ott
31
2007
5

Migranti – calendario Amani 2008

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Segnaliamo un'interessante iniziativa dell'Ong AMANI, (in kiswahili “Pace”): un calendario per ricordare una realtà drammatica e difficile a due passi dalle nostre case, per non lasciare queste persone ai margini, per non dimenticare inoltre le nostre responsabilità…
 
I migranti vengono dal Sud e dall’Est del mondo verso l’Italia. Vengono ad accudire i nostri anziani, a sorvegliare i nostri figli, a pulire le nostre case, a servire alle nostremense, a lavare i nostri piatti, a raccogliere le nostre immondizie, a mandare avanti le nostre imprese artigianali, le colture e le stalle, gli impianti industriali e i servizi.Portano lavoro, umiltà, energia, un enorme desiderio di riscatto: vengono da noi per migliorarsi. Portano anche giovinezza e forza vitale alla nostra società senescente,disponibilità alle mansioni che da noi si rifiutano, speranza d’avvenire che a noi si comunica: vengono da noi per salvarci.
 
Il calendario è disponibile:
- presso la sede operativa di Amani Via Tortona, 86 20144 Milano
- telefonando ai numeri 02.48951149 – 02.4121011
- tramite www.amaniforafrica.org o calendario@amaniforafrica.org
Formato da parete (37X45 cm.) 10,00 euro
formato da scrivania al costo di 8,00 euro
(Spese di spedizione escluse)
Guarda il comunicato stampa integrale: pdf_ico_small.jpg
 
ott
23
2007
3

Il Darfur… dagli occhi di un medico italiano…

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immagine tratta da www.iansa.org

Pubblico qui di seguito una lettera molto stimolante scritta da un medico-chirurgo italiano durante il suo recente impegno in Sudan, in particolare nella martoriata regione del Darfur. Gli spunti offerti penso possano costituire un ottimo punto di partenza per molte riflessioni… (benchè a volte molto schietto, lascio il testo nella forma originale)

Carissime/i,

è un bel po' che non mi faccio vivo. Da due mesi sono rientrato in Darfur.  Spero che questo nome venga qualche volta ricordato in Tv perché non sarà famoso come l'isola dei famosi, non farà l'audience dei programmi della de Filippi.ma qui circa 20 milioni di persone vivono alla giornata nei campi profughi ed ogni giorno qualche decina di persone viene uccisa in questa guerra dei poveri.

