Ma Gli Studenti Godono Del Diritto Di Sciopero? Un Motivo Per Parlare Di Democrazia


Ieri sera seguendo il telegiornale, il giornalista ha annunciato che oggi gli studenti delle scuole superiori sarebbero scesi in piazza per manifestare contro la riforma della scuola voluta dal Ministro Fioroni, esercitando il loro diritto di sciopero. E non credo che si sia trattato di una espressione isolata, visto che non è la prima volta che si sente una cosa di tal sorta. Con l’effetto devastante che molti alunni credono di godere davvero di quel diritto e di poterlo esercitare quando e come meglio credono.

Ormai erano un pò di anni che non assistevo da spettatore ad una manifestazione di studenti delle scuole superiori. In particolare sono passati un pò di anni dalle oceaniche manifestazioni contro la riforma della scuola patrocinata dall’ex Ministro Moratti o contro la Guerra in Iraq. All’epoca frequentavo l’ultimo anno del liceo (2002-2003).

Comunque ne è passato di tempo, perchè proprio non mi ricordavo che gli studenti in generale – nemmeno quelli universitari – godessero di questo diritto. Ad annebbiarmi la memoria deve essere stato il fatto che all’università, studiando la Costituzione della Repubblica italiana, non ho mai riscontrato un tale diritto in 139 articoli.

Questo diritto è riconosciuto, ai sensi della Costituzione italiana, all’articolo 40, ove si afferma che “Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano”. In particolare il legislatore ha previsto che questo diritto venisse riconosciuto “agli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità” (legge 146/90). In sostanza il diritto di sciopero è accordato a certe categorie di dipendenti pubblici per consentire a costoro di protestare contro i propri datori di lavoro per motivi salariali, per avanzare diritti o quant’altro. Ma ne è esclusa la categoria degli studenti: quello che questi stessi, alimentati da una malata visione delle cose prodotta dai media, chiamano diritto di scopero, altro non è che una qualunque assenza ingiustificata da scuola. Tant’è che, sempre a differenza del lavoratore dipendente, l’indomani a scuola lo studente che non ha frequentato le lezioni deve esibire la giustificazione. E la motivazione che il docente sarebbe tenuto ad esigere, in un Paese serio, può essere tutto tranne che “esercizio del diritto di sciopero”.

Attenzione. Non sto prendendo posizione in merito ai contenuti della riforma, che tra l’altro non mi pare così catastrofica come gli scolaretti italiani vorrebbero far credere a tutti noi. Anzi, ne approfitto per affermare che la novità principale – gli esami di riparazione a settembre per via dei quali l’alunno rischia di rimanere “bocciato” anche solo per una materia: perdonatemi il cinismo, ma sono affari suoi, poteva studiare durante l’anno – va salutata con plauso. Ho semplicemente affermato quello che centinaia di migliaia di genitori avrebbero dovuto dire ai propri figli stamattina prima che questi uscissero di casa per “marinare” ingiustificatamente la scuola.

Stamattina ero a Bologna. Trovo vergognoso che passando per Via Rizzoli – la quale dà alle due torri, simbolo della città – mi si pari davanti, guidato da decine di forze dell'ordine, un nutritissimo corteo di studenti (di cui il 99% nemmeno sapeva precisamente per cosa) che, al grido di “Fioroni, Fioroni, vaff…!”, orchestra una gazzarra da stadio. E questo è ciò che è, immagino, successo in tutte le principali città italiane. A Padova come a Milano. A Roma come a Torino. E’ così che viene speso il budget destinato alla Difesa o all’Interno? A me non va bene. Un Paese serio, manifestazioni così dovrebbe vietarle. Almeno nei giorni in cui è previsto presentarsi in classe per le regolari lezioni.

Si è affermata, secondo me, una percezione distorta di cosa sia la democrazia, frutto di una versione distorta di cosa dovrebbe essere la democrazia. Come in tutte le manifestazioni che ci sono state in questi anni – mi viene in mente quella contro la Tav, ma ce ne sono molte altre – viene avanzato un diritto secondo me sacrosanto dalla “società civile”, in questo specifico caso dagli studenti: quello di essere ascoltata. Tuttavia a questo sacrosanto diritto, per via di quella versione distorta della democrazia che è andata affermandosi (almeno in Italia), ne viene spesso associato un altro: quello per il quale le istanze avanzate dalla stessa “società civile” non debbano essere solo ascoltate, discusse e magari bocciate, ma debbano condizionare ad ogni costo le scelte della politica. Dal piccolo Comune allo Stato. Secondo me non è tollerabile. Questa situazione produce infatti paralisi nel Paese, poichè – l’ho già detto in diversi miei posts precedenti – siamo in presenza di istituzioni politiche e di governanti preda del buonismo, che per via di tutto questo perbenismo e per il fatto che nessuno sa assumersi le responsabilità delle decisioni che prende, consegna il governo di questo Paese alle minoranze che, di fatto, dettano la propria legge.

