L’etichetta Destra-sinistra Oggi


Anzitutto vorrei salutare per la prima volta tutti i responsabili del blog, oltre a tutti i bloggers. Davanti all’input di Alberto “Ecco perchè non sono e non posso essere nè di sinistra nè di destra”, mi viene da scrivere questo. Se non ci si sente nè di destra nè di sinistra è a mio parere un buon segnale: anzi ottimo, se non ci si identifica totalmente con nessun partito. La maggioranza delle persone si dice di destra o sinistra, di quel partito o di un altro, senza saperne di preciso i motivi, senza conoscerne a fondo i programmi etc. Perchè si vota a destra o a sinistra? Motivi familiari, tradizione, luogo geografico dove si vive… gli studi a riguardo sono vastissimi e le tesi numerose, ma questo non è il punto.

Il vero punto è il seguente: non c’è più (sempre ammesso che ci sia stata) una sostanziale differenza tra destra e sinistra. O meglio: tale etichetta non serve più a nulla, anzi talvolta confonde un pò le idee. Blondet (giornalista e soprattutto provocatore) scrisse un articolo, a mio parere abbastanza esplicativo e condivisibie, dal titolo: “La sinistra fa la destra. E la destra? Nulla”. Prendiamo ad esempio la scuola del ministro Fioroni: italiano, geografia, tabelline, esami di riparazione… Anche a mio parere come per Blondet, molto bene (specialmente se confrontata con la riforma Moratti “computer ed inglese”, managerialità berlusconiana da quattro soldi), ma cos’è questa se non una “restaurazione”.

Come ha già citato Alberto il liberismo economico è un altro esempio. Monetarismo e sinistra non sono più termini incompatibili. Esistono banchieri “di sinistra”…ah….ah (vd. Profumo-Unicredit).

Altro esempio ancora già citato giustamente da Alberto è la sicurezza. Per far ingurgitare alla sinistra una svolta in senso repressivo (che, si badi bene, può essere del tutto necessaria, anche se mi viene perlomeno da sorridere quando davanti a diffuse macroscopiche violazioni di legalità si concentra l’attenzione contro il lavavetri di turno) Amato, come ricorda Blondet, utilizza l’argomento tipicamente leninista dell’evitare “il risveglio delle forze della reazione”. L’etichetta è comoda. L’idea è così passata.

Per una volta (ma solo per una volta, tengo a sottoilineare) sono d’accordo con un Agnelli (Gianni): in Italia solo la sinistra può fare la destra.

E con il partito democratico? Cioè, voglio dire, una volta che sarà andato in porto il progetto, che sarà divenuto segretario Veltroni etc etc… che senso avrà parlare di destra-sinistra? Per quella che ormai chiamano “la casta” avrà ovviamente un senso che è il seguente: una bella etichetta per vendere un pessimo prodotto. Ma per noi confusi elettori? Come discernere? Come capire? Chi votare? Votare? Sapete, se l’alternativa è tra X e X… Dovremo scegliere un partito democratico che si ispira direttamente al PD americano (ma qualcuno, una volta per tutte mi può spiegare la differenza SOSTANZIALE tra repubblicani e democratici americani, tra Bush e Kerry etc? Perchè io non la vedo e non l’ho mai vista. Vedo la stessa visione del mondo, la stessa visione interna del loro paese. Solo qualche piccola sfumatura su temi tra l’altro portati avanti in maniera contraddittoria all’interno degli stessi due partiti). In alternativa qualche agglomerato di “destra” senza la minima idea sul futuro del paese (lo si capisce benissimo già ora). Infine una  “sinistra” radicale che dal punto di vista umano, sociale, economico e politico porterebbe il paese semplicemente allo sfascio.

Io non invito certo a non votare, anche se ovviamente è perfettamente lecito andare in spiaggia con Panebianco… (penso però che alle prossime elezioni quel tale andrà al mare senza il professore). Dico solo che occorre prendere coscienza della situazione, del fatto che le scelte, al di là delle etichette, si stiano restringendo sempre più.

