Ma gli studenti godono del diritto di sciopero? Un motivo per parlare di democrazia
Ieri sera seguendo il telegiornale, il giornalista ha annunciato che oggi gli studenti delle scuole superiori sarebbero scesi in piazza per manifestare contro la riforma della scuola voluta dal Ministro Fioroni, esercitando il loro diritto di sciopero. E non credo che si sia trattato di una espressione isolata, visto che non è la prima volta che si sente una cosa di tal sorta. Con l’effetto devastante che molti alunni credono di godere davvero di quel diritto e di poterlo esercitare quando e come meglio credono.
Ormai erano un pò di anni che non assistevo da spettatore ad una manifestazione di studenti delle scuole superiori. In particolare sono passati un pò di anni dalle oceaniche manifestazioni contro la riforma della scuola patrocinata dall’ex Ministro Moratti o contro la Guerra in Iraq. All’epoca frequentavo l’ultimo anno del liceo (2002-2003).
Comunque ne è passato di tempo, perchè proprio non mi ricordavo che gli studenti in generale – nemmeno quelli universitari – godessero di questo diritto. Ad annebbiarmi la memoria deve essere stato il fatto che all’università, studiando la Costituzione della Repubblica italiana, non ho mai riscontrato un tale diritto in 139 articoli.
Questo diritto è riconosciuto, ai sensi della Costituzione italiana, all’articolo 40, ove si afferma che “Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano”. In particolare il legislatore ha previsto che questo diritto venisse riconosciuto “agli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità” (legge 146/90). In sostanza il diritto di sciopero è accordato a certe categorie di dipendenti pubblici per consentire a costoro di protestare contro i propri datori di lavoro per motivi salariali, per avanzare diritti o quant’altro. Ma ne è esclusa la categoria degli studenti: quello che questi stessi, alimentati da una malata visione delle cose prodotta dai media, chiamano diritto di scopero, altro non è che una qualunque assenza ingiustificata da scuola. Tant’è che, sempre a differenza del lavoratore dipendente, l’indomani a scuola lo studente che non ha frequentato le lezioni deve esibire la giustificazione. E la motivazione che il docente sarebbe tenuto ad esigere, in un Paese serio, può essere tutto tranne che “esercizio del diritto di sciopero”.
Attenzione. Non sto prendendo posizione in merito ai contenuti della riforma, che tra l’altro non mi pare così catastrofica come gli scolaretti italiani vorrebbero far credere a tutti noi. Anzi, ne approfitto per affermare che la novità principale – gli esami di riparazione a settembre per via dei quali l’alunno rischia di rimanere “bocciato” anche solo per una materia: perdonatemi il cinismo, ma sono affari suoi, poteva studiare durante l’anno – va salutata con plauso. Ho semplicemente affermato quello che centinaia di migliaia di genitori avrebbero dovuto dire ai propri figli stamattina prima che questi uscissero di casa per “marinare” ingiustificatamente la scuola.
Stamattina ero a Bologna. Trovo vergognoso che passando per Via Rizzoli – la quale dà alle due torri, simbolo della città – mi si pari davanti, guidato da decine di forze dell'ordine, un nutritissimo corteo di studenti (di cui il 99% nemmeno sapeva precisamente per cosa) che, al grido di “Fioroni, Fioroni, vaff…!”, orchestra una gazzarra da stadio. E questo è ciò che è, immagino, successo in tutte le principali città italiane. A Padova come a Milano. A Roma come a Torino. E’ così che viene speso il budget destinato alla Difesa o all’Interno? A me non va bene. Un Paese serio, manifestazioni così dovrebbe vietarle. Almeno nei giorni in cui è previsto presentarsi in classe per le regolari lezioni.
