gen
27
2008
2

Crisi del governo, crisi dello stato

Un patto per un’Italia europea.
I partiti italiani sembrano ignorare la dimensione europea della politica. Alcuni sono euroscettici. Altri perseguono una politica estera dogmaticamente antiamericana o filoamericana, provocando inutili lacerazioni in una popolazione che ha ormai scelto l’Europa come sua comunità di destino. Si ostinano a non riconoscere che le regole fondamentali dell’economia, della finanza e della moneta sono europee. Se non ci fosse l’euro, le attuali turbolenze dei mercati finanziari internazionali travolgerebbero l’economia italiana come un fuscello. Anche la politica estera e della sicurezza deve diventare europea. Al contrario dei partiti, i cittadini hanno compreso che solo un’Europa unita, con un proprio governo, può affrontare le sfide globali del nostro tempo, in primo luogo quella ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del Pianeta. Il Movimento Federalista Europeo si batte per l’unità politica dell’Europa perché questa è la sola via per il rinnovamento democratico dell’Italia In un momento difficile, di sfiducia e di sconforto, i federalisti chiedono ai partiti italiani e al Presidente della Repubblica, che ha solennemente ricordato al Parlamento le solide radici europee della Costituzione italiana, di promuovere un patto per un’Italia europea, per affrontare uniti, al di là degli steccati ideologici, le riforme istituzionali e strutturali necessarie per consentire all’Italia di riprendere il suo posto tra i paesi protagonisti della costruzione europea. Anche l’Europa ha bisogno dell’Italia. L’elezione europea del 2009 può rappresentare l’occasione per rilanciare il processo costituente e dare un vero governo democratico all’Unione europea. L’Europa può unire l’Italia. L’Italia può unire l’Europa.
 
Movimento Federalista Europeo
 
Written by gruberio in: Varie |
gen
25
2008
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IL CIAD UMILIATO

Riporto una lettera di un caro amico missionario che spesso scrive dal Ciad, terra in cui sta prestando servizio da ormai qualche anno… Come sempre non mancano gli spunti per riflettere…
 
ciadumiliato_3501.jpg
(immagine tratta da www.graemevilleret.com/)
 
Sarh, 7.1.08
 
Natale è appena passato.  Abbiamo contemplato e adorato un Bambino-Dio. Davanti a Lui, abbiamo pregato per tutti i bambini. In modo speciale per quelli che più soffrono: per quelli la cui pancia brontola da mattina a sera perché vuota di cibo o piena di vermi; per quelli venduti dai genitori agli allevatori di bestiame e da questi ridotti in schiavitù; per quelli che invece di giocattoli hanno in mano un kalashnikov e sparano morte, su comando degli adulti…
Qui in Ciad abbiamo avuto un motivo speciale di preghiera, che dai bambini è arrivata a tutta la nazione. Il fattaccio dell'"Arca di Zoè", infatti, non ha solo rivelato la triste condizione di centinaia e migliaia di bambini (ciadiani o sudanesi, non fa differenza); non ha solo rivelato "i rischi dell'eccesso di senso umanitario", come ha ben scritto "L'Azione" dell'11 novembre.  Ha rivelato, soprattutto, la condizione di un paese che continua colonia, la situazione di tutto un popolo umiliato nella sua aspirazione alla vera indipendenza.L'operazione di "riscatto" dei 103 bambini è orchestrata in Francia, e non si tratta di una cosa che si possa fare sottobanco: viene affittato un aereo spagnolo, il quale atterra non alla capitale, ma più ad est, ad Abeché…  Un aereo, e di grossa portata, non è un moscerino che possa passare inosservato: chi ha dato il permesso di entrata nello spazio aereo e di conseguente atterraggio? Forse ne sa qualcosa la guarnizione francese, di stanza a Ndjamena, che ha in mano tutto il servizio di monitoraggio del territorio ciadiano!
Al momento di imbarcare i bambini, la cosa viene scoperta, per caso, anche dalle autorità locali: bloccano tutto, i bambini sono affidati ad entità filantropiche e tutti gli europei implicati vengono trasferiti alla capitale in attesa di (si dice) regolare processo.
Si inneggia alla sovranità nazionale, finalmente rispettata ed in azione… Ma solo qualche giorno dopo, la novità, alla Napoleone! Lo stesso Sarkozy piomba improvvisamente a Ndjamena, non si preoccupa di niente e di nessuno, in poche ore "ottiene" (puoi leggere: impone) la liberazione dell'equipaggio e lo riporta in Spagna; andandosene – ciliegina sul dolce! – rassicura i 6 francesi rimasti "prigionieri" che prima della fine dell'anno saranno in Francia.A Ndjamena scoppiano manifestazioni di protesta, ma… tutto corre (e deve correre) nel senso previsto: per i prigionieri si imbastisce un "regolare" processo, che dura nientemeno che 4 giorni! E si conclude con la loro condanna ad 8 anni di lavori forzati. Lo stesso giorno arriva da Parigi la "richiesta" di estradizione, e la sera dopo i 6 sbarcano a Parigi. E' il 30 dicembre. Sarkozy ha mantenuto la sua promessa. Il Ciad ha vissuto un'altra triste pagina di umiliazione.
Nell'articolo citato, Paolo De Stefani concludeva: "Servirebbe un po' più di vero dialogo con i poveri e le popolazioni che soffrono".  Sono d'accordo, ed interpreto così: ogni vero dialogo comincia con il rispetto della libertà; colonialismo effettivo non permetterà mai vero dialogo, anche se mascherato da tanti bei discorsi ufficiali; l'umiliazione di tutto un popolo non potrà mais sfociare in vero dialogo… soprattutto quando l'umiliato è negro, ed il "padrone" bianco!
Il mio Natale è stato, sì, contemplazione e ringraziamento alla volontaria umiliazione di un Dio che diventa Bambino.  Ma è stato soprattutto partecipazione sofferta all'umiliazione di questi fratelli ciadiani, ancora una volta calpestati ed umiliati nella loro dignità di popolo libero.
 
