nov
30
2008
2

Le frontiere della morte. Cosa accade al porto di Venezia?

Pubblico un articolo apparso il 23 giugno 2008 sul sito del progetto Melting Pot Europa; l’autrice, Alessandra Sciurba, presenta il caso di un giovane iracheno trovato morto dentro un tir nel Porto di Venezia, pochi giorni dopo essere stato respinto.

Le frontiere della morte. Cosa accade al porto di Venezia?

Chiamiamolo Kawa, anche se ancora non conosciamo il suo nome. è il ragazzo di 25 anni e di origine irachena trovato morto dentro un tir che viaggiava su una nave proveniente dalla Grecia e appena entrata nel Porto di Venezia. Neppure il suo compagno di viaggio sa come si chiamasse. A cosa serve chiedere il nome di chi ti sta accanto in avventure come questa? Forse solo dopo, una volta arrivati da qualche parte, avrebbe senso farlo.

Ma una cosa, il ragazzo che ha conosciuto e visto morire Kawa, se la ricorda benissimo. Cinque giorni prima di quel giorno di morte entrambi erano già  arrivati al porto di Venezia ed erano stati rimandati indietro. “Respingimento alla frontiera”, si chiama questa pratica ed è svolta dalla polizia nei luoghi come porti, aeroporti, frontiere terrestri. Esistono degli enti, come il Cir, che dovrebbero intercettare chi sta per venire respinto e accertarsi quanto meno del fatto che non si tratti di un potenziale richiedente asilo. Questi enti dovrebbero sempre e comunque informare ciascuno della possibilità  di chiedere asilo politico e di tutti gli altri diritti cui potrebbe accedere.

“Il Ministero dell´Interno stanzia cifre ingenti affinché esistano delle strutture incaricate di fare orientamento ai migranti che arrivano in porto” Spiega Rosanna Marcato, responsabile del Servizio del comune di Venezia che si occupa di Rifugiati, “ma tutto invece avviene nell´oscurità , non si riesce ad intercettare ed aiutare le persone. Per questo motivo noi abbiamo scelto di andare via dal porto”.

Il porto di Venezia come quelli di Bari o di Ancona, e tutti quanti gli altri. Buchi neri, luoghi militarizzati in cui si decide della vita e della morte dei migranti secondo prassi amministrative che non garantiscono alcuna attenzione per i casi soggettivi (minori, malati, richiedenti asilo)e alcuna tutela per i diritti fondamentali delle persone. per sfuggire a questi controlli senza regole, i migranti sono costretti ad inventare modi sempre più rischiosi per aggirarli, a sfidare continuamente la morte per non farsi intercettare e rispedire al punto di partenza.

I respingimenti, infatti, sono sempre più azione di routine, svolta esclusivamente da uomini in divisa che non hanno evidentemente gli strumenti per sapere chi stanno rimandando indietro. E stavolta chi ha respinto kawa quando era riuscito ad arrivare per la prima volta, da vivo, ha in qualche modo da affrontare una responsabilità  pesante.

Kawa, curdo iracheno che avrebbe con tutta probabilità  potuto ottenere asilo nel nostro paese, ci ha riprovato. Ma lo ha fatto nel momento peggiore. Più di trenta gradi, un caldo asfissiante. “In tutta la mia vita non ho mai sentito caldo come lì dentro” racconta uno dei sopravvissuti che si trovano ora (per fortuna) al centro di accoglienza Boa del Comune di Venezia, arrivati lì, in maniera surreale, nel mezzo di una bella festa organizzata per la giornata del rifugiato del 2008, la sera della partita Italia-Spagna del campionato europeo. “Dopo solo otto ore avevamo già  finito l´acqua e siamo rimasti chiusi lì dentro per un giorno e una notte interi”.