Brevemente che faccio qui? Sono il"primario" (ma senza camice bianco) di un team speciale conosciuto come Fly Surgical Team (FST) con il compito di intervenire dopo la battaglia o gli scontri direttamente sul campo. Tanto per usare un termine pubblicitario."un ospedale a casa tua". Non manca niente. Abbiamo un aereo personale che facciamo dirottare dove vogliamo nel cielo del Darfur. 400 kg di materiale chirurgico, un anestesista inglese e 2 infermiere, una norvegese ed una giapponese( non fate alcuna allusione.).Dormiamo in tenda, mangiamo panini ed operiamo alcune volte sotto le stelle o all'ombra di un albero. Siamo i coccoli di tutti. Quando dobbiamo muoverci tutti si fermano e danno la precedenza a noi. E qui sta la magia di questa attività. Prima di arrivare "nel posto di lavoro" i Sudanesi ci regalano la possibilità di godere di paesaggi meravigliosi. Dal finestrino dell'aereo, se azzecchi la musica giusta dall'Ipod, puoi realmente credere di essere in un film. I paesaggi sono incredibili e la prospettiva che ti regala l'altitudine è unica. Allora l'Africa ti sembra realmente quella che ti fanno sognare i tour operator o certe pellicole. Solo quando esci dalla jeep e ti trovi davanti dei ragazzi con il kalashnikof ed altri con occhi paurosi che ti fissano da terra. Allora ti accorgi che questa è la vera Africa. Sono giorni che ti aspettano con qualche pallottola addosso, perché per arrivare li prima ti devono garantire che nessuno ti sparerà contro e che riusciremo a rientrare senza problemi. Ma lì siamo sempre ben voluti. Ci sorridono, ci stringono la mano e ci abbracciano quando partiamo. Non potevo mai immaginare di vivere esperienze simili. Tu operi sotto una zanzariera circondato da "giovani guerrieri con il turbante" e pure sai di essere al sicuro, nessuno ti toccherà o tenterà di fregarti la jeep (come spesso succede in Darfur le trasformano in pick up, ci montano sopra una bella mitragliatrice et voilà.. un bel tecnical).Ciò rende speciale l'FST. Arriviamo dove altri non potranno mai farlo. E qui scopri la naturalezza del gesto. Il calore di una stretta di mano, il sincero sorriso. Qui nessuno conosce la guerra in Iraq, le veline, probabilmente non sapranno che qualcuno è volato sulla luna e che esiste la bomba atomica. Grazie a ciò è stata alimentata la loro solitudine ed isolamento. Non va più bene che qualcuno continui a morire senza sapere i reali motivi del perché debba succedere ciò. Nessuno ha spiegato a loro che non esiste alcun motivo religioso ma solo l'ingordigia di pochi. Il loro terreno è un potenziale tesoro geologico e qualche potenza straniera lo sa benissimo. E i loro leader per riempire le loro tasche si inventano motivi extraterreni, di soluzioni etniche. E' in atto un genocidio ma come sempre per motivi geopolitici ed economici. Ma a loro nessuno ha spiegato ciò. E' una magra consolazione ed una presa per il culo avere alcune agenzie"umanitarie" qui che facciamo il doppio gioco. Giorni fa siamo volati nel sud Sudan perché Medici senza Frontiere non riusciva a gestire i pazienti arrivati da alcuni scontri. E cosi con il nostro special RED 912( diciamo l'aereo presidenziale dell'ICRC) abbiamo volato per 2 ore tra temporali e paesaggi incantevoli. Non possiamo volare molto alto perciò i cumuli nembi abbiamo dovuto affrontarli direttamente passandoci in mezzo e facendo lo slalom: entusiasmante. L'altro giorno siamo stati "presi in consegna" dai militari perché ci accusarono di esser decollati da una zona proibita. Quindi 2 ore in caserma tra discussioni e rischi di crisi diplomatiche. Alla fine tante scuse e partenza per un posto nel nord Darfur.Di nuovo ripenso a quanto sono fortunato. In due grossi camion( difficili da fregare)siamo passati tra zone desertiche, montane e steppose fino a raggiungere una scuola abbandonata con alcuni feriti dentro che ci aspettavano da giorni. Dopo averli operati abbiamo dovuto affrontare il ritorno con una certa apprensione perché siamo passati attraverso un corridoio neutrale, una terra di nessuno, dove magari qualcuno non sapeva delle nostre intenzioni. E' andata bene, sicuramente sapevano chi eravamo.

Ma il bello è arrivato dopo, carichiamo il nostro aereo, felici di rientrare a casa; dal parcheggio puntiamo verso la pista di terra rossa battuta, massima potenza dei motori e a metà pista, un colpo, saltato il motore dx.Un po' di spavento al pensiero che mancava una manciata di secondi ad essere in aria. Quindi attesa in mezzo al niente per l'altro aereo. Anche qs è straordinario.

Ho nella mente un'immagine tragica ma al tempo stesso ammirevole. Vicino ad uno dei posti dove siamo stati ci sono diversi campi profughi. In uno di questi, il più grande, c'è un bar. Decidiamo di premiarci con un coca. Salgo a piedi il piccolo argine e mi trovo di fronte la sconvolgente immagine di 50.000 persone ammassate in un terreno grande poco più di 2 stadi. Ora capisco perché tutti i villaggi attorno sono disabitati, è troppo rischioso rimanere scoperti in una piccola capanna, è meglio fare parte di una massa! E la mia ammirazione sta' alla capacità organizzativa di qs gente, hanno il panificio, bar negozietti. Ma non ospedali o centri clinici. Non ci sono organizzazioni internazionali, troppo rischioso. Ogni tanto WFP scarica cibo ma nient'altro. C'è un postazione dell'African Mission in Sudan dell'ONU ma hanno troppa paura di uscire dal loro compound.Sono lì per monitorare le armi e eventuali aggressioni, ma non possono intervenire. Classico atteggiamento del cazzo dell'ONU. (Qualcuno li aveva proposti al premio Nobel, dopo essere stati testimoni passivi del genocidio del Ruanda, bella faccia tosta di chi ha fatto la proposta…)Anche noi non possiamo dire che siamo medici… altrimenti non riusciremmo a salvarci. Immaginate che nella strada di ritorno ce ne sono altri 2 refugee camp. Saremmo assaliti. Abito a Nyala, la capitale del Darfur. Casa non male che condivido con l'amministratore e un tunisino. Buon personale cucina internazionale, tanto caldo e la cosa divertente è che quando non funziona nessuna comunicazione, significa che stanno combattendo fuori città. Allora dal vicino aeroporto vedi alzarsi gli elicotteri da guerra e i 2 jet. Alla fine queste teste di cazzo dopo aver scaricato vigliaccamente tutta la merceria bellica ci volano sopra i tetti per segno di vittoria.!! Coglioni, mi fanno solo incazzare di più perché le conseguenze delle loro azioni le vediamo solo noi dopo qualche gg sul campo. Per ora mi prodigo molto bene nella cucina. Quando mi stancherò di fare il chirurgo di guerra… posti per aprire un ristorante italiano ce ne sono molti nel mondo.