don E.
 
gen
20
2008
2

E´ morale, secondo voi, un giornalismo cosí?

Navigando nella rete ci si imbatte a volte su alcune riflessioni davvero interessanti, che tra l'atro riportano di fatti od eventi davvero poco conosciuti… Di seguito un articolo di sabato 12 gennaio 2008, tratto dal blog
http://www.camminaredomandando.blogspot.com/.

huaycan_400.jpg
(immagine tratta da http://bp3.blogger.com) 

PICCOLA NOTAZIONE SULL'IMMORALITA' DEI MEDIA ITALIANI

Piccola notazione sull’immoralità dei media italiani. Ieri il presidente della Camera Bertinotti, in visita in Sudamerica, ha visitato un pueblo joven di Lima, Huaycan. Per chi non li conoscesse,i pueblos jovenes sono le estreme periferie di Lima, aggregati urbani eufemisticamente chiamati “villaggi giovani”, formati da migliaia di baracche ammassate nella sabbia, spesso senza acqua, luce, strutture sanitarie e servizi di base.

Al di là delle diverse opinioni che si possono avere sul personaggio, credo che sia una cosa di cui andare orgogliosi il fatto che la terza carica del nostro paese abbia visitato un progetto di cooperazione italiana nel pueblo joven di Huaycan (similmente a quanto aveva fatto qualche giorno fa ad El Alto, in Bolivia), dimostrando così, durante questo suo viaggio ufficiale in Sudamerica, interesse non soltanto per le cancelliere, ma anche per la società civile in tutte le sue articolazioni.

Ma tutto questo ovviamente ai nostri media non interessa. Povertà ed esclusione sociale e, dall’altro lato, cooperazione e aiuti allo sviluppo sono temi che non bucano lo schermo. Ma a questo siamo abituati. C’è una cosa però che – pur con tutta la buona volontà – non riesco davvero a sopportare. E’ questo infame braccare i personaggi italiani in visita nei paesi stranieri (per giunta nel sud del mondo) per chiedergli egoisticamente pareri inutili su italianissime questioni, mostrando così un insultante eurocentrismo e un disinteresse totale per le faccende al di fuori del nostro spicchio di mondo, frutto di un persistente e larvato colonialismo mentale.

Guardate quest’articolo. Porta in calce l’indicazione geografica Huaycan, ma poi non spreca una riga, dico una riga (!) per far sapere al lettore che razza di posto sia Huaycan e cosa Bertinotti ci sia andato a fare. Dall’articolo sembra che Bertinotti sia andato a visitare un pueblo joven solo per rilasciare dichiarazioni su questioni sindacali italiane! E’ morale secondo voi un giornalismo così? E’ morale braccare una persona in una baraccopoli del Sud del mondo, fottendosene allegramente del suo stato di baraccopoli, per far sapere al pubblico italiano delle trascurabili dichiarazioni su questioni che con quella baraccopoli non hanno assolutamente niente a che vedere?