Tutti loro avevano già  alle spalle mesi e mesi di viaggio attraverso mezza Asia e mezza Europa, alla ricerca di un posto in cui potersi fermare. Vengono dall´Iran, Dalla Siria, dall´Iraq, ma anche dalla Mauritania e dal Marocco. Hanno seguito la rotta che dal medio Oriente porta alla Turchia e si sono ritrovati tutti in Grecia, a tentare la sorte insieme, sapendo che in quel paese non potevano restare, in questa roulette russa dei percorsi migratori, confinati da dispositivi di controllo sempre più stringenti, ma ancora frutto di strategie di resistenza , di aggiramento, di esistenza, capaci di determinare almeno in parte le direzioni e le scelte.

Scegliere di non fermarsi, nonostante tutto, sapendo perfettamente a cosa si andrà  incontro. I ragazzi sopravvissuti non erano sconvolti nella maniera in cui lo sarebbero stati la maggior parte dei nostri ventenni italiani dopo avere assistito alla morte di qualcuno lì, a un passo da te. Qualcuno che avresti potuto certamente essere tu. E non lo erano non in quanto insensibili o cinici, ma perché, oltre ad avere già  attraversato, nella loro breve vita, situazioni di guerra e conflitti per noi a stento immaginabili, sapevano fin da subito cosa stavano rischiando.

La consapevolezza di chi parte è spaventosa e straordinaria. E gli attuali tentativi di controllare con la violenza questa mobilità  sembrano tanto più crudeli di fronte e a queste incredibili risorse umane. Un ipotetico reato di immigrazione clandestina o la concretissima direttiva europea sui rimpatri avranno come effetti certi la morte di migliaia di persone e spesso di persone come kawa, che avrebbero potuto essere tutelate anche ai sensi delle leggi vigenti.

Il fatto che nelle operazioni di respingimento, espulsione, rimpatrio, il diritto di asilo sia uno dei primi a correre il rischio di venire annientato, è solo una delle evidenti conseguenze di questa modalità  di gestione della mobilità  dei migranti. Ci sono moltissimi Kawa di cui non sapremo mai nulla e il cui corpo è finito chissà  dove, scomparso come gli altri corpi andati giù nel Mediterraneo. Ci sono sempre storie come queste dietro di dispositivi di detenzione ed espulsione che si stanno sempre più affinando anche a livello comunitario.

Questa morte avviene, per ironia della sorte, ad un anno esatto dal ritrovamento, alla Bazzera di Mestre, dei corpi di tre ragazzi iracheni morti per asfissia dentro un tir che trasportava angurie.”

di Alessandra Sciurba

Written by marco in: Diritti Umani |
nov
29
2008
3

La Comunità  indigena NASA riscatta, in maniera nonviolenta, sette persone sequestrate in Caldono (Cauca " Colombia)

Ricevo e pubblico.

Ciao a tutti e tutte. La seguente è una testimonianza chiara della forza della nonviolenza praticata dal popolo indigeno Nasa nella regione del Cauca, Colombia.
La Rete Italiana di Solidarietà  continuerà  ad appoggiare la lotta legittima che per la difesa della vita portano avanti i popoli indigeni colombiani nella cornice della MINGA dei popoli in Colombia. Seguendo il principio dell’autonomia territoriale dei popoli indigeni continuiamo a opporre resistenza ai gruppi armati che ci aggrediscono, si tratti di “falsos positivos” (azioni delittuose “inventate” dalle forze di polizia o dell’esercito) o di sequestri, da qualsiasi parte in conflitto vengano, sono contrari al nostro progetto di vita.

Comunicato per l’opinione pubblica.

