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28
2010
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Agenzia nazionale sui beni confiscati: attenzione agli imbrogli!

Come al solito gran poca informazione e molta demagogia… e un TG1 sempre più disinformante e a servizio del governo! Ancora una volta interveniamo con grande can-can a tamponare situazioni magistralmente strumentalizzate (si veda Rosarno), ma quel che è peggio è che interveniamo pure male!!!

Dichiarazioni di Don Luigi Ciotti sul CdM di Reggio Calabria – 28 gennaio 2010

L’istituzione dell’ Agenzia Nazionale sui beni confiscati per rendere piu’ efficace, veloce ed incisiva la legge sulla confisca dei beni dalla fase del sequestro a quella della destinazione d’uso va nella direzione che Libera chiede da  anni . Un’ agenzia che deve accorciare i tempi e ridare ordine a tutta questa materia ma che deve essere accompagnata da ulteriori provvedimenti come un testo unico in materia della confisca dei beni; il rafforzamento degli strumenti per le indagini patrimoniali e non ultimo, che venga data concreta attuazione a quella norma approvata nella Finanziaria del 2006 che prevede la confisca dei beni ai corrotti ed il loro riutilizzo ai fini sociali di cui non sappiamo piu’ nulla. Ci sono ancora tante criticità e interrogativi che aspettano delle risposte: il 36% dei beni confiscati alla criminalità organizzata è sotto l’ipoteca delle banche e il 30% è occupato dagli stessi mafiosi o da loro prestanome cosi come la difficoltà di stare sul mercato delle aziende confiscate, la maggior parte delle quali sono rimaste chiuse e fallite. Speriamo che l’agenzia sia capace di dare risposte a questi interrogativi. Valuteremo nel dettaglio e nel merito l’operatività dell’Agenzia anche se riteniamo che la possibilità di vendere i beni confiscati ha rappresentato per il Governo un atto di debolezza. La vendita non è un dogma, puo’ esser usate per per poche eccezioni ma non puo’ diventare una regola. Quell’ emedamento ha scalfito il principio della legge Rognoni-La Torre per cui l’utilizzo sociale del bene confiscato è un segno di grande valore che ha reso il bene mafioso un bene condiviso e che non puo’ ritornare ad essere un bene esclusivo.

A SEGUITO DI QUANTO SOPRA VI INVITIAMO A FIRMARE L’APPELLO DI “LIBERA” (già a suo tempo segnalato): CLICCA QUI

Written by Daniele in: Informazione |
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20
2010
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TREVISO: troppi perché senza risposta sulla cava piu’ profonda d’Italia

(18 gennaio 2010) Cava Morganella di Paese e Ponzano: la cava piu’ profonda d’Italia. Il 13 gennaio 2010 la commissione VIA di Venezia ha dato il via all’inchiesta pubblica: nessuna risposta ai quesiti di Paeseambiente .

Mercoledì 13 gennaio alle ore 10 si è svolta a Venezia presso la sede Regionale VIA (Valutazione Impatto Ambientale) l’inchiesta pubblica sul progetto di escavazione sottofalda della Cava Morganella di Paese e Ponzano, presentato dal trio di cavatori Biasuzzi, Grigolin e Calcestruzzi. che prevede una escavazione sino alla profondità di addirittura 65 metri. I numerosi presentatori delle osservazioni hanno potuto esporre ai commissari le proprie ragioni. Paeseambiente ha osservato che dopo l’inizio del procedimento del 2008 si sono verificati due importanti fatti:

  1. Le ditte proponenti sono state sanzionate per escavazione oltre il limite del consentito. Alla Commissione è stato fatto presente che ai cavatori conviene non rispettare la legge perché nella peggiore delle ipotesi, se vengono colti con le mani nel sacco, la sanzione dovuta è inferiore a quanto ricavano con l’escavazione abusiva.
  2. Il Comune di Ponzano Veneto, dopo aver fatto slittare la precedente convocazione per l’inchiesta pubblica, il 30 dicembre 2009 ha approvato un accordo sul progetto con le tre ditte di cavatori.

