Padova, L’arte Dell’abitare Tra Muri E Mala-informazione
Ormai più che per Sant’Antonio, Padova diventa sempre più nota e nominata per una sua celebre via: Via Anelli e il ghetto, definito il “Bronx” padovano. Un ghetto che rappresenta una macchia per una città che si impegna ad apparire pulita, sicura e a misura d’uomo. Una cosa intollerabile per i tanti cittadini perbene. Ma ancora meno sopportabile per i residenti autoctoni della zona “Stanga” (quartiere a meno di 2 km dalla zona più centrale), che include Via Anelli, organizzatisi essi stessi in giustizieri per combattere la microcriminalità sotto casa, insoddisfatti delle azioni di chi di dovere. Di Padova e della realtà di Via Anelli si è iniziato a parlare a livello nazionale e internazionale in modo particolare dal 2006. Nell’Agosto 2006 viene costruito dall'amministrazione comunale un “muro” alto 4 metri lungo 80 circa, che ha il compito di circoscrivere il complesso di palazzi dalle adiacente vie, abitate da padovani, con lo scopo di evitare passaggi inconsueti di droga.
La questione di via Anelli balza così all'opinione pubblica come un’esplosione di violenza improvvisa senza sapere che questo luogo e la sua popolazione, spesso mutevole, ha una sua storia e una sua genealogia ben più vecchia del 2006!
Per comprendere bene il fenomeno e dunque gestirlo, magari eliminarlo, occorre sapere come esso abbia avuto origine e i successivi sviluppi. Di sicuro non è iniziato tutto nel giro di un mese né tanto meno di un anno, si parla di una trasformazione continua da quando il complesso è stato costruito per studenti. È dagli inizi degli anni ’90 che l’illegalità e probabilmente la non curanza del fenomeno hanno costruito una fitta rete di dipendenze, pericolosità, prostituzione, spaccio, nascondigli e chissà quant’altro. Alla società, a noi singoli individui, viene semplice e quasi spontaneo giudicare le persone e stigmatizzare luoghi e abitanti; liberarsi da questi pregiudizi non è affatto facile e spesso porta le persone etichettate a immedesimarsi in ciò che gli altri vedono di lui.
Luca Manunza, dottore in Scienze della Comunicazione, ha studiato e analizzato a fondo la questione di Via Anelli. Vi invito a leggere le sue riflessioni, in quanto studia la nascita del complesso “Serenissima” (che poco ha di sereno) e le sue “conversioni”, fino a creare un allarme sociale, frutto della fiorente attività di spaccio e, sicuramente, della nascita di una zona ad alta frequenza abitativa migrante.
Elisa Mele