Il Cabildo Indigeno di Pioyà  (Cauca – Colombia) comunica all’opinione pubblica nazionale e internazionale che, ieri notte (26 novembre 2008, n.d.r.) la comunità  indigena NASA, con l’appoggio dei guardiani indigeni, hanno riscattato sei funzionari del Municipio di Jambalò (Cauca – Colombia) e una delegata del Ministero di Educazione che erano stati sequestrati da un gruppo armato illegale lungo la strada che unisce i paesi di Silva e Jambalò con la città  di Popayan (Cauca – Colombia). Luz Marina Quiguanà s (Cassiera del Municipio), Emilse Muàñoz Collo (Consigliera finanziaria), Eumenia Orozco Rodrà­guez (Commercialista), Dora Jenny Bolaàños (Responsabile del Bilancio), Edwin Armando Embùs (Assistente Giuridico), Hamwer Enrique Cuellar (Consigliere operativo) e Luisa Fernanda Fraile (Operatrice di Corpoeducaciòn, organismo del Ministero di Educazione), verso le ore 18.00 percorrevano la strada nei pressi della località  Ovejera a bordo di una pickup Toyota targata CBX722 di proprietà  del signor Embùs e furono intercettati da 4 uomini armati e con volto coperto da passamontagna che si sono identificati come membri del sesto fronte della colonna “Jacobo Arenas” delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia).

Furono obbligati a fermarsi e quindi condotti verso il Resguardo Indigena di Pioyà  con l’idea di internarli poi nella selva. Un’ora più tardi la comunità  indigena di Jambalò seppe di quanto era successo e immediatamente si mise in contatto con le autorità  delle comunità  indigene di Pitayò e di Pioyà . Queste misero immediatamente in moto tutte le persone disponibili per setacciare la zona con il proposito di trovare e riscattare le persone sequestrate. Quando il gruppo di sequestratori si rese conto dell’azione delle comunità  indigene, verso le ore 21,00, si divise in due. Tre degli uomini armati proseguirono a piedi con Emilse Muàñoz Collo e Edwin Armando Embùs, mentre l’altro si portò via il resto dei sequestrati nella Toyota. La comunità  indigena continuò con la sua azione fino a metterli alle strette e costringerli a scappare rilasciando i sequestrati. Emilce Muàñoz raccontò poi che i guerriglieri dissero: “Sono arrivati gli Indigeni, è arrivato il Cabildo; è meglio che vi lasciamo liberi”. Nel frattempo un altro gruppo di indigeni, uomini donne e bambini, guidati da una stazione radio locale “Pell Sxam, Pueblo de los Carrizales” che appartiene alla Comunità  Indigena di Pioyà , continuarono a seguire le tracce degli altri sequestrati fino a localizzarli. I guerriglieri cercarono di intimidire la comunità  sparando in aria, ma questa si mantenne ferma nel suo proposito, nella sua convinzione che una comunità  unita è più forte di ognii violenza, riuscendo a riscattare anche gli altri sequestrati. Nella fuga ii sequestratori hanno perso un revolver che è stato consegnato alle autorità  indigene di Pioyà .

Fatti come questi si sono verificati in diverse circostanze negli ultimi tempi nei territori indigeni e più precisamente in Pioyà , dove la comunità  indigena ha realizzato diverse azioni di resistenza civile (riscatto di un cittadino svizzero nel 2003, riscatto di un elicottero che trasportava denaro dello Stato nel 2006, la disattivazione di mine anti-uomo nella località  El Carmen, la eradicazione di marijuana quest’anno e ora, il riscatto di questi 7 sequestrati). Le autorità  indigene si sono riunite nelle prime ore di oggi, dalle 2,00 alle 4,00 e hanno deciso di convocare le autorità  dello stato, i rappresentanti degli organismi di difesa dei diritti umani e i rappresentanti degli organi di informazione per ufficializzare la liberazione di queste sette persone che erano state sequestrate. In questo atto pubblico si sono resi pubblici i fatti accaduti e si è distrutta l’arma abbandonata dai sequestratori come segno di rifiuto di ogni forma di violenza e di ogni gruppo violento che porta scompiglio nelle nostre comunità . La comunità  indigena non può accettare ne un esercito che costruisce false azioni sovversive (“falsos positivos”) ne una guerriglia che si proclama a favore del popolo mentre attenta contro i diritti del popolo.

