Affermazioni Pericolose


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Dopo attenta riflessione ho deciso di postare questo articolo riguardante la chiesa e alcuni suoi atteggiamenti. Spero di non urtare la sensibilità di alcuno, non sarebbe certo questo il mio intento.

La domanda è semplice: come si può essere così arroganti?

Ecco il quesito che mi sono posto non appena sentita un’affermazione fatta dal cardinale Bertone. Le parole del prelato erano riferite alla materia fiscale e, sintetizzando, dicevano che era giusto pagare le tasse allo Stato, a patto però che queste fossero ritenute giuste dalle singole persone. Un’affermazione come questa ha in sé una carica dirompente, un messaggio potentissimo e che potrebbe avere effetti gravissimi. Si pensi ad esempio che questo messaggio era rivolto a tutti i cattolici (svariati milioni in tutto il mondo); cosa succederebbe se anche solo una parte dei cattolici mettesse in pratica il suggerimento del cardinale? Disordine, innanzi tutto, ma anche le ripercussioni che questi stessi cittadini avrebbero su se stessi da parte dello Stato sotto forma di ammende e multe; sarebbe assai difficoltoso calcolare i danni a livello fiscale e non. Si pensi ad esempio alle fratture sociali che si verrebbero a creare: cittadini che insorgono contro lo Stato; Stato che si rivale sui cittadini sempre più pesantemente; questo fino a creare una spirale, un gorgo che risucchierebbe al suo interno anche chi avesse deciso di non prestare attenzione alle parole avventate del summenzionato prelato in quanto, a causa di questa “rivolta fiscale”, l’entità statale sarebbe costretta probabilmente ad aumentare la pressione fiscale su tutto il paese oltre che sugli “aderenti all’invito”.

Come siamo lontani dagli insegnamenti di Gesù. Dove sono finite l’umiltà, il dare il buon esempio, la meditazione? Che ne è dell’idea della chiesa “povera e spirituale” predicata da San Francesco? Nelle affermazioni di cui sopra non ve n’è traccia. Siamo di fronte a una situazione già vissuta in passato, ma di cui pochi hanno memoria…(chi vuol intendere…). Dove sono finiti i veri pastori di anime?

Un dubbio sorge spontaneo: che le affermazioni del cardinale siano in qualche modo collegate a quanto sta succedendo ora nel panorama politico italiano? Domanda che probabilmente pecca di campanilismo, ma che a mio parere è adeguata alla situazione.

Concludo riprendendo un’altra affermazione del cardinale: “si riconosca il valore sociale della chiesa”. Non penso che la chiesa, ora come ora, possa trasmettere valori sociali al momento attuale, semmai, allo stato attuale, in alcune sue branche, essa rappresenta uno dei tanti disvalori sociali.

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Come PARZIALE (nel senso di non esauriente) risposta, posto un articolo tratto dall’Avvenire del 30.08.2007 e copiato da un altro blog che cito per giustizia e perchè mi sembra molto interessante: http://federagione.blog.tiscali.it//

