L’uso Delle Sanzioni Per Produrre Legittimità


C’è un interrogativo a cui sto cercando di dare una risposta da diversi mesi e che può aiutare a riflettere su una questione che è attualmente stata resa pubblica per merito di alcune proteste da parte di utenti della strada contro l’eccessivo uso dello strumento “sanzione” o “multa” da parte degli addetti alla sicurezza stradale e, da ultimo, dei cosiddetti ausiliari del traffico. La domanda è la seguente: è accettabile che un ordinamento giuridico – sia esso lo Stato o un Comune – fondi la propria legittimità sulle sanzioni? O meglio: entro quali limiti esso può utilizzare le sanzioni per produrre legittimità?

Ritengo abbastanza pacifico convenire sul fatto che le sanzioni servono e sono utili per correggere la condotta deviante dei soggetti che vivono in una determinata società. Condotta deviante rispetto a cosa? Rispetto ad un sistema di norme generalmente accettate e condivise. E’ questa l’essenza di una società, altrimenti non la potremmo definire tale. Ed è questo il discrimine fra una società – in cui, con altre parole, un gruppo di soggetti si dota di un sistema di norme che, anche tramite le sanzioni, è tenuto a rispettare per una pacifica e armoniosa convivenza – ed un qualsiasi sistema non governato da norme e nel quale i soggetti hanno la possibilità di fare ciò che vogliono senza limiti.

Le sanzioni, dunque, dovrebbero servire a scoraggiare comportamenti “non ortodossi” o al limite a ripristinare una situazione di partenza, rimediando al danno prodotto. Tuttavia, secondo me, un ordinamento giuridico che mirasse alla valorizzazione della sanzione quale unico o, al limite, principale strumento finalizzato all’adesione dei consociati ai fini ed ai valori posti da una società, finirebbe per produrre una situazione paradossale: un atteggiamento e una disposizione contraria da parte dei consociati stessi ai medesimi fini e valori su cui una società si fonda. Ciò avverrebbe, sempre secondo me, in misura maggiore se le sanzioni venissero concepite dall’ordinamento giuridico esclusivamente come mezzo per rimpinguare le proprie casse (ammende) o per controllare i soggetti (pene), acuendo la distanza fra potere e libertà (fra governanti e governati), esacerbando insomma la forma di Stato.

I consociati non impiegherebbero molto tempo a comprendere questo spirito insito nelle sanzioni e ne deriverebbe una situazione di conflitto che probabilmente l’ordinamento giuridico provvederebbe a sedare inasprendo ancor più le sanzioni o ricorrendo (in questo caso lo Stato) al monopolio legittimo dell’uso della forza. Nel caso specifico della somministrazione, secondo me spropositata, delle multe per infrazioni anche minime ma generalizzate e forse spesso inevitabili al codice della strada, ritengo che ciò non produca condivisione delle norme, e che un ordinamento giuridico non possa, per fini differenti rispetto a quelli ufficialmente proclamati, fondare la propria legittimità sulle sanzioni. Ribadisco l’idea per cui le sanzioni hanno una loro utilità, ma l’attaccamento ai valori ed ai princìpi contenuti direttamente o indirettamente nelle norme, da parte dei soggetti che compongono una società, debbono poter prescindere dalla sanzione. Qualcuno potrebbe obiettare che le sanzioni esistono proprio perchè una situazione del genere non si produrrà mai in alcuna società. Ciò lo credo anch’io, ma non può essere un valido motivo per proseguire in una direzione contraria.

Mi viene in mente, tra l’altro, proprio in questo momento una nuova norma (contenuta nel Decreto Bianchi sulla sicurezza stradale) per la quale potranno essere sanzionati coloro che dopo aver parcheggiato l’automobile la terranno accesa per godere dell’aria condizionata. A me pare eccessivo. Mi sembra che sia l’ennesima decisione giustificata ufficialmente da un buon motivo (riduzione dell’inquinamento), ma presa invece per fini diversi e, nello specifico, rimpinguare le casse dei Comuni.

Un ordinamento giuridico deve poter investire risorse nella sensibilizzazione di certi temi in maniera tale da produrre consenso e legittimità ad esso indipendentemente dalle sanzioni. In definitiva, il ragionamento risulta chiaro: un soggetto dovrebbe rispettare una norma perchè si riconosce nei princìpi affermati in essa e non perchè timoroso delle sanzioni in cui può incorrere se non la rispetta. E voi cosa pensate?