Le autorità  indigene ratificano la loro politica di autonomia del territorio e di lotta per la difesa della vita e del territorio stesso, nel contesto della “Minga de los Pueblos” (cooperazione dei popoli). Allo stesso tempo rinnovano il loro appello all’unità  della popolazione e al potenziamento delle organizzazioni civili e popolari dirette alla resistenza pacifica in tutto il territorio colombiano, per affrontare i progetti di morte che attentano contro i progetti di vita dei popoli indigeni, contadino, afrocolombiani e urbani.

Caldono 27 noviembre, 2008

Cabildo Indà­gena de Pioyà¡, Cabildo Indà­gena de Pitayà³ (Silvia Cauca) y Cabildo Indà­gena de Jambalà³

° 

Written by Daniele in: Diritti Umani |
nov
26
2008
3

La salute è uguale per tutti

Ricevo e pubblico.

Carissimi!
non so se lo sapete, ma nel pacchetto sicurezza che dovrà  esser approvato in dicembre la Lega ha proposto un nuovo emendamento che cancella il diritto a ricere gratuitamente le cure statamente necessarie per gli stranieri irregolari che si presentano al prontosoccorso…imponendo un pagamento per le prestazioni ed OBBLIGANDO I MEDICI, IN CASO ° IL PAZIENTE NON POTESSE PAGARE, A SEGNALARLO ALL’AUTORITA’. Secondo la vecchia legge, ancora vigente, il medico ha il divieto si segnalare un paziente alle autorità  e l’obbligo di prestare le minime cure strattamente necessarie gratuitamente a chi si presentasse al pronto soccorso. Questa è una proposta che oltre ad essere, secondo me, gravissima e raccrapicciante è sicuramente ottusa. La legge oggi vigente prevede le cure mediche necessarie gratuite e il divieto ai medici di segnalare il paziente irregolare all’autorità  anche per evitare rischi di epidemie e per tutela della salute pubblica..e per evitare che la persona malata non si rivolga al pronto soccorso per paura di ricevere un controllo e un’espulsione.
A livello nazionale diverse associazioni di medici e non solo si stanno mobilitando contro questo emendamento: vi invito a leggere, far girare e se volete sottoscrivere questa petizione per bloccare questo emendamento.

Per sottoscrivere la petizione: http://appelli.arcoiris.tv/salute/

Per approfondire: CLICCA QUI

Written by Daniele in: Diritti Umani |
nov
20
2008
3

Lettera dal Congo

Riporto la lettera di supplica (si trova nel sito della BBC) scritta da 44 gruppi di comunità¡ del Kivu RDC, indirizzata allo UN Security Council…. una richiesta di aiuto che grida: “we urge you to move from theory to practice, by transforming your kind speeches and messages into action” …e si conclude dicendo “Your Excellencies, you must save our lives now; otherwise it will be too late. ” Fatela girare…

° immagine tratta da www.corriere.it

A Plea from Local Organizations and Civil Society in North Kivu, Eastern Democratic Republic of Congo, to the United Nations Security Council and Other International Leaders

