Nairobi, 5 Febbraio 2008


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(Campo rifugiati lungo Juja Road)

NAIROBI - Nairobi e il Kenya si trovano in crisi, si parla di un economia che sta andando in fumo, di 300 mila nuovi disoccupati solamente nel settore turistico, i prezzi sono aumentati, gli aerei partono pieni e tornano vuoti. Ma c’è un settore che paradossalmente in questo periodo è in forte ascesa e che anzi beneficia di questa crisi, il lavoro è aumentato così come i guadagni, questo lavoro è quello dei trasporti a pagamento. Solitamente questi lavoratori se ne stanno ad aspettare con il loro camion anche per una giornata intera per trasportare materiale edile, divani, pali, qualsiasi cosa. Ma in questi giorni andare per strada a Nairobi è strano. Ieri in dieci minuti di matatu (pulmini di marca giapponese che funzionano come trasporti pubblici), andando da Adams Arcade a Dagoretti Corner (10 minuti di strada) ho incontrato ben 5 camion o pick up con intere case caricate sul loro automezzo. La gente si sposta a vivere in altre aree per loro sicure, zone differenti a seconda dell’etnia di appartenenza. C’è paura di violenze  ritorsioni e ci si sposta con tutto quello che si riesce a caricare. Durante tutta la giornata ho perso il conto di quante “case mobili” c’erano per strada, per i trasportatori grandi affari. Le persone si spostano da quartieri come Kikuyu e Waithaka (quartieri di Nairobi) ma arrivano anche da fuori della capitale, da Thika e dalla Rift Valley per esempio. In alcune aree a maggioranza kikuyu del Kenya ed anche in quartieri della capitale negli scorsi giorni bande di giovani armati andavano di casa in casa a chiedere il documento d’identità, dal nome si può infatti intuire di che etnia sei. I non kikuyu venivano invitati a fare le valigie e a cambiare residenza in meno di 24 ore se non volevano essere bruciati vivi nelle loro case, ecco perché molta gente ora scappa.

Momenti di tensione poi si sono registrati 3 giorni fa quando sono arrivati in città molti sfollati (la maggior parte luo) fuggiti da Thika. Accolti a Nairobi sono stati indirizzati a Jamhuri Park, il campo sfollati più grande di Nairobi che si trova appena fuori dalla slum di Kibera. Essendo gli sfollati di Kibera di etnia maggioritaria kikuyu i nuovi arrivati hanno ricevuto un’accoglienza burrascosa, non sono stati fatti entrare nel campo e sono iniziati gli screzi, solo dopo qualche ora la situazione è rientrata ed hanno potuto entrare nel campo. Parlando con la gente e gli amici vedo nella gente molta stanchezza per queste inutili violenze, gli appelli alla pace si moltiplicano attraverso i mezzi di comunicazione, le prediche della domenica in tutte le diverse chiese di Nairobi, chiunque parla di amani (pace) ma credo che una volta che la violenza terminerà servirà un lungo periodo di riconciliazione che se non sarà fatto nella maniera adeguata porterà solo ad altri problemi e violenze in futuro. La gente crede fino ad un certo punto alla mediazione ai “piani alti” e “dall’alto” di Kofi Annan e delle Nazioni Unite ma tutti sanno che il vero banco di prova sarà la mediazione “ai piani bassi “ e dal “basso”, la riconciliazione nei quartieri, nelle aree povere, in tutte le zone che in questo periodo sono bruciate a causa delle violenze.

Luca Marchina

(Karibu Afrika Onlus e Africa Peace Point Onlus)

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