News Dal Kenya


(immagine tratta da www.rainews24.it)
 
Jambo amici,
la situazione in Kenya è piuttosto calda dopo le votazioni del 27 dicembre ma crediamo sia necessario darvi alcune informazioni che arrivano direttamente dal campo, dal Kenya. Prima di tutto posso rassicurare che tutti i nostri partner in Kenya e i loro membri stanno bene e non hanno vissuto direttamente la violenza. Unica eccezione per un ragazzo, Peter, dell’associazione Mosa di Mathare la cui casa è stata bruciata. In questi giorni le TV italiane si sono improvvisamente interessate al Kenya e hanno descritto la situazione in brevi servizi e con molte generalizzazioni. Notizie per la verità che spesso si sono limitate ad informare gli ascoltatori sulla situazione di rischio o meno per chi stava partendo per una vacanza in Kenya o chi si trova sul posto (a Malindi, Kilifi, Mombasa, ecc…veri e propri possedimenti italiani in Kenya). Siamo di fronte ad un confronto che a partire da un movente politico rischia di essere manipolato in scontro etnico dai leader politici che vincendo le elezioni potevano assicurarsi sicure entrate per il loro futuro. Da una parte abbiamo Kibaki, presidente dal 2002, già ex vice presidente di Moi (secondo presidente del Kenya) e di etnia kikuyu, la prima etnia per numero del Kenya. Dall’altra Odinga, il cui padre fu vice-presidente di Kenyatta (primo presidente del Kenya) e di etnia Luo, terza etnia per numero del Kenya. Le votazioni si sono svolte in un clima piuttosto calmo e con ordine, così non è stato per lo spoglio delle schede. Sembrava in vantaggio lo sfidante, Odinga, al 75 % dello spoglio con un vantaggio del 4 % sul presidente uscente ma poi la vittoria è andata a Kibaki con un vantaggio di 231.728 voti. Molti dubbi sulla regolarità dello spoglio sono arrivate dagli osservatori internazionali presenti nel Paese. Il presidente della Commissione elettorale keniana è giunto a esprimere dubbi sulla vittoria nelle elezioni del presidente Kibaki.
A Nairobi per cercare una mediazione e una risoluzione del conflitto sono giunti John Kuffour, segretario generale dell’Unione Africana, il sudafricano Desmond Tutu, probabilmente a breve giungeranno anche personalità della mediazione occidentale (in prima fila Stati Uniti e Gran Bretagna). La situazione pare instabile e differente a seconda delle aree del Paese. Nella parte occidentale che si affaccia sul lago Vittoria la situazione è grave e poche notizie certe arrivano da quest’area. Gli scontri che si registrano a Kisumu e a Eldoret sono i più gravi, alcuni incidenti e sommosse si sono registrate nei giorni scorsi anche a Nairobi e Mombasa ma con un incidenza notevolmente minore e in aree ben definite della città. Oggi in occasione della manifestazione in favore di Odinga che si doveva tenere a Nairobi si pensava ad un forte allargamento della violenza anche nella capitale keniani. I manifestanti sono stati allontanati con idranti e fumogeni dalla polizia e la manifestazione è stata rinviata. Notizie certe che arrivano da Nairobi dicono che nei giorni scorsi (martedì e mercoledì) la situazione era tornata più tranquilla, le strade erano tornate a popolarsi e i negozi riaperti. Oggi molta confusione a Nairobi ma non violenze forti come a Kibera nei giorni immediatamente successivi alle votazioni.
Aspettiamo ora di capire come si evolverà la situazione ma vi ripetiamo tutti le persone conosciute in Kenya stanno per ora bene. Se non rispondono al telefono o non riuscite a contattali non preoccupatevi.
Vi consigliamo di seguire la crisi attraverso: http://www.africapeacepoint.org, http://kizito.blogsite.org e su "La Repubblica", fintanto che durerà lo stato di crisi Padre Kizito scriverà ogni giorno un pezzo giornalistico di interesse umano per meglio comprendere la situazione a Nairobi.

Karibu Afrika Onlus
 
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