Goma, November 18, 2008

Dear Excellencies,
As the representatives of Congolese non-governmental organizations in North Kivu, we come before your authority to request an immediate reinforcement of peacekeeping forces for the Democratic Republic of Congo, reinforcements that would be capable of protecting us. This would help to prevent the atrocities that continue to be committed against civilians on an ever greater scale here in North Kivu, on the border of Rwanda and Uganda. This letter presents a sad, cynical, tragic and very frustrating situation, which reveals the misery in which the population of North Kivu are immersed. We are anxious, afraid and utterly traumatised by the constant insecurity in which we live. We don´t know which saint to pray to; we are condemned to death by all this violence and displacement. We have been abandoned. Who will protect us? Who will help us? The United Nations says that all human beings are born free and equal in dignity and rights, but our dignity and our rights are violated every day with hardly a cry of protest. Do we not deserve protection? Are we not equal to others? Since August 28, fighting has intensified in many areas, causing deaths, rapes, lootings, forced recruitment and further displacements of civilian populations.
The population has thus been immersed in unspeakable suffering. In the last few days, fighting has drawn closer to large populated areas, such as the town of Goma. Fighting has also invaded and torn apart the region of Rutshuru, particularly in the town of Kiwanja, where hundreds of civilian deaths have now been recorded. The suffering has gone on too long for the population of North Kivu. It is time for the government and the international community to protect the civilians who have fallen victim to the atrocities of the conflict. We are aware that during several high-level visits to eastern Congo this year, you and your representatives heard many firsthand testimonies which could not have left you indifferent to the tragedy facing the population of our region of the DRC. The various diplomatic and political meetings held over the last few weeks have demonstrated your commitment to finding an immediate and sustainable solution that would establish peace in North Kivu and thus bring stability to the Great Lakes region. Among the most remarkable developments, we note Rwanda´s direct involvement in the search for a sustainable solution to the crisis.
While we wish to thank you for these supportive visits and for your concerns about the tragedy here in eastern Congo, we also urge you to move from theory to practice, by transforming your kind speeches and messages into action. Diplomacy always takes time, and we understand this, but unfortunately we do not have time… CONTINUA

LETTERA INTEGRALE:

Written by elyD in: Diritti Umani |
nov
17
2008
2

Strumenti per un´informazione consapevole: una conversazione con Paolo Barnard

Centro di documentazione Paulo Freire ‐ Rete Radiè Resh ‐ Facoltà  di Intendere presentano:

Strumenti per un´informazione consapevole: una conversazione con Paolo Barnard, giornalista e attivista per “un mondo migliore”. 28 Novembre 2008, h. 20.45, Presso i Missionari Comboniani, via San Giovanni da Verdara 137, Padova Un evento organizzato nell´ambito della rassegna DIRITTI+UMANI.

Per saperne di più: e‐mail: infofreire@giovaniemissione.it, tel. 0498751506

LOCANDINA:

Written by Daniele in: Appuntamenti, Informazione |
nov
04
2008
3

VIS: notizie dal Congo

Pubblico un articolo tratto dal sito del VIS (Volontariato Internazionale per lo sviluppo).

“Una guerra dimenticata

Nonostante gli accordi di pace firmati appena due anni fa, l’area del Kivu della Repubblica Democratica del Congo è di nuovo sotto assedio occupata da migliaia di militari, di guerriglieri e truppe irregolari che si fronteggiano e combattono per ottenere lo sfruttamento dell’immenso patrimonio di risorse minerarie della Regione, uno dei più importanti al mondo.

Al Centro Don Bosco di Ngangi, nei pressi di Goma al confine con il Rwanda, dove ci si prende cura da oltre vent’anni dei bambini in difficoltà , Padre Mario Perez – direttore della struttura – oggi accoglie più di 3.000 bambini e ragazzi.

Con l’acuirsi degli scontri ogni giorno suonano alla porta del Centro 800 nuovi bambini e ragazzi, spesso figli degli sfollati che vivono a ridosso del Centro Don Bosco, ragazzi-soldato e ragazze vittime di violenza.

“Nonostante il silenzio piombato sulla vicenda congolese, in Congo si spara e si muore ancora, e soprattutto i bambini non possono andare a scuola, non hanno un posto per dormire e neanche di che sfamarsi”. è Jean Léonard Touadi, deputato del Partito Democratico, a rompere il silenzio con un accorato video appello:

Il silenzio sulla guerra da parte dei media è assordante e colpevole, nasconde e giustifica le scelte miopi politiche ed economiche dell’Occidente ai danni di una popolazione che vive su una terra tra le più ricche di risorse minerarie del mondo.”

nov
03
2008
2

Hai un account gmail? Ricevi gratuitamente via SMS le notifiche degli appuntamenti del nostro calendario

Per facilitare la divulgazione degli appuntamenti che segnaliamo, di volta in volta, nel nostro calendario interattivo (CLICCA QUI), spieghiamo di seguito nel dettaglio come sia possibile (per chi possiede un account GOOGLE, quindi in sintesi un indirizzo di posta elettronica di GMAIL, ma anche per chi volesse attivare ex novo soltanto google calendar) ricevere gratuitamente via SMS le notifiche degli appuntamenti che preferisce (stabilendo a proprio piacimento quanto tempo prima).

