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Per alimentare il dibattito, pubblico l’articolo di Gian Antonio Stella, apparso sul Corriere del 5 febbraio 2009.
SANITA’ E DENUNCE
Quando Bondi difendeva le cure ai clandestini
Il ministro nel 2005 presentò una proposta di legge «in tutela socio-assistenziale degli extracomunitari»
Che fine ha fatto Sandro Bondi?
Oddio, per esserci c’è. Negli ultimi giorni ha detto la sua sul teatro Petruzzelli di Bari, sul commissariamento dei Fori, sull’esodo dal Pdl di Paolo Guzzanti, sui 150 anni dal Risorgimento, sul «troppo catastrofismo» in tivù, sui poeti «avamposti della civiltà» e sull’obbligo di fare più gite scolastiche in Italia e meno all’estero.
Su un solo punto ha taciuto: sulla volontà delle destre di varare l’obbligo di denuncia per i clandestini costretti ad andare in ospedale.
Peccato. Perché proprio lui aveva presentato una legge che chiedeva l’esatto contrario. L’emendamento attuale, inserito dal senatore varesino Fabio Rizzi dentro il pacchetto Sicurezza, è semplice: vuole sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione. Il comma in questione sancisce infatti il principio che «l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano». Tolto quello, la denuncia del malato clandestino sarebbe automatica e obbligatoria.
La posizione della Lega, che per bocca di Roberto Maroni ha appena ribadito che «per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta non bisogna essere buonisti ma cattivi», è netta. Al punto che, durante un dibattito con Livia Turco, il deputato Matteo Salvini si è spinto a dire che bisogna smetterla con «certe signorine che a spese nostre hanno fatto otto aborti». Non meno netta la posizione di chi, oltre all’opposizione parlamentare, si mette di traverso alla proposta leghista, come Medici senza Frontiere, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri, la Comunità di Sant’ Egidio, il Cuamm – Medici Con l’Africa, Emergency, Amnesty International, le Acli, e un mucchio di altri soggetti pubblici e privati, laici e cattolici, uniti dallo slogan «Siamo medici e infermieri, non siamo spie».
Secondo i firmatari dell’appello, fra i quali abbondano appunto i medici, i rischi dell’iniziativa del Carroccio (anche al di là delle posizioni umanitarie) sono diversi perché il provvedimento «spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria, incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti), creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile; avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione». Tutte perplessità, condivise anche da una pattuglia di parlamentari della stessa maggioranza.
Ma resta la domanda iniziale: e Bondi? Cosa pensa della proposta leghista? La curiosità non è eccentrica. Prima di diventare comunista e poi berlusconiano, infatti, il ministro dei Beni Culturali è stato figlio di emigranti: «I miei erano persone umili. Ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Emigrò giovanissimo in Francia a fare il boscaiolo, poi andò in Svizzera a fare il muratore. Avrebbe voluto andare in Australia ma gli fu negato il visto perché era socialista ».
Cresciuto a Losanna, dove fece le prime scuole, Bondi ha avuto modo di conoscere da dentro il dramma, il dolore, la disperazione dei nostri emigrati in quella Svizzera in cui migliaia e migliaia di italiani stagionali erano costretti a portare i figlioletti a Berna o a Zurigo clandestinamente.
