feb
28
2008
2

7 marzo 2008 – Frei Betto a Quinto di Treviso

Frei-betto_280.jpg
(immagine tratta da http://musibrasil.net)
 
Le Parrocchie di Quinto e Silea organizzano, per la giornata di Venerdì 7 marzo, alle ore 20,30 presso il Salone Parrocchiale di Quinto  (Treviso) – a lato della chiesa -, un incontro-dibattito con Frei BETTO, domenicano brasiliano, scrittore, teologo della liberazione, incarcerato e torturato dalla dittatura, che introdurrà su:
 
ALL'ASCOLTO DEI POVERI CHE FANNO LA STORIA
I CRISTIANI DI FRONTE ALLA GLOBALIZZAZIONE
 
N.B. Vista l'importanza dell'avvenimento ti preghiamo di allargare questo invito agli amici che pensi interessati 
 
Rete Radié Resch di Quarrata
e-mail: a.vermigli@rrrquarrata.it
 
Written by Daniele in: Esperienze |
feb
25
2008
2

Il Kosovo divide l’UE

Kosovo_250.jpg

(immagine tratta da http://www.lastampalavoro.it)

Claudio Magris sul Corriere della Sera di qualche giorno fa diffidava pesantemente delle cosiddette nazioni violente, in particolar modo dell’indipendenza che il Kosovo si avviava allora ad acquisire e che domenica 17 febbraio alle ore 15.30 ha solennemente proclamato con il motto “NEWBORN” (nuova nascita). Cosa succede se “l’autodeterminazione dei popoli” che la Carta dell’ONU proclama solennemente diventa poi fomento a spinte secessioniste, separatiste, strenuamente indipendentiste e localiste?

Sull’autodeterminazione dei popoli e l’Unione europea
Facciamo attenzione, l’Europa non è poi così unita come sembra ed il desiderio di autodeterminazione che sembrava potesse giungere solo dal Kosovo, e che si è finalmente concretizzato, arriva senza posa da quasi tutti gli angoli d’Europa. Paesi Baschi, Catalogna, l’appena sopito grido di Valloni e Fiamminghi, Transnistria, Baviera, il Sud- Tirolo italiano, e non sarebbe così strano se ricominciassero a farsi sentire anche gli indipendentisti dell’IRA che, pur avendo posto fine alla lotta armata nel luglio 2005, continuano a farsi sentire a livello politico e potrebbero ricominciare la lotta da un momento all’altro. Ed anche per Scozia, Galles, Ulster non siamo sicuri che sia da dare tutto per scontato.
Ci arriva la notizia di un Consiglio europeo dei Ministri che stava tentando di rimanere unito a favore del rinascimento kosovaro, e che ora si divide, approvando un documento in cui lascia autonomia ad ogni stato membro di schierarsi a favore o contro il riconoscimento, rompendo la debolissima unione, con Italia, Francia e Germania tra i grandi favorevoli e Spagna chiaramente contraria (non dimentichiamo la delicatissima questione dell’autonomismo interno), assieme a Russia (citiamo la Cecenia) e Serbia, contro cui l’Unione europea e la NATO stavano combattendo una guerra già vinta in partenza, a favore, non certamente di chi stava soccombendo, ma di chi già stava vincendo, ovvero gli indipendentisti kosovari dell’UCK, di cui faceva parte Thaci, l’attuale premier del neonato stato del Kosovo. Ricordiamo che una risoluzione ONU, di appena un anno prima dell’attacco alla Serbia (1999) definiva l’UCK come terroristi. Non è poi così incomprensibile l’astio serbo verso l’UE. Eravamo abituati agli USA che non rispettano le risoluzioni ONU, ma da parte dell’Unione un simile comportamento era totalmente inaspettato. Già, gli USA. È curioso vedere come, tra i vari vessilli esibiti a Priština e dintorni, vi siano state anche bandiere a stelle e strisce. Ed è altrettanto curioso vedere come George W. parli già di “governo kosovaro”. Tutto questo potrebbe apparentemente sembrare normale, i kosovari sono sempre stati filo-americani e Bush è sempre stato a favore dei movimenti “liberazionisti” (specialmente dove c’è il petrolio, ma questa è un’altra storia). E invece no, c’è un retroscena da non sottovalutare.
Il «consenso» di Bush indispettisce la Russia…Ritorno di fiamma (fredda)?
Prima si parlava della Russia. Una nazione sterminata – diciassette milioni di chilometri quadrati che vanno da Vladivostok a Kaliningrad – e una storia altrettanto sterminata, gloriosa e tragica, fatta di annessioni e dissoluzioni. Il ricordo di quelle di circa 20 anni fa è ancora fresco, e da quando lo Tsar Putin si è insediato, tutti gli altri movimenti indipendentisti sono stati sedati, con metodi più o meno ortodossi. E allora, è ovvio che lo Tsar chieda l’annullamento di questa dichiarazione unilaterale all’ONU.
E chi li vuole sentire poi, i ceceni, gli ossezi o gli abkhazi (tra parentesi, i rappresentanti di Ossezia e Abkhazia sono volati martedì a Mosca per rilasciare dichiarazioni ufficiali su tutta questa storia)? Inoltre, si sa, l’asse Belgrado-Mosca non è mai crollato. E quando si vedono serbi protestare addirittura a Parigi, assaltando ambasciate e sedi varie, con i governi serbi e russi che tuonano inferociti, c’è da essere preoccupati. A questo punto, il sobrio “consenso” di Bush sembra essere atto più a indispettire la Russia che a sostenere di fatto i kosovari. Ritorno di fiamma (fredda)?