Paeseambiente ha poi ribadito con forza le osservazioni presentate al progetto nel 2008 chiedendo:

  1. PERCHE’ non provvedere SUBITO alla ricomposizione della cava? Perché aspettare 20 anni? Non si è già aspettato abbastanza? La ricomposizione è dovuta per legge, a cosa serve l’approfondimento? Non serve certo a ricomporre ma a distruggere ancora il sottosuolo..
  2. PERCHE’ infierire anche sulle falde più profonde? Perché mettere in comunicazione quelle sicuramente compromesse con quelle che potrebbero esserlo un po’ meno?
  3. PERCHE’ non includere il Comune di Treviso nel procedimento della VIA? Quella non è più una zona di campagna, purtroppo. Fra poco questa potrebbe diventare una cava di città perché al di là della strada c’è il Piruea Emerald dove potrebbero arrivare 5.000 abitanti nel giro di pochi anni.
  4. PERCHE’ battere il primato di profondità? 65 metri. 22 piani di grattacielo sotto terra. Oltre un piano all’anno! E dove? Vicino alla Feltrina e adiacenti a due discariche!
  5. PERCHE’ fidarsi ancora di chi non ha vigilato sulle scarpate? Di chi ha scaricato rifiuti non conformi? Di chi ha scavato oltre i limiti consentiti? Di chi non ha avuto rispetto per le regole? Di chi è sempre pronto ai ricorsi? Perche’ dovremmo acconsentire a questa voragine?
  6. PERCHE’ scavare a confine con una discarica per rifiuti solidi urbani? Lasciamo in pace il cane che dorme! Puzza un po’, ma lasciamolo dormire. Piscia ancora nella falda, ma lasciamolo dormire. Se si sveglia potrebbe mordere. Altre discariche a Paese stanno facendo peggio di questa.
  7. PERCHE’ non valutare quale sarebbe il danno alle falde al verificarsi di eventi eccezionali in caso di approfondimento a questi livelli? Terremoti, esondazioni, frane?
  8. PERCHE’ rischiare di scavare in prossimità di una discarica per inerti che ha ricevuto rifiuti non conformi oggetto di denunce e successive condanne? Come sarà quel fondo cava?
  9. PERCHE’ non tenere conto di quante fonti di inquinamento siano già presenti in zona? Una strada al alto traffico. Un impianto insalubre di conglomerati bituminosi, impianti di betonaggio ed altro.

In rappresentanza del Comune di Paese l’assessore all’ambiente e il dirigente dell’ufficio Ecologia di Paese hanno manifestato il loro dissenso ricordando la presenza di 29 cave e di innumerevoli discariche nel Comune di Paese ricordando il pericolo di mettere in comunicazione falde differenziate e l’aumento del traffico pesante.  A titolo personale era presente anche l’assessore al bilancio del comune di Paese che non ha nascosto timori per le abitazioni confinanti con la cava, e la paura di ritrovarsi nel laghetto i sacchi di immondizia della discarica Marini. La Provincia ha ricordato alla Commissione che la ditta Biasuzzi deve ancora sistemare la scarpata prospiciente la discarica per inerti franata ancora nel 1999 (nonostante i ripetuti solleciti). Il rappresentante della Ditta presente all’audizione ha subito precisato che provvederà nei prossimi giorni.

  • La commissione non ha risposto alle domande di Paeseambiente, perche?

Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente ha commentato: “A questi perché c’è solo una risposta: i 128 milioni di Euro che incasseranno i cavatori da questa cosiddetta riqualificazione ambientale, 20 dei quali pensa di assicurarseli il Comune di Ponzano Veneto. E’ una cosa che grida vendetta, si mette in vendita l’ambiente per ottenere una ricomposizione ambientale dovuta per legge e rinviata da oltre vent’anni proroga su proroga!”

Gruppo Paeseambiente, 31038 PAESE (TV),  cell. 347/9385856 – web: www.paeseambiente.org – Email: paeseambiente@ecorete.it

Written by Daniele in: Ambiente, Informazione |
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19
2010
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APPUNTAMENTO: Giustizia sociale e Giustizia ambientale in Brasile

ASF e il Centro di documentazione Paulo Freire vi invitano alla presentazione della campagna internazionale Justiça nos trilhos:

Giustizia sociale e Giustizia ambientale in Brasile

Interverranno:

Padre Dario Bossi: Missionario comboniano ad Açailandia (Maranhao, Brasile), coordinatore della campagna Justiça nos trilhos

Gianni Alioti: Responsabile dell’Ufficio internazionale della FIM-CISL, esperto di salute e sicurezza nell’industria siderurgica, si occupa anche di ecologia e ambiente.

Venerdì 29 gennaio, Ore 20,45, Sala Comboni, c/o Missionari Comboniani, Via Giovanni da Verdara, 139 – PADOVA

Info sulla campagna: www.justicanostrilhos.org – binaridigiustizia@gmail.com

“Justiça nos trilhos” (tradotta italiano con “Binari di giustizia”) è una campagna internazionale di pressione sulla multinazionale mineraria brasiliana Vale do Rio Doce (recentemente rinominata “Vale”), la seconda impresa al mondo per la produzione dell’acciaio. La campagna è stata lanciata alla fine del 2007 da alcune organizzazioni della società civile brasiliana, ma ben presto si è espansa in tutto mondo (Canada, Indonesia, Cile, Mozambico, ecc.) seguendo – di fatto – i molteplici “tentacoli” produttivi allungati dalla Vale nei vari continenti, attraverso alleanze con altre imprese del settore o l’acquisizione di concessioni minerarie all’estero. Tra i promotori “brasiliani” anche una nostra “vecchia conoscenza”: padre Dario, il missionario comboniano che per sette anni è stato attivo anche a Padova in varie attività a noi vicine come La Rete Lilliput e la Festa dei Popoli.

