Migranti – calendario Amani 2008

Segnaliamo un'interessante iniziativa dell'Ong AMANI, (in kiswahili “Pace”): un calendario per ricordare una realtà drammatica e difficile a due passi dalle nostre case, per non lasciare queste persone ai margini, per non dimenticare inoltre le nostre responsabilità…
I migranti vengono dal Sud e dall’Est del mondo verso l’Italia. Vengono ad accudire i nostri anziani, a sorvegliare i nostri figli, a pulire le nostre case, a servire alle nostremense, a lavare i nostri piatti, a raccogliere le nostre immondizie, a mandare avanti le nostre imprese artigianali, le colture e le stalle, gli impianti industriali e i servizi.Portano lavoro, umiltà, energia, un enorme desiderio di riscatto: vengono da noi per migliorarsi. Portano anche giovinezza e forza vitale alla nostra società senescente,disponibilità alle mansioni che da noi si rifiutano, speranza d’avvenire che a noi si comunica: vengono da noi per salvarci.
Il calendario è disponibile:
- presso la sede operativa di Amani Via Tortona, 86 20144 Milano
- telefonando ai numeri 02.48951149 – 02.4121011
- tramite www.amaniforafrica.org o calendario@amaniforafrica.org
Formato da parete (37X45 cm.) 10,00 euro
formato da scrivania al costo di 8,00 euro
(Spese di spedizione escluse)
- presso la sede operativa di Amani Via Tortona, 86 20144 Milano
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Formato da parete (37X45 cm.) 10,00 euro
formato da scrivania al costo di 8,00 euro
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5 commenti
E’ senza dubbio ammirevole l’impegno di una Ong come Amani profuso a favore di persone che per motivi strutturali stanno peggio di noi. E’ bene tuttavia precisare che non tutti i migranti vengono a svolgere le attività di cui si parla. Innanzitutto ritengo ragionevole pensare che lo scopo per il quale vengono non sia quello di trovare un lavoro umile " come invece la segnalazione di Amani, giocando sulla sensibilità dei lettori, lascia intendere " ma quello di trovare condizioni di vita migliori. Tra l´altro, coloro che vengono “in buona fede” spesso non hanno successo ed è questo il miglior viatico che li porta alla delinquenza ed alla criminalità . Ma non è tutto: molti vengono anche appositamente per delinquere.
Prestiamo ora attenzione ad alcune conclusioni riporate nell´appendice al Rapporto del Ministero dell´Interno sulla criminalità in Italia relativo all´anno 2006 (lo si può trovare alla seguente pagina web: CLICCA QUI) e, per favore, confrontiamoci con il realismo dei dati statistici e non con l´idealismo dell´emotività .
Al capitolo 6.3, intitolato “Gli stranieri che commettono reati” si afferma: “La quota di stranieri sul totale dei denunciati e degli arrestati per la gran parte dei reati è decisamente più alta rispetto all´incidenza della popolazione straniera nel nostro Paese (bisogna tener presente che in questa seconda quota mancano gli irregolari: questo sbilancia ulteriormente il confronto, ma non ne modifica il senso). E´ una sproporzione che ha origini antiche: nel 1988 la quota di stranieri sul totale dei denunciati per omicidio consumato era del 6%, contro una popolazione straniera residente in Italia dello 0,8%; dieci anni dopo i denunciati immigrati per omicidio salgono al 18%, contro l´1,7% degli stranieri in Italia; oggi, nel 2006, gli stranieri sono un denunciato per omicidio consumato su tre, contro una popolazione straniera del 5% circa. Man mano che cresce la popolazione straniera, dunque, cresce anche la quota dei denunciati e arrestati stranieri sul totale dei denunciati e arrestati in Italia. Questo avviene con gli omicidi, ma anche con gli altri reati [...]L´incidenza degli stranieri tra i denunciati, però, varia molto a seconda dei reati. Si va da incidenze basse, come il 3% per le rapine in banca o il 6% per quelle negli uffici postali, al poco meno del 70% che caratterizza i borseggi, ovvero quelli che la classificazione riportata definisce “furti con destrezza”. Tra questi due estremi, gli stranieri costituiscono il 51% dei denunciati per rapina in abitazione o furto in abitazione, il 45% dei denunciati per rapina in pubblica via, il 19% per le estorsioni e il 29% per le truffe e le frodi informatiche. Intorno ad un terzo dei denunciati troviamo gran parte dei reati violenti. La quota di stranieri qui va dal 39% dei denunciati per violenze sessuali al 36% per gli omicidi consumati e al 31% per quelli tentati, al 27% dei denunciati per il reato di lesioni dolose. Simili sono poi le percentuali di stranieri sul totale degli arrestati per alcuni reati predatori strumentali, come i furti di autovetture (38%) e gli scippi (29%). E´ importante sottolineare che la netta maggioranza di questi reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana.”