Sul riconoscimento
Facciamo chiarezza sulla questione del riconoscimento. Il riconoscimento da parte di uno stato della nascita di un altro non è fondamentale per la sua effettività. La statualità di un territorio è semplicemente una questione fattuale: sovranità interna ed indipendenza verso l’esterno sono le caratteristiche fattuali che richiede il diritto internazionale.
Dalla morte di Tito la questione balcana è andata sempre più precipitando e solo l’embrione di democrazia globale oggi esistente è riuscito a contenerla. Il problema ora è un altro. Cosa succederà ad un Kosovo che non ha il riconoscimento di diversi stati, e neppure di un’UE compatta? Il Kosovo è uno stato ricco finanziariamente, ma è comunque uno staterello, e i limiti fisici sono insormontabili. Il rischio che diventi crocevia di attività criminali, riciclaggio di denaro sporco, spaccio di stupefacenti, tratta di donne, è molto alto.
Senza un’Unione europea veramente unita alle spalle c’è da chiedersi chi riuscirà a farlo entrare nell’ovile della legalità certa, tutelandolo da derive criminali.
In un mondo in cui l’interdipendenza è così alta e la rete della globalizzazione ci stringe senza soluzione di continuità l’autodeterminazione dei popoli così esercitata mi sembra più un capriccio che una necessità politica reale, ma quando il dado è tratto ed il risultato è incerto possiamo cercare solo, se non di vincere la partita, di non subire danni irreparabili da una rovinosa sconfitta.
L’azzardo è troppo alto.

feb
23
2008
2

Testimonianze dal Brasile: il blog MISSIONE E’…

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Vorrei segnalare a tutti questa bella inziativa di P.Dario, missionario comboniano ora in Açailândia (Brasile), in missione accanto e in mezzo agli ultimi "per far vivere la vita". In questo suo blog (http://padredario.blogspot.com/) potrete leggere e meditare le riflessioni che di tanto in tanto ama condividere così. Di seguito la sua presentazione del blog.

Benvenuti ad Açailândia! Restate con me un momento in Maranhão, angolo dimenticato da molti in Brasile… ma superprotetto dalle grandi multinazionali del ferro, della soia, del legno. Io sono arrivato da poco, ma tengo occhi e braccia aperti per capire e vivere con la 'mia' nuova gente. Ci chiediamo: cosa significa vivere la missione oggi? Capiremo su quali strade ci incammina il Vangelo di Gesú, nato a Nazareth ma rinato ogni volta nelle comunitá che r…esistono.
 