Si è affermata, secondo me, una percezione distorta di cosa sia la democrazia, frutto di una versione distorta di cosa dovrebbe essere la democrazia. Come in tutte le manifestazioni che ci sono state in questi anni – mi viene in mente quella contro la Tav, ma ce ne sono molte altre – viene avanzato un diritto secondo me sacrosanto dalla “società civile”, in questo specifico caso dagli studenti: quello di essere ascoltata. Tuttavia a questo sacrosanto diritto, per via di quella versione distorta della democrazia che è andata affermandosi (almeno in Italia), ne viene spesso associato un altro: quello per il quale le istanze avanzate dalla stessa “società civile” non debbano essere solo ascoltate, discusse e magari bocciate, ma debbano condizionare ad ogni costo le scelte della politica. Dal piccolo Comune allo Stato. Secondo me non è tollerabile. Questa situazione produce infatti paralisi nel Paese, poichè – l’ho già detto in diversi miei posts precedenti – siamo in presenza di istituzioni politiche e di governanti preda del buonismo, che per via di tutto questo perbenismo e per il fatto che nessuno sa assumersi le responsabilità delle decisioni che prende, consegna il governo di questo Paese alle minoranze che, di fatto, dettano la propria legge.
Se un particolare tema genera, come è normale che sia, divisioni e scontri, ebbene mi pare giusto nonchè democratico che ognuno esprima civilmente la propria opinione. Ma la decisione verrà poi presa a maggioranza. Non è possibile, infatti, che a governare siano le dittature delle minoranze, che impongono la propria volontà agli interessi della maggioranza (della nazione).
Concludo esprimendo un ultimo pensiero sulla manifestazione odierna: la colpa dello “sbandamento” di queste giovanissime generazioni è purtroppo da addebitare ai loro genitori. Io ho paura del futuro a cui andiamo incontro, se grandi masse di persone sono portate a pensarla in questa maniera. Mandare i propri figli a manifestare, per quanto fondati possano essere i motivi, facendo loro saltare un giorno di scuola nella convinzione che si tratti dell’esercizio di un inalienabile diritto di sciopero, è un aspetto sintomatico della pesante deriva ideologica della società italiana di cui parlava Galli della Loggia in una puntata della trasmissione “Otto e mezzo” (ospite tra l’altro, quella volta, era il Ministro Fioroni). In quella puntata il professore se la prendeva con i genitori di oggi che, diversamente da un tempo, quando anche a suon di salutari “scappellotti” si obbligava i figli a studiare fino alle 10 di sera, tendono spesso a schierarsi incondizionatamente proprio con questi ultimi, ritenendo i metodi e gli insegnamenti “di disciplina” della scuola come eccessivi e sbagliati. Secondo me ciò deve far riflettere.
Alberto Gasparetto















18 commenti
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Caro Alberto, ho letto un po’ di fretta ma direi che sono del tutto d’accordo. Se trovo un po’ di tempo posto qualche riga. Potrebbe avere senso dire due cose da parte di uno che insegna da quasi 20 anni…
Ha molto senso non tanto per il fatto che mi dai ragione – anche se mi fa piacere – ma soprattutto per la professione che svolgi e che quindi ti porta ad essere a stretto contatto con una determinata realtà e quotidianamente con una certa mentalità .
Attendo dunque con curiosità e pazienza un tuo commento.
Egregio signor Alberto,sono una studentessa e frequento la classe V ginnasio,in provincia di Venezia. Sono perfettamente d’accordo con quanto lei scrive,ma sono convinta che la responsabilità dei genitori non vada piegata al caso isolato di questo sciopero e ai loro assecondamenti, quanto alla mancanza, insieme ( mi permetto di metterlo in luce, anche se rimane comunque un mio pensiero )alle istituzioni , della trasmissione di valori, che sta venendo sempre meno nella nostra società . In quanto inclusa, posso benissimo affermare io stessa che gli studenti utilizzano lo sciopero allo scopo puramente di “mancare” a scuola,ma se la democrazia non viene trasmessa alle nuove generazioni, allora è ben difficile che tale situazione cambi.Ciò vuol essere solo un esprimere i miei pareri alla luce di quello che ha scritto, con cui mi trovo assolutamente d’accordo. Grazie
Cara Niffy, ti faccio i miei complimenti per la tua sensibilità nei confronti di tematiche di tal sorta.
