Crisi Del Governo, Crisi Dello Stato


Un patto per un’Italia europea.
I partiti italiani sembrano ignorare la dimensione europea della politica. Alcuni sono euroscettici. Altri perseguono una politica estera dogmaticamente antiamericana o filoamericana, provocando inutili lacerazioni in una popolazione che ha ormai scelto l’Europa come sua comunità di destino. Si ostinano a non riconoscere che le regole fondamentali dell’economia, della finanza e della moneta sono europee. Se non ci fosse l’euro, le attuali turbolenze dei mercati finanziari internazionali travolgerebbero l’economia italiana come un fuscello. Anche la politica estera e della sicurezza deve diventare europea. Al contrario dei partiti, i cittadini hanno compreso che solo un’Europa unita, con un proprio governo, può affrontare le sfide globali del nostro tempo, in primo luogo quella ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta. Il Movimento Federalista Europeo si batte per l’unità politica dell’Europa perché questa è la sola via per il rinnovamento democratico dell’Italia In un momento difficile, di sfiducia e di sconforto, i federalisti chiedono ai partiti italiani e al Presidente della Repubblica, che ha solennemente ricordato al Parlamento le solide radici europee della Costituzione italiana, di promuovere un patto per un’Italia europea, per affrontare uniti, al di là degli steccati ideologici, le riforme istituzionali e strutturali necessarie per consentire all’Italia di riprendere il suo posto tra i paesi protagonisti della costruzione europea. Anche l’Europa ha bisogno dell’Italia. L’elezione europea del 2009 può rappresentare l’occasione per rilanciare il processo costituente e dare un vero governo democratico all’Unione europea. L’Europa può unire l’Italia. L’Italia può unire l’Europa.
 
Movimento Federalista Europeo
 

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Mi trovo in disaccordo con quanto scritto nel post. Non penso che sia stata l’ennesima crisi di governo a decretare la “crisi dello Stato”; è vero, la situazione è difficile, ma lo è da 20 anni a questa parte, e non certo a causa della caduta un governo durato 22 mesi.
Per ciò che riguarda l’assenza di Europa in Italia non concordo. In Italia c’è sin troppa tensione verso l’Europa, il guaio è che è mal indirizzata. I nostri governanti si ostinano ad addossare la colpa di tutto ciò che succede all’introduzione dell’euro, ma dall’altra parte continuano a dire che il futuro è in Europa. Naturalmente finchè fanno questo continuano imperterriti a non rispettare le raccomandazioni che provengono dall’UE, o a non fare nulla per diminuire le cause che stano dietro al triste primato dell’Italia: quello del maggior numero delle procedure di infrazioni avviate nei confronti del nostro paese.
Per finire, io non sono fiero di essere italiano, tanto meno sono fiero del fatto di vivere nel nord-est, un territorio, mi si permetta di dirlo, l’integrazione richiesta dall’Europa non riesce a penetrare, un luogo (nel senso allargato) nel quale i giovani, anche laureati, non vengono considerati reali risorse lavorative.
Nella sostanza, mentre l’UE viaggia sul “binario preferenziale per il progresso”, l’Italia si crogiola nel suo essere tesa verso l’UE e nel contempo ne l rifiutare quello che l’Europa indica ed esige…non è di certo la più bella delle situazioni.
Quindi, a mio parere, non è crisi dello Stato o crisi di governo, ma crisi della volontà.

Caro amico,
rispondo con un po’ di ritardo alle tue questioni.
Prima fra tutte: sì, io mi sento europeo, mi sento italiano, mi sento veneto, mi sento veronese. Mi sento tutte queste cose, e di ognuna vado fiero, dalle mie origini scaligere, alla storia del Nord- est, ma soprattutto alla fierezza di essere italiano, e per le grandi conquiste che l’Europa ha fatto, la pace, la solidarietà, l’unione! mi sento fortemente europeo.