Alberto Gasparetto

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Io credo che la gran parte degli italiani condividano le norme della strada (e anche la maggioranza delle leggi italiane). A mio avviso, il motivo per cui queste non vengono rispettate è che (soprattutto) in Italia c’è l’abitudine di fare quello che più ci fa comodo.
Di esempi ce ne sono a bizzeffe. In questo periodo ad esempio sono molto arrabbiato perché molto posto dei parcheggi per le biciclette sotto il dipartimento di matematica sono regolarmente occupati da macchine, ognuna delle quali occupa uno spazio su cui starebbero una decina di bici. Inoltre i due posti per disabili sono perennemente occupati da macchine senza il permesso. E sai quante volte sono passati a fare multe negli ultimi due anni e mezzo? Una!
Quindi sono assai contento se si aumentano i controlli stradali. Ben venga se un comune invece di aumentare le tasse vuole guadagnare un po’ di soldi a spese di quelli che non seguono le regole.
Quanto all’esempio sui condizionatori citato da Alberto, penso che le multe fatte per quell’infrazione si conteranno sulle dita di una mano. Probabilmente più che per far cassa quella norma serve a far contenti i verdi e gli ambientalisti vari (e questi ultimi hanno perfettamente ragione a richiederla, anzi penso sia opportuno multare anche chi non spegne il motore mentre aspetta a dei semafori notoriamente lunghi).

Come avrai notato ho bypassato completamente gran parte della tua mail. Penso infatti che il problema che ti poni non sia molto sensato, dato che le leggi sono in gran parte condivise.
Colgo l’occasione per farti un osservazione: non ti sembra il caso di parlare di quanto succede in Birmania (o in Sudan) e dell’inquietante silenzio che avvolge le vicende in cui gli USA non sono il nemico piuttosto che delle multe?

Sandro Bettin

Ciao Sandro, ti ringrazio per il commento!

Beh io ho voluto lanciare un dibattito su una questione più che altro filosofica.
Io tuttavia noto che le leggi non sempre vengono rispettate, anzi ritengo che se ci si trova nella possibilità di trasgredire, lo si fa tranquillamente e il caso delle macchine parcheggiate nei posti riservati alle biciclette ne è un esempio lampante. Tu poni una questione intelligente che però è esattamente all’opposto della mia. Tu evidenzi il fatto che secondo te sono poche le infrazioni ad essere rilevate. E’ una questione intelligente perchè solleva un aspetto che non va giù nemmeno a me. Il problema di cui parlavo io, però, va oltre. Esso riguarda, se vogliamo, il modo di un ordinamento giuridico che, per il tramite degli addetti alla sicurezza, approfitta del potere “sanzionatorio” per fare cassa. In questo modo produce attaccamento coatto e indotto dall’esterno al sistema di regole che il medesimo ordinamento si è dato. Secondo me questo non è accettabile, tutto qui. La condivisione delle regole dovrebbe prescindere da tutto ciò, dovrebbe avvenire in maniera volontaria e deliberata da parte dei consociati. In soldoni: io non dovrei rispettare una legge solo perchè c’è il carabiniere col mitra puntato: devo osservarla perchè devo interiorizzare lo spirito di essa, conscio del fatto che la sua osservanza sia finalizzata al raggiungimento del bene comune.

Sulle vicende della Birmania sarebbe interessante discutere, ma non ho gli strumenti sufficienti per poterlo fare. Però una cosa te la dico: sono decenni che esiste quel regime militare. Quando qualche giorno fa è stata fortemente mediatizzata la vicenda, ho subito pensato che sotto sotto doveva esserci qualche interesse economico o giù di lì. La Birmania diventava dunque agli occhi di qualche grande potenza molto appetibile da un punto di vista geostrategico. Manco a farlo apposta si sono poi scoperti giacimenti di petrolio e gas. Cosa vuol dire tutto ciò? Forse vuol dire che c’è qualche Paese dall’esterno che sostiene la rivolta perchè interessato ad un cambio di regime e a farselo amico in un’area dove i concorrenti sono potenti e agguerriti. Parlo degli U.S.A. Mi rifiuto di segiure la scia dei giornali e telegiornali che piangono alla vista della repressione. Provo disgusto, dolore e tutto il resto, è chiaro. Ma io dico di fare attenzione e di non farsi ingannare dalla solita strumentalizzazione. E’ lo stesso sistema che ha condotto (con forte legittimazione) alla guerra in Kosovo nella primavera 1999 e (con legittimazione molto minore) a quella dell’Iraq nel 2003: la diffusione di immagini truculente per diffondere consenso intorno a interventi armati motivati in realtà da interessi geostrategici.
Per quale motivo infatti l’Occidente spinge ad isolare la Birmania e lo fa soprattutto chiedendo ai Paesi limitrofi (Cina e India in particolare) la sospensione degli aiuti? Perchè gli U.S.A. sono oltremodo interessati a stabilire un regime amico, dotato di risorse energetiche, in un’area di estrema concorrenza. E per quale motivo proprio Cina, India e Russia si sono opposti alle sanzioni chieste da U.S.A. e U.E. al CdS dell’ONU? Ma perchè la Birmania è il campo della prossima partita fra U.S.A. e potenze dell’Estremo Oriente e queste ne devono approfittare per ragioni di politica di potenza. Visto anche che queste stanno perdendo la partita sulla Corea, non possono permettersi di perderne un’altra.