Ritengo pienamente condivisibile la tua constatazione sul venir meno delle istituzioni (Scuola in primis) ad una loro, anche secondo me, specifica funzione, la trasmissione di valori. Rifacendomi all’impostazione di John Ikenberry, il quale definisce le istituzioni come “sistemi di regole”, è palese come esse nascano sempre in funzione della difesa di determinati interessi e/o valori.
Ti ripeto poi cosa diceva Galli della Loggia in quella trasmissione: egli affermava l’idea secondo cui negli ultimi decenni la Scuola ha conferito la priorità alle questioni di metodo più che ai contenuti e quindi ai valori. E ripensando alla mia esperienza nei licei italiani (ne ho frequentati tre in tre città diverse), ritengo che questa lettura si addica adeguatamente. Pensa che quando egli afferma che oggi nei licei italiani si fanno non più di dodici-tredici Canti della Divina Commedia, dice una cosa – forse esagerando un pò – assolutamente e drammaticamente vera.
Ti ringrazio per il commento ma ti prego per la prossima volta, se ci sarà , di darmi del tu.
Poi dicono ke siamo in un regime…ma se c´è gente che pensa ancora che manifestare sia una inutile perdita di tempo… gli studenti come i lavoratori non perdono tempo quando scendono per le strade a manifestare contro chi decide sulla propria pelle!!!
ciao,sono Nicola e sono uno studente di secondo liceo.Sono completamente d’accordo con quello che dici. Sottolineo il fatto che la stragrande maggioranza non sa un cavolo sella riforma… Che ,anche se in alcuni punti opera delle scelte opinabili,è sempre una riforma stesa dal governo .
Sono completamente sfavorevole allo sciopero che viene proposto il 30 perchè
1 noi studenti non abbiamo il diritto di scioperare
2 lo sciopero ci priverebbe di 1 o più giorni di scuola e ci negherebbe la possibilità di imparare e un domani fare le scelte che riteniamo giuste e migliori.
attendo un tuo commento… ciao
Ciao,
sono Alessandro uno studente di un liceo in provincia di bari che proprio in questi giorni sta discutendo sulla tua tematica.
Tu sostieni di aver studiato tutti gli articoli della costituzione e dici anche di averli approfonditi per cercare riscontro del diritto allo sciopero (o come è più corretto dire l’astenersi dalle lezioni per MANIFESTARE dissenso) nell’ambito scolastico da parte degli studenti. Possibile che non ti sia reso conto del più importante degli articoli della costituzione? L’articolo è il numero 21 che recita:« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…
Quindi dato questo diritto tutti senza differenza ne di impiego ne tanto meno di età posso esprimere il loro dissenso con la protesta e l’astensione. Se nel gergo comune poi l’stensione in segno di protesta dalle lezioni ha preso l’appellativo di sciopero questo non è certo colpa degli studenti.che devono sempre salvaguardare questo loro diritto.
Manifestare è un diritto sacrosanto e non una concessione.
E i vari tromboni o moralisti dovrebbero informarsi approfonditamente prima di prendere posizione o assumere atteggiamenti saccenti che inneggiano alla dittatura. Perchè negare il diritto a manifestare è uno statuto proprio dei regimi dittatoriali e totalitaristi.
Saluti Alessandro
Rispondo a Vincenzo: manifestare non è una perdita di tempo, hai ragione. E´ un diritto riconosciuto, come ricorda Alessandro, all´articolo 21 della Costituzione italiana.
Rispondo a Nicola: concordo con ciò che affermi. Molta gente purtroppo viene coinvolta (molti giovani che non si interessano di queste cose " ma a cui dovrebbero interessare poichè riguarda il loro presente e forse il loro futuro) in maniera strumentale. Ma quel che è più grave è l´illegalità dell´occupazione degli edifici universitari, azione che effettivamente nega il diritto allo studio a molte persone che magari sono contrarie alla riforma ma concepiscono l´edificio universitario per scopi “diversi” da quelli dei manifestanti.