“Al sottosegretario dell’economia

“Mi presento: sono uno di quegli “imprenditori” entrati nel mirino suo, sottosegretario Cento, e di alcuni altri suoi colleghi, comprensibilmente preoccupati di salvare l’Italia dal fallimento economico cui la Chiesa cattolica la sta condannando.
Non faccio l’imprenditore per scelta, ma per caso. Io ho scelto di fare il prete, ma nella parrocchia dove ora sono c’è una scuola materna, ed io ne sono diventato fatalmente il presidente.
Leggendo i giornali e ascoltando le allarmate dichiarazioni di taluni di voi politici, credo che non pochi italiani si stiano convincendo che la Chiesa cattolica gode di innumerevoli e immotivati “privilegi”, tra i quali l’esenzione dell’Ici. E così anch’io, in qualità di legale rappresentante della parrocchia, proprio grazie anche a queste imperiose valutazioni ripetutamente espresse, mi vado convincendo che sto derubando e impoverendo l’Italia: la scuola materna che gestisco non paga l’Ici. Ebbene sì, il sottoscritto (e conseguentemente anche la Chiesa cattolica) si sta arricchendo alle spalle della comunità civile, grazie ai “privilegi” che ricevo sottoforma di esenzioni, oltre a “copiosi” contributi statali, regionali e comunali.
Non starò a dirle come io mi senta dinanzi a coloro che proprio non hanno un privilegio alcuno, come i parlamentari che, obtorto collo, vivono in totale ossequio alle leggi che li costringono (poveri loro) a percepire appena “28 mila euro lordi al mese, che maturano un vitalizio che è cumulabile con la pensione maturata nell’attività di provenienza il cui importo, però, non è correlato con quanto hanno versato” (cito da una domanda all’onorevole Letta su “Avvenire” del 24 agosto 2007, a pag. 10).
La mia scuola quest’anno, come tutti gli anni d’altra parte, ha dovuto più volte “batter cassa” e chiedere un finanziamento alla parrocchia (a se stessa quindi), e non certo alla collettività cui tutto sommato appartengono i figli che ospitiamo, per poter pagare gli stipendi, in quanto i “privilegi” di cui saremmo ricchi (e che dovrebbero esserci tolti) non riescono a coprire le spese vive del servizio. Questo però la stampa non lo scrive, perché lei onorevole Cento e i suoi colleghi parlamentari non lo dite, impegnati come siete a mostrarvi paladini della laicità e difensori delle classi più povere, quelle che in un anno di lavoro non guadagnano quanto il vostro stipendio mensile e che risultano impoverite non certo da questo ma dai privilegi della Chiesa cattolica. Ora però non è a tema lo stipendio dei parlamentari, si parla dei “privilegi” della Chiesa cattolica, e quella sua, onorevole Cento, appare ahinoi una battaglia giusta, perché i privilegi vanno giustamente abbattuti.
E allora, che cosa augurarle, onorevole Cento? Che vinca la sua battaglia, anche se questo dovesse far chiudere le scuole d’infanzia parrocchiali, colpevoli di far risparmiare alla collettività troppi soldi rispetto a quanto la collettività spende per gestire analoghe strutture; che gli oratori parrocchiali e le case alpine dove si fanno i grest e i campi scuola per i ragazzi paghino un’Ici doppia, perché quell’attività “commerciale” così redditizia qual è la costruzione di un uomo, è giusto che sia adeguatamente tassata.
Onorevole, mi raccomando, non si fermi però a queste poche “conquiste” davvero sociali, e spinga a fondo l’acceleratore. Giacché c’è, perché non promuove una ulteriore breccia di Porta Pia, così da incamerare nuovamente tutti i “beni ecclesiastici”, requisendo oratori, scuole, case alpine che stanno rendendo così ricca la Chiesa? Quando avrà conquistato questi beni, per fare equivalenti servizi, sicuramente lei pagherà l’Ici e stipendi adeguati ai suoi nuovi dipendenti. A lei, d’altra parte, con i suoi 28 mila euro mensili, dovrebbe risultare un tantino più semplice che a me, con i miei 1.009,59 euro mensili. Ma forse, in quel caso, l’Ici non sarà più una tassa dovuta, perché il servizio assumerà finalmente la sua propria rilevanza sociale, e sarà plausibilmente giusto che non venga tassato. E così anche i costi di gestione verranno messi a carico della collettività, proprio per la riconosciuta e indiscussa funzione dell’opera, e lei non dovrà veder impoverito il proprio stipendio mensile.
Con sincerità le dico che mi piacerebbe sedermi accanto alla sua scrivania di gestore di una scuola dopo che questa si è “svenata” per ottemperare a tutte le richieste che la messa a norma dell’edificio richiedeva al fine di ottenere e mantenere la “parità”, e vedere come se la cava quando i contributi promessi non arrivano o arrivano decurtati anni dopo.
Sapendo tuttavia che per ora questo è un “privilegio” che mi resta accollato, come cittadino italiano che deve mandar avanti un’azienda con dipendenti regolarmente assunti e percepisce uno stipendio mensile di 1.009,59 euro, vorrei almeno essere esentato dall’altro “privilegio” di dovermi privare di due anni di stipendio per pagarle una sola mensilità e sentirmi offeso poi dalle sue dichiarazioni. Sì, onorevole Cento, abbia almeno il pudore di non coprire di menzogne chi le concede di ritagliarsi un così esagerato stipendio, permettendole anche di continuare a legiferare privilegi a proprio favore.
O anche questa richiesta è un “privilegio” che vorrebbe negarmi?