Diffondete!

 

Written by Daniele in: Informazione, Missione |
feb
23
2008
2

14 Marzo 2008 – Motta di Livenza: incontro dibattito su “Vittime e carnefici”

Avrà luogo il suddetto incontro la sera del 14 marzo, alle ore 20.30, presso la Sala teatro del Patronato don Bosco di Motta di Livenza. 

L'idea dell'incontro è nata lo scorso settembre ascoltando il Cappellano del Carcere di Rebibbia don Sandro Spriano mentre parlava, al 15° Convegno del Centro E. Balducci di Zugliano: " Da dove la forza per costruire un futuro umano", sulla necessità di una giustizia non vendicativa ("non c'è giustizia senza riconciliazione" – Giovanni Paolo II).

Era ancora profonda l'impressione per la gravità dell'eccidio-massacro dei coniugi Pellicciardi a Gorgo al Monticano, alle porte di casa, e per le reazioni delle persone comuni oltre che di esponenti delle istituzioni locali, che tutti abbiamo sentito e visto. Emergeva così la necessità di una riflessione che muovesse dai principi cristiani di cui dovremmoessere testimoni, spesso in contrasto con le reazioni emotive che ci colgono di fronte a simili eventi. Don Sandro stesso, dopo averne parlato con alcuni di noi, propose tema e modalità dell'incontro, con la disponibilità a moderare la serata da parte della giornalista D.sa Daniela De Robert, del TG2, da diversi anni volontaria presso il carcere di Rebibbia, esperienza riportata nel suo libro "Sembrano proprio come noi".
Nel rispetto del dolore di quanti vivono la profonda e incolmabile sofferenza della perdita violenta di un congiunto, e altresì confortati dalla testimonianza di una delle tante vittime di violenza dei nostri giorni, Gaspare Patti, padre di Giacomo ucciso il 7 settembre us. a Udine, che riuscì a pronunciare ed assumere espressioni di perdono nei confronti dell'assassino, confidiamo di proporre un'occasione di riflessione su un tema così sentito dalle nostre comunità, per ricercare le  motivazioni e dare senso a quella che dovrebbe essere la risposta cristiana di fronte alla violenza estrema dell'uomo nei confronti del suo simile.

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Per maggiori informazioni: http://www.ccglapiramotta.mioblog.it/

Written by Alfred in: Appuntamenti |
feb
17
2008
2

Dalla testimonianza di Alex Zanotelli a Pieve di Soligo – PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI: QUALE STILE DI VITA?

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Nella serata di ieri, venerdì 15 febbraio, si è tenuto al Teatro Careni di Pieve di Soligo uno stimolante momento di riflessione condotto da padre Alex Zanotelli. Il titolo della serata, inserita in una serie di 3 incontri organizzati dalla Diocesi di Vittorio Veneto (Pastorale Sociale e del lavoro, Azione Cattolica, settimanale “L’Azione” e ACLI) in occasione della 5^ settimana sociale 2008, parla già  da sè: PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI: QUALE STILE DI VITA? Di seguito la possibilità  di riascoltare l’intero intervento di Zanotelli, come sempre incisivo, carico di passione ed estremamente concreto. I files audio saranno in ogni momento reperibili anche nel riquadro “QUICK MATERIALS” sulla destra, nella cartella “AUDIO”.

PARTE PRIMA

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PARTE SECONDA

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PARTE TERZA

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Written by Daniele in: Appuntamenti |
feb
14
2008
2

NAIROBI, 5 febbraio 2008

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(Campo rifugiati lungo Juja Road)