Queste riflessioni nascono come detto dall’argomentazione saggiamente provocatoria di Alberto Gasparetto e dalla discussione via e-mail che ne è scaturita. Colgo allora l’occasione offertami dalla mail di Riccardo Giannone per precisare che anche per me ovviamente la semplificazione è assolutamente necessaria in politica, tanto più a livello partitico: anzi, questa è uno dei principali compiti dei partiti. Dice Bryce che “i partiti creano l’ordine dal caos di una moltitudine di elettori”.

Senza dubbio vero. Occorre però vigilare. A questa semplificazione se ne accompagna un’altra, non deputata alla strutturazione del voto. Sto parlando della semplificazione alla quale assistiamo ogni giorno guardando i TG, qualunque TG, alla semplificazione del dibattito politico attraverso i cosiddetti sound bites, attraverso le etichette come “destra-sinistra” appunto. Si perdono la complessità dei problemi e le loro diverse sfumature. A volte si perde addirittura il problema.

Sicurezza, giustizia, equità, etc. sono concetti. Dietro di essi  vi è e vi è stato un dibattito filosofico-politico vastissimo. Vi è stata poi una storia dove “destra” e “sinistra” hanno fatto proprio quello o  quell’altro concetto. Si è allora stabilito per esempio che la sicurezza fosse un tema di destra, la giustizia sociale di sinistra etc. Parlando da un punto di vista strettamente filosofico, queste distinzioni lasciano (e hanno sempre lasciato) il tempo che trovano. Cosa sono se non convenzioni, assunti frutto di contingenze storico-politiche? Non se ne voglia negare l’utilità. L’etichetta ha per molto tempo onorato il suo compito “semplificatore-strutturatore di voto”.

Oggi però non sembra più essere così. In realtà già da un pò di tempo. Si pensi all’inedito laburismo di Tony Blair. Le etichette Dx-Sx possono confondere. Possono illuderci di avere davanti a noi diverse opzioni. Credo sia veramente arrivato il momento di ragionare prescindendo dalle appartenenze politiche (partitiche), con un occhio certo alla filosofia politica, ma con un approccio molto pragmatico. Esempio. Credo che per combattere l’illegalità occorra iniziare dai lavavetri? Benissimo. Voterò chi contrasta il fenomeno. Non occorre che mi “impacchettino” la cosa e me la vendino per quello che non è. Chiamiamo le cose con il loro nome e, se proprio vogliamo continuare ad usare sgualcite etichette, che almeno siano le etichette corrette. Per continuare la metafora: a quel punto però sarebbe chiara la drastica riduzione delle opzioni, le etichette sarebbero quasi tutte uguali. Diverrebbe palese il grave danno alla comprensione dei problemi, alla loro risoluzione nonchè alla rappresentanza politica. Ecco il motivo del loro permanere.