Direi che basta così, non serve continuare. I dati riportati sul Rapporto parlano chiaro: gli stranieri in Italia " per quanto irregolari " rappresentano un problema per la sicurezza. Ora, i dati sembrerebbero indicare che, una volta regolarizzati, la percentuale di chi commette reati si assesterebbe ad un livello pari a quello degli italiani. Tuttavia, secondo me, non è accettabile che l´Italia continui ad accogliere quote così consistenti di immigrati provenienti da Stati che dovrebbero aver raggiunto standard di qualità economica e politica degni delle democrazie occidentali. Il riferimento è volutamente alla Romania, Paese dal quale proviene la maggioranza relativa dei delinquenti in Italia. Tra gli individui denunciati o arrestati per le 15 tipologie di reato riportate nella tabella VI.8 (Prime tre nazionalità per numero di denunciati e arrestati per alcuni reati), quelli romeni registrano il triste primato di comparire in tutte e 15 le tipologie in uno dei primi tre posti, addirittura 7 volte in pole position! Come commentare questi dati? Non penso che si possano discutere, riflettono la realtà del nostro Paese, realtà dalla quale Amani pare essere aliena.
Io direi molto semplicemente: prendiamo la proposta per quella che è, cioè un invito a sensibilizzare su di una realtà , a riflettere in ogni caso su di essa… insomma un calendario che rimane davanti agli occhi di qualcuno per un anno intero serve proprio a questo, quasi a dire: “Ehi, c’è gente che vive così!” Il resto viene dopo… fermiamoci su questo intanto, sensibilizziamoci e sensibilizziamo e una volta preso a cuore il problema, dopo averlo quindi conosciuto, come da conoscere sono le persone singole che lo vivono prima di poterne giudicare la vita o le intenzioni, allora saremo forse in grado di questionare con competenza e serietà di tutto quello che vi ruota attorno. Il problema vero, in fondo, ce lo ricordano proprio quelle immagini: perchè tante persone rischiano la vita in un viaggio così incredibile e terribile? …
Carissimo Aberto, voglio scriverti in quanto non mi trovo pienamente concorde in merito alle tue dichiarazioni scritte e postate il gg 2 Novembre.
Come ci riporta periodicamente ogni giornale, e ogni ufficio di Palazzo, tu citi in merito ai problemi migratori un innumerevole “numero di numeri”, con l’intento di evidenziare come al “caso” migrazioni e “migranti”, sia strettamente connesso il “caso” sicurezza, a fronte di una nuova scienza “discutibile”, la “migratologia” (Dal Lago), che da da parlare a tutti coloro che possiedono percentuali e dati del “potere”.Micheal Foucault nelle sue lezioni del 79′ raccolte in “sicurezza territori e popolazione”, ci ricorda come alcuni vettori dell’arte di governo siano finalizzati oltre che alla creazione di “libertà ” anche alla creazione di notevoli espedienti sicuritari, in grado di allarmare e motivare gesti di partizione di popolazione che portano ad alimentare a loro volta “gesti” di abile partage e segregazione all’interno dei “territori”urbani e non solo.
Per incominciare, ricordare che le vecchie teorie migratorie denominate push-pull, ormai sono estremamente decadute, quindi le “origini” odierne delle migrazioni, scoprono grammatiche generative molto diverse da quelle di 20 anni fa, sono origini per così dire molto più simili alle nostre, legate spesso da motivazioni lavorative-occupazionale, ma altrettanto da dinamiche conoscitive di nuovi luoghi ad esempio.
Citi in maniera puntuale i “dictat” del ministero degli interni, elemento sicuramente autorevole ma altrettanto discutibile, in quanto -e sei tu stesso a collidere con il tuo scritto-, mancano le statistiche legate a chi regolare non è, intendo di conseguenza affermare che risulta ed è normale che ad un aumento di popolazione risulta automaticamente un aumento di reati, crimini ecc.., non per questo il problema sicurezza aumenta automaticamente per forza, e non per questo il problema sicurezza deve essere automaticamente una questione legata a chi è migrante. Il migrante spesso è identificato come individuo che “delinque”, e normalmente all’interno di queste statistiche quelli che tu chiami “irregolari” spesso rientrano all’interno delle categorie poste sotto percentuale.