E così, il 9 marzo 2005, presentò alla Camera una proposta di legge (numero 5706) intitolata «Disposizioni in materia di tutela socio-assistenziale dei cittadini extracomunitari». Proposta che, in plateale e nobile contrasto coi toni spesso xenofobi di certi leghisti, di un po’ di nazional-alleati e addirittura di qualche forzista, illustrò con parole accorate: «I recenti fatti di cronaca pongono drammaticamente all’attenzione dell’opinione pubblica le tragiche condizioni di vita di numerosi cittadini extracomunitari in Italia. La tragedia è sempre dietro l’angolo per quegli individui che durante la stagione invernale, con problemi di salute, si trovano nella condizione di non avere un luogo dove dormire. La particolare rigidità del clima invernale in alcune città costringe questi poveri esseri, spesso privi di vestiario adeguato, mal nutriti o con problemi di dipendenza da alcol o da sostanze psicotrope, a cercare ricoveri di fortuna spesso insufficienti dal difenderli dalle rigidità della stagione…». L’unica possibilità di sopravvivenza, diceva Bondi, è a volte il ricovero ospedaliero. Ma ecco il punto: se questo extracomunitario è clandestino, c’è l’obbligo di denuncia. Dunque occorre «modificare o comunque interpretare in modo estensivo» le norme così da riconoscere il segreto professionale dei medici anche agli operatori socio-assistenziali. E non solo perché, proprio come dicono i firmatari dell’appello di oggi, la tutela del clandestino è anche un interesse di tutti perché consente «le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente la bonifica dei relativi focolai». Ma perché la Costituzione stessa all’articolo 3 dice che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge». Tutti.
Gian Antonio Stella
Se non l’hai ancora fatto…
Aderisci all’appello di Medici Senza Frontiere
“Divieto di segnalazione
Siamo medici e infermieri, non siamo spie”
http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/firma_appello.asp
A commento ripoto le varie prese di posizione del mondo sanitario, dal Senatore Marino, ai vari Sindacati dei medici, i Medici cattolici, fino a Medici senza frontiere:
Primo piano
Clandestini denunciati dai medici
Nella mattinata di ieri il Senato ha approvato l’emendamento leghista che rimuove la norma secondo la quale il personale sanitario non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche
Con 156 voti a favore, 132 contrari e un astenuto il Senato della Repubblica ha dato il via libera all’emendamento presentato dalla Lega Nord che elimina il divieto di denuncia da parte del personale sanitario della presenza di immigrato clandestino nel caso venga assistito da una struttura collegato con il Servizio Sanitario Nazionale. L’emendamento sopprime il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell’immigrazione nel quale si leggeva: “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini riferendosi all’approvazione dell’emendamento si è detta: “assolutamente soddisfatta, e certa che non vada contro scienza e coscienza del medico, perché non obbliga nessuno ma lascia decidere i camici bianchi, perché dietro ogni medico c’è anche un cittadino”. “Credo che sia un dovere del Servizio Sanitario Nazionale – ha aggiunto – impegnarsi per contrastare l’immigrazione clandestina. Questo è il mio parere, poi i medici saranno lasciati liberi di scegliere”. Secondo Martini, l’emendamento contro il quale puntano il dito diverse associazioni umanitarie capitanate dai Medici senza frontiere, “non affievolisce il mandato del Ssn perché vengono comunque garantite le cure a tutti”. E sul rischio – avanzato da diverse associazioni contrarie all’emendamento, ma anche da diverse società scientifiche – che si crei una sanità parallela che possa minare la salute collettiva mostra di non avere dubbi: “Sono fermamente convinta del contrario – spiega all’ADNKRONOS SALUTE – nonché certa che questo emendamento vada verso un corretto utilizzo del Ssn. Il controllo delle patologie infettive va attuata attraverso accordi internazionali, che coinvolgano anche i Paesi di provenienza, e noi stiamo lavorando anche su questo fronte”. Martini aggiunge inoltre che “ho sostenuto questo emendamento sin dall’inizio, perché ho sentito il bisogno della gente di far chiarezza nel rapporto tra il Ssn, che viene sostenuto dalle tasse dei cittadini ed è un patrimonio nazionale, e la presenza di clandestini sul territorio. In uno Stato di diritto – conclude – è fondamentale sancire i diritti ma anche i doveri. E questa misura mi sembra un segno di grande civiltà”.