Vi abbraccio tutti e vi auguro buona estate

Mauro

Ps: utimo aggiornamento: stiamo partendo per una missione dove opereremo 50 feriti. La cosa strana è che come sempre la burocrazia e la scarsa volontà interferiscono con la voglia di dare il massimo. E' da un giorno che tra green e red light il mio team si sta stressando per l'attesa. Perchè noi saremo lì a lavorare senza sosta perché ci danno il permesso di rimanere solo 2 gg. Dopodiché se ricominciano a sparare l'UN non ci spedirà l'elicottero per riprenderci. 

Written by Daniele in: Diritti Umani, Esperienze |
ott
16
2007
2

IL 41 BIS E IL DOVERE DI UNA NUOVA GUERRA ALLE MAFIE

Apprendendo la notizia che un giudice di Los Angeles ha bloccato la procedura di espulsione verso l'Italia di un affiliato alla mafia italo-americana (Rosario Gambino), con la motivazione che tale istituto potrebbe essere usato come strumento di tortura,  la prima reazione non può che essere di sdegno: l'idea che una bocciatua in materia di garanzie derivi proprio dal paese che ha dato i natali al "Patriot Act", e giustificato i procedimenti per i prigionieri di Guantanamo, non può che spingere alla rivolta morale.

Poi deve arrivare il momento della ponderazione, che ci riporta al dibattito sul famoso art. 41 bis del Codice Penale, che prevede, in sostanza, il carcere duro per i boss della mafia; una condizione non certo comune (caratterizzata da restrizioni delle possibilità di comunicazione con l'esterno e delle normali attività penitenziarie, controllo dei pacchi postali, impossibilità di comunicazione fisica con chi viene in visita); è una storia lunga quella che ha portato alla nascita di queste 13 carceri speciali in Italia: nasce dalla condizione di lassismo che ha imperato in molte carceri italiane negli anni passati (con retroscena incredibili, come quello di mafiosi che venivano sorpresi ai matrimoni nonostante fossero ufficialmente reclusi). Certo, il vero motivo della creazione di questo istituto è legato alla particolare condizione delle persone che sono sottoposti ad esso. Evitare che i boss potessero continuare a gestire dalle carceri gli affari delle famiglie (come avveniva anche grazie al semplice passaggio di pizzini nelle ore degli incontri o nello “ore d’aria”)

Il punto fondamentale, resta quello delle garanzie di questo istituto (che personalmente continuo a ritenere legittimo), ed è qui che dobbiamo fermarci nella critica agli USA e tornare a guardare a noi stessi: se dal punto di vista culturale, politico e morale è impensabile che il 41 bis venga usato come strumento di tortura (magari per ottenere rivelazioni su Cosa Nostra come ha sentenziato il tribunale in USA), è altresì vero che non ci sono le garanzie giuridiche, e questo per un semplice motivo: l’Italia non ha ancora definito nel Codice Penale il reato di tortura.

Ecco la prova che questa disposizione, che è stata già approvata dalla Camera e attende il voto del Senato, non rappresenta un semplice orpello: è un punto cardine di uno Stato di diritto, e nell’Italia dei Verri e di Beccaria è semplicemente assurdo che manchi.

La lotta alle mafie non deve mai contrastare i diritti fondamentali della persona…e questo non solo perché i diritti fondamentali devono vigilare sulle disposizioni penali, ma anche perché essi le legittimano…..questa è una lezione per l’antimafia e, in definitiva, per tutti noi.

ott
16
2007
2

19/10 – Convegno: La Chiesa ha il potere di rimettere tutti i peccati?