Se un particolare tema genera, come è normale che sia, divisioni e scontri, ebbene mi pare giusto nonchè democratico che ognuno esprima civilmente la propria opinione. Ma la decisione verrà poi presa a maggioranza. Non è possibile, infatti, che a governare siano le dittature delle minoranze, che impongono la propria volontà agli interessi della maggioranza (della nazione).

Concludo esprimendo un ultimo pensiero sulla manifestazione odierna: la colpa dello “sbandamento” di queste giovanissime generazioni è purtroppo da addebitare ai loro genitori. Io ho paura del futuro a cui andiamo incontro, se grandi masse di persone sono portate a pensarla in questa maniera. Mandare i propri figli a manifestare, per quanto fondati possano essere i motivi, facendo loro saltare un giorno di scuola nella convinzione che si tratti dell’esercizio di un inalienabile diritto di sciopero, è un aspetto sintomatico della pesante deriva ideologica della società italiana di cui parlava Galli della Loggia in una puntata della trasmissione “Otto e mezzo” (ospite tra l’altro, quella volta, era il Ministro Fioroni). In quella puntata il professore se la prendeva con i genitori di oggi che, diversamente da un tempo, quando anche a suon di salutari “scappellotti” si obbligava i figli a studiare fino alle 10 di sera, tendono spesso a schierarsi incondizionatamente proprio con questi ultimi, ritenendo i metodi e gli insegnamenti “di disciplina” della scuola come eccessivi e sbagliati. Secondo me ciò deve far riflettere. 

Alberto Gasparetto

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Caro Alberto, ho letto un po’ di fretta ma direi che sono del tutto d’accordo. Se trovo un po’ di tempo posto qualche riga. Potrebbe avere senso dire due cose da parte di uno che insegna da quasi 20 anni…

Ha molto senso non tanto per il fatto che mi dai ragione - anche se mi fa piacere - ma soprattutto per la professione che svolgi e che quindi ti porta ad essere a stretto contatto con una determinata realtà e quotidianamente con una certa mentalità.
Attendo dunque con curiosità e pazienza un tuo commento.

Egregio signor Alberto,sono una studentessa e frequento la classe V ginnasio,in provincia di Venezia. Sono perfettamente d’accordo con quanto lei scrive,ma sono convinta che la responsabilità dei genitori non vada piegata al caso isolato di questo sciopero e ai loro assecondamenti, quanto alla mancanza, insieme ( mi permetto di metterlo in luce, anche se rimane comunque un mio pensiero )alle istituzioni , della trasmissione di valori, che sta venendo sempre meno nella nostra società. In quanto inclusa, posso benissimo affermare io stessa che gli studenti utilizzano lo sciopero allo scopo puramente di “mancare” a scuola,ma se la democrazia non viene trasmessa alle nuove generazioni, allora è ben difficile che tale situazione cambi.Ciò vuol essere solo un esprimere i miei pareri alla luce di quello che ha scritto, con cui mi trovo assolutamente d’accordo. Grazie

Cara Niffy, ti faccio i miei complimenti per la tua sensibilità nei confronti di tematiche di tal sorta.

Ritengo pienamente condivisibile la tua constatazione sul venir meno delle istituzioni (Scuola in primis) ad una loro, anche secondo me, specifica funzione, la trasmissione di valori. Rifacendomi all’impostazione di John Ikenberry, il quale definisce le istituzioni come “sistemi di regole”, è palese come esse nascano sempre in funzione della difesa di determinati interessi e/o valori.

Ti ripeto poi cosa diceva Galli della Loggia in quella trasmissione: egli affermava l’idea secondo cui negli ultimi decenni la Scuola ha conferito la priorità alle questioni di metodo più che ai contenuti e quindi ai valori. E ripensando alla mia esperienza nei licei italiani (ne ho frequentati tre in tre città diverse), ritengo che questa lettura si addica adeguatamente. Pensa che quando egli afferma che oggi nei licei italiani si fanno non più di dodici-tredici Canti della Divina Commedia, dice una cosa - forse esagerando un pò - assolutamente e drammaticamente vera.

Ti ringrazio per il commento ma ti prego per la prossima volta, se ci sarà, di darmi del tu.