Altra riflessione dovremmo farla a fronte del significato della parola “migrante”, nel senso che dovremmo riflettere non solo su chi lo è ma anche su “a chi serva” .
Coscentemente definiamo un “comuntario” migrante ad esempio?
E risaputo e di questo Pierre Bourdie ne è stato un precursore di come oggi il sezionamento del corpo sociale e la loro dislocazioni in quadrettature sia una pratica consona alla “celere” un tempo di Virilio, oggi altrettanto diffusa nelle pratiche “governamentali”, il migrante da noi ricopre molteplici ruoli, tra cui quello del “reo” per natura, affrontare quindi la questione sociale in termini “differenziali” risulta tanto facile e più performante quanto più giustificabile tout-court.
Le “violenze” aumentano anche tra di “noi”, visto che l’idea è quella di noi e loro.
E molto facile e usuale paragonare le nostre periferie e i nostri disagi alle Banlieu parigine, senza riflettere come i due sistemi siano fortemente “differenti” e mossi da motivi diversi.
Il malessere sociale mi pare sia notevolmente diffuso, e risulta molto più normale che la popolazione diventi non coerente con i propri principi e che “l’eversione” sia molto più diffusa del solito. Il migrante funge per noi da capro espiatorio per nascondere ciò che le città e i paesi oggi tentano di essere, grossi contenitori panoptici di sicurezza. E’ la normale via dello stato “liberale” a voler questo, uno stato che elargisce e toglie libertà a proprio piacimento motivandole spesso con la “causa immigrati”, un tempo per le popolazioni dell’Africa, un tempo con le popolazioni del Magreb, oggi con i rom…………
Dimenticavo, citi statistiche anche del 1988, nel libro “Massima Sicurezza” di Salvatore Verde, operatore Carcerario, si rende ampiamente noto come le tipologie di reato dagli anni 80′ agli anni 90′ siano drasticamente cambiate e come per una maniaca regola “transitiva”, anche le categorie di chi delinque siano cambiate, è normale ritrovare oggi percentuali diverse e aumentate.
La medesima proprietà “transitoria” che la regolarizzazione porti ad una diminuzione dei reati mi appare alquanto strana, i dati parlano mi dirai, ma non ritengo affidabile la questione in quanto continuo a ribadire le statistiche non sono mai affidabili ne tanto meno redatte in maniera super partes.
Mi parli di standard degni delle democrazie occidentali, quali sono questi degni standard scusa? Se la corruzione dilagante la caduta assiale del Welfere State, le stesse migrazioni interne obbligate per molti e la tipologia di politica interna risultano essere degne di una democrazia penso che tutto sia discutibile punto per punto.
Usi la parola Pole Position,in maniera quasi ironica…bè ipotizziamo un paradosso con una corsa in macchina o in moto….. la questione dei rom e un’altra questione molto più spinosa di come viene fatta vedere e di questo il Prof. Piasere ne potrà dare una visione molto lucida…. se pensiamo solo all’accesso che la popolazione rom, sinta, gitana, slava ecc… hanno nei confronti di quella che è ormai la città ufficiale potremmo non giustificare ma capire perchè molti dei suddetti vivono da anni in condizioni marginali, se solo penso che molti degli operatori stessi che lavorano nei campi sono sempre più interessati alle politiche del self-made, dei campi, e sempre meno attenti ad un loro superamento, potremmo capire già in parti quali sono i problemi di questa comunità .
Non penso sia importante commentare i dati ma più che altro decostruire piano piano e trovarne una loro motivazione e una loro affidabilità , non solo perchè teoricamente “scientifici”, in quanto figli della scienza numerologica essi debbano essere obbligatoriamente veritieri, e come tu affermi lo “specchio della realtà ” attuale.
Caro Luca,
io ritengo che i dati forniti dal Ministero dell´Interno non possano essere qualificati come «un innumerevole “numero di numeri”». Vogliamo o no fidarci di un rapporto stilato da un gruppo di esperti che lavora per un governo di centro-sinistra e che quindi non dovrebbe avere alcun motivo per prendersela con gli immigrati? (Con questo non intendo assolutamente dire che la destra se la prende con gli immigrati).
