Il 41 Bis E Il Dovere Di Una Nuova Guerra Alle Mafie

Apprendendo la notizia che un giudice di Los Angeles ha bloccato la procedura di espulsione verso l'Italia di un affiliato alla mafia italo-americana (Rosario Gambino), con la motivazione che tale istituto potrebbe essere usato come strumento di tortura, la prima reazione non può che essere di sdegno: l'idea che una bocciatua in materia di garanzie derivi proprio dal paese che ha dato i natali al "Patriot Act", e giustificato i procedimenti per i prigionieri di Guantanamo, non può che spingere alla rivolta morale.
Poi deve arrivare il momento della ponderazione, che ci riporta al dibattito sul famoso art. 41 bis del Codice Penale, che prevede, in sostanza, il carcere duro per i boss della mafia; una condizione non certo comune (caratterizzata da restrizioni delle possibilità di comunicazione con l'esterno e delle normali attività penitenziarie, controllo dei pacchi postali, impossibilità di comunicazione fisica con chi viene in visita); è una storia lunga quella che ha portato alla nascita di queste 13 carceri speciali in Italia: nasce dalla condizione di lassismo che ha imperato in molte carceri italiane negli anni passati (con retroscena incredibili, come quello di mafiosi che venivano sorpresi ai matrimoni nonostante fossero ufficialmente reclusi). Certo, il vero motivo della creazione di questo istituto è legato alla particolare condizione delle persone che sono sottoposti ad esso. Evitare che i boss potessero continuare a gestire dalle carceri gli affari delle famiglie (come avveniva anche grazie al semplice passaggio di pizzini nelle ore degli incontri o nello “ore d’aria”)
Il punto fondamentale, resta quello delle garanzie di questo istituto (che personalmente continuo a ritenere legittimo), ed è qui che dobbiamo fermarci nella critica agli USA e tornare a guardare a noi stessi: se dal punto di vista culturale, politico e morale è impensabile che il 41 bis venga usato come strumento di tortura (magari per ottenere rivelazioni su Cosa Nostra come ha sentenziato il tribunale in USA), è altresì vero che non ci sono le garanzie giuridiche, e questo per un semplice motivo: l’Italia non ha ancora definito nel Codice Penale il reato di tortura.
Ecco la prova che questa disposizione, che è stata già approvata dalla Camera e attende il voto del Senato, non rappresenta un semplice orpello: è un punto cardine di uno Stato di diritto, e nell’Italia dei Verri e di Beccaria è semplicemente assurdo che manchi.
La lotta alle mafie non deve mai contrastare i diritti fondamentali della persona…e questo non solo perché i diritti fondamentali devono vigilare sulle disposizioni penali, ma anche perché essi le legittimano…..questa è una lezione per l’antimafia e, in definitiva, per tutti noi.