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Premetto che il seguente commento è la risposta ad una email ricevuta dal mio amico Alberto, pertanto i toni non sono quelli di un articolo, ma di una chiacchierata tra amici. Il commento rispecchia il mio pensiero personale e non intende essere offensivo nei confronti di nessuno.
“Concordo con Francesco Rossi quando dice che che la distinzione tra destra e
sinistra si sta perdendo e che non ha quasi più senso parlare di destra
o sinistra, ma questo secondo me è di importanza relativa. Cerco di
spiegarmi. Bisognerebbe intendersi innanzitutto su cosa si intende per
politica, sugli scopi che essa dovrebbe avere e se le persone che sono
coinvolte direttamente ci rappresentano (cosa importantissima) e se
svolgono onestamente il loro compito. Io credo che la politica sia lo
strumento attraverso il quale le persone decidono di relazionarsi in
modo civile. La politica serve alle persone per mettersi d’accordo, per
concordare delle regole che tutti devono rispettare e per garantire a
ogni persona un’esistenza dignitosa. E’ chiaro che è impossibile che
ogni cittadino possa svolgere attività politica altrimenti sarebbe un
caos ed avremmo un parlamento di 60 milioni di persone. Noi allora
votiamo dei rappresentanti che si prendono l’incarico di gestire la vita
politica (e già in questo passaggio perdiamo molta della pluralità di
idee possibili nel senso che non si potrà mai trovare un rappresentante
che sia portatore di tutte e sole le idee di un singolo cittadino). Due
osservazioni su questo passaggio: 1) in linea di principio, sarebbero da
lodare le persone che “spontaneamente” decidono di accollarsi la
responsabilità di governare uno stato perchè si fanno carico di
organizzare la società nel modo migliore possibile (parliamo sempre in
linea di principio) spontaneamente 2) La perdita di pluralità di idee
attraverso la scelta dei rappresentanti implica naturalmente la
creazione di fazioni che si fanno portatrici di istanze legate alla
storia delle persone, alla cultura, alle tradizioni etc…E’ perciò
normale che ci siano diversi partiti ognuno con connotazioni diverse che
si propone di rappresentare delle particolari categorie. La questione
importante da affrontare in questi tempi, secondo me, è il fine della
politica. Credo di dire una cosa condivisibile quando affermo che la
politica dovrebbe avere come compito minimo quello di garantire
un’esistenza dignitosa ad ogni persona. Questo compito è affidato a
tutta la politica, non ad un partito o ad un altro, di conseguenza ogni
partito è chiamato a contribuire alla buona realizzazione della vita di
ogni persona. Non è quindi una questione di destra o di sinistra la
giustizia sociale, ma è una questione di tutta la politica.
Un’ingiustizia è tale di per se, non è una questione di destra o
sinistra, come pure un buon sistema economico non dovrebbe essere legato
tanto alla sua provenienza di area intellettuale (anche se è innegabile
ad esempio che l’idea liberale sia nata in ambienti che noi definiamo di
destra), quanto al bene che porta ai cittadini. Non so se mi sono
spiegato bene. Intendo dire che il liberalismo è una cosa buona se
produce un bene per tutti i cittadini oppure, rovesciando il discorso,
non è un male se comunque è garantita l’esistenza dignitosa ad ogni
cittadino. Dovremmo fare più attenzione alle idee, non alle definizioni.
Destra, sinistra, centro esistono perché le persone sono diverse ed
hanno idee diverse ed è giusto (ed anche bello) che sia così e le
decisioni, le leggi, i provvedimenti dovrebbero essere frutto di
concertazione, dialogo, scambio di opinioni, dibattiti, tenendo presente
il fine ultimo della politica che dovrebbe essere la tutela della
dignità di ogni persona. La discussione allora si sposterebbe ad un
livello superiore nel senso che i governi dovrebbero sedersi e discutere
ad esempio se il tal provvedimento economico garantisce o meno una casa
anche ai meno abbienti, per esempio, piuttosto che se esso garantisce o
meno un beneficio economico a me, ai miei amici imprenditori che
costruiscono case, ai miei alleati banchieri che non concedono un mutuo
ad un giovane lavoratore, ma che finanziano azioni economiche politiche
sociali nefande al solo scopo di produrre profitto senza farsi scrupolo
di calpestare diritti, sensibilità, leggi e dignità. Il problema
principale della politica è che essa ha a che fare con il potere e con
il denaro che purtroppo possono essere la rovina delle persone.