NAIROBI – Nairobi e il Kenya si trovano in crisi, si parla di un economia che sta andando in fumo, di 300 mila nuovi disoccupati solamente nel settore turistico, i prezzi sono aumentati, gli aerei partono pieni e tornano vuoti. Ma c’è un settore che paradossalmente in questo periodo è in forte ascesa e che anzi beneficia di questa crisi, il lavoro è aumentato così come i guadagni, questo lavoro è quello dei trasporti a pagamento. Solitamente questi lavoratori se ne stanno ad aspettare con il loro camion anche per una giornata intera per trasportare materiale edile, divani, pali, qualsiasi cosa. Ma in questi giorni andare per strada a Nairobi è strano. Ieri in dieci minuti di matatu (pulmini di marca giapponese che funzionano come trasporti pubblici), andando da Adams Arcade a Dagoretti Corner (10 minuti di strada) ho incontrato ben 5 camion o pick up con intere case caricate sul loro automezzo. La gente si sposta a vivere in altre aree per loro sicure, zone differenti a seconda dell’etnia di appartenenza. C’è paura di violenze  ritorsioni e ci si sposta con tutto quello che si riesce a caricare. Durante tutta la giornata ho perso il conto di quante “case mobili” c’erano per strada, per i trasportatori grandi affari. Le persone si spostano da quartieri come Kikuyu e Waithaka (quartieri di Nairobi) ma arrivano anche da fuori della capitale, da Thika e dalla Rift Valley per esempio. In alcune aree a maggioranza kikuyu del Kenya ed anche in quartieri della capitale negli scorsi giorni bande di giovani armati andavano di casa in casa a chiedere il documento d’identità, dal nome si può infatti intuire di che etnia sei. I non kikuyu venivano invitati a fare le valigie e a cambiare residenza in meno di 24 ore se non volevano essere bruciati vivi nelle loro case, ecco perché molta gente ora scappa.

Momenti di tensione poi si sono registrati 3 giorni fa quando sono arrivati in città molti sfollati (la maggior parte luo) fuggiti da Thika. Accolti a Nairobi sono stati indirizzati a Jamhuri Park, il campo sfollati più grande di Nairobi che si trova appena fuori dalla slum di Kibera. Essendo gli sfollati di Kibera di etnia maggioritaria kikuyu i nuovi arrivati hanno ricevuto un’accoglienza burrascosa, non sono stati fatti entrare nel campo e sono iniziati gli screzi, solo dopo qualche ora la situazione è rientrata ed hanno potuto entrare nel campo. Parlando con la gente e gli amici vedo nella gente molta stanchezza per queste inutili violenze, gli appelli alla pace si moltiplicano attraverso i mezzi di comunicazione, le prediche della domenica in tutte le diverse chiese di Nairobi, chiunque parla di amani (pace) ma credo che una volta che la violenza terminerà servirà un lungo periodo di riconciliazione che se non sarà fatto nella maniera adeguata porterà solo ad altri problemi e violenze in futuro. La gente crede fino ad un certo punto alla mediazione ai “piani alti” e “dall’alto” di Kofi Annan e delle Nazioni Unite ma tutti sanno che il vero banco di prova sarà la mediazione “ai piani bassi “ e dal “basso”, la riconciliazione nei quartieri, nelle aree povere, in tutte le zone che in questo periodo sono bruciate a causa delle violenze.

Luca Marchina

(Karibu Afrika Onlus e Africa Peace Point Onlus)

feb
12
2008
2

KENYA: la via verso la pace

Whynot-stadium-kenya_350.jpg
(Uno squarcio del Whynot stadium durante un torneo)

Slum di Mathare (seconda baraccopoli di Nairobi), giovedì 31 gennaio, ore 21.