Don Carlo Velludo - parroco di Santa Maria del Sile, Treviso”

Qui si sta parlando di incitamenti a una “rivolta fiscale” e non di stipendi. L’argomento era l’istigazione all’autoesenzione da un tributo, non le difficoltà che affronta un prete di campagna del trevigiano nel condurre scuola. Trovo che il commento fatto al post sia un modo, per altro poco attinente al tema trattato, di piangersi addosso. A puro uso e consumo di chi legge dichiaro che anche io non concordo con lo sterminato elenco di privilegi riservati ai parlamentari, ma non per questo mi sento defraudato, accetto il fatto e mi rammarico di chi si sente derubato di quei 27000 euro che non sono destinati a lui bensì a un altro. La rabbia del parroco è comprensibile fino a un certo punto, il suo oltranzoso e orgoglioso modo di porsi è ancor meno capibile.
Il vittimismo dilagante, specialmente in tempi recenti, in ambito ecclesiale mi lascia sempre più esterrefatto, non è altro che un modo come un altro di catalizzare, nel bene e nel male, l’attenzione delle masse su di se, Marx aveva ragione: la religione è l’oppio dei popoli.

Avevo preannunciato nel mio commento che la risposta sarebbe stata parziale. Comunque se vogliamo parlare di attinenza diciamo innanzitutto che le parole contestate non sono state pronunciate da Mons. Angelo Bagnasco, ma dal card. Tarcisio Bertone, il quale dice testualmente: “Tutti dobbiamo fare il nostro dovere nel pagare le tasse, secondo leggi giuste nel destinare i proventi di esse ad opere giuste e all’aiuto ai piu’ poveri e ai piu’ deboli”. Ora, solo un’altra persona ha visto in queste parole un incitamento alla rivolta fiscale e trattasi dell’On. Roberto Calderoli; più gettonata è l’interpretazione che vede nell’affermazione del prelato un monito, non tanto a pagare le tasse solo se ritenute giuste, quanto affinchè le leggi ripartiscano in modo equo i proventi delle imposte.

Come suggerito ho corretto il post (ringrazio per la precisazione), ma continuo a sostenere la mia tesi, della cosiddetta “interpretazione più gettonata” non ritrovo molti indizi, ma si sa, ognuno tende a vedere ciò a cui è più propenso.

L’ esenzione dal pagamento Ici da parte della chiesa non è una cosa nota solo agli italiani, l’UE ha aperto un’inchiesta riguardo tale faccenda. Non solo agevolazioni Ici, ma anche Ires e il privilegio per i suoi subalterni di non pagare l’Irpef.
Questi sono solo alcune degli eclatanti vantaggi concessi alla chiesa. Se si vuole scavare più a fondo poi si potrà notare come il Vaticano l’abbia fatta franca in ulteriori situazioni nel passato che certamente si conoscono, e sono tante.
Di soldi il Vaticano ne ha sempre avuti molti, per fare un esempio il 20% del patrimonio immobiliare italiano è della chiesa . Quanti euro se ne potrebbero ricavare per fare del bene con quei soldi? Una enormità.
Concludendo, non credo sia così sbagliato indagare dentro una istituzione di cui si conosce molto poco e per la quale meriterebbe conoscenze maggiori dei suoi segreti, se si è convinti della propria innocenza perché creare tanti allarmismi?

Quello che ha detto Sigmund non è solo giusto ma costituisce una sana verità, scomoda per molti: la chiesa non si adegua alle norme dello Stato, è agevolata su tantissimi fronti.
Le agevolazioni della chiesa non sono un fatto noto solo agli italiani, ma spopolano anche all’estero. L’ UE ha deciso di aprire un’inchiesta sui vantaggi concessi alla chiesa, si perché l’esenzione Ici è solo una delle infinite agevolazioni di cui la santa sede usufruisce, l’Ires è una di queste e per i subalterni di questa istituzione l’Irpef non la devono addirittura dichiarare.
Come detto prima queste sono solo alcuni degli sgravi concessi al vaticano, i casi in cui è riuscita a non essere condannata sono molti, e i più sono ancora protetti dal segreto di Stato.
Se si pensa poi che il 20% del patrimonio immobile italiano fa capo alla chiesa viene legittimo chiedersi quanti euro se ne sarebbero potuti ricavare per fare veramente del bene.
Concludendo, perché creare tanti allarmismi se si è convinti della propria innocenza?

