Romania E Rom, Un Problema Che Scotta.


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Quest’oggi le principali testate dei giornali italiani pubblicano le dichiarazioni fatte da Grillo a Prodi. Il problema dei rom è una bomba orologeria che non si può fermare ed è questione solo di tempo perché esploda. Questo problema tocca tutti noi da vicino in quanto: chi non ha mai visto un rom chiedere elemosina? Il problema che giunge è quello della Romania che, seppur sia entrata nell’UE, non riesce a dare convincenti risposte sul piano nazionale, ogni anno migliaia di cittadini rumeni (non solo rom) migrano per cercare un posto migliore aumentando però il malcontento delle altre nazioni. Da anni ormai i governi continuano pedissequamente a fare proposte sulla risoluzione del problema dei rom, ma tutto viene lasciato sulle spalle di noi cittadini, è ora che l’Europa prenda una decisione convincente e concreta cercando di aiutare queste persone!! L’integrazione europea ormai è un processo irreversibile, accorpare Romania e Bulgaria sembra per ora non abbia dato grossi risultati. Bisognerebbe rallentare questo avanzamento senza bruciare le tappe e ritornare sui nostri passi cercando riflettere sulle conseguenze delle decisioni prese finora. Robert Schuman, pioniere dell’integrazione europea, nella dichiarazione del 9 maggio 1950 disse “Il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile al mantenimento delle relazioni pacifiche”. Questo deve essere l’obiettivo dell’Italia e dell’Europa verso i rom e la Romania ma , invece, nasce sempre più disprezzo e scontento. Bisogna eliminare questi movimenti e pensieri nocivi alla società, un esempio è proprio qui in casa nostra: la Lega nord rappresentata da Bossi & co. . Uno degli obiettivi da perseguire è anche cercare di civilizzare queste persone e cercare di dare loro una più ampia visione culturale.
 

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In breve: sono d’accordo sul fatto che l’UE debba impegnarsi di più in materia, tuttavia parlare d’Europa significa tirare in ballo direttamente anche l’Italia e i singoli paesi. Se le politiche europee non sembrano efficienti questo dipende dalla volontà degli stati. Pensare l’Europa in un certo modo, spingere per realizzarla e poi voler tentare di arginare gli effetti che l’integrazione prodotta produce è a dir poco contraddittorio. Mi spiego: con l’allargamento dello spazio europeo è chiaro si sono estesi anche certi diritti e alcune nuove possibilità per i cittadini dell’Unione. Ora, come possiamo pretendere di limitarli solo per alcuni di essi (i rom appunto)? Penso che le affermazioni che sono state fatte in questi ultimi giorni, anche quelle di Grillo, non potrebbero mai ripetersi nei confronti di cittadini francesi o tedeschi ad esempio… come mai? Vi è forse un criterio a priori per cui i rom siano da ritenere peggiori di questi? Certo in molti gridano contro le loro “abitudini poco ortodosse”, il “disagio” che creano alla nostra società… ma vorrei chiedere a costoro: in vece di far sgomberare o dare alle fiamme i luoghi in cui intere comunità rom cercano di sopravvivere, avete mai provato a parlarci insieme? Spettabili amministratori, vi siete mai seduti davanti ad un caffè per anche solo provare ad immaginare una soluzione migliore per loro nel rispetto della loro dignità umana, dedicando alla questione lo stesso tempo che dedicate a decisioni di tutt’altro interesse (personale)? Li avete mai invitati nelle vostre “case civilizzate” se civilizzati loro non sono? Insomma: non è che questa difficile integrazione parta proprio da noi?

Innanzitutto ti ringrazio per aver esposto il tuo parere su questo contesto molto delicato.
L’integrazione europea deve partire certamente dai cittadini, ma questa integrazione positiva deve soprattutto avere un appoggio economico che solo uno stato può dare. Certo, i soldi li diamo noi allo stato,ma bisogna convincere i politici a considerare questo problema. La situazione paradossale che giustamente hai sottolineato nel mio articolo è ciò che sta succedendo. Si è voluto portare in Europa un paese che economicamente si è dovuto sacrificare non poco per accedervi e ora fatica a riprendersi.
Allo stesso tempo si sta tentando di arginare ogni tentativo di risanamento vessando ancora di più la nazione.
I rom come altri non devono essere cacciati ma “europeizzati”, nel senso che devono evolvere il loro modo di vivere in modo tale da non vivere più come emarginati.