… continua nell’allegato:

Written by Daniele in: Appuntamenti, Diritti Umani |
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15
2010
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La necessità di riformulare alcuni giudizi storici

Alessandro, un amico ed ormai ex collega all’Università di Bologna, mi faceva riflettere qualche ora fa sulla necessità di separare il giudizio storico su Benedetto Croce, uno fra i massimi filosofi della prima metà del Novecento (dimenticato completamente, insieme a Gentile e Gramsci, dai nostri professori) dal giudizio su Benedetto Croce relativamente alla sua iniziale adesione al fascismo. Considerazione che condivido pienamente anche con riferimento a Carl Schmitt, altro grande maestro di scienza e filosofia politica. La produzione letteraria di grandi autori come questi non può – o almeno non dovrebbe – confondersi, pena un’onta ingrata, né col particolare contesto storico in cui essi hanno trascorso parte della loro esistenza né con le scelte e le azioni che essi han commesse. Cosa c’entra, infatti, il contributo immane offerto alle discipline che abbiamo studiato con l’adesione a questo o quel regime politico? A casa possiedo un libro che considero di straordinaria importanza per gli studi internazionalisti che ho compiuto (ma anche di esso i nostri professori si son dimenticati), “L’imperialismo fase suprema del capitalismo” di Lenin, edizioni Lotta comunista. Bisogna forse censurarlo e sospenderne la pubblicazione solo per le conseguenze che il comunismo ha portato in Russia?

Quest’introduzione potrà sembrare inidonea per il tema su cui voglio brevemente focalizzare la discussione. Sono convinto, tuttavia, che la logica di base sia la medesima. Ebbene, in medias res, così come credo che occorra separare il giudizio su Carl Schmitt intellettuale e filosofo dal contesto storico in cui ha vissuto e, quindi, dalla sua adesione al nazismo, credo altrettanto fermamente che sia necessario separare il giudizio politico su Bettino Craxi, capo del governo, da quello di Bettino Craxi, uomo invischiato col mondo delle tangenti e dei finanziamenti illeciti.

La questione è fin troppo spinosa anche perché attuale: il Sindaco di Milano Letizia Moratti ha proposto di dedicargli una strada e ciò ha immediatamente suscitato la polemica. A parte l’imbarazzo dovuto al fatto che di strade a lui dedicate ne esistono già sei in Italia, quantunque, per quel che ricordo, non abbia mai assistito ad una polemica tanto veemente. Comunque sia, da un lato questo è, sine ulla dubitatione, l’ennesimo nauseante caso che dimostra come, in Italia, una questione avente attinenza politica venga automaticamente calamitata dentro la logica destra vs sinistra, filoberlusconiani vs antiberlusconiani (Craxi e Berlusconi erano legati da un’amicizia); dall’altro, bisogna riconoscere come le critiche arrivino più che altro da sinistra.

Allora, io credo che esista almeno una dimensione tutt’altro che irrilevante a considerar la quale la Sinistra attuale dovrebbe erigere un monumento a Bettino Craxi invece che attaccare la proposta sporcandola di faziosità ideologica: la politica estera dei Governi da lui guidati, ricordata in particolare per lo spiccato filoarabismo e per la singolare gestione del caso Sigonella-Achille Lauro (politica assertiva avverso posizione degli Stati Uniti). Non sarebbe forse il caso, in nome dell’onestà intellettuale, di rivalutare alcuni personaggi, slegandoli da questo o quel contesto particolare che ha portato a macchiare per un motivo o per l’altro il loro nome? In fondo, prima che “ladro di Stato”, come viene tratteggiato, Bettino Craxi è stato un grande statista. Indubbiamente.

Alberto Gasparetto

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15
2010
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“Che me n’importa della politica?”

Piero Calamandrei -  Discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano 1955: di un’attualità disarmante… (Grazie a Caludio per la segnalazione).
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TRASCRIZIONE:

Written by Daniele in: Informazione, Varie |
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09
2010
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La latitanza dello Stato

Le vicende di Rosarno possono essere lette ed interpretate, di primo acchito, sotto due grossi e contrapposti punti di vista. Si possono prendere le difese della comunità di immigrati, considerarla vittima di un’intolleranza dalla connotazione razzista che, secondo questa tendenza, sarebbe assai diffusa in Italia; così come è possibile accogliere la protesta della comunità residente di italiani che ha vissuto l’esplosione di un insieme di manifestazioni di violenza da parte di immigrati di cui si vorrebbe l’immediata espulsione. In entrambi i casi, tuttavia, il rischio è di rimanere preda di due ideologie contrapposte ma figlie della medesima logica.