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"Beati i costruttori di pace", Associazione Nazionale di Volontariato – Onlus e "Fraternità degli anawim" promuovono il convegno "La Chiesa ha il potere di rimettere tutti i peccati?" Evangelizzare la Chiesa a partire dai divorziati, dai separati. La 3 giorni si terrà a Padova in date 19-20-21 Ottobre, Sala Petrarca del Multisala Pio X, Via Bonporti 22.
 
PROGRAMMA:
Venerdì 19 ottobre
Ore 17.00-17.15: ALBINO BIZZOTTO, Presentazione
Ore 17.15-18.15: M. LUISA RIGATO, Riflessioni sulla vita di coppia nel Vangelo secondo Matteo
Ore 18.30-19.30: GIOVANNI CERETI, Monogamia, divorzio, nuove nozze e penitenza nella chiesa primitiva
Sabato 20 ottobre
Ore 9.00 – 9.45: PAOLO RICCA, Chiese evangeliche e vita matrimoniale
Ore 9.45-10.30: BASILIO PETRÀ, La dottrina e la prassi nelle chiese Orientali
Ore 11.15-12.30: Discussione e comunicazioni
Ore 10.30-11.15: RENATO MARANGONI, L'itinerario di spiritualità nella diocesi di Padova per separati e divorziati
Ore 15.00-16.30: GIANNINO PIANA. La legge è per la persona, non la persona per la legge
Ore 16.30-17.15: Discussione e comunicazioni
Domenica 21 ottobre
Ore 9.00-10.15: LILIA SEBASTIANI, Fedeltà di Dio – fedeltà dell'uomo
Ore 10.30-11.45: Discussione e comunicazioni
Ore 11.45-12.15: GIOVANNI CERETI: Conclusione sulle prospettive pastorali
ingresso libero

La sala è in centro città nei pressi della Cattedrale. Sabato è possibile usufruire della mensa per il pranzo.Domenica si concluderà con la Celebrazione Eucaristica.

LOCANDINA (per maggiori info): pdf_ico_small.jpg
 
Written by Daniele in: Appuntamenti |
ott
15
2007
2

AFROSCOPIA 2007: materiali

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Si è tenuta ieri a Bologna, sala Centofiori, la conferenza dal titolo "AFROSCOPIA: Scambiando… si impara" incentrata su alcuni temi caldi legati al continente africano quali: la cooperazione internazionale Nord-Sud, l'immigrazione, la cooperazione sanitaria, gli obiettivi del millennio, il problema dell'urbanizzazione nelle grandi metropoli del Sud del mondo… Alcuni di noi hanno partecipato all'evento. Sono quindi disponibili alcune foto della giornata (CLICCA QUI) e i file audio degli interventi (cercali nel riquadro "QUICK MATERIALS" rintracciabile nella colonna di destra della home page).
 
ott
15
2007
2

AFRICOM: come ricolonizzare il continente Africano…

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(immagine tratta da http://www.elcisnenegro.com)
 
E' di qualche giorno la fa la notizia del tutto allarmante dell'ormai avviato tentativo, da parte degli Stati Uniti d'America, di rafforzare la loro presenza militare nel continente africano. Sin qui forse niente di così eclatante: di fatto siamo ormai abituati a sentir parlare ultimamente di rilancio della corsa agli armamenti (non solo da parte USA, ma anche da parte russa ad esempio), di aumento delle spese militari globali, di tentativi più o meno espliciti di geopoliticizzare le relazioni internazionali; tuttavia questa volta siamo di fronte a qualcosa di specifico e mirato, pensato specificamente per una determinata area geografica, per un determinato continente… e per determinate zone dello stesso si può desumere. Il Pentagono ha infatti inaugurato l'AFRICOM (Africa Command): misura (comunque unilaterale) necessaria per la sicurezza globale o ennesimo tentativo da parte americana di imporsi con la sua potenza militare sullo scenario internazionale e sulle aree più deboli (ma più ricche) del pianeta?
 