Poi dicono ke siamo in un regime…ma se c’è gente che pensa ancora che manifestare sia una inutile perdita di tempo… gli studenti come i lavoratori non perdono tempo quando scendono per le strade a manifestare contro chi decide sulla propria pelle!!!

ciao,sono Nicola e sono uno studente di secondo liceo.Sono completamente d’accordo con quello che dici. Sottolineo il fatto che la stragrande maggioranza non sa un cavolo sella riforma… Che ,anche se in alcuni punti opera delle scelte opinabili,è sempre una riforma stesa dal governo .
Sono completamente sfavorevole allo sciopero che viene proposto il 30 perchè
1 noi studenti non abbiamo il diritto di scioperare
2 lo sciopero ci priverebbe di 1 o più giorni di scuola e ci negherebbe la possibilità di imparare e un domani fare le scelte che riteniamo giuste e migliori.
attendo un tuo commento… ciao

Ciao,
sono Alessandro uno studente di un liceo in provincia di bari che proprio in questi giorni sta discutendo sulla tua tematica.
Tu sostieni di aver studiato tutti gli articoli della costituzione e dici anche di averli approfonditi per cercare riscontro del diritto allo sciopero (o come è più corretto dire l’astenersi dalle lezioni per MANIFESTARE dissenso) nell’ambito scolastico da parte degli studenti. Possibile che non ti sia reso conto del più importante degli articoli della costituzione? L’articolo è il numero 21 che recita:« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…
Quindi dato questo diritto tutti senza differenza ne di impiego ne tanto meno di età posso esprimere il loro dissenso con la protesta e l’astensione. Se nel gergo comune poi l’stensione in segno di protesta dalle lezioni ha preso l’appellativo di sciopero questo non è certo colpa degli studenti.che devono sempre salvaguardare questo loro diritto.
Manifestare è un diritto sacrosanto e non una concessione.
E i vari tromboni o moralisti dovrebbero informarsi approfonditamente prima di prendere posizione o assumere atteggiamenti saccenti che inneggiano alla dittatura. Perchè negare il diritto a manifestare è uno statuto proprio dei regimi dittatoriali e totalitaristi.
Saluti Alessandro

Rispondo a Vincenzo: manifestare non è una perdita di tempo, hai ragione. E’ un diritto riconosciuto, come ricorda Alessandro, all’articolo 21 della Costituzione italiana.
Rispondo a Nicola: concordo con ciò che affermi. Molta gente purtroppo viene coinvolta (molti giovani che non si interessano di queste cose – ma a cui dovrebbero interessare poichè riguarda il loro presente e forse il loro futuro) in maniera strumentale. Ma quel che è più grave è l’illegalità dell’occupazione degli edifici universitari, azione che effettivamente nega il diritto allo studio a molte persone che magari sono contrarie alla riforma ma concepiscono l’edificio universitario per scopi “diversi” da quelli dei manifestanti.
Rispondo ad Alessandro: Come ho scritto nel mio post, il diritto di sciopero è riconosciuto, ai sensi della Costituzione italiana, all’articolo 40, ove si afferma che “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. In particolare il legislatore ha previsto che questo diritto venisse riconosciuto “agli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità” (legge 146/90). Questo significa che solo chi produce reddito (anche se non tutte le categorie, come per esempio le forze dell’ordine) è titolare di questo diritto. Io del diritto di scipoero ho parlato, non di quello di manifestazione del proprio pensiero. Bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola di confonderli. Ecco, infatti, perchè se tu, che sei studente di liceo, ti assenti da scuola e il giorno successivo presenti quale giustificazione “esercizio del diritto di sciopero”, questa NON può essere accettata dall’insegnante e rimane assenza ingiustificata. Se vuoi manifestare, sei libero di farlo, nessuno te lo vieta, ma non stai esercitando il diritto di sciopero. L’intenzione che mi ha spinto a scrivere il post era quella di sfatare un falso mito che sta diventando di senso comune, quello, appunto, che gli studenti godrebbero del diritto di sciopero. E’ un’assurdità, non esiste.
Dico anche a te, come ho detto a Vincenzo, che se vuoi manifestare sei libero di farlo, nessuno te lo vieta. Non ho mai detto il contrario.
Mi dispiace se ti posso essere sembrato un trombone o un moralista (se leggi altri miei post su questo blog, ti accorgerai che io e la morale siamo due strade parallele, giusto perchè a scienze politiche ho imparato la lezione di machiavelli) e mi dispiace se in me hai riscontrato un atteggiamento da saccente. Ma credo di aver rettificato a dovere ciò che ho scritto: il che non mi pare poi così assurdo. Anzi, sottolineo con fervore quanto scritto all’inizio: un conto è partecipare ad una manifestazione autorizzata, un altro conto è OCCUPARE indebitamente scuole e/o facoltà universitarie, negando il diritto allo studio di gente che ha voglia di lavorare in sedi concepite per lavorare: questo, convincitene, è ILLEGALE.