Entriamo nel nostro account gmail e in alto a sinistra selezioniamo la voce CALENDAR, in questo modo avremo accesso al nostro calendario di google personale (molto probabilmente ci verranno richiesti nuovamente nome utente e password, molto semplicemente reinseriamo quelli del nostro account di posta).

Una volta giunti alla schermata del nostro calendario° posizioniamoci sulla barra di ricerca (come nell’immagine), inseriamo la parola “come2discuss” e clicchiamo sul° secondo tasto “CERCA NEI CALENDARI PUBBLICI”, in questo modo ci risulterà  la lista dei calendari che avete visto in precedenza nel nostro blog (EVENTI, ASSOPACE, KARIBU AFRIKA, EVENTI UNIVERSITARI, FESTIVITà€ INTERRELIGIOSE E INTERCULTURALI, FILM CINEFORUM E TEATRO, GIORNATE INTERNAZIONALI, MUSICA). NOTA BENE: non tutti i calendari sono rintracciabili con la parola chiave “come2discuss”; alcuni infatti non sono direttamente gestiti da noi. è il caso ad esempio dei calendari “EVENTI FORMATIVI” (riguardanti tutta Italia), e “RIUNIONI, DIBATTITI, MOSTRE” (zona MILANO). Per rintracciare questi ci basterà  scrivere il titolo esatto del calendario.

Per aggiungere uno o più di questi calendari al vostro calendario personale (e quindi poi poter riceve gli sms di promemoria) cliccate sul tasto “AGGUNGI CALENDARIO” che trovate alla destra di ciascun risultato. In questo modo tutti gli appuntamenti di quel calendario entrano a far parte del vostro calendario personale.

Il passo successivo è molto semplice: è necessario impostare la funzione di notifica via SMS. Clicchiamo allora in alto a destra sul comando “IMPOSTAZIONI“.

Comparirà  la schermata delle impostazioni del nostro calendario. Ora selezioniamo il comando “CONFIGURAZIONE CELLULARE” come vedete nell’immagine sottostante.

Nella schermata relativa ora impostiamo il tutto. Inseriamo il nostro numero di cellulare (senza prefisso) nell’apposito spazio e clicchiamo il tasto “INVIA IL CODICE DI VERIFICA“, in questo modo riceveremo un sms con il codice da inserire nello spazio indicato. Insertio il codice clicchiamo il tasto “CONFERMA CODICE” e la funzione è attivata… MA NON è FINITA QUI PERà’! Spostiamoci alla pagina “CALENDARI” (cliccando la voce accanto a quella per la configurazione cellulare). Ora per ogni calendario che abbiamo aggiunto dovremo impostare la regola di notifica. Clicchiamo la voce “NOTIFICHE” affianco ad ogni calendario e nella pagina che compare tramite la voce “AGGIUNGI PROMEMORIA” impostiamo la tempistica dei messaggi che vogliamo ricevere e la modalità  (SMS nel nostro caso).

IL CONSIGLIO è QUELLO DI IMPOSTARNE PIà™ DI UNA, la prima magari 1 o 2 giorni prima dell’evento e la seconda, ad esempio, qualche ora prima. Salviamo con il tasto “SALVA” in fondo alla pagina e il gioco è fatto! Ripetere la stessa procedura (solo di impostazione delle notifiche, poiché l’impostazione del numero di cellulare è ormai impostata) per tutti i calendari aggiunti. IL SERVIZIO è COMPLETAMENTE GRATUITO PER GLI UTENTI VODAFONE, TIM, 3 E WIND. Per qualsiasi° informazione scriveteci° pure dalla pagina “CONTATTI“.

Come si usa dire: Let’s Keep in touch!!!!

Written by admin in: Appuntamenti, Generale |
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