Risulta assai coerente con questa logica vedere ora in un gruppo, ora nell’altro, la classica contrapposizione fra Bene e Male. Risulta altrettanto chiaro ai miei occhi come entrambe le parti abbiano motivo di avanzare ragioni a favore della propria “causa”: sia la comunità residente di italiani che percepisce la convivenza con gli extracomunitari sempre più precaria e resa incandescente dalla violenza scatenatasi da parte degli stessi; sia la comunità di immigrati (molti dei quali, leggo sui giornali, non sarebbero nemmeno clandestini) che è vittima dello sfruttamento della criminalità organizzata e che vive in condizioni igieniche ed umane indegne (le immagini che i tg e la rete internet mostrano sono eloquenti).

Chiunque si collochi nella prospettiva della contrapposizione fra Bene e Male non credo possa avere una corretta e neutrale visione del problema. Ciò che è accaduto a Rosarno non può essere descritto difendendo solo ed esclusivamente le ragioni di un gruppo a detrimento delle ragioni dell’altro. Quei fatti, in definitiva, non possono essere spiegati semplicemente ricorrendo alla ridicola retorica dell’espulsione di tutti gli immigrati né a quella nauseante del razzismo. Questo sia perché l’immigrazione è un fenomeno ineluttabile – frutto della globalizzazione e della riduzione al minimo degli spazi politici – sia perché gridare al razzismo non ha alcuna evidente attinenza con le vicende di Rosarno. Il colore della pelle o la provenienza geografica non hanno alcuna rilevanza nel clima incandescente che si è acceso nella località calabrese. Credo che chi solleva il problema del razzismo sia da equiparare, per ignoranza o, peggio, per un preciso disegno politico, ai cosiddetti imprenditori politici della paura ed in special modo della xenofobia.

Il vero problema che emerge da tutta questa vicenda è la latitanza dello Stato, l’assenza della Politica che in questi ultimi 15-20 anni è rimasta volontariamente spettatrice passiva di un fenomeno, preferendo la creazione del consenso fondata sugli slogan e sull’ideologia al pragmatismo dell’azione. Com’è possibile, infatti, che, pur in presenza della tanto vituperata legge Bossi-Fini (che avrebbe dovuto porre limiti seri agli ingressi) il numero degli immigrati ha continuato a crescere a dismisura? Com’è possibile, poi, che, una volta fattili entrare discriminando fra quanti avevano in qualche modo diritto a restare e quanti no, vi siano immigrati regolari che vivono stipati in baraccopoli come quelle di Rosarno in cui vi sono precarie condizioni di igiene e dove, dunque, i diritti umani non vengono protetti? Quanti erano a conoscenza delle fabbriche di Rosarno? Quante altre baraccopoli o appartamenti sovraffollati esistono sul territorio italiano, magari sotto la gestione di reti criminali e nel totale silenzio della Politica? Come può la Politica di un Paese sedicente civile dimenticarsi in questi casi del primario valore della casa e più in generale del valore dell’umanità?

Ci sono fin troppa nauseante retorica xenofoba, da una parte, e buonista e terzomondista, dall’altra, ma il vero problema è che finora è risultato impossibile mettersi d’accordo sul significato di “integrazione”. Recentemente, sponsorizzata da alcuni rilevanti uomini politici con la collaborazione dei think tank che vi stanno dietro, circola la proposta di abbassare i tempi di attesa per l’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati allo scopo di farli sentire “più a casa”, per un’idea di generosità nell’accoglienza che, a mio modo di vedere, si rivela più come il frutto di calcoli in termini di consenso elettorale che di una profonda convinzione assiologica. In realtà, storicamente il diritto di voto si spiega come l’implicazione del legame diretto instaurato fra la tassazione e la rappresentanza. Ma, nell’attuale situazione di crisi economica e di difficoltà nella ricerca di un lavoro tangibile persino per noi italiani, siamo veramente convinti che il problema primario per un immigrato (vai a raccontarlo ad uno di Rosarno) sia quello di ottenere il diritto di voto? Credo che occorrerebbe finirla con queste ipocrisie buoniste. Lo Stato affermi la propria sovranità rivendicando il diritto di stabilire chi può accogliere e chi no (il reato di clandestinità, i più mi criticheranno, dovrebbe avere questo significato). E, successivamente, si faccia carico di chi effettivamente soggiorna sul territorio italiano con interventi miranti ad inserirlo nel tessuto democratico economico e sociale.

Alberto Gasparetto

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