Guardate la foto in alto e datevi una risposta. E, se vi viene voglia, spegnete la televisione.

Written by Daniele in: Informazione |
gen
20
2008
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Erto (PN), 1 FEBBRAIO: L´impegno del vivere presente per costruire un futuro umano

Segnalo questo interessante appuntamento

L'Associazione Superstiti del Vajont, con il patrocinio dei “4 Comuni del Vajont” organizza ad Erto (PN), presso il “Centro Visitedel Parco Naturale Dolomiti Friulane” per il giorno Venerdì 01 Febbraio 2008 alle ore 20.30 un pubblico incontro e dibattito sul tema:“L’impegno del vivere presenteper costruire un futuro umano”, con lo scopo di far conoscere principalmente ai giovani la straordinaria attività promossa dal “Centro di accoglienza e promozione culturale E. Balducci” di Zugliano, (UD). Relatore: PierLuigi di Piazza, infaticabile animatore di progetti di integrazione sociale e culturale. Si segnala inoltre la partecipazione del coro “Note in Libertà” di Longarone.

L'invito è rivolto a tutti!!! Diffondete!

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Written by Daniele in: Appuntamenti |
gen
19
2008
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KENYA: Il delirio a Mathare!

matharekaribu_selezione_400.jpg
Purtroppo realizzare fotografie in questi giorni non è possibile, vi lascio con questa immagine. Il quadrato rosso rappresenta una piccola parte dei negozi “scomparsi”. I rifiuti sono restati.
 
In Italia mi dicono che le notizie su Sarkozy e Carla Bruni, sui rifiuti e sull’Alitalia occupano i telegiornali e i principali quotidiani italiani. Proverò quindi a parlarvi di una realtà scomoda: la crisi keniana partendo da uno dei luoghi più poveri di questo Paese, la baraccopoli di Mathare. In questo slum, che sulle cartine di Nairobi figura come parco pubblico, sopravvivono circa 350.000 persone provenienti da ognuna delle 42 etnie del Paese in 1,5 km², circa 200 campi da calcio! Sono partito da casa con il matatu 111, ho poi preso il 46 contrattando chiaramente sul prezzo e sono arrivato all’estremità della baraccopoli. Come ogni volta sono entrato da solo per raggiungere la sede dell’associazione kenyana Why Not, la gente mi guardava stupita forse perché di bianchi in questo periodo non ne sono passati molti (o forse per niente) ma alcuni bambini mi hanno subito riconosciuto e ho capito di essere al sicuro. Il clima era teso e strano con tantissimi uomini all’interno della baraccopoli a parlare, discutere, seduti ovunque. Solitamente gli uomini dalla baraccopoli partono alle 06 di mattina col primo chiaro in cerca di lavoro e tornano poi verso le 19 con l’ultimo spiraglio di luce. Uno di loro mi chiede: “Cosa fai qui?” con un aria veramente allibita, lo saluto e riparto. Arrivato a Why Not tutto appare normale, anche nei momenti di maggior violenza questa parte della baraccopoli (quartiere Mabathini) non è stata minimamente toccata. Partiamo quindi alla volta del quartiere “Mathare Nord” dove la situazione è completamente differente. La dove c’era la via commerciale più importante, fornita e meno povera di Mathare ora non c’è più niente, il mercato si è dissolto, non esiste più. Saliamo per la solita montagna di rifiuti,  l’odore è nella media ma manca tutto il rumore, il colore, la vita delle bancarelle, inghiottite completamente da questa crisi keniana. Prendiamo quindi la via principale e continuiamo sulla sinistra avvicinandoci a “Mathare 4A”. Sulla destra un vuoto ricolmo di rabbia, disperazione e violenza. In un triangolo di terra grande come 1 di quei campi da calcio che formano Mathare ora trovano spazio solo pietre e qualche persona che spera forse di ritrovare quello che ha perso nella fuga. Ma sinceramente a parte pietre non si trova altro, anche le lamiere sono state portate via. Dopo la proclamazione di Kibaki presidente un gruppo estremista luo proveniente da un'altra zona di Mathare è arrivato e ha schiacciato quello che ha trovato sulla sua strada portandosi però prima via tutto ciò che di valore si poteva trovare e bruciando poi dalla prima all’ultima delle case di quello sfortunato triangolo di terra. I negozi sono stati saccheggiati, c’è gente che se ne andata via con frigoriferi sulle spalle, con macchine da cucire, con computer. In quel triangolo c’erano 2.000 case, approssimativamente 7.500-10.000 persone che ora stanno in uno dei sei campi sfollati appena fuori Mathare o sono scappati nelle loro aree d’origine. In quel triangolo vivevano kikuyu ma anche luo e persone di altre etnie. Oscar (luo) mi racconta come gli abbiano portato via tutto quello che possedeva nella sua lavanderia, a parte la lavatrice che era troppo pesante, aggiunge: “Scene come quelle a cui assistito quel giorno le ho viste solo in TV quando si parlava del Rwanda”. Rwanda, la finzione di una guerra etnica e un genocidio svoltosi in un assordante silenzio della comunità internazionale, il precedente non è certo buono. In questo caso le etnie almeno esistono così come alcuni problemi tra di esse ma oggi la violenza “etnica” è strumentalizzata dalla politica e dalla sete di potere di Kibaki e Odinga. Forse più che di guerra etnica in questo caso si deve parlare di guerra tra poveri. Gli scontri tra luo e kikuyu nelle baraccopoli di Nairobi, così come quelle tra Kalenjin e Kikuyu nella Rift Valley portano solo ad un peggioramento della propria situazione. Le etnie sono oggi utilizzate come strumento per prendere il potere e la confusione è sfruttata al massimo dai ladri che cercano di cambiare così in meglio la loro vita. Arrivando in un'altra slum, a Dandora, in un campo sfollati (che come tutti per ragioni di sicurezza si trova nel cortile della polizia) abbiamo trovato 38 bambini e 40 adulti, metà kikuyu e metà luo, quasi tutti con le case bruciate e senza un luogo dove andare. Sarà anche guerra etnica ma a soffrire sono i poveri.

