I Nuovi Fronti Di Mafie E Contromafie
Dopo gli eventi degli ultimi mesi, sulla stampa, nell' opinione pubblica, e addirittura in ambito istituzionale si è ricominciato a parlare di mafie; rispetto agli anni novanta cambiano gli attori principiali soprattutto nell'antimafia: in primo piano non ci sono più magistrati e politici (quelli fedeli allo Stato), ma giornalisti, scrittori e imprenditori. E' altresì vero che nella mafia alcune cose stanno cambiando: Cosa Nostra resta forte ma la 'ndrangheta si è ormai affermata come la mafia più potente, mentre nella Camorra continuano i regolamenti di conti
Qualche mese fa i primi avvertimenti mafiosi non fecero quasi notizia, (la deturpazione di una targa in memoria di Giuseppe Impastato, i numerosi attentati alla cooperativa di Libera in Calabria nella Valle del Marro); poi, come in un Domino, le cose si sono sviluppate da se, una dietro l’altra, e oggi il crimine organizzato è tornato sotto i riflettori.
La Strage di Ferragosto si può definire come la punta dell’iceberg, (considerando che secondo alcuni la teatralità della scena, che vagamente ricorda “Il Padrino”, sembra essere stata organizzata da alcuni clan calabresi per far sapere agli inquirenti italiani e tedeschi che i loro avversari avessero importanti affari in corso in Germania), raggiunto durante un mese di agosto in cui si è registrato anche un regolamento di conti camorrista in Italia.
Intanto Cosa Nostra ha ripreso con i riti simbolici, e si è rivalutato il ruolo dei boss in carcere, come da tempo non si vedeva: lo dimostra il simbolico scambio di anelli nuziali tra i boss Nitto Santa Paola e Leoluca Bagarella, avvenuto grazie allo scambio di celle, a seguito del quale ognuno dei due ha lasciato la propria fede sul tavolino della cella che avrebbe occupato l’altro (segno di una nuova alleanza tra due clan, che furono rivali al tempo della seconda guerra di mafia che portò i Corleonesi alla guida di Cosa Nostra); oppure le cartoline inviate a Provenzano e Riina con la scritta “La pace è finita” recante l’indirizzo di destinazione“Via Borsellino”, volutamente sbagliato.
Ci sono poi gli scoop de “L’Espresso” che ha recentemente riportato le ammissioni dell’autore di Gomorra, Roberto Saviano, il quale ha ammesso di sapere di essere stato condannato a morte dalla Camorra; un altro articolo riporta l’incredibile caso di un affiliato alla ‘ndrangheta infiltrato nell’INTERPOL.
Infine, il 4 settembre scorso, i Carabinieri hanno sventato un attentato al giornalista dell’ANSA Lirio Abbate, autore di un libro sui complici di Provenzano (in solidarietà al giornalista è stata organizzata una marcia)
L’Antimafia intanto non sta a guardare e continua a muoversi. “Libera” ha appena creato una nuova cooperativa in Puglia, mentre la Confindustria siciliana ha scelto di espellere gli imprenditori che si piegheranno al pizzo.
Manca però ancora una risposta corale e soprattutto globale: occorre che tutti i settori della vita culturale e produttiva del paese diano un segnale, mentre si attendono provvedimenti significativi del Governo (a cominciare dalla creazione di un Agenzia Nazionale per la gestione dei Beni Confiscati).
Anche a livello internazionale occorre fare di più, anche se la definizione del mandato di cattura internazionale per Giovanni Stangiò, accusato della strage di Duisburg, è di certo un passo nella giusta direzione.
Quando la lotta alla mafia cominciò a prendere vita in ambito giornalistico, politico e giudiziario, uno dei problemi più importanti era far capire un po’ a tutti che gli eventi erano sempre concatenati tra loro e preludevano a qualcosa. Ora che questa è una verità conclamata, per tutti noi è importante più che mai non dimenticarlo….il silenzio delle Mafie è terminato.


