Il Ciad Umiliato
Riporto una lettera di un caro amico missionario che spesso scrive dal Ciad, terra in cui sta prestando servizio da ormai qualche anno… Come sempre non mancano gli spunti per riflettere…
(immagine tratta da www.graemevilleret.com/)
Sarh, 7.1.08
Natale è appena passato. Abbiamo contemplato e adorato un Bambino-Dio. Davanti a Lui, abbiamo pregato per tutti i bambini. In modo speciale per quelli che più soffrono: per quelli la cui pancia brontola da mattina a sera perché vuota di cibo o piena di vermi; per quelli venduti dai genitori agli allevatori di bestiame e da questi ridotti in schiavitù; per quelli che invece di giocattoli hanno in mano un kalashnikov e sparano morte, su comando degli adulti…
Qui in Ciad abbiamo avuto un motivo speciale di preghiera, che dai bambini è arrivata a tutta la nazione. Il fattaccio dell'"Arca di Zoè", infatti, non ha solo rivelato la triste condizione di centinaia e migliaia di bambini (ciadiani o sudanesi, non fa differenza); non ha solo rivelato "i rischi dell'eccesso di senso umanitario", come ha ben scritto "L'Azione" dell'11 novembre. Ha rivelato, soprattutto, la condizione di un paese che continua colonia, la situazione di tutto un popolo umiliato nella sua aspirazione alla vera indipendenza.L'operazione di "riscatto" dei 103 bambini è orchestrata in Francia, e non si tratta di una cosa che si possa fare sottobanco: viene affittato un aereo spagnolo, il quale atterra non alla capitale, ma più ad est, ad Abeché… Un aereo, e di grossa portata, non è un moscerino che possa passare inosservato: chi ha dato il permesso di entrata nello spazio aereo e di conseguente atterraggio? Forse ne sa qualcosa la guarnizione francese, di stanza a Ndjamena, che ha in mano tutto il servizio di monitoraggio del territorio ciadiano!
Al momento di imbarcare i bambini, la cosa viene scoperta, per caso, anche dalle autorità locali: bloccano tutto, i bambini sono affidati ad entità filantropiche e tutti gli europei implicati vengono trasferiti alla capitale in attesa di (si dice) regolare processo.
Si inneggia alla sovranità nazionale, finalmente rispettata ed in azione… Ma solo qualche giorno dopo, la novità, alla Napoleone! Lo stesso Sarkozy piomba improvvisamente a Ndjamena, non si preoccupa di niente e di nessuno, in poche ore "ottiene" (puoi leggere: impone) la liberazione dell'equipaggio e lo riporta in Spagna; andandosene - ciliegina sul dolce! - rassicura i 6 francesi rimasti "prigionieri" che prima della fine dell'anno saranno in Francia.A Ndjamena scoppiano manifestazioni di protesta, ma… tutto corre (e deve correre) nel senso previsto: per i prigionieri si imbastisce un "regolare" processo, che dura nientemeno che 4 giorni! E si conclude con la loro condanna ad 8 anni di lavori forzati. Lo stesso giorno arriva da Parigi la "richiesta" di estradizione, e la sera dopo i 6 sbarcano a Parigi. E' il 30 dicembre. Sarkozy ha mantenuto la sua promessa. Il Ciad ha vissuto un'altra triste pagina di umiliazione.
Nell'articolo citato, Paolo De Stefani concludeva: "Servirebbe un po' più di vero dialogo con i poveri e le popolazioni che soffrono". Sono d'accordo, ed interpreto così: ogni vero dialogo comincia con il rispetto della libertà; colonialismo effettivo non permetterà mai vero dialogo, anche se mascherato da tanti bei discorsi ufficiali; l'umiliazione di tutto un popolo non potrà mais sfociare in vero dialogo… soprattutto quando l'umiliato è negro, ed il "padrone" bianco!
Il mio Natale è stato, sì, contemplazione e ringraziamento alla volontaria umiliazione di un Dio che diventa Bambino. Ma è stato soprattutto partecipazione sofferta all'umiliazione di questi fratelli ciadiani, ancora una volta calpestati ed umiliati nella loro dignità di popolo libero.
Qui in Ciad abbiamo avuto un motivo speciale di preghiera, che dai bambini è arrivata a tutta la nazione. Il fattaccio dell'"Arca di Zoè", infatti, non ha solo rivelato la triste condizione di centinaia e migliaia di bambini (ciadiani o sudanesi, non fa differenza); non ha solo rivelato "i rischi dell'eccesso di senso umanitario", come ha ben scritto "L'Azione" dell'11 novembre. Ha rivelato, soprattutto, la condizione di un paese che continua colonia, la situazione di tutto un popolo umiliato nella sua aspirazione alla vera indipendenza.L'operazione di "riscatto" dei 103 bambini è orchestrata in Francia, e non si tratta di una cosa che si possa fare sottobanco: viene affittato un aereo spagnolo, il quale atterra non alla capitale, ma più ad est, ad Abeché… Un aereo, e di grossa portata, non è un moscerino che possa passare inosservato: chi ha dato il permesso di entrata nello spazio aereo e di conseguente atterraggio? Forse ne sa qualcosa la guarnizione francese, di stanza a Ndjamena, che ha in mano tutto il servizio di monitoraggio del territorio ciadiano!
Al momento di imbarcare i bambini, la cosa viene scoperta, per caso, anche dalle autorità locali: bloccano tutto, i bambini sono affidati ad entità filantropiche e tutti gli europei implicati vengono trasferiti alla capitale in attesa di (si dice) regolare processo.
Si inneggia alla sovranità nazionale, finalmente rispettata ed in azione… Ma solo qualche giorno dopo, la novità, alla Napoleone! Lo stesso Sarkozy piomba improvvisamente a Ndjamena, non si preoccupa di niente e di nessuno, in poche ore "ottiene" (puoi leggere: impone) la liberazione dell'equipaggio e lo riporta in Spagna; andandosene - ciliegina sul dolce! - rassicura i 6 francesi rimasti "prigionieri" che prima della fine dell'anno saranno in Francia.A Ndjamena scoppiano manifestazioni di protesta, ma… tutto corre (e deve correre) nel senso previsto: per i prigionieri si imbastisce un "regolare" processo, che dura nientemeno che 4 giorni! E si conclude con la loro condanna ad 8 anni di lavori forzati. Lo stesso giorno arriva da Parigi la "richiesta" di estradizione, e la sera dopo i 6 sbarcano a Parigi. E' il 30 dicembre. Sarkozy ha mantenuto la sua promessa. Il Ciad ha vissuto un'altra triste pagina di umiliazione.
Nell'articolo citato, Paolo De Stefani concludeva: "Servirebbe un po' più di vero dialogo con i poveri e le popolazioni che soffrono". Sono d'accordo, ed interpreto così: ogni vero dialogo comincia con il rispetto della libertà; colonialismo effettivo non permetterà mai vero dialogo, anche se mascherato da tanti bei discorsi ufficiali; l'umiliazione di tutto un popolo non potrà mais sfociare in vero dialogo… soprattutto quando l'umiliato è negro, ed il "padrone" bianco!
Il mio Natale è stato, sì, contemplazione e ringraziamento alla volontaria umiliazione di un Dio che diventa Bambino. Ma è stato soprattutto partecipazione sofferta all'umiliazione di questi fratelli ciadiani, ancora una volta calpestati ed umiliati nella loro dignità di popolo libero.
don E.