Rispondo ad Alessandro: Come ho scritto nel mio post, il diritto di sciopero è riconosciuto, ai sensi della Costituzione italiana, all´articolo 40, ove si afferma che “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. In particolare il legislatore ha previsto che questo diritto venisse riconosciuto “agli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità ” (legge 146/90). Questo significa che solo chi produce reddito (anche se non tutte le categorie, come per esempio le forze dell´ordine) è titolare di questo diritto. Io del diritto di scipoero ho parlato, non di quello di manifestazione del proprio pensiero. Bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola di confonderli. Ecco, infatti, perchè se tu, che sei studente di liceo, ti assenti da scuola e il giorno successivo presenti quale giustificazione “esercizio del diritto di sciopero”, questa NON può essere accettata dall´insegnante e rimane assenza ingiustificata. Se vuoi manifestare, sei libero di farlo, nessuno te lo vieta, ma non stai esercitando il diritto di sciopero. L´intenzione che mi ha spinto a scrivere il post era quella di sfatare un falso mito che sta diventando di senso comune, quello, appunto, che gli studenti godrebbero del diritto di sciopero. E´ un´assurdità , non esiste.
Dico anche a te, come ho detto a Vincenzo, che se vuoi manifestare sei libero di farlo, nessuno te lo vieta. Non ho mai detto il contrario.
Mi dispiace se ti posso essere sembrato un trombone o un moralista (se leggi altri miei post su questo blog, ti accorgerai che io e la morale siamo due strade parallele, giusto perchè a scienze politiche ho imparato la lezione di machiavelli) e mi dispiace se in me hai riscontrato un atteggiamento da saccente. Ma credo di aver rettificato a dovere ciò che ho scritto: il che non mi pare poi così assurdo. Anzi, sottolineo con fervore quanto scritto all´inizio: un conto è partecipare ad una manifestazione autorizzata, un altro conto è OCCUPARE indebitamente scuole e/o facoltà universitarie, negando il diritto allo studio di gente che ha voglia di lavorare in sedi concepite per lavorare: questo, convincitene, è ILLEGALE.
Signor Gasparetto,sono il rappresentante della consulta provinciale della mia scuola.Parlo per quanto riguarda me e gli allievi della mia scuola,io e il cosiglio d’istituto stiamo lottando contro delle vivende interne alla scuola con scioperi,quelli che lei ritiene inappropriati,e volevo informarla che io mi batto sopratutto per una informazione sulle tematicheper cui protestiamo per evitare appunto che ci siano allievi che scioperano senza sapere il motivo.Le ricordo che anche sotto regime era vietato scioperare ma non per questo non lo si faceva,e le voglio inoltre ricordare che alcuni scioperanti in era di regime sono stati ammazzati per le loro proteste.A suo parere noi dovremmo rimanere inermi di fronte a delle ingiustizie che subiamo ma (grazie al cielo) noi siamo esseri umani PENSANTI ed il nostro senso critico ci impone di ribellarci hai sopprusi!!Lei si preoccupa per il futuro delle nuove generazioni perche si sentono in dovere di ribellarsi??Caro Gasparetto io mi preoccupo per la mia generazione perche NON si ribella e si informa molto poco sulle tematiche che ad essa riguardano.Io ho paura per la mia generazione perche rischia di divenire una societa di sudditi inermi e sottomessi!!!La saluto distintamente.Un alunno Italiano
Signor Sebastiano,
la ringrazio per il commento. Io ho solo voluto affermare l’inesistenza del diritto di sciopero dello studente. Però credo anche che coinvolgere gli alunni delle scuole in manifestazioni di protesta per motivi pur validi possa rappresentare un pericolo: gli studenti hanno il dovere di andare a scuola, non di organizzare forme di protesta eterodirette (perché sono spesso, a mio modo di vedere e per l’esperienza che ho fatto, dirette dall’esterno e a sfondo ideologico-politico), anche se vi sono questioni di grande importanza come la riforma della Scuola. Il pericolo risiede nel fatto che scegliere di protestare per un motivo porta ad una china scivolosa: si finirà per protestare per qualsiasi cosa sulla quale almeno uno studente avrà qualcosa da dire. Per esempio, la guerra in Iraq del 2003. Ora, mi dica Lei, che senso ha che gli studenti scendano in piazza durante le ore di lezione e, pur in nome di un valore (l’avversione alla guerra), tolgano del tempo all’attività che sono per obbligo legale chiamati a svolgere?