Sono d’accordo, ma non riguardo la tua ultima affermazione. Se si parla di emarginazione, lo stesso sostantivo implica la presenza di due soggetti distinti con una funzione rispettivamente attiva e passiva; l’emarginazione non è uno stile di vita, nasce sempre da un atto subito… la stessa storia dei rom lo dimostra perfettamente…

L’origine esatta della minoranza della comunità rom non c’è infatti tuttora non ci sono teorie certe.
Il fatto che loro si trovino esclusi dalla società moderna sta nella loro cultura personale, o almeno così appare.
Finora ho notato che nessun membro di queste comunità tentasse di legare con gente esterna al gruppo.
Purtroppo questo resta un nodo che ancora bisogna sciogliere.

Non mi riferivo tanto alla loro origine quanto alla costante storica della loro emarginazione… numerosa letteratura riporta di come “rom, o zingaro, fosse sinonimo di ladro, di furfante, di nullafacente: un individuo sicuramente poco affidabile la cui integrazione nel tessuto sociale, proprio di uno stato, [era] a priori impossibile per le caratteristiche intrinseche alla sua natura umana, al suo essere inevitabilmente “straniero”… (cito da uno studio che ho avuto modo di produrre l’anno scorso)… Certo questa minoranza presenta delle caratteristiche particolari, ma penso che il fatto di essere emarginati non si risolva solo chiedendo loro semplicemente di integrarsi di più… Insomma quello che vorrei dire in breve è che se anche a livello Europeo e statale si facessero più forti (come potrebbe e dovrebbe essere) i tentativi di integrare questa minoranza, stando ai più o meno recenti fatti di cronaca non si otterrebbero grandi risultati senza che la società civile in primis cominci a eliminare un pregiudizio storico ancora troppo fortemente radicato…

Mi sembra che, anche in questo caso, cadiamo sempre nello stesso tranello, lo stesso in cui siamo troppo spesso caduti quando si trattava di migranti e di chiunque abbia idee e cultura diverse dalle nostre. Questo tranello è il fatto di considerare la cultura diversa di queste persone come inferiore. Ma chi potrebbe mai fare una scala gerarchica tra le culture? Come si può dire che noi abbiamo ragione perché siamo abituati a vivere in case per noi belle e comode, mentre gli altri hanno senz’altro torto perché vivono in roulottes? Come possiamo credere di essere noi a dover civilizzare gli altri? Non potrebbe essere il contrario, per una volta? La storia insegna che quando noi “occidentali” siamo andati a civilizzare il resto del mondo non abbiamo portato grandi vantaggi alle popolazioni che abbiamo incontrato. Non credo che siamo noi a dover convincere gli altri ad abbracciare le nostre abitudini di vita e che dobbiamo aiutarli ad ampliare i loro orizzonti. Soprattutto se pensiamo a quanto sono ristretti i nostri di orizzonti, dal momento che abbiamo paura e non consideriamo degno di rispetto neanche il nostro vicino, per non parlare di chiunque arrivi da paesi africani, orientali…. Se fosse possibile fare una scala gerarchica, potremmo dire che altre culture sono senza dubbio più “avanzate” della nostra da questo punto di vista. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che la questione sia da affrontare e che la situazione in Italia non sia semplice, ma se partiamo dall’idea di dover essere noi a trovare una soluzione che vada bene anche agli altri, se pensiamo di poter trovare una soluzione da imporre, come abbiamo quasi sempre tentato di fare, non risolveremo il problema. Non posso che condividere la richiesta di dialogo, per trovare una soluzione che soddisfi tutti, partendo dall’idea che ognuno può imparare dagli altri e non da quella che siamo noi che dobbiamo insegnare qualcosa. Se dovessimo fare un bilancio di quella che è l’integrazione, per lo meno in Italia, al 2007 dovremmo dire che è stato un completo fallimento. Ma non possiamo fermarci qui e restare a guardare gli atti di razzismo ed intolleranza ormai all’ordine del giorno. Credo che dobbiamo cercare di trovare soluzioni concertate e chiare, aprendoci al dialogo e alla conoscenza di chi si avvicina a noi e cercando di creare un mondo in cui vivere in modo dignitoso sia possibile per tutti. Ma dobbiamo iniziare ponendoci, con rispetto, in ascolto di quelle che sono le specificità e le necessità altrui, imparando a conoscere chi vive con noi senza preconcetti e cercando di trovare spazi per tutti e soluzioni che soddisfino il più possibile i problemi che derivano dalla vita in un mondo globalizzato. Credo resti da capire se, in realtà, il fatto che una comunità non si apra sia solo conseguenza della sua cultura e non anche, invece, conseguenza del nostro atteggiamento spesso affatto amichevole. E, per una volta, dovremmo tutti renderci conto di quanto di positivo potrebbe esserci non solo per gli altri in una convivenza pacifica ed integrata, dei vantaggi non tanto dal punto di vista della sicurezza, ma soprattutto da quello culturale ed educativo.

