apr
30
2009
2

Blog non visualizzabile correttamente con Internet Explorer

Da qualche mese il blog ha assunto una veste grafica rinnovata, grazia al passaggio alla piattaforma Wordpress 2.7. Unitamente a questo, l’installazione di alcune nuove funzioni ha riscontrato un’incompatibilità con il browser della Microfost (Internet Explorer) installato su tutti i pc che montano Windows come sistema operativo. Ora, dato che con tutti, davvero tutti, gli altri browser in circolazione tutto funziona correttamente, ci pare opportuno invitare i lettori ad installare uno di questi (di seguito i link). Cercheremo di sistemare il problema, che tuttavia sembra proprio legato al solito mondo a sè stante “microsoft”.

Apple Safari

Google CHROME

Mozilla Firefox

OPERA

Written by admin in: Generale |
apr
21
2009
3

MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta delpremier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, delpopolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo delpozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni voltala Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia delnostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma delponte. Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti delterremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquilain realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti delgiorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso delcanone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo – (redattore del Giornale di Sicilia)

apr
15
2009
2

Studying Africa in Africa: nuova edizione

L’associazione Karibu Afrika Onlus organizza l’undicesima edizione di “Studying Africa in Africa”, un affascinante percorso di studio alla scoperta della cultura e della politica dell’Africa raccontato, per la prima volta, dai protagonisti stessi. Una coinvolgente esperienza sul campo, destinata a chi vuole toccare con mano la realtà di Nairobi (Kenya) e le sue mille contraddizioni, a stretto contatto con i rappresentanti della società civile kenyana.

“Studying Africa in Africa” : guarda l’Africa negli occhi!
Incontro informativo e testimonianze a Padova, mercoledì 22 aprile 2009, ore 16.30, Facoltà di Scienze Politiche (aulaB).

Comunicato stampa:

Volantino:

Karibu Afrika Onlus
Via Santa Sofia 5, Padova
3407777318
karibuafrika@libero.it
www.karibuafrika.it

apr
14
2009
2

cena solidale Karibu Afrika

Jambo amici !

Karibu Afrika è lieta di invitarvi alla cena solidale “Tunakula Pamoja”, che si terrà venerdì 24 aprile presso lo StalkeR*eloaded/AltragricolturaNordest di Padova (in Corso Australia 61 , zona ex-macello).

..un’ottima occasione per gustare la cucina etiope e sostenere il progetto di cooperazione decentrata 2Kuna Shule. La cooperazione sociale incontra l’Africa”, che prevede la costruzione di un centro di formazione nella baraccopoli di Kibera.

La quota di partecipazione è di 15 euro, la cena avrà inizio alle ore 20. Per informazioni e prenotazioni scriveteci a questo indirizzo e-mail o all’indirizzo karibuafrikaonlus@gmail.com contattateci al 3495959965.

Diffondete e ..partecipate numerosi!

A presto!
Karibu Afrika

Karibu Afrika Onlus
Via Santa Sofia 5, Padova
3407777318
karibuafrika@libero.it
www.karibuafrika.it

Written by admin in: Segnalazioni via email |
apr
08
2009
2

Bambini al lavoro – Uno sguardo differente al lavoro minorile

IL PROGETTO “DIRITTI UMANI IN AZIONE: INFANZIA, LAVORO, PROTAGONISMO

nats per ban

Di fronte a innumerevoli politiche abolizionistiche che vorrebbero eliminare del tutto la possibilità di svolgere un’attività lavorativa da parte di un ragazzo, nel sud del mondo i movimenti NATs (Niños y Adolescentes Trabajadores, Bambini e ragazzi lavoratori) chiedono ai governi e alla comunità internazionale che possa venir loro riconosciuto un diritto ad un lavoro svolto in condizioni degne e sicure e una partecipazione attiva alla vita sociale e politica del paese. L’idea di fondo è che non tutte le esperienze lavorative siano da eliminare. Se lo sfruttamento e le occupazioni pericolose o dannose vanno combattute, esistono tuttavia forme di attività economiche che possono essere ritenute accettabili e che possono costituire per i ragazzi, davanti a situazioni di necessità, un’occasione di apprendimento e crescita, in termini di conquista di maggiore autonomia, senso di autostima, socializzazione economica.