Insisto, mi sembra pienamente legittimo fare multe per far cassa. L’importante è semmai che il far cassa non sia l’unico motivo per cui vengono fatte le multe o anche che non si inventino regole poco condivisibili solo per fare multe. Non c’è dubbio che sarebbe meglio che la gente rispettasse le leggi solo perché le condivide, ma, se ciò non accade, vada per i “mitra puntati”.

Per quanto riguarda la Birmania, io non credo che le notizie siano uscite perchè c’è qualcuno che ha interessi economici su quella zona. Le proteste dei monaci e dei cittadini birmani penso siano nate soprattutto per lo stato di povertà in cui quella povera gente è costretta a vivere (e non perché spinti da fuori). L’attenzione mediatica poi ha dato risalto a tali fatti prima di tutto perché in genere quando iniziano proposte di questo tipo in genere se ne parla e poi perché quei monaci che protestavano pacificamente con quelle belle tonache rosse facevano molto “folklore” e dunque notizia (immagino ad esempio che Studio aperto abbia sguazzato a lungo con quelle immagini).
Ah, dimenticavo, anche l’immagine del soldato che uccide il reporter giapponese è molto forte mediaticamente e mi stupisco tuttora che essa sia stata così poco pubblicizzata.
Sono abbastanza d’accordo alle tue critiche agli Usa per quanto riguarda la guerra in Iraq, meno per quanto riguarda la Serbia, ma non mi sembra il caso di addentrarci in questo argomento.
Dubito poi che sulla Birmania si giochi alcuna partita realmente importante tra Usa ed estremo oriente (semmai tra Cina India), non credo infatti che agli Usa gliene freghi molto di quello stato così lontano e così “fuori portata”, anche perché le risorse energetiche birmane, se non ho capito male, non sono poi così grandi. Più che per le risorse energetiche, la Cina fa ostruzionismo perché fanno parecchi affari con la Birmania, perché temono che una vittoria dei manifestanti dia coraggio ai tibetani per le loro proteste e soprattutto perché gli ottimi rapporti con la giunta militare della Birmania gli consentono una via sicura verso il mare.
Prima di concludere faccio un po’ di critiche a tutti, alla Cina che ormai è solo nominalmente comunista e che del capitalismo ha preso solo i lati negativi, alla Russia che si atteggia a democrazia mentre in realtà non lo è affatto e che in politica estera si comporta in modo quantomeno aggressivo, agli USA che hanno fatto finta di occuparsi della questione Birmana solo per dare un po’ fastidio ai loro consueti avversari salvo poi fregarsene di tutto appena l’attenzione generale si è sgonfiata, alla UE che continua a contare poco o niente e infine a quelli che in Italia e nel mondo manifestano per tutto quel che riguarda gli Usa, mentre adesso che forse c’era più speranza di combinare qualcosa fanno finta di niente.

Rispondo in merito alla questione della Birmania.
Tu affermi che “Le proteste dei monaci e dei cittadini birmani penso siano nate soprattutto per lo stato di povertà in cui quella povera gente è costretta a vivere (e non perché spinti da fuori)”, tuttavia ripeto sono decenni che c’è un regime militare illiberale e non democratico.
L’immagine del soldato che uccide il reporter è davvero scioccante perchè sembra una scena da film, ma non lo è…è la realtà!
Secondo me, con una spruzzata di realismo politico si può leggere benissimo la questione birmana come il campo su cui si giocherà una partita fra Grandi potenze. Ripeto che la questione coreana si sta già risolvendo a favore degli U.S.A. La Cina non può permettersi di regalare un’ulteriore fetta di terra a qualche potenza estranea (estranea culturalmente e geopoliticamente). La geopolitica in particolare aiuta molto secondo me: gli U.S.A. potrebbero installare missili che da quel territorio possono colpire facilmente la Cina, la quale si troverebbe chiusa geograficamente in una morsa (a sud-ovest la Birmania, ad est Corea e Giappone).
Certo, questo è uno scenario un pò catastrofico, ma è una lettura molto realista delle vicende.

certamente non ha senso un ordinamento che si legittimi per le minacce.
Consiglio di leggere Paolo Grossi, “Prima lezione di diritto”