Condivido pienamente i vostri punti e mi scuso sull’orripilante formattazzione del testo che ho impostato.
Vorrei però chiedere all’autore dell’ ultimo commento da che punto di vista vede il fallimento del processo di integrazione. Ti sembra che da più di 50 anni sia stato un fallimento? La CECA, la CEE, l’EURATOM,l’Aja, Helsinki, l’Atto Unico, Maastricht e altri importantissimi trattati e convenzioni siano così un fallimento? Sinceramente a me no.
Questo approccio di matrice funzionalista ha portato gioie e dolori ma, tanti traguardi sono stati raggiunti.
Se invece ti riferisci al fallimento di Amsterdam e Nizza, e quindi della situazione attuale non posso che concordare pienamente. Ci ritroviamo degli europarlamentari che non sono capaci di guardare al di là del loro naso senza avere il coraggio di proporre politiche di lungo periodo.

Non intendevo dire che il processo di integrazione europea sia stato un fallimento. Sono convinta che l’Unione Europea sia stata una conquista economica e, anche se ancora limitatamente, politica non indifferente. Non credo neanche che i trattati di Amsterdam e Nizza siano un fallimento: ci sono molte norme al loro interno che potrebbero migliorare l’attuale situazione e, per quanto riguarda Nizza, ci sono norme sui diritti umani che aspettano di essere riconosciute e legittimate esplicitamente, nonostante l’attività della Corte di Giustizia delle Comunità Europee abbia finora colmato questo vuoto. Credo nell’Unione Europea e sono convinta che sia una delle conquiste più importanti degli ultimi decenni e che sia necessario continuare, certo con qualche modifica, sul cammino intrapreso. Con il termine integrazione mi riferivo non tanto a quella europea, ma a quella, interna ad ogni Stato, tra comunità diverse. Come sottolineato, mi riferivo in particolare al caso italiano, dal momento che da questo punto di vista ogni Paese ha le sue specificità. Quello che volevo dire è che credo sia mancata una vera politica di integrazione in Italia: abbiamo in parte cercato di assimilare chi arrivava nel nostro Paese, in parte cercato di respingere questi soggetti, ma non siamo mai stati in grado di costruire qualcosa che potesse durare nel tempo. Credo che questo sia in parte dovuto anche all’incapacità di costruire una politica migratoria efficace e stabile, che riportasse chiarezza sulle possibilità di venire a vivere in Italia e sul percorso da intraprendere, compresa la mancanza inspiegabile di una politica sul diritto d’asilo. E’ questo tipo di politica in favore dell’integrazione che dal mio punto di vista manca, sia per mancanze da parte dei governi che si sono succeduti, sia, forse, per il disinteresse di molti in materia e per la difficoltà ad accettare le diversità e a sfruttarle per creare qualcosa di positivo. Basti pensare anche solo a quelli che sono gli stereotipi ricorrenti tra cittadini del Nord e cittadini del Sud. E siamo tutti italiani. Credo che anche questo spieghi molte cose.

Ciao a tutti!
In tutti gli interventi da voi fatti trovo qualcosa in cui mi rispecchio. Per esempio, hai ragione Serena nel dire che, in Italia, le politiche di integrazione degli immigrati registrano un sostanziale fallimento.
Hai ragione anche tu Daniele quando affermi che nell’Europa attuale non si dovrebbe discriminare fra francesi e tedeschi da una parte e rom dall’altra. Tuttavia quello che vuole Brandt - e su questo gli dò ragione - è che i problemi causati dall’emigrazione rom non sono gli stessi generati da minoranze francesi o tedesche emigrate altrove.
Il fatto è che, come sottolinea secondo me correttamente Brandt, forse la Romania “seppur sia entrata nell’UE, non riesce a dare convincenti risposte sul piano nazionale”; inoltre “accorpare Romania e Bulgaria sembra per ora non abbia dato grossi risultati”.
Ma come è possibile - mi domando io - che da un Paese appena entrato nell’U.E. possa provenire quest’emigrazione? Forse vuol dire che di fronte ai criteri di Copenaghen si è chiuso più di un occhio. E’ vero il diritto alla libera circolazione è garantito dal Trattato CE, ma se una gran massa di cittadini romeni emigra vuol dire che le capacità economiche ovvero i requisiti minimi di democrazia e rispetto dei diritti umani forse non sono compiuti.
Credo nel tuo lavoro di ricerca Daniele, ma io evito di schierarmi su una questione che non conosco. Ciò significa che condivido,per ignoranza, entrambi gli approcci alla questione: a) ritengo vero che la nostra società sia chiusa nei confronti di certi gruppi di immigrati come i rom: ciò è dovuto - come dici tu - all’esistenza di stereotipi e pregiudizi del tipo “lo zingaro è ladro e ruba”; b) è anche vero tuttavia, non lo si può negare, che i rom siano essi stessi chiusi, quasi come se si adagiassero in questa condizione dalla quale mi domando: ma allora come fanno a sopravvivere? Forse oltre all’elemosina (a volte davvero imbarazzante: chi non prova sofferenza di fronte alla madre che chiede l’elemosina con in braccio il figlio privato deliberatamente delle calze e che quindi soffre il freddo? Le strategie sono infinite) è vero che per sopravvivere commettono furti e rapine.
Avete ragione tutti nello sperare - e mi accodo anche io - che la politica, nazionale o, come auspica Brandt, europea, possa prendere seriamente in considerazione (e faccia qualcosa di seriamente concreto per risolvere) questo aspetto della nostra società che non giova nè a “noi”, nè a “loro”.