Purtroppo è anche ovvio che sia così perché nella politica devono
convogliare tutte le espressioni della società, giustizia, economia,
lavoro, scuola, sanità, ambiente, etc… e quindi è chiaro che molte
persone hanno interesse ad entrare in politica per tutelare solo i
propri interessi (purtroppo anche a scapito di quelli altrui). Io non ho
niente contro le persone che entrano in politica per tutelare gli
interessi di una particolare categoria, purché sia comunque garantita
l’esistenza dignitosa ad ogni cittadino. Esempio banale: se un governo
formato da persone che hanno interessi personali a fare politica emana
provvedimenti che ad esempio fanno alzare in modo spropositato i prezzi
dei generi alimentari di base allora le persone che prima conducevano
una vita dignitosa, ma al limite delle proprie possibilità economiche
ora queste persone si troveranno in una situazione di povertà perdendo
quindi la condizione di esistenza dignitosa. Il problema grave del
nostro paese a mio avviso è che tanto a destra quanto a sinistra nessuno
presta interesse al bene dei cittadini, e la politica è diventata
un’organizzazione che provvede quasi solo al profitto dei soli politici
(e amici connessi). In questo modo ai politici va bene tutto purché le
rispettive poltrone non siano toccate ed è così che nasce la nostra
vergognosa e antidemocratica legge elettorale (sulla quale non mi dilungo
altrimenti diventerei volgare). Non può
esistere che in un paese che si dice civile e democratico un cittadino
non possa scegliersi un suo candidato rappresentante! Ormai purtroppo la
politica italiana è un’azienda che non assume nuovi impiegati (Non so
quale sia l’età media dei nostri politici, ma io in quanto giovane di 24
anni non mi sento per niente rappresentato nel nostro parlamento e non
credo che i giovani siano così pochi in Italia da non godere nemmeno una
persona che si avvicini a loro almeno in età; per intenderci, vecchi di
65 anni non mi rappresentano, non mi possono rappresentare!). Si tiene
quelli che ha e proprio come una multinazionale ricerca il profitto per
se dimenticando (se va bene), calpestando (se va male) anche i diritti
dei cittadini che invece dovrebbe tutelare! Come ci si spiega il fatto
che in parlamento si discute su ogni fesseria, ma i parlamentari sono
sempre tutti d’accordo all’unanimità ad alzarsi gli stipendi e ad
incrementarsi i privilegi? Come ci si spiega che le proposte di legge di
una fazione vengano sempre avversate dall’altra fazione che però appena
sale al governo le fa proprie e le fa diventare leggi? Come ci si spiega
che in Italia i costi della politica siano il doppio dei costi della
politica americana (notizia di questi giorni)? E poi ci si lamenta che
non ci sono fondi per fare questo o quell’altro, è chiaro, se ad ogni
parlamentare che fa mezza legislatura devo garantire una pensione a vita
di migliaia di euro al mese. Per cosa, poi? Per aver lavorato 2 anni? Un
cittadino medio penso che quei soldi li prenda in quasi un anno di
lavoro, ci rendiamo conto delle sproporzioni e delle ingiustizie che si
consumano alle nostre spalle?!? In questo clima non ha proprio senso
parlare di destra o sinistra perchè nessun discorso fatto da una fazione
o dall’altra corrisponde poi ad un provvedimento fatto per il bene dei
cittadini, a volte nemmeno per il bene di tutti i propri elettori, assurdo! Siamo
governati da persone che non sanno nemmeno la costituzione: Giovanardi,
in un’intervista ad una radio, ha affermato che un ministro risponde del
suo operato solo ai propri elettori, mentre voi che conoscete la
costituzione meglio di me mi insegnate che un ministro della repubblica
italiana risponde del suo operato al popolo italiano nella sua
interezza ( http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Giovanardi )! Non dobbiamo più pensare di votare a destra o a sinistra, ma
solo di votare le persone che ci sembrano più coerenti e degne di
fiducia perché sono quelle che più sono vicine alla gente, perché
cercano ancora di essere in politica per cercare il bene comune, non
l’interesse personale. Sono poche queste persone, ma alcune secondo me
ci sono ancora e a loro dobbiamo guardare per sperare in una politica
nuova, che sia attenta al bene delle persone, insomma una politica che
faccia politica, buona politica. Ringrazio Alberto per aver stimolato la
discussione e chiunque voglia rispondere, c’è bisogno che la gente
faccia circolare le idee, le opinioni.
Riccardo.”