Ciao a tutti! Mi rivolgo in particolare a Sigmund, il cui articolo mi ha molto stuzzicato.
Mi ha stuzzicato la tua interpretazione della vicenda: essa è fondata sul rischio che parole pronunciate da un ecclesiastico di un certo spessore e dotato di una buona dose di potere mediatico possano ingenerare un effetto devastante se trovassero seguito tra i cattolici sparsi in tutto il mondo: i quali non sono pochi!
Condividerei l’analisi se non fosse per quel “se”, cioè per la condizione che è posta: se le parole del Cardinal Bertone trovassero seguito.
Il fatto è che, posto che qualche fanatico che segua pedissequamente i precetti di Bertone esista sicuramente sulla faccia della Terra - così come forse esisterà certamente qualche leghista verde fino al midollo che avrà aderito allo sciopero fiscale proclamato dal partito di Bossi - io ritengo che il problema abbia scarsa rilevanza sul piano delle conseguenze fattuali, mentre convengo con te sul fatto che è stato in ogni caso un intervento inadeguato e un pessimo modello: per quanto una tassa o una legge possano essere soggettivamente percepite come sbagliate o ingiuste, non si può propagandare la trasgressione delle leggi vigenti, altrimenti ne scaturirebbe un sistema ingovernabile, un’anarchia.
Il rischio che tu paventi - e che io non vedo, ripeto, molto alto - lo percepisco assai più minaccioso se riferito ai proclami fatti da certi imam, ayatollah o figure di un certo rilievo sociale che, all’interno della comunità islamica, hanno (eccome) seguito. Le cosiddette fatwe sono infatti operanti per tutti coloro che, all’interno della umma, godono di un certo consenso, di una certa legittimità. E in questo caso non si può non pensare a personaggi come Khomeini, autore della fatwa di morte contro Salman Rusdhie nel lontano 1989 o, per rimanere in terra nostrana, al Segretario dell’Ucoii Hamza Piccardo, che qualche anno fa ha pronunciato una fatwa di morte contro Magdi Allam.
Io interpreto la questione in termini di legittimità e seguito popolare che un personaggio può avere da parte di un determinato gruppo sociale. In assenza, tra l’altro, di una gerarchia ecclesiastica nella religione islamica - per cui quindi anche l’imam di una eventuale Moschea di Casalserugo, Provincia di Padova, godrebbe di grande legittimità; in presenza, invece, non solo di una gerarchia ecclesiastica nella Chiesa cattolica (e del dogma dell’infallibilità del Papa, il quale lui e solo lui è infallibile per un cattolico, non Bertone nè nessun altro) ma di una concezione della religione totalmente diversa tra un musulmano e un cattolico. Mentre per il primo ciò che dice la religione è in qualche modo una regola di vita, per il secondo vale molto di più una concezione laica della religione (non so se sia un definizione scorretta), nel senso che accorda maggiore legittimità ad una regola di diritto pubblico che non ad un sermone fatto da un prete. E ciò per via del fatto che sui cattolici influiscono molto la secolarizazione ed il primato della legalità - ancorchè non da tutti considerata come un valore.
Forse ho parlato a titolo esclusivamente personale, nel senso che, nel rispondere al tuo frizzante articolo, ho utilizzato un approccio che tiene conto, forse, solo di ciò che sento io e del mio modo di rapportarmi alla religione. Infatti, un motivo per cui non penso che le parole di Bertone possano avere grande seguito come quelle di un imam è rappresentato dal fatto che pur credendo in Dio e andando a Messa la domenica, non condivido diverse posizioni della Chiesa su alcuni temi “etici”, come ad esempio l’eutanasia. E penso che, in fondo, per molti cattolici praticanti sia così. E non vuol dire essere bigotti.
Dai, mi sono dilungato troppo, spero di non aver stancato nessuno, anzi spero di spingere il numero più alto possibile di lettori alla riflessione su tutte le posizioni fin qui espresse e a replicare.
Saluti!!!

Alberto

Senza entrare troppo nel merito della questione, a mio parere affatto semplice - ma sulla quale ritengo si possa tranquillamente applicare un criterio di “giustizia” secondo cui ici e tassazione sarebbero da applicare (senza dubbio e necessariamente) a tutto ciò che produce denaro inteso come “guadagno” o comunque come “introito” - ritengo che i toni che si stanno usando stiano salendo un tantino troppo. Qui non si tratta di barricarsi dietro concezioni precostituite di Chiesa e di religione, nè tantomeno di farsi paladini ciechi della fede, quanto piuttosto (a mio avviso) di discutere seriamente su una situazione problematica che investe non soltanto l’ambito chiesa. Far discendere da una dichiarazione personale di un cardinale accuse rivolte a 360 gradi a tutta la Chiesa (che vorrei ricordare non