E’ senza dubbio difficile trattare argomenti così delicati senza il rischio di essere addittati a favore o contro i rom. Inizio col dirvi che sto ancora nel mezzo, ho bisogno di chiarirmi di più le idee. Vi chiedo di aiutarmi a dare delle risposte alle mie domande. Premettendo che secondo me siamo tutti un pò santi e un pò diavoli, nessuno è solo una cosa.Quindi secondo me santificare i rom non è utile al fine di capire e analizzare il fenomeno. Perchè è da così tanto tempo che si è creato il nesso zingaro=ladro? Ci sarà qualcosa nel loro secolare stile di vita che ha portato i nostri “avi” a classificarli come tali? O è che tutti quelli che non sono rom sono razzisti sentenziatori che non capiscono la loro cultura?
Secondo me per essere in pace con sè stessi e far bella figura con gli altri non serve essere perbenisti a tutti i costi. Lavorando come commessa in centro a Padova ho beccato zingare rubare o merce del negozio o con la mano dentro le borse delle mie clienti. Attenzione nono sono gli unici a rubare, ma si può negare che rubino? Analizzate questo evento obiettivo: nel negozio le commesse sono anche guardie del corpo della merce esposta. Si controllano le persone i movimenti, perchè per l’azienda si tratta di perdite. Quando entravano zingare Mi è successo di essre presa a urla da una zingara accompagnata dalla figlia perchè era infastidita dal mio controllare la sala e seguirla. Sua reazione(a urla): “cosa ti credi che anche s emi segui nono rubo la tua roba? Seguimi pure, ti credi che non la rubo lo stesso, anzi mi piace di più farlo”. In cassa ter zingare hanno provato a farmi un trucco con 200 euro (geniale devo dire, ma grazie al mio non fidarmi perchè mi hanno raccomandato così i titolari e poi perchè avevano bevuto troppo :)) le ho smascherate. Vi assicuro che non è stato bello e ci ho sofferto. Accade e spesso. Il foro boario di Padova, adibito a parcheggio a pagamento, ospita spesso decine di furgoni e roulotte di zingari che vi stanno per qualche giorno, a rotazione. é un dato di fatto passare là specie d’estate e notare come l’area sia sporca, c’è puzza di pipì e altro (forse son solo coincidenze). I bambini ti salgono in macchina (aprono lo sportello della parte opposta al guidatore) o ti si piazzano davanti e se vuoi scendere devi dargli monetine. Situazione imbarazzante per chi la vive in prima persona. I bambini saltellano in mezzo ai vetri rotti delle bottiglie col pisellino di fuori. E io probabilmente sbagliando ho provato pena e impotenza. Non neghiamo l’evidenza: questo è ciò che si vede della vita dei rom, della loro cultura la gente vede questo. E capisco che una mamma italiana che vede un altro bambino tenuto sporco e libero “come una capretta di campo” non può dire, cara Serena, forse la loro civiltà è meglio della nostra. Perchè isintivamente e a prescindere che sia giusto o sbagliato, si ragiona su elementi (utili forse per creare una pseudo gerarchia) quali l’igiene, l’educazione dei bambini, l’amore e la tranquillità da infondere al figlio o nipotino che sia. Ora io son curiosa di conoscere e senz’altro apprezzare tanti altri aspetti della loro cultura perchè una millenaria cultura nono può essere solo quello che ho descritto. Ma a parte noi, si tratta di convincere milioni e milioni di persone. Come fare alla luce di quel che si vede?