Da Nigrizia (Sara Milanese)

È ufficiale la nascita dell’Africom (Africa Command): un comando unificato del Pentagono per l’Africa. Obiettivo: “sostenere I processi democratici nei paesi africani”, dice la Casa Bianca. Sfruttare meglio le risorse del continente, denunciano società civile e governi africani. Che si rifiutano di ospitare I marines statunitensi. Era stata annunciata il 6 febbraio scorso dal presidente statunitense Gorge Bush, ora è realtà: il 1 ottobre è stata resa ufficiale la creazione del nuovo Comando regionale per l'Africa (Africom). Il pentagono la presenta come un "sostegno ai paesi africani nel creare istituzioni democratiche e promuovere una buona governance"  e un modo per permettere agli Usa di attuare una politica “più integrata ed effettiva” sul continente. In realtà l’iniziativa, che vede la chiara opposizione sia da parte dei governi africani che delle realtà della società civile africana e internazionale, testimonia il forte interesse di Washington per le risorse del continente, malcela la necessità di arginare la Cina, fa intuire la volontà di avere nuove basi strategiche per la “lotta la terrorismo” e agli “stati canaglia”…

CONTINUA…

http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=10023&What=africom

ott
12
2007
13

Ma gli studenti godono del diritto di sciopero? Un motivo per parlare di democrazia

Ieri sera seguendo il telegiornale, il giornalista ha annunciato che oggi gli studenti delle scuole superiori sarebbero scesi in piazza per manifestare contro la riforma della scuola voluta dal Ministro Fioroni, esercitando il loro diritto di sciopero. E non credo che si sia trattato di una espressione isolata, visto che non è la prima volta che si sente una cosa di tal sorta. Con l’effetto devastante che molti alunni credono di godere davvero di quel diritto e di poterlo esercitare quando e come meglio credono.

Ormai erano un pò di anni che non assistevo da spettatore ad una manifestazione di studenti delle scuole superiori. In particolare sono passati un pò di anni dalle oceaniche manifestazioni contro la riforma della scuola patrocinata dall’ex Ministro Moratti o contro la Guerra in Iraq. All’epoca frequentavo l’ultimo anno del liceo (2002-2003).

Comunque ne è passato di tempo, perchè proprio non mi ricordavo che gli studenti in generale – nemmeno quelli universitari – godessero di questo diritto. Ad annebbiarmi la memoria deve essere stato il fatto che all’università, studiando la Costituzione della Repubblica italiana, non ho mai riscontrato un tale diritto in 139 articoli.

Questo diritto è riconosciuto, ai sensi della Costituzione italiana, all’articolo 40, ove si afferma che “Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano”. In particolare il legislatore ha previsto che questo diritto venisse riconosciuto “agli addetti ai servizi pubblici o di pubblica utilità” (legge 146/90). In sostanza il diritto di sciopero è accordato a certe categorie di dipendenti pubblici per consentire a costoro di protestare contro i propri datori di lavoro per motivi salariali, per avanzare diritti o quant’altro. Ma ne è esclusa la categoria degli studenti: quello che questi stessi, alimentati da una malata visione delle cose prodotta dai media, chiamano diritto di scopero, altro non è che una qualunque assenza ingiustificata da scuola. Tant’è che, sempre a differenza del lavoratore dipendente, l’indomani a scuola lo studente che non ha frequentato le lezioni deve esibire la giustificazione. E la motivazione che il docente sarebbe tenuto ad esigere, in un Paese serio, può essere tutto tranne che “esercizio del diritto di sciopero”.

Attenzione. Non sto prendendo posizione in merito ai contenuti della riforma, che tra l’altro non mi pare così catastrofica come gli scolaretti italiani vorrebbero far credere a tutti noi. Anzi, ne approfitto per affermare che la novità principale – gli esami di riparazione a settembre per via dei quali l’alunno rischia di rimanere “bocciato” anche solo per una materia: perdonatemi il cinismo, ma sono affari suoi, poteva studiare durante l’anno – va salutata con plauso. Ho semplicemente affermato quello che centinaia di migliaia di genitori avrebbero dovuto dire ai propri figli stamattina prima che questi uscissero di casa per “marinare” ingiustificatamente la scuola.