Se voi studenti siete interessati, come è giusto che sia, a questioni che riguardino l’ambito della politica (cioé la sfera delle decisioni politiche) e volete far sentire la vostra voce anche per questioni che non riguardano la scuola (per esempio una bella manifestazione contro l’affossamento della legge contro l’omofobia: questione attualissima), fatelo in modo da non dover perdere giorni di scuola, per esempio al pomeriggio.
Le sue allusioni al regime fascista sono legittime, per quanto secondo me esagerate e forse inappropriate: ciò, tuttavia, mi ha fatto riflettere sul fatto che se sotto quel regime si pagava lo scotto di un male – la forte limitazione delle libertà – oggi noi scontiamo il male esattamente opposto: la tendenza all’anarchia e al mancato rispetto per le norme e per l’autorità.
signor Gasparetto,volevo dirle che pur se fare sciopero non è ritenuto un nostro diritto e lo so bene poichè studio la materia,ritengo che il diritto allo sciopero se non rientra negli articoli dovrebbe essere inserito, se si parla realmente di stato democratico ,altrimenti parliamo meglio di dittatura.e poi che senso ha fare le leggi se noi alunni come cittadini non siamo d’accordo?dobbiamo anche noi esprimere un nostro parere sempre nei limiti…..
Esatto… nei limiti… Il diritto di sciopero non afferisce alla categoria degli studenti, almeno degli studenti di scuola superiore. Non fosse per il fatto che sciopera (interpreto a parole mie) chi fornisce un servizio, chi eroga manodopera e scioperando intende sospendere tale erogazione/fornitura per creare una situazione di difficoltà capace di “sollecitare” la politica. Ora lo studente non eroga un servizio, ma ne usufruisce… nel mondo della scuola dunque possono scioperare gli insegnanti o i segretari ecc… La democrazia ha anch’essa delle regole… lo studente che vuole farsi sentire ha sicuramente altri modi per farlo.
Caro Daniele, intanto ti ringrazio per essere intervenuto. Credo che Daniele Danese esaurisca il concetto in quanto la ragione dello sciopero risiede proprio nel determinare col ricorso ad esso la sospensione di un servizio di pubblica utilità che regolarmente dovrebbe essere fornito. E l’alunno, come dice Daniele Danese non offre un servizio, ma ne gode. Inoltre, e finirò per ripetermi, condivido l’idea di dare dei limiti alla democrazia, altrimenti la deriva finirà per essere l’addurre qualsiasi ragione per scendere in piazza. Sarà diseducativo, ma all’epoca del liceo noi alunni, sapendo che esisteva una temperatura minima per svolgere regolare lezione, diverse volte durante l’inverno, per evitare compiti o interrogazioni, aprivamo tutte le finestre prima dell’arrivo del professore per poi chiedergli di fare una misurazione del livello di calore nella speranza che ci mandassero a casa per inagibilità dell’aula. Ma a pensarci ora mi viene da ridere. Quello che voglio dire è che la lezione scolastica dovrebbe essere sacrosanta ed altri canali attraverso cui far sentire la propria voce esistono sicuramente senza ostruirne il regolare svolgimento ed è attraverso quelli che voi alunni dovreste farvi sentire. Studiare, fare lezione è nel vostro esclusivo e personale interesse.