Un provvedimento barbaro
“Una barbarie normativa, deontologica e sociale”. Duro il commento del senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn, all’approvazione dell’emendamento della Lega che cancella il divieto di segnalazione da parte dei medici dei migranti irregolari che si rivolgono a strutture pubbliche per richiedere cure sanitarie. “Questo provvedimento è contrario ai principi della nostra Costituzione e a quelli solidaristici e universalistici del Servizio sanitario nazionale, ed è pervaso da un tratto di disumanità inaccettabile – afferma Marino – In nome di un falso senso di rigore si invade il campo della deontologia degli operatori sanitari, trasformando il medico in uno sceriffo. Un sussulto di umana pietà, chiave di volta del sentire e dell’agire cristiano, dovrebbe coglierci tutti, fuori e dentro il Parlamento. Dove finiranno i bambini malati, figli di migranti irregolari, e dove andranno a curarsi coloro che sono ammalati di tubercolosi? – chiede Marino – Le malattie altamente contagiose, come la tubercolosi, non restano clandestine come chi ne è affetto. Le epidemie dilagano e non chiedono documenti. Perfino coloro che non si riconoscono nelle tradizioni di solidarietà, della cultura laica o della cultura cristiana avrebbero dovuto votare contro questo emendamento – conclude Marino – se non altro per egoismo, perché anch’essi, salendo su un autobus o su un treno, possono essere infettati da un malato, portatore di un batterio anche mortale. Questa maggioranza di destra vuole spaventare e allontanare dai luoghi di cura i migranti ammalati”, conclude.
I medici devono solo curare
Arrivano da ogni parte critiche all’emendamento leghista approvato oggi dal Senato. La protesta è del tutto trasversale e non conosce barriere ideologiche o confessionali:
A puntare il dito contro la misura è, per esempio il presidente dei medici cattolici, Vincenzo Saraceni. “Sono certo – spiega all’ADNKRONOS SALUTE il presidente dell’Amci – che i medici si asterranno dal denunciare gli irregolari a cui prestano cure. E anche noi daremo indicazioni in tal senso, fatta eccezione, chiaramente, per quei pazienti che si sono macchiati di gravi crimini. Ma questo vale anche per gli italiani, non solo per gli immigrati. Siamo preoccupati – ha aggiunto – che gli irregolari non si rivolgano più al Ssn, per comprensibile paura”. E su eventuali ripercussioni sulla salute della collettività, Saraceni riconosce: “non vorrei agitare spettri, ma è chiaro che se una malattia infettiva non viene curata cresce il rischio che si diffonda. E comunque, al di là di questo aspetto, siamo preoccupati per la salute dei singoli”.
“La scelta – ha dichiarato Stefano Biasioli, Presidente Nazionale CIMO-ASMD – di 156 Senatori di votare a favore di un anomalo emendamento, che costringerebbe i medici a denunciare lo straniero irregolare che si rivolge alle strutture sanitarie, non provoca meraviglia ma ribrezzo nei medici del SSN. Ciascuno di noi – ha aggiunto Biasioli – ha giurato, all’inizio della sua professione, di curare in maniera uguale tutti i pazienti che necessitino di cure mediche. Il giuramento d’Ippocrate è certamente prioritario rispetto a “certe regole/norme” dello Stato, soprattutto se in grave sospetto di incostituzionalità e di razzismo”. “Per il bene di questo Paese, la CIMO si augura che la Camera voglia cancellare rapidamente l’emendamento in questione, indegno di un Paese civile. In caso contrario i medici continueranno a comportarsi come hanno fatto sinora: ossia curando la persona malata senza chiederle né la residenza, né la religione, né la cittadinanza”.
“Come rappresentante dei medici che operano negli ospedali pubblici e che quotidianamente vivono a contatto con pazienti di qualsiasi provenienza – commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Lusenti – posso testimoniare l’importanza di non avere limitazioni nell’accoglienza dei malati per prevenire pericolose quanto evitabili forme di discriminazione che in questo ambito potrebbero portare a situazioni di vero e proprio allarme sanitario. Sono costretto ancora una volta a constatare – conclude Lusenti – la preoccupante superficialità che il Governo non perde occasione di dimostrare nei confronti dei problemi della salute e della sanità di questo Paese.
Anche la FP CGIL attraverso il segretario nazionale Massimo Cozza annuncia che “I medici e gli infermieri al pronto soccorso degli ospedali non faranno i delatori né le spie verso i clandestini che hanno necessità di curarsi. Non chiederemo i documenti, rispettando la deontologia e la Costituzione che antepongono il diritto alla salute e alla cura”. La norma abolita – incalza il sindacalista – era una norma di civiltà e di tutela della salute collettiva”.