Anche quest’anno l’associazioneNats per… Onlusgrazie alla preziosa collaborazione con “Jardin de los niños Onlus” e “Progetto Mondo MLAL” e con il co-finanziamento della Regione Veneto ha organizzato dei percorsi di formazione nelle scuole di diverso ordine e grado, al fine di sensibilizzare gli studenti rispetto all’esistenza dei movimenti dei bambini lavoratori e di strada, oltre che a promuovere la cultura dei diritti dell’infanzia, ed in particolare del diritto alla partecipazione, così come definito nell’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989. Il progetto Diritti umani in azione: infanzia, lavoro, protagonismo ha interessato numerose classi del territorio del trevisano, veneziano, padovano e del veronese. Esso prevedeva un percorso che si strutturava in quattro incontri di due ore ciascuno in cui i ragazzi delle classi, con l’aiuto di educatori, si sono confrontati, hanno lavorato in gruppo e realizzato giochi inerenti al tema del lavoro minorile, dello sfruttamento, delle cause che portano i bambini a lavorare, della posizione di valorizzazione critica del lavoro dei movimenti NATs, dei loro diritti come ragazzi e della partecipazione nei vari ambiti della loro vita come cittadini responsabili e attivi. L’ultimo incontro ha visto inoltre la presenza delle delegazioni colombiana e peruviana di bambini lavoratori. L’una proveniente dalla Fondazione del piccolo lavoratore di Bogotà, l’altra formata dalla direttrice della Scuola Nassae in Lima e dal delegato del movimento nazionale NATs Perù. I loro interventi e le loro vite presentate nelle varie classi hanno dato un apporto concreto e realista su quella che è l’esperienza dei bambini lavoratori e sulla lotta che portano avanti perché venga loro riconosciuto un diritto ad un lavoro degno e ad un ascolto attivo da parte dei governi e della comunità internazionale.

Una visione del lavoro minorile a cui non è abituata la nostra società, spesso ancorata a modelli paternalistici e adultocentrici dell’infanzia che non vedono ancora nel bambino e ragazzo un soggetto attivo e capace di partecipazione non solo sociale ma anche politica, ma che lo rinchiudono in sfere di protezione e sicurezza, discriminandolo secondo un presupposto di immaturità.

 

Per maggiori informazioni sui movimenti NATs e sul progetto:

www.natsper.org

Formazione scuole Nats per

Formazione scuole Jardin de los ninos

Links utili


apr
06
2009
2

Sette storie tra… troppe – Reportage sui “returnees” ugandesi

“Sette storie tra… Troppe” è il risultato di un tentativo di condivisione di vita con 7 ragazzi di Gulu, in nord Uganda, rapiti quando erano bambini dalla Lord’s Resistance Army. Nighty, Geoffrey, Vicky, Daniel, Richard, Denis e Charles sono i protagonisti di questo Dvd e fanno parte del gruppo “POO PIWA” o REMEMBER US, un progetto di riscatto umano e reinserimento sociale rivolto ai soggetti più discriminati, i cosiddetti “Returnees”. Il progetto comprende attività di microcredito, ma questa è solo una parte, difficile ma solo una piccola parte compresa in un progetto educativo più ampio, fatto di relazioni, di condivisione, di fiducia, di voglia di riprendesi in mano la vita, ma anche di difficoltà, ostacoli, incomprensioni… insomma, è la storia del vivere insieme. Storia di uomini e di donne che tentano

di camminare insieme nonostante tutto. Sono sette vite, sette storie non difficili da sentire in nord Uganda. Purtroppo sono sette storie tra troppe!

Diego Cassinelli – http://www.bambinisoldatouganda.blogspot.com/

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Per l’alta definizione visita la pagina dedicata nel sito di Arcoiris TV

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