Un saluto, Alberto
Forse la mia risposta giunge un po` in ritardo, ma conservo la speranza di ottenere ancora una sua battuta, sig. Gasparetto. Sono uno studente italiano, quasi diciotenne, che sta frequentando la sua seconda liceo classico all`estero (esperienza AFS), in una scuola privata statunitense. Qui il manifestare o il “scioperare” sono qualcosa di assolutamente avulso, e lo capisco, perche` non ce nessuna ragione di farlo, dato che la scuola funziona benissimo in ogni suo settore (anche se e` vero che fortunatamente sono capitato in una scuola privata piuttosto prestigiosa, anche se ho alcuni amici che hanno comunque riscontrato buone situazioni anche in scuole pubbliche statunitensi- qui pero` il discorso si dilunga per altre vie). Nel suo ragionevole intervento, che condivido per parecchie cose,trovo oggi (2010), alcuni punti sui quali si puo` dibattere. Innanzitutto guardiamo in faccia la realta`: l`attuale situazione politica in Italia e` difficilmente etichettabile con la parola Democrazia. E questa idea non ha fatto altro che crescere in me da quando vivo all`estero (ma sono in procinto di tornare durante l`estate). E mi ricollego direttamente al caso Gelmini, sul quale e` nato l`ultima grande manifestazione della scuola italiana, a cui tra l`altro ho partecipato. Be` che dire, una riforma cosi radicale del sistema scolastico creata da un ministro la cui carriera scolastica non si puo` definire brillante, quella politica con un precedente assai originale (sfiduciata per inoperosita` dal consiglio del comune di Desenzano del Garda?), a colpi di decreti e battaglie all`ultimo sangue in parlamento (senza contare gli innumerevoli interessi dietro questa riforma-penso a possibili conseguenze delle privatizazzione delle universita`) non mi ispira molta fiducia riguardo al mio stesso futuro. E` vero, e` stata una legge democratica proveniente da un governo democraticamente eletto. Ma anche la legge elettorale di 4 anni fa era lo stesso, pero` lo stesso ministro Calderoli che l`aveva firmata l`aveva definita una “porcata”. Beata Democrazia. C`e` un limite a tutto, anche un limite a stupidi scioperi come quello a Milano contro Fioroni che ha ricordato lei, e un limite alla stupidita`di persone che prendono assurde decisioni sulla nostra pelle. Se tutte le scuole d`Italia, studenti e insegnanti (sicuramente gli studenti che non sanno nulla riguardo la riforma etc e vogliono solo mancare a scuola sono in gran numero) manifestano, se dietro ai mille cambiamenti, di cui alcuni non se ne capisce proprio il senso (come la riforma alla scuola elementare, una delle poche che funziona bene in Italia), di fatto c`e` semplicemente un grosso taglio al finanziamento della scuola, come devono reagire gli studenti? Non si tratta piu` di minoranze che forzano un governo di buonisti, ma si tratta di ragazzi che ancora non hanno diritto di votare ma che hanno a rischio il loro futuro scolastico e lavorativo. Ma sono d`accordo con lei sul fatto che ci sono modi e modi di manifestare. Urlare con un megafono “Gelmini vaffanculo!” non porta proprio a niente. Prima di tutto informazione. Secondo serve un obbiettivo chiaro e preciso, un “goal” che la manifestazione punta a realizzare. E cio` puo` avvenire a scuola per esempio. Cio` che provai a fare fu un assemblea in una mattinata per discutere appunto cosa era questa famosa riforma Gelmini.
Se la Repubblica e` la sovranita` del popolo, come cita l`articolo 1 della nostra Costituzione, e` giusto che il popolo vada ascoltato perlomeno in temi cosi importanti e generali come la scuola. E se questo non accade, ecco che scatta lo “sciopero”. Saltare quel giorno di scuola il 30 Ottobre ebbe un significato. Non eravamo disposti a accettare questo tipo di scuola e per questo non ci entravamo. Poi sono il primo a dire che un governo necessita di essere forte e risoluto quando prende delle decisioni, e odio allo stremo quando le persone parlano ed entrano in una discussione senza sapere nulla e con la presunzione che le loro critiche siano sempre fondate (parlo di critiche perche` solitamente queste persone non propongono nulla). Ma in questo caso un referendum mi sembrerebbe una qualcosa di assolutamente assennato.