Stamattina ero a Bologna. Trovo vergognoso che passando per Via Rizzoli – la quale dà alle due torri, simbolo della città – mi si pari davanti, guidato da decine di forze dell'ordine, un nutritissimo corteo di studenti (di cui il 99% nemmeno sapeva precisamente per cosa) che, al grido di “Fioroni, Fioroni, vaff…!”, orchestra una gazzarra da stadio. E questo è ciò che è, immagino, successo in tutte le principali città italiane. A Padova come a Milano. A Roma come a Torino. E’ così che viene speso il budget destinato alla Difesa o all’Interno? A me non va bene. Un Paese serio, manifestazioni così dovrebbe vietarle. Almeno nei giorni in cui è previsto presentarsi in classe per le regolari lezioni.

Si è affermata, secondo me, una percezione distorta di cosa sia la democrazia, frutto di una versione distorta di cosa dovrebbe essere la democrazia. Come in tutte le manifestazioni che ci sono state in questi anni – mi viene in mente quella contro la Tav, ma ce ne sono molte altre – viene avanzato un diritto secondo me sacrosanto dalla “società civile”, in questo specifico caso dagli studenti: quello di essere ascoltata. Tuttavia a questo sacrosanto diritto, per via di quella versione distorta della democrazia che è andata affermandosi (almeno in Italia), ne viene spesso associato un altro: quello per il quale le istanze avanzate dalla stessa “società civile” non debbano essere solo ascoltate, discusse e magari bocciate, ma debbano condizionare ad ogni costo le scelte della politica. Dal piccolo Comune allo Stato. Secondo me non è tollerabile. Questa situazione produce infatti paralisi nel Paese, poichè – l’ho già detto in diversi miei posts precedenti – siamo in presenza di istituzioni politiche e di governanti preda del buonismo, che per via di tutto questo perbenismo e per il fatto che nessuno sa assumersi le responsabilità delle decisioni che prende, consegna il governo di questo Paese alle minoranze che, di fatto, dettano la propria legge.

Se un particolare tema genera, come è normale che sia, divisioni e scontri, ebbene mi pare giusto nonchè democratico che ognuno esprima civilmente la propria opinione. Ma la decisione verrà poi presa a maggioranza. Non è possibile, infatti, che a governare siano le dittature delle minoranze, che impongono la propria volontà agli interessi della maggioranza (della nazione).

Concludo esprimendo un ultimo pensiero sulla manifestazione odierna: la colpa dello “sbandamento” di queste giovanissime generazioni è purtroppo da addebitare ai loro genitori. Io ho paura del futuro a cui andiamo incontro, se grandi masse di persone sono portate a pensarla in questa maniera. Mandare i propri figli a manifestare, per quanto fondati possano essere i motivi, facendo loro saltare un giorno di scuola nella convinzione che si tratti dell’esercizio di un inalienabile diritto di sciopero, è un aspetto sintomatico della pesante deriva ideologica della società italiana di cui parlava Galli della Loggia in una puntata della trasmissione “Otto e mezzo” (ospite tra l’altro, quella volta, era il Ministro Fioroni). In quella puntata il professore se la prendeva con i genitori di oggi che, diversamente da un tempo, quando anche a suon di salutari “scappellotti” si obbligava i figli a studiare fino alle 10 di sera, tendono spesso a schierarsi incondizionatamente proprio con questi ultimi, ritenendo i metodi e gli insegnamenti “di disciplina” della scuola come eccessivi e sbagliati. Secondo me ciò deve far riflettere. 

Alberto Gasparetto

ott
12
2007
2

La Storia dell’Amore

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LA STORIA DELL´AMORE
di Nicole Krauss
Ed. Guanda

Leopold Gursky, ottantenne ebreo, vive solo a New York da quando, giovanissimo ha lasciato la Polonia devastata dalla guerra per sfuggire all´Olocausto. Ignora il fatto di essere uno scrittore famoso in America Latina, dove un amico ha pubblicato un suo manoscritto, La storia dell´amore, che lui credeva perduto a causa di un allagamento. In quel romanzo raccontava il sentimento impossibile per Alma, giovane polacca, amata in gioventù e ritrovata troppo tardi, quando lei è già  moglie e madre. Seduto su una panchina di Central Park, viene a conoscenza di questa e altre verità  da una giovane newyorkese, Alma, che deve il suo nome proprio alla protagonista di quel romanzo.

Nicole Krauss, nata a New York nel 1974, oltre a La storia dell´amore ha pubblicato Un uomo sulla soglia. E´ moglie di Jonathan Safran Foer, autore del bestseller Ogni cosa è illuminata.

Written by Elisa Pillonetto in: Libri | Tag:
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