo escludere, avevo ben chiarito che la similitudine con Hitler non ci stava, che fungeva da estremo riferimento utile a capire. Nessuno ha mai detto che il socialismo è uguale a corruzione. Se dobbiamo discutere caso per caso del merito delle azioni politiche di Craxi facciamolo, ma dedicargli una via non significa fare questo, bensì portare all’attenzione della cittadinanza italia un personaggio di riferimento, da ricordare… non credi? O le vie le dedichiamo a chiunque? Per cosa ricordiamo Craxi allora? Io credo che quello che ha commesso Craxi abbia infangato la sua immagine, il suo ruolo, la sua posizione, così come il suo ricordo “pubblico”. Diciamo pure “in quell’occasione ha agito bene come in quell’altra ecc”, ma non innalziamolo all’attenzione di tutti come personaggio positivo della nostra storia. Ecco tutto…

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