All’improvviso centinaia di uomini iniziano a radunarsi nel cosiddetto “Whynot Stadium”, lo stadio naturale che si erge all’interno della slum di Mathare, residuo di quella che era una cava in passato. Lo stadio durante l’anno ospita gli allenamenti della “Whynot Football Academy”, ogni fine settimana ha luogo il campionato under 10 e under 14 che coinvolge oltre 200 ragazzi della slum, 4 volte all’anno gruppi di ragazzi e ragazze italiani si cimentano nel cosidetto “Whynot Karibu Afrika tournament”, tornei tematici per sensibilizzare la slum e che vedono la partecipazione di un pubblico di 2000-2500 persone…un campo di pace. Oggi invece non c’è pace, con grande clamore e in gran fretta viene organizzato un meeting tra i residenti della cosiddetta area Mashimoni, parte bassa del quartiere Mabathini della slum stessa. Le persone sono preoccupate, si diffonde la notizia che nell’area Thiayu, l’altra parte del quartiere Mabathini che si trova esattamente sopra lo stadio, siano arrivati i mungiki, si stiano distribuendo panga (machete) alla popolazione locale per farla finita con i non-kikuyu di Mashimoni. La confusione cresce, alcune persone si dicono testimoni diretti e incitano gli altri a prendere bastoni e sassi per combattere i nemici e poter salvare le loro famiglie. Dalla terrazza naturale adiacente alla sua baracca in zona Thiayu un uomo alto 1,60 per 50 Kg di nome Dominik, direttore dell’associazione di base Whynot e persona molto rispettata all’interno della slum segue l’evolversi della situazione. Nello stesso momento a Thiayu si diffonde la notizia che le persone di Mashimoni vogliano attaccare le loro case e le loro proprietà. Anche loro si armano di fionde, bastoni e sassi. Dominik segue la situazione, cerca di calmare gli animi. Dal basso gli uomini di Mashimoni avanzano salendo per le “gradinate” dello stadio e avvicinandosi agli uomini di Thiayu che con le fionde bloccano l’avanzata. All’improvviso tra i difensori di Thiayu riescono a passare Dominik ed altre persone coraggiose. “Com’è possibile che Dominik (luo) possa passare tra i mungiki (kikuyu)?“, “Come possiamo avanzare contro Dominik che con la sua associazione ha creato da un anno e mezzo una scuola che educa 186 studenti delle aree Mashimoni e Thiayu?”. I due fronti si bloccano, inizia il dialogo, si capisce che tutto è stato istigato da ladri e approfittatori che hanno cercato di alimentare l’odio e la confusione per i loro meschini interessi. La tensione man mano decresce, la mattina seguente viene organizzato un meeting tra i rappresentanti delle due comunità, tutto viene risolto. Questo è l’esempio a mio avviso di una vera riconciliazione, dal basso, partecipata e concreta. Whynot è un’associazione nata con la speranza di cambiare le cose: whynot empower the slum? (perché non sviluppare la baraccopoli?) La speranza oggi è che questi esempi possano crescere e persone come Dominik possano contagiare a cascata tante altre persone.

Luca Marchina (rappresentante di Africa Peace Point Onlus e Karibu Afrika Onlus)

Written by Luca in: Diritti Umani, Missione |
feb
10
2008
2

1 MARZO Locri, 2008 dal Sogno … una Grande Alleanza!

Segnalo un appuntamento davvero interessante e significativo a cui invito tutti a partecipare!!!

Locri-1-marzo-2008.jpg

LUOGO: Locri, Piazza dei Martiri

BOZZA DI PROGRAMMA:

29 febbraio ore 21,00 – Veglia di Preghiera Ecumenica per la Libertà e la Democrazia in Calabria

1 marzo ore 12,00 – Convocazione a Locri del corteo e SEGNO SIMBOLICO di avvio della giornata (pensiamo ad un segno forte, che parli anche alla 'ndrangheta e alle massonerie deviate, che esprima il nostro desiderio di cambiamento, che non abbia bisogno di parole per essere inteso: se avete idee proponete pure!) ore 12,30 – Avvio del Corteo verso la piazza di Locri ore 13,30 – Festa e Testimonianze: si alterneranno artisti (musicisti, locali e nazionali) e testimonianze d'impegno di esponenti nazionali delle sigle che hanno firmato l'appello. ore 18,00 – Si conclude la Manifestazione "sigillando" l'Alleanza – prefigurata nell'appello – tra enti e persone a livello nazionale. ore 20,00 – Concerto per la Libertà e la Democrazia in Calabria

VOLANTINO: Pdf_ico_small.jpg
SCHEDA DI ADESIONE: Pdf_ico_small.jpg

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: http://www.consorziosociale.coop

Written by Daniele in: Appuntamenti |
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