Passando alle questioni, possiamo definirle istituzionali. E’ vero, hai colto esattamente il bandolo della matassa. Il ricambio generazionale, ma ti faccio una leggera correzione: non della classe politica, ma bensì di tutta la classe dirigente! Sì, perchè secondo me è l’intero sistema che vive le tarme di una strutturazione che non è riuscita ad adeguarsi, nè al nuovo millennio, nè alla fine delle vecchie linee dell’antica ragione dello stato- sovrano, stato- nazione, stato- potenza.
Le pressioni che riceviamo dall’Europa e a cui i nostri governi puntualmente resistono come il lampante caso Berlusconi,o che sfruttano per legittimare una situazione di forte instabilità politico- decisionale (l’esempio di un governo Prodi appena caduto), o semplicemente le dimenticano con il vecchio metodo del rimando delle ratifiche (i vecchi governi della DC, dalla fine di De Gasperi al crollo della I^ Repubblica con Tangentopoli), trova-no la loro ragion d’essere nella necessità di rafforzare, con non molte difficoltà, un regime democratico europeo basato sul governo stesso di stati nazionali deboli nel loro posto sullo scenario globale, ma ancora abbastanza forti da essere un freno imponente alla costruzione della governance e del governo europei.
Il deficit democratico che vive l’Italia, che non riesce a fare il balzo storico, con governi presieduti da uomini piuttosto anziani (in alcuni casi supportati da anziani saggi così miracolmente illuminati, riferendomi in ciò a due grandi presidenti della Repubblica, sotto cui ho iniziato la mia esperienza “politica”,Ciampi e Napolitano), in cui il popolo non riesce a dare la necessaria spinta all’innovazione necessaria, è trasportato all’Europa, in cui, seppur la media dell’età si abbassi notevolmente, non cambia il grande deficit democratico, in cui il più grande organo elettivo democratico, legittimato da tutti i cittadini europei!, quale il Parlamento europeo, vive schiacciato dall’imponente morsa, soffocato dal troppo grande potere dei governi nazionali che non sono capaci di fare il balzo necessario verso un vero governo europeo, necessario a dare all’Europa una vera voce unitaria, nel mondo.
Il problema della responsabilità dei governi di fronte ai loro cittadini è una questione principalmente storica legata alla concezione di democrazia. Ti cito se permetti alcuni casi per una rapida schematizzazione: il governo presidenziale americano, Bush (elezioni di mid- term, etc…), l’Italia con il governo parlamentare, la rappresentanza pluri,pluri,pluri partitica (bicameralismo perfetto, ma non allo stesso modo efficace…), il Regno Unito ed il potere del premier innanzi alle camere ed alla nazione (la sig.ra Tatcher) e il governo semi- presidenziale francese (con il successo della teoria democratica, della co-abitazione, con un premier di uno schieramento ed un parlamento della maggioranza opposta). Il problema è tutto nella concezione di democrazia, e alla base del sistema elettorale e alla base del pensiero popolare e del suo ruolo nell’esercitare il governo del popolo!
Quello che in alcuni stati c’è, ed in altri no, è la responsabilità del governo verso i suoi cittadini, come credo comprenderai bene! E qui credo sia chiaro il mio pensiero riguardo alla crisi campana dei rifiuti (di cui si parla di recente pochino rispetto al suo scoppio, forse è finita! ma forse anche no).

Parafrasando Machiavelli, dove non vi è furor di popolo, vi è la paralisi della democrazia, e il trionfo della democrazia, il cui suo unico ruolo è l’auto-riproduzione costante. Io credo perciò nell’identità europea, credo nei popoli d’Europa e nel popolo europeo. e credo che un giorno l’ideale mazziniano di una Giovine Europa si compirà, sospinto dal vento della missione dei suoi cittadini, del suo popolo, affidatagli questa volta dalla storia in sè stessa!
Il ruolo dei giovani è quello di fondare una NUOVA GENERAZIONE PER L’UNITÀ EUROPEA!

Mi permetto perciò di inviarti a breve, se non ne avrai a male un invito per un ciclo di incontri, il “Caffè Europeo” che stiamo organizzando a Padova noi giovani del Movimento Federalista Europeo, all’interno principalmente dell’Università di Padova, al Cafè au Livre, in Via Zabarella 23, aperto a tutti e gestito in modo assolutamente informale, di dibattito libero sui temi dell’Europa e della politica a cui negli scorsi tre incontri di quest’anno hanno partecipato quasi venti persone per volta. Il prossimo argomento sarà proprio, “Crisi della nazione, crisi dello stato”.