Mi scuso per la sintassi non perfetta, dopo questi mesi spesi a cercare di migliorare il mio inglese non mi sento completamente a mio agio a scrivere in italiano haha! Un` ultima precisazione, per tornare al tema. E` vero, noi studenti non abbiamo diritto allo sciopero, e in generale non ritengo giusto ripudiare un servizio che lo stato ci offre praticamente gratuitamente. Ma a volte proprio per difendere questo inalienabile diritto alla scuola, si e` costretti a delle situazioni estreme come utilizzare le ore didattiche per manifestare. Perche` la verita` e` che l`informazione agli studenti e l`aggregazione di studenti sono possibili solo durante questi periodi di tempo. Quanti studenti se ne fregherebbero altamente di una manifestazione di pomeriggio e rimarrebbero immobili nella loro ignoranza? Quel poco in cui si riesce a “istruire” va sfruttato al meglio. Di certo non sono i programmi mediaset o altre innumerevoli testate italiane che possono garantire cio`.
Riguardo alle colpe dei genitori: sono d`accordo con lei. Credo che manchi sopratutto l`educazione sull`importanza della scuola oltre che a una severita` maggiore riguardo al far fare i compiti, fare studiare il proprio figlio etc…- anche se in realta` quando un ragazzo giunge alla scuola superiore sono piu` propenso a lasciare che si carichi delle sue responsabilita` e intervenire solamente in un reale momento di bisogno. Quello che fortunatamente i miei genitori mi hanno insegnato e insegnano, e quello che sto imparando dalla cultura Americana e` che i meccanismi della societa` e in genere la natura di tutte le cose (politiche, sociali, economiche, filosofiche, scientifiche, tutto insomma)sono complessi. E` necessario essere preparati per arrivare in alto. Piagnucolare serve a ben poco. Quando noi studenti italiani capiremo questo, e quando questo Paese funzionera` meglio forse ci saranno i presupposti per una Democrazia piu` trasparente ed efficente
Sarà che questa cosa è stata pubblicata anni fà io sono uno studente di un liceo da qalche anno quando è entrata in governo il ministro Gelmini ha fatto una mareeaa di cazzate la minoranza degli studenti con un pò di cervello non sciopera per una vacanza ma ha partecipato ad alcune manifestazioni contro l’ex governo Berlusconi..eh poi le persone che hanno commentato non facciano i santi/e perchè e una cosa che hanno fatto tutti,e un altra cosa sui genitori nn è colpa loro se i figli scioperano non tutti li possono accompagnare e molti non fanno altro che quello che gli viene inpedito quindi evitiamo di commentare certe cazzate colossali scusate per l’uso di alcuni termini ma è proprio il modo giusto x far capire ciò che intendo
Gentile Pietro,
trovo che sarebbe opportuno, se vogliamo discutere di riforme, di entrare nel merito delle stesse. Sarei felice di constatare che tu (possiamo darci del tu?) rientri fra quei pochi che davvero ne conoscono il contenuto.
La mia riflessione, scritta nell’ottobre 2007 si riferiva ad un episodio avvenuto sotto il Governo Prodi, quando Ministro dell’istruzione era ancora l’on. Fioroni. Non intendevo affatto entrare nel merito di una riforma in particolare, anzi ribadisco il concetto che ho tentato di esprimere anche nei commenti: gli studenti non hanno alcun diritto di sciopero. Se vogliono perdere un giorno di scuola, facciano pure ma – concedimi una provocazione – ciò non mi impedisce di ritenere la maggior parte di essi eterodiretti da minoranze organizzate all’interno delle scuole italiane (e quindi, di fatto, ignoranti rispetto al contenuto: che poi vorrei sapere quanti di quei capi effettivamente lo conoscono davvero).
Forse abbiamo deragliato rispetto al tema centrale? Forse, ma a dirla tutta ho faticato molto a dare un senso alle tue parole (ad esclusione dei turpiloqui, degli errori di grammatica e di ortografia).
Alberto
Gentilissimo Mauro,
mi rincresce moltissimo non averLe risposto per quasi due anni, ma probabilmente avevo rinviato il da farsi al domani, dimenticandomi poi della replica che Le dovevo. Le chiedo scusa.
Il suo commento mi sembra molto passionale ed è una cosa bella anche perché si abbina ad un atteggiamento e a toni assolutamente rispettosi nei confronti di chi la pensa diversamente. E’ proprio questo, credo io, uno degli ingredienti principali della democrazia, principio a cui pure le nostre discussioni su come2discuss si informano.