“Il provvedimento contiene ombre e criticità che occorreva evitare con saggezza”. Questo il pensiero di Giuseppe Garraffo Segretario Generale Cisl Medici – che ha aggiunto: “per la generalità dei medici il DDL approvato dal Senato è criticabile sul piano normativo, su quello etico-deontologico e su quello più strettamente sanitario-epidemiologico”. “E’ stato un errore, uno scivolone politico-parlamentare eliminare il divieto al medico di denunciare i pazienti immigrati clandestini”. “E’ di difficile comprensione e autolesionistico l’uso della discriminazione sanitaria nei riguardi dei clandestini”. “Il medico deve agire secondo coscienza e i principi umanitari devono valere per tutti”. “Una normativa sbagliata può rapidamente favorire il realizzarsi di una sanità clandestina e illegale con conseguente pericolo sociale derivante da gravi carenze della profilassi igienico sanitaria”.
MSF sconcertata dal provvedimento
Medici senza frontiere “è sconcertata per la scelta del Senato di ignorare il grido di allarme lanciato da medici, infermieri e ostetriche, e continuerà la sua battaglia affinché” l’emendamento della Lega Nord al pacchetto sicurezza che cancella la norma secondo cui il personale sanitario non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche “venga bocciato dalla Camera”. Msf “esprime profonda preoccupazione e allarme per le conseguenze dell’approvazione dell’emendamento” che elimina il principio di non segnalazione alle autorità degli immigrati irregolari. L’ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa ‘marginalizzazione sanitaria’ di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio”. “Siamo sconcertati per la scelta del Senato – dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia – di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile. Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione”. Msf, promotrice insieme a Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni), Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e Oisg (Osservatorio italiano sulla salute globale) della campagna ‘Siamo medici e infermieri – Non siamo spie’, si appella ora alla Camera dei deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.
COMUNICATO STAMPA
Nel disegno di legge 733, il cosiddetto pacchetto sicurezza, approvato al Senato ci sono norme che, se confermate alla Camera, introdurranno nel nostro ordinamento giuridico gravi lesioni ai più elementari diritti costituzionali, creeranno vessazioni pesanti alla condizione difficile del migrante (tasse di centinaia di euro per ogni pratica, multe, non esigibili di fatto, di migliaia di Euro per gli irregolari) e, con la legalizzazione delle ronde, incentiveranno pratiche di “autogiustizia” o di delazione. Accanto a tali pericolose disposizioni ve ne sono altre (come il registro nazionale dei senza fissa dimora o il controllo dei Comuni sulle condizioni degli alloggi prima dell’iscrizione anagrafica per tutte le persone) che faranno “scoppiare” gli uffici degli Enti Locali e renderanno oppressiva la pubblica amministrazione verso i cittadini.
Togliere il divieto espresso di non segnalazione equivale ad esercitare una pressione sul personale medico e sanitario affinché vengano denunciati gli irregolari che si recano nei pronto soccorso e nelle altre strutture sanitarie. L’attuale divieto di segnalazione risponde a principi deontologici della professione sanitaria e ha l’obiettivo di evitare che, per paura, migranti irregolari non si rechino nelle strutture ospedaliere. Cosa che, invece, adesso puntualmente accadrà con grave rischio anche per la salute di tutte e tutti: le malattie infettive, ad esempio, non conoscono barriere amministrative.
Questa norma sconcerta prima di tutto gli operatori sanitari (anche in questa Regione si moltiplicano appelli di singoli e ordini professionali per respingere questa disposizione) e richiede la mobilitazione di tutta la società civile per impedirne l’approvazione definitiva, rischiando di far fare all’Italia un salto indietro e di cancellare un principio di civiltà da tutti riconosciuto.
Si tratta, di fatto, di norme contrarie ai più elementari principi umanitari, alle regole della convivenza civile, che vorrebbero porre un freno all’immigrazione ma che sono inefficaci in tal senso e creeranno paura, discriminazione e tensione, rendendo tutte e tutti noi più insicuri.
