E Così Non è Cambiato Nulla…

La recente vicenda che vede Marco Travaglio accusato per le parole pronunciate nei confronti del Presidente del Senato R. Schifani, durante la puntata di Che Tempo che Fa di ieri sera (sabato 10 maggio 2008), mi fanno riflettere non poco. Non mi dilungherò in ragionamenti contorti o riflessioni che probabilmente molti di voi avranno già sentito ripetersi in altri ambiti e situazioni, soltanto vorrei lasciarvi con qualche domanda:
- ma questa classe politica non dovevamo cambiarla?
- perché ripetere quanto scritto in un libro, assolutamente noto, in TV desta tanto scalpore? La maggior paura nei confronti di quanto “passa” attraverso questo strumento mediatico non è forse indice di quanto peso oggi esso abbia raggiunto (riflettiamo)?
- se le stesse parole fossero state pronunciate in un diverso momento, nella situazione in cui Schifani non fosse stato ancora presidente del Senato, avrebbero sortito lo stesso effetto? (certo che no!)… ma allora, non lascia molto pensare questa cortina di ferro (anche legale) che in Italia si tenta sempre di creare, e di fatto spesso si crea, attorno a coloro che raggiungono il potere, per cui sembra che il loro passato d’un tratto venga cancellato? (rispolverate un poco la vicenda del lodo Maccanico-Schifani nella pagina indicata qui sotto)
Mi fermo qui. A QUESTO INDIRIZZO trovate quanto ha scritto Marco Travaglio di Schifani nel suo libro “Se li conosci li eviti“; di seguito il video della puntata di Che Tempo che Fa.



Premetto che non ho mai letto un libro di Travaglio e mi limito perciò a giudicare il personaggio esclusivamente per le sue esternazioni televisive. Vorrei partire esaminando alcune sue frasi pronunciate nella puntata del 10 maggio che nel video riportato da Daniele non appaiono (in quanto quel video si riferisce solo alle parole dette riguardo Schifani).
“Secondo noi ce ne sono 20 della scorsa legislatura che avrebbero meritato una riconferma. Molti di loro non sono stati nemmeno ricandidati. Temo appositamente. Ma secondo noi si sono comportati bene. Ne abbiamo trovato persino uno di Forza Italia, per dire, con una certa fatica!” Il criterio, ammette Travaglio è soggettivo. Non si sono comportati bene, non hanno votato certe leggi orrende. Ma chi è Travaglio per pontificare certe cose? Che potere rappresenta? Per chi lavora? Ma perchè un editore gli concede lo spazio per fargli esprimere opinioni personali di cui al cittadino italiano nulla importa? Un conto è presentare dei fatti oggettivi, un altro è costruire la propria popolarità (popolarità non fama!!) su argomenti che trovano immediata presa su molta gente che si lascia abbindolare facilmente da argomenti così retorici e demagogici.
“Viene molto spesso gente da me che mi ringrazia per avergli raccontato delle cose che non sapevano e che se le avessero sapute prima magari avrebbero evitato di sbagliare in altre elezioni. E poi conosco delle persone che se ne infischiano, conosco delle persone che quando vengono a sapere che c’è un ladro in Parlamento, lo votano più volentieri perchè lo sentono più simile a sè”. Ripeto, ma chi è Travaglio? C’è gente che lo va a ringraziare? Ma per cosa? Ma chi è Travaglio? Comunque trovo offensivo che egli dica che la gente molto più volentieri vota un ladro perchè gli assomiglia. E’ chiara l’ironia, anzi il sarcasmo di Travaglio. Ma non vi rendete conto che non usa altro che il sarcasmo per portare avanti i suoi argomenti? Il suo saracsmo finisce per diventare presa in giro, arroganza. Ma perchè invece non si limita a presentare i fatti oggettivamente avvenuti? Secondo me ci guadagnerebbe in umiltà e le sue tesi ne uscirebbero avvalorate.
