Ridimensioniamo i grandi discorsi
Mi reputo tutto sommato una persona ottimista, ciononostante in riferimento ai recenti sviluppi del G8 dell’Aquila mi sento in dovere di mantenere un approccio piuttosto prudente e per certi versi critico. I grandi discorsi pronunciati in occasioni quali quella in questione non hanno mai cambiato il mondo; definire “un successo” un summit “tecnicamente” e logisticamente ben riuscito non dovrebbe indurre le opinioni pubbliche a gridare vittoria o a sedersi sugli allori (non fosse per il fatto che promesse simili o addirittura maggiori – non mantenute - risalgono ancora al 2001, G8 di Genova, o al 2004, Commission for Africa di Tony Blair). E per favore smettiamola di peccare di pressapochismo ogni qualvolta ci si ritrovi a parlare di “movimenti no-global”. Tale definizione credo non renda affatto giustizia alle migliaia di persone che in occasioni come quella del recente G8 desiderano esprimere un proprio dissenso, una visione differente del mondo che non si identifica affatto immediatamente nel rifiuto della globalizzazione. Tempo addietro era stata introdotta una formula molto più azzeccata e postiva: “new-global”. Di globalizzazione infatti non è più possibile non parlare, impossibile rifiutarla o contrastarla. Come non sentirsi, tuttavia, responsabili in riferimento alla direzione da dare a questo processo-fenomeno? Inviterei dunque media e politica a lasciare da parte le polemiche sui soliti gruppetti “violenti”, che altro non fanno che rovinare questa possibilità pacifica e democratica di esprimersi, e a valutare con attenzione e serietà la voce critica, ma anche propositiva, della società civile organizzata.
Ridimensioniamo dunque i grandi discorsi: proviamo a fare un po’ di chiarezza e a riflettere su cifre e promesse attraverso l’analisi che Gian Antonio Stella propone oggi sul Corriere. VAI –>















1 commento
Ho provato l’accesso via Facebook e anche i commenti… funziona tutto alla perfezione!!!