In questo Paese ci si continua a preoccupare di accanirsi sui più deboli, privandoli via via di ogni diritto elementare, senza mai proporre un’alternativa, un piano o qualsiasi iniziativa che possa contribuire a risolvere i problemi sociali. Come RetedirittiFVG, impegnati in regione anche a sostenere le ragioni dell’accoglienza e dell’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri sosteniamo gli appelli nazionali e locali di quante e quanti chiedono a gran voce di cambiare queste odiose norme discriminanti e incivili, promuovendo in tal senso assieme ad associazioni sanitarie e sociali un’ampia mobilitazione che speriamo sappia scuotere le coscienze dei nostri rappresentanti istituzionali per evitare un tale imbarbarimento della società.
—
Pierluigi DI PIAZZA, Abdou FAYE, Irma GUZMAN, Duccio PERATONER, Gianfranco SCHIAVONE e Michele NEGRO.
a nome di ReteDirittiFVG
c/o Centro Ernesto Balducci – Zugliano, 6 febbraio 2009.
Ho letto sia l’articolo di stella e mi è capitato di seguire in tv la puntata in cui Salvini ha fatto quell’affermazione che ha irritato non poco l’ex ministro Turco. si trattava infatti del programma Omnibus che va in onda su la7 la mattina dalle 8 alle 9 circa. Però credo che come al solito si faccia disinformazione, disinformazione che viene alimentata dalla vignetta.
Sarò brevissimo anche perché le mie posizioni sulla lega le conoscete ormai, le ho già espresse più volte in altri post o commenti.
L’emendamento che elimina il divieto di segnalazione del clandestino in realtà non è un provvedimento xenofobo come si vuol far credere, anche perché non inserisce automaticamente l’obbligo contrario, cioè quello di segnalare l’individuo a qualchè autorità, come invece Stella argomenta, contribuendo, secondo me, alla disinformazione. Il medico avrà infatti la facoltà di segnalarlo al sistema sanitario per stilare un’eventuale lista che rimarrà al sistema sanitario (quindi l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria vorrei sapere dove Stella l’ha tirato fuori!!!) per motivi di sicurezza che tutti capiamo (sicurezza che non riguarda il fatto che clandestino uguale delinquente, ma legata al fatto che un clandestino, appena arrivato in Italia, potrebbe non avere fatto determinati vaccini, determinate cure che per noi occidentali sono scontate e che facciamo fin da piccoli.)
Inoltre stella contribuisce a fare disinformazione perché mi pare di ricordre che concluda il suo articolo citando la Costituzione della Repubblica, asserendo che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge…peccato che i clandestini non siano cittadini italiani, cioè non hanno gli stessi diritti di cui godiamo noi. Piaccia o no è così. Altrimenti parliamo di banane invece che di pere.
Alberto
Prima di entrare nel merito di questioni sollevate nei commenti, riporto l’editoriale di Alessandro Dal Lago pubblicato su “Il Manifesto” del 6 febbraio 2009.
