Segnalo di seguito un interessante dossier sulla Legge 133/2008 (riforma universitaria, e non solo, Gelmini-Tremonti) redatto dal tavolo di studio del Polo Carmignani Occupato di Pisa. Per approndire il quadro normativo, i punti della riforma e le preoccupanti prospettive che lascia intravedere (chiaramente), consiglio di leggere tutto il documento pdf (in fondo), di cui di seguito riportiamo soltantanto la parte propositiva orientata a ricercare e suggerire le modalità più opportune ed efficaci di risposta e opposizione ad un progetto così bieco.

POSSIBILI FORME DI OPPOSIZIONE GIURIDICA
In questa ultima sezione accenniamo ad alcune possibili forme giuridiche che potrebbero essere percorse, parallelamente alla mobilitazione, per disinnescare, almeno parzialmente, alcuni dei nefasti e
ffetti della legge 133. Auspichiamo di poter approfondire questo aspetto nelle prossime settimane, avvalendoci dei contributi di quei docenti e ricercatori che già si sono resi o si renderanno disponibili a collaborare con noi, ed a sostenerci nel nostro percorso di lotta.
Referendum abrogativo: il referendum abrogativo è disciplinato dall´articolo 75 della Costituzione, dove si dispone che per la sua indizione sono necessarie 500 mila firme o la richiesta da parte di 5 Consigli regionali. Esso non è ammesso su 5 materie, fra le quali le leggi tributarie e di bilancio. Per essere valido, è necessario il raggiungimento di un quorum, la cui soglia è fissata al 50% + 1 degli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati. Percorrere la strada del referendum abrogativo presenta numerose difficoltà.
Innanzitutto esso potrebbe essere richiesto soltanto su quegli articoli della legge, riguardanti l´Università e la Ricerca, che non hanno natura economica o finanziaria. Altrimenti la proposta di referendum rischierebbe di essere dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale, che è chiamata ad un previo controllo di ammissibilità . Questo, in pratica, significa che sarebbe possibile abrogare alcuni punti dell´articolo 16, per quanto riguarda la facoltà =obbligo di trasformazione in fondazioni, ma che non sarebbe assolutamente ammissibile un referendum che incida sui tagli o sul blocco del turn over (21).
Inoltre da oltre 15 anni nessun referendum abrogativo riesce a raggiungere il quorum. Se da un lato convocare un referendum sarebbe un´ottima strategia per catalizzare l´attenzione dell´opinione pubblica su questi problemi, e portare avanti una massiccia campagna di contro-informazione, dall´altro il probabile mancato raggiungimento del quorum potrebbe provocare un effetto boomerang. Ricordiamo a questo proposito il referendum sulla legge che regolamentava la procreazione medicalmente assistita. Coloro che non condividevano le istanze dei referendari non hanno invitato a votare no, ma ad astenersi, cooptando, in questo modo, tra le loro fila, tutta quella consistente parte di elettorato cosiddetto passivo, che non partecipa mai al voto referendario, indipendentemente dal quesito. Dopo l´inevitabile fallimento del referendum, le forze che lo osteggiavano hanno potuto far passare l´idea che il popolo italiano fosse favorevole alla legge sulla P.M.A., nonostante tutti i sondaggi di opinine in merito indicassero inequivocabilmente il contrario. Lo stesso rischio si correrebbe anche per un eventuale referendum sulla 133.
Legge di iniziativa popolare: la proposta di legge di iniziativa popolare è disciplinata dall´articolo 71 della Costituzione, che prevede la possibilità di presentare al Parlamento una proposta di legge, purché sia accompagnata da 50 mila firme. Se essa viene inserita all´ordine del giorno, il Parlamento è chiamato a pronunciarsi sul provvedimento. Questo percorso presenta il vantaggio di poter cancellare l´intera legge 133, perché non sono previsti vincoli sulle materie che possono essere coinvolte da questo tipo di iniziativa popolare. Inoltre, essa non è soltanto abrogativa, ma permetterebbe addirittura di sottoporre al voto parlamentare una vera e propria riforma del sistema universitario, decisa dal basso e condivisa da coloro che l´Università la vivono in prima persona.Tuttavia, questa iniziativa sarebbe destinata al fallimento con una certezza ancora maggiore di quella del referendum abrogativo. Se anche la proposta riuscisse a superare lo scoglio della calendarizzazione in aula (22), essa verrebbe votata dalla stessa maggioranza parlamentare che sostiene il governo, e che ha approvato la legge 133. Anche in questo caso sarebbe possibile sfruttare il clamore che si creerebbe attorno a questa iniziativa per attirare l´attenzione dell´opinione pubblica sul problema, e per fare informazione al riguardo. Dobbiamo inoltre sottolineare come, a differenza del caso di referendum abrogativo, in questo caso l´effetto boomerang di una mancata approvazione della legge andrebbe a colpire soltanto una classe politica che si dimostrerebbe, una volta per tutte, sorda alla voce popolare.