Luca Marchina

Written by Luca in: Associazionismo, Informazione |
gen
14
2008
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Blackle – Google in Black: RISPARMIAMO ENERGIA!

blackle.jpg
 
Lo sapevate che se la schermata di google fosse nera, considerando la gran quantità di persone che lo usano, si calcola che sirisparmierebbero circa 750 megawattora/anno? Così google ha creato una versione nera chiamata blackle (http://www.blackle.com/), con le stesse identiche funzioni della versione in bianco ma con un consumo di energia inferiore.Passate l'informazione, anche il minimo conta, no? L'oceano è davvero fatto di minuscole gocce……..siate gocce, farete la differenza!
 
Written by Alle in: Informazione |
gen
11
2008
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STRADA FACENDO 3 – Cagliari, 19-20-21 ottobre 2007

Anche se con un po’ di ritardo, mi sembra opportuno, come negli anni scorsi, segnalare almeno così questo importante appuntamento.

Strada Facendo 3
I cantieri dell’abitare sociale

Cagliari, 19-20-21 Ottobre 2007 Non un convegno, ma un’ occasione di confronto, di studio, di ricerca. Un “cantiere dell´abitare sociale” a cui hanno aderito, in questi anni, un numero crescente di realtà  del pubblico e del privato sociale, scuole e associazioni, amministrazioni e cooperative, rappresentanze della politica, della cultura, dello sport, unite nell´impegno di costruire insieme veri percorsi di cambiamento.

Domenica 21 Ottobre 2007
Conclusioni
Luigi Ciotti – Presidente Libera e Gruppo Abele

gen
11
2008
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Monselice, 18 genn 2008: COSA SIGNIFICA VIVERE E RESPIRARE NELL’AREA DEI CEMENTIFICI?

 

Segnaliamo questo interessante quanto importante appuntamento. Divulgate anche voi come potete la notizia!

VENERDI' 18 GENNAIO ore 20.45, CINEMA CORALLO – MONSELICE

CONFERENZA – DIBATTITO:COSA SIGNIFICA VIVERE E RESPIRARE "NELL'AREA DEI CEMENTIFICI"?

Ne parliamo con il dr.Stefano Montanari, Esperto Internazionale di nanoparticelle e nanopatologie
SCARICA VOLANTINO: pdf_ico_small.jpg

Per approfondimenti visita il sito: http://www.lasciatecirespirare.it/  

Written by admin in: Ambiente, Appuntamenti |
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