FUORI LEGGE
È come se la politica della sicurezza in Francia fosse dettata da Le Pen. Le misure approvate al Senato descrivono il baratro in cui è caduta l’Italia, oggi il paese occidentale in cui una parte consistente della popolazione residente è letteralmente perseguitata in nome di un’ideologia xenofoba e del ricatto della Lega. Da oggi, la discriminazione degli stranieri diventa stigma ufficiale, un marchio legale impresso sull’esistenza, sui corpi e sulle possibilità di vita di chi è già privo di diritti, escluso o marginale. Una vergogna che ci coinvolge tutti e che rende oscena ogni mediazione tra opposizione e maggioranza, anche su qualsiasi altro argomento. Intendiamoci. Con queste misure, il governo va a caccia di guai e di ulteriore riprovazione internazionale. La possibilità per i medici di denunciare i clandestini non potrà che ripugnare alla coscienza umana e professionale di chi si sente vincolato al giuramento di Ippocrate. Non è difficile prevedere su questo punto una vasta obiezione civile. Quattro anni di carcere a chi si è sottratto all’espulsione significano intasamento degli uffici giudiziari e delle carceri, nonché nuove prigioni e Cpt. La tassa sul permesso di soggiorno è una gabella rivoltante che una società opulenta impone a chi cerca solo di sopravvivere con il proprio lavoro. Le ronde, armate o disarmate che siano, sono uno scotto pagato alla brama di delazione e di menare le mani che spira direttamente dalle osterie lombarde. Quanto al registro dei senza tetto, eccoci tornati al virtuale imprigionamento dei poveri dell’Inghilterra settecentesca. Sono norme grottesche e in larga parte inattuabili, ma che diffonderanno il terrore tra chi vive già nell’angoscia dell’esclusione. Misure indegne della costituzione. E vedremo se passeranno il vaglio delle supreme autorità. In ogni caso, dimostrano ampiamente quanto abbiano ragione, in Brasile o in Francia, quelli che dubitano della giustizia italiana. Una volta di più, la responsabilità di questa inarrestabile deriva razzista non è esclusivamente della destra. Se un partito xenofobo impone le sue ossessioni a gente che ha la faccia tosta di proclamarsi cattolica o liberale, è perché sente il consenso di fondo di gran parte del ceto politico, compreso quello che è minoranza in parlamento. Magari non sulle singole norme, ma sulla cultura che le sottende. L’oscena equazione «insicurezza uguale immigrazione», lo strepito bipartisan che ha visto metter alla gogna lavavetri, mendicanti, marginali, ambulanti e così via. Un consenso che non evita all’opposizione un declino inarrestabile, in un paese che si contorce senza fine nella paura.
Penso questa pagina di Metropoli di domenica 15 febbraio 2009 dia un’immagine chiara di quanto stia accadendo e di come le reazioni non siano mancate. (per leggere ingrandisci usando il menu oppure scegli la modalità full screen col bottone in alto a destra)
Come si legge in uno degli interventi del Metropoli (vedi commento precedente), la denuncia dell’immigrato clandestino sarà obbligatoria per il medico che non voglia essere, lui stesso, processato. a tal proposito riporto un articolo de La Repubblica:
Tutti i sindacati insieme: “Gli operatori del Servizio sanitario sono pubblici ufficiali e devono denunciare, visto che l’immigrazione clandestina diventa reato”
I medici contro il dl sicurezza
“Obbligati a denunciare i clandestini”
di ANNA RITA CILLIS
ROMA – Non sarà una “possibilità” per i medici che lavorano nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale quella di denunciare l’immigrato clandestino che si rivolge a loro ma piuttosto un “obbligo”. Così la pensano le principali sigle sindacali dei camici bianchi italiani che operano all’interno di strutture pubbliche e che a distanza di poche settimane tornano a fare muro intorno all’emendamento contenuto nel Ddl sulla
sicurezza (passato al Senato, ora all’esame della Camera) che di fatto abroga il comma 5 dell’articolo 35 del decreto 25-7-1998 “secondo cui l’accesso alle strutture sanitarie da parte di uno straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità”.
“Se dovesse passare l’emendamento”, spiega Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil Medici, “di fatto noi medici che lavoriamo nel servizio pubblico saremmo obbligati a denunciare l’immigrato clandestino. I nostri uffici giuridici hanno studiato a fondo l’emendamento e anche il Ddl sulla sicurezza. I medici del Ssn, o che lavorano per enti convenzionati, rivestono la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, quindi se l’immigrazione clandestina è reato, ed è perseguibile d’ufficio, ogni funzionario è obbligato, se ne ha notizia, a denunciare il clandestino altrimenti sarebbe lui stesso perseguibile penalmente”.
Anaoo Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil medici, Fvm, Federazionee Cisl medici, Fassid, Fesmed e Federazione medici Uil Fpl, tornano all’attacco e chiedono chiedono quindi al Parlamento “di non approvare l’emendamento che creerà non pochi problemi anche di tipo pratico in tutti gli ospedali italiani”. E, seppur non arriveranno a scioperare useranno tutti gli strumenti legali: fino “alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale”, dicono all’unisono.
(11 marzo 2009)