Trovo poi strumentale che Travaglio utilizzi l’argomento del medico che molesta la minorenne. E su questo punto o sono io che vivo di pregiudizi, oppure mi si darà ragione sul fatto che vi è un chiaro riferimento alla vicenda del prof. Marcelletti. E credo che sia proprio questo il problema di Travaglio. C’è un’analogia tra questa vicenda e quella del tanto da lui (e non solo) vituperato Silvio Berlusconi. Mi sembra che Travaglio parli per il gusto di diffamare. Infatti Marcelletti non è ancora stato condannato, quindi grazie ad un principio costituzionale, si può considerare la presunzione d’innocenza. Quanto a Berlusconi, sarà anche vero che durante il suo secondo Governo sono stati approvati provvedimenti che in qualche maniera hanno salvato la sua posizione, ma si dovrà ammettere che è anche vero che è stato imputato in ben 93 processi. Non vi viene in mente allora che c’è un progetto politico per eliminarlo, con la connivenza di certi magistrati schierati che sono ben rappresentati in Parlamento da una certa parte politica? A me viene più di un dubbio. Ma come fa un uomo ad essere stato imputato in 93 processi? Se poi adottassimo il criterio di ragionamento di Travaglio, il quale asserisce che per ogni fatto commesso che costituisce una violazione della legge, generalmente un individuo vìola la legge altre 9 volte senza essere persegiuto (e qui tuttavia Travaglio secondo me sbaglia a non parlare dell’inefficienza della macchina della giustizia, la cui responsabilità non è di certo primariamente dei politici, ma dei magistrati stessi), dovremmo giungere al risultato che Berlusconi avrebbe potuto benissimo essere imputato in 930 processi! A me pare assurdo! A voi no?
Arriviamo a Schifani. Anche in questo caso si cerca di diffamarlo, come risulta palese nell’estratto del suo libro riportato da Daniele. Ma una persona non può intrattenere un rapporto d’amicizia con una persona condannata, pur rimandndo una persona onesta? Daniele, hai perfettamente ragione a dire che la puntata del 10 maggio “se le stesse parole fossero state pronunciate in un diverso momento, nella situazione in cui Schifani non fosse stato ancora presidente del Senato, NON avrebbero sortito lo stesso effetto”. E’ proprio questo il problema: perchè si attende che Schifani diventi la seconda carica dello stato per parlare male di lui (con argomenti puerili: era amico di….)? Perchè si attende che Berlusconi diventi Presidente del Consiglio per metterlo alla gogna mediatica? Prima del 1994 Berlusconi era un semplice imprenditore. Ricco, uno dei più grandi in Italia, ma comunque semplice, delle cui vicende a nessuno importava. Da quando è diventato Presidente del Consiglio è cominciata una nuova era (addirittura politica!), si è inventato un conflitto di interessi solo perchè i suoi avversari, con una presunzione sconfinata e convinti di vincere le elezioni, non si erano posti il problema (eh beh, ora ve lo tenete, sarebbe da dire!). La cosa si è ripetuta nel 2001 e ora di nuovo. Ma al governo c’è stata o no la sinistra? Se l’unico collante che ha tenuto insieme riformisti e rivoluzionari è stato l’antiberlusconismo, come mai non hanno fatto nulla in 7 anni di governo? La maggioranza ce l’avevano. Perchè i problemi li si affronta solo quando sono strutturalmente irrisolvibili (ora che Berlusconi è nuovamente capo del Governo di certo non si può risolvere il conflitto d’interessi)? Sono queste le domande che bisogna porsi, non cavalcare il malcontento generato dalla sconfitta elettorale per diffamare, per il solo gusto di diffamare, l’avversario.
Ho volutamente girato intorno all’argomento sollevato da Daniele. Io invito a riflettere su ciò che ho detto. E aggiungo che nei miei discorsi non vi è alcun pregiudizio politico, alcun riferimento all’ideologia, alcun moralismo. Almeno in questo, il mio approccio alla politica è in sintonia con quello a cui aspira (senza riuscirci tutte le volte) Marco Travaglio.
Alberto