Democrazia, parola-chiave anche all’interno della Sua riflessione. Io mi colloco tra coloro, spero la maggioranza, che credono che nel nostro Bel Paese la democrazia sia ancora viva, ancorché piena di storture – di cui un grosso potere concentrato nelle mani di una sola persona è solo una delle tante e, secondo me per fortuna, fa da contrappeso ad altri difetti.
Ma sono anche tra coloro, stavolta immagino e credo una minoranza, che non idealizzano la democrazia. Cioè sono tra coloro che non si fanno illusioni circa le caratteristiche reali di quella che Winston Churchill ha definito icasticamente la peggiore forma di governo ad eccezione di tutte le altre sperimentate finora.
Le deviazioni dall’ideale esistono e bisogna conviverci facendo in modo, questo sì, che il necessario equilibrio fra pesi e contrappesi non si alteri troppo (ma qui finiamo per chiamare in causa il concetto di Stato di diritto, che è una cosa un po’ diversa). La legge elettorale in vigore è da molti ritenuta una “porcata” e una delle ragioni è probabilmente l’aver soppresso il meccanismo dele preferenze. Una questione che io, per esempio, considero un orpello rispetto ad altre ben più importanti quali la rappresentanza del popolo e la stabilità del Governo. Attributi, questi, fondamentali per una democrazia genuina e funzionante ma che una legge come il cosiddetto Mattarellum (quella in vigore alle elezioni politiche 1994, 1996 e 2001) che il comitato promotore del referendum – dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale proprio ieri – giudicava il rimedio salvifico ai mali introdotti dal Porcellum. Una legge, il Mattarellum, che creava il cosiddetto meccanismo delle desistenze e non aveva alcun rispetto per la rappresentanza (essendo fondata al 75% sul maggioritario uninominale). Eppure più di un milione di persone, trainate da numerose forze politiche, ha firmato per il referendum convinte che il ripristino del Mattarellum avrebbe riportato in carreggiata l’Italia.
Come vede anche Lei, non esistono rimedi ideali, perfetti. La democrazia è un’invenzione umana e come tale è piena di storture: la democrazia reale si discosta molto da come la teorizzano, normativamente, giuristi, filosofi e politologi.
Un altro concetto-chiave legato a “democrazia” che emerge nel Suo commento è “informazione”. Mi pare che concordiamo sul fatto che questo ingrediente essenziale per una democrazia compiuta manchi. Giovanni Sartori in “Democrazia cosa è” distingue fra disinformazione, informazione e competenza. Certo, non si può pretendere che gli studenti che scendono in piazza siano competenti, ma almeno che rientrino nella seconda categoria. E com’è possibile se, come ricorda Lei, la tv ha subito una degenerazione? E’ mia profonda convinzione che la maggior parte della gente non sia informata e questa è un’altra stortura della democrazia. La gente è, al contrario, generalmente faziosa. Fazioso non è colui che parteggia per un ideale e lo difende. Magari! Fazioso è colui che legge la realtà attraverso lenti ideologiche, incrostate da visioni di parte elaborate da maestri di retorica che oggi, nella tv del sensazionalismo – quella dei culi e delle tette, quella dei processi legati agli episodi più celebri di cronaca nera, quella delle vicende di cronaca politica rosa – hanno la meglio. Non faccio i nomi di questi maestri, è sufficiente riconoscere che questa gente è arruolata sia nelle file della destra sia in quelle della sinistra.
Nonostante tutto ciò, io continuo a considerare questa democrazia benché storta pur sempre una democrazia: anche Lei ha ricordato quell’urlo fra tanti, “Gelmini vaffanculo”. Finché vivremo in pace, finché i conflitti verranno risolti pacificamente, finché non ci arriverà la polizia a casa a portarci via per motivi ignoti, finché avremo diritto di parola saremo in democrazia. Eh sì, siamo proprio in democrazia, se un urlo del genere è considerato legittimo da molti e anzi doveroso.