Rifiuto dei tagli: un professore di diritto tributario ci ha suggerito un´ultima possibilità , per il momento in forma di bozza, ma con l´impegno di approfondire la questione nei prossimi giorni. L´idea è che gli atenei potrebbero chiedere una maggiore contribuzione rispetto ai fondi previsti, e rifiutarsi di subire i tagli imposti dal governo. A questo punto si andrebbe in giudizio, e sarebbe possibile richiedere al giudice di sollevare la questione di costituzionalità della legge. Dato che la questione è molto delicata e complessa, non siamo ancora in grado di dare maggiori informazioni in merito.
(21) A questo proposito, un gruppo di ricercatori e docenti di Giurisprudenza si è attivato per analizzare le possibili formulazioni dei quesiti referendari, in modo che possano superare il vaglio della Corte Costituzionale.
(22) La decisione spetta ai presidenti delle camere, entrambi provenienti dalle fila dell´attuale maggioranza. Inoltre, finora mai nessuna proposta di legge di iniziativa popolare è mai stata inserita nell´ordine del giorno di uno dei due rami del Parlamento.









[...] Colgo l’occasione per segnalare questo interessante sito (di un gruppo di lavoro dell’Università¡ di Padova): riassume ed evidenzia le principali [...]
Secondo me se si crede davvero nella improponibilità di una legge così bieca e se si crede, come han lasciato intendere giornali e telegiornali in questi giorni, che tutto il popolo italiano sia contro la riforma, non ci si dovrebbe far scoraggiare da una regolarità empirica che riguarda il ricorso al referendum abrogativo negli ultimi 15 anni. Il paragone con quello sulla fecondazione assistita secondo me non regge. Inoltre sembra quasi che l´astensione sia da considerarsi un grave, immorale e illecito atto di irresponsabilità civica. Ma è troppo semplice appellarsi a moralismi (come il fatto che il Governo non ascolta la voce popolare) che con la politica non hanno nulla a che vedere. Politica è decisione, secondo quel filone di pensiero riconducibile a Max Weber e Carl Schmitt. La legittimità di un un Governo " e, quindi, degli atti che emana " sta nel voto popolare. Su questo, credo, dovremmo essere tutti d´accordo. E´ per tale ragione che mi sembra un pò misera tutta questa propaganda fatta dal fronte del “no” (come sempre a priori quando si tratta di un provvedimento preso dal centro destra). Non è certamente il massimo per un settore-chiave del Paese, quale è la Scuola, operare tagli. Ma è anche vero che, finora, non è stato specificato se saranno UNIFORMI, come si vuol far intendere. A me pare, invece, da quello che ho letto su giornali di diversa appartenenza politica, che questi andranno a colpire le università inefficienti che han dimostrato di sperperare i fondi loro destinati. Se le cose stanno così, allora dovremmo essere tutti d´accordo sulla genuinità della “riforma” (la metto tra virgolette perchè una Riforma è qualcosa di molto meno edulcorato e assai più drastico). C´è un Corso di laurea in una università del Sud Italia, non ricordo quale, intitolata mi sembra “Gli effetti del benessere del cane e del gatto”, persone iscritte: una. Mi pare vergognoso. Se un effetto della “riforma” sarà chiudere questo corso di laurea, qualsiasi persona di buon senso dovrebbe mostrare plauso. Stesso discorso per tutti quei cosri di laurea con due, tre, cinque studenti, per i quali lo Stato spende una barca di soldi inutilmente. Inoltre chi critica la “riforma” non ricorda mai, come invece fa chi la sostiene, che il 97% del bilancio va in stipendi per i troppo, troppi dipendenti. E´ davvero il caso di tagliare allora, non vi pare?
Inoltre, l´equazione stabilita tra la facoltà e l´obbligo per le università di trasformarsi in fondazioni private è, a mio modo di vedere, sbagliata. La legge afferma all´art. 16.1 che “possono”.
[...] " ho voluto commentare un post pubblicato sul blog di “come2discuss” e reperibile a QUESTO INDIRIZZO. Desidero riproporre in questa sede le mie riflessioni dal sicuro spirito polemico ma prive, tengo [...]