Giovanni Sartori E La Fine Del Bipolarismo
In merito all’editoriale di Giovanni Sartori apparso sul Corriere lo scorso 21 novembre, tengo a fare alcune considerazioni. Innanzitutto sono sicuro di poter affermare che si tratta del suo ennesimo saggio di incoerenza intellettuale. Come tutti sappiamo, infatti, avendo studiato scienza politica, uno dei cardini di questa disciplina, annoverato da David Easton fra i sette princìpi del suo Manifesto comportamentista, consiste nella cosiddetta avalutatività. In cosa consiste detta avalutatività? Semplicemente in quell’atteggiamento che uno studioso di politica dovrebbe tenere nell’elaborazione delle sue analisi e che coincide col tenere separati i giudizi di fatto dai giudizi di valore. In altre parole, se uno studio sulla politica ha la pretesa di essere scientifico, la sua scientificità deve derivare dall’assenza di giudizi di valore (preferenze o inclinazioni politiche o ideologiche). Sartori si trova evidentemente in imbarazzante contraddizione con ciò. Basta aver letto anche uno solo dei suoi editoriali per rendersi conto che la sua “Scienza politica” non è affatto avalutativa. Dicendo ciò spero di non attirarmi la critica di colui che distingue il testo scientifico universitario dall’editoriale pubblicato su un quotidiano. Secondo me, sotto questo profilo, non deve esserci alcuna differenza. Se ti fai chiamare politologo o sociologo, devi astenerti dal fornire giudizi di valore che possano macchiare qualsiaisi tuo prodotto, sia esso un testo accademico o un editoriale, di parzialità.
Passiamo allora al contenuto dell’editoriale in questione. Perchè mai Berlusconi dovrebbe essere anche un satrapo (sottolineo “anche”, dal momento che sono molti gli appellattivi che il nostro politologo gli ha dato) secondo Sartori? Non è forse Sartori stesso a riconoscere che Forza Italia è un partito di proprietà del Cavaliere? Cosa c’è di male allora se a quest’ultimo viene in mente dall’oggi al domani di sciogliere un partito per fondarne uno nuovo o comunque per cambiare strategia politica (ammesso che ciò avvenga dall’oggi al domani: non lo sappiamo ed è ragionevole pensare che non sia proprio così)? Secondo me nulla, secondo Sartori, che, pur proclamandosi liberale, è in realtà politicamente schierato, sì. Allora il Professor Sartori dovrebbe essere più coerente e finirla di autodefinirsi politologo liberale e magari prendere esempio da uno studioso che invece lo è davvero: Angelo Panebianco.
Secondo Sartori, Berlusconi sarebbe un satrapo anche per aver decretato la fine del bipolarismo. Sartori distingue due forme di bipolarismo, quella elettorale e quella di governo. Il bipolarismo che Berlusconi decreta, nella sua “sparata”, essere approdato alla fine è senza ombra di dubbio quello di governo. Sartori dovrebbe comprendere che, se l’obiettivo dichiarato da Berlusconi è quello di impadronirsi del centro – intendendo in questo caso il “centro” quella determinata posizione all’interno del tradizionale asse destra-sinistra – la fine del bipolarismo di governo potrebbe davvero essere giunta. Soprattutto se la nuova lista (non la definirei ancora partito) sarà capace di coagulare molti voti dell’ormai defunta Casa delle libertà. Una delle conseguenze dell’eventuale successo del referendum sarà infatti quella di “spostare” il premio di maggioranza dalla coalizione maggiore al partito maggiore. A me pare chiaro che se le cose stanno così, Berlusconi ha ragione e Sartori torto. Se poi vogliamo a tutti i costi andare contro Berlusconi per portare acqua al nostro mulino, seguendo una posizione aprioristica che non ha nulla di liberale, allora possiamo pure evidenziare la differenza che effettivamente esiste – come descrive Sartori – fra bipolarismo elettorale e bipolarismo di governo.
Tuttavia io prefiguro il seguente possibile scenario: è possibile (lo ribadisco) che si verifichi l’emersione di un tripolarismo elettorale: a) il blocco che voterà Berlusconi, sapendo che non vi sono alternative plausibili nell’ex centro-destra; b) il blocco dei riformisti-moderati di centro sinistra (elettori del PD); c) il blocco, affatto inconsistente, che sosterrà la cosiddetta “cosa rossa”. Avremo quindi, in virtù di una tale strutturazione del voto, una probabile coagulazione del voto degli elettori della ex CDL attorno al nuovo soggetto partitico di Berlusconi, ma assisteremo al contempo ad una spaccatura del voto fra elettori del centro sinistra ed elettori dell’estrema sinistra, spaccatura che non potrà essere ricomposta nuovamente, ribadendo il copione degli ultimi 15 anni, se non grazie ad una alleanza ad-hoc – et contra-personam – antiberlusconiana. Se Berlusconi darà prova di poter conquistare la maggioranza relativa dei voti, otterrà quella assoluta nel governo del Paese. Ma come abbiamo visto in questi anni, l’antiberlusconismo, che ha costituito l'unico collante capace di tenere unita la coalizione di sinistra, formata da innumerevoli liste, non potrà più reggere alle sfide che il nostro Paese dovrà affrontare nell’immediato futuro: economia, energia, scuola e lavoro, politica estera, tutte materie fondamentali rispetto alle quali la Sinistra non ha mai dato prova di coesione, se non a suon di voti di fiducia. In definitiva, bisognerebbe raccontarla a Sartori, lo scenario da me delineato (che ribadisco, è possibile ma non l’unico), prefigura eccome la fine del bipolarismo di governo, almeno nel breve-medio periodo, fino al momento in cui si porrà il problema della successione di Berlusconi. Io ho sostenuto le mie opinioni offrendo uno scenario che aiuti a spiegare e comprendere la realtà. Non importa se quello che ho detto si verificherà o meno, io ho formulato un abbozzo di teoria. Sartori, invece, non ha spiegato alcunchè.
Alberto Gasparetto



Penso di dovermi ridimensionare un pò. Sarò breve. Effettivamente c’è differenza tra un editoriale – che in quanto tale, costituisce un articolo d’opinione – e un’opera di scienza politica – che in quanto tale deve essere avalutativa per definizione. Il problema a cui alludevo, se non si fosse capito, è però un altro. Consiste nei toni che Sartori utilizza spesso nei suoi editoriali. Toni di derisione e scherno per quello o per quell’altro politico. Una retorica che dovrebbe secondo me lasciar perdere.
Rimane il fatto che si può essere editorialisti oggettivi senza essere politologi (“avalutativi”). Ma fa riflettere quando invece si è scienziati politici (avalutativi) senza essere editorialisti obiettivi. Quest’ultimo è il caso di Sartori secondo me. Lo ribadisco, non vedo ragioni per definire Berlusconi un satrapo. Satrapo era l’amministratore della cosiddetta satrapia nell’antica Persia ed oggi viene comunemente usato come sinonimo di padrone, di dittatore. Forse a Sartori Berlusconi sembra un dittatore? E allora Mussolini come lo definiamo? E per andare più in là, un Saddam o un Hitler?
Comunque la si pensi, il mondo è bello perchè è vario. Ognuno si faccia l’opinione che meglio crede.