Diversamente da come la pensi tu, secondo me l´immigrazione genera problemi di sicurezza. Proprio l´altra sera ho partecipato da spettatore al focus group dal titolo volutamente provocatorio “Sicurezza, micro-criminalità e immigrazione a Padova. Soluzioni a confronto” (si può prendere visione della segnalazione su questo blog). In quella circostanza sono emerse posizioni nette dall´una e dall´altra parte. Diciamo pure di destra e di sinistra con quello di sinistra che ha affermato che secondo lui legare la questione immigrazione a quella della sicurezza sarebbe “un´idiozia” e con la controparte che, ovviamente, ne faceva quasi squisitamente una questione di sicurezza. Occorre mantenere un profilo equilibrato secondo me. Il fenomeno immigrazione produce certamente un problema sicurezza (a parte che in quella sede venivano confusi i concetti di sicurezza e di ordine pubblico), non si può negare. Ma è anche vero che non è l´unico problema. L´immigrazione va vista certamente anche come una risorsa di arricchimento tanto economico (anche se in forme non proprio umane a volte) quanto culturale.
Tu affermi che “Il migrante funge per noi da capro espiatorio per nascondere ciò che le città e i paesi oggi tentano di essere, grossi contenitori panoptici di sicurezza”. Vorrei commentare questa frase. Sicuramente e dico purtroppo hai ragione quando affermi che il migrante spesso funge da capro espiatorio, ma non condivido quando sostieni che le nostre città sarebbero grossi contenitori panoptici di sicurezza. Non si vedono carabinieri, nè vigili, nè altri addetti alla sicurezza in giro. Certo che qualcuno ce n´è, ma sono quasi invisibili e questo a causa di una malata cultura che si è andata affermandosi. Evidentemente pochi fondi vengono concessi al sostegno di un servizio essenziale, anzi al servizio essenziale dello Stato. Come può lo Stato realizzare quel monopolio legittimo dell´uso della forza (Max Weber) se non ha i soldi da destinare all´apparato di sicurezza? Le nostre città sono grossi contenitori di trasgressione della legge, di insicurezza e di delinquenza. Dall´escremento di cane di cui è piena Bologna " banalità " alla gente pericolosa, agli spacciatori, agli ubriachi, ai vagabondi " questa è una cosa seria " che popolano le nostre stazioni ferroviarie e chissà quanti altri posti. Lo so perchè lo vedo e quando avevo la ragazza avevo paura, forse più di lei. E ho paura per mia sorella.
Affermi di non confidare molto nel meccanismo di regolarizzazione quale viatico per evitare la delinquenza. Il fatto è che secondo me se un immigrato viene regolarizzato e trova un lavoro ha molte meno ragioni per darsi alla delinquenza di coloro che entrano clandestinamente o entrano ma non trovano lavoro. Ma scusa uno dovrà pur vivere: come è possibile sopravvivere? Furti, rapine eccetera. E non tralascerei il fatto che un immigrato, in quanto ospite, ha sicuramente più incentivi a delinquere, se non altro perchè non ha nulla da perdere e sa che al limite rischia l´espulsione.
Allora bisognerebbe che ci fosse meno anarchia e più controllo. Lo Stato lo può fare. E´ il suo mestiere. Di anarchia ce n´è già tanta a livello di sistema internazionale degli stati e sappiamo benissimo come vanno le cose, cioè che vige la legge del più forte.
Ti ringrazio per il commento e in bocca al lupo per tutto!
Ciao Alberto attendevo una tua risposta….
non vorrei dilungarmi eccessivamente, farò giusto due appunti di riflessione…..il primo e sullla solita parola migrante, chiunque mi affermi che le “immigrazioni” siano causa di una aumento di “criminalità ” -qualsiasi sia la sua forma-, mi dovrebbe spiegare a fronte di quale idea questa espressione possa nascere, più che di migrazione migranti ecc…, non dovremmo parlare semplicemente di un aumento di popolazione, non cè nulla di scientificamente corretto che unisca il sistema migrazione al sistema criminalità , ad un aumento di popolazione e quasi normale un aumento di un determi ato numero di fattori sociali -affermazione comunque discutibile-.
Il vedere poi il fattore “migrazione”, come un risvolto marxiano “economicista” risulta assai speculativo.
Per quanto riguarda il controllo, ripeto non è una questione ne di governo di destra o sinistra ma oggi è una questione “liberal”, modalità governamentale diffusa, che ha come primo punto la sicurezza e il controllo.
Quindi non preoccupatevi, le nuove forme di “alta polizia”, sono dietro l’angolo.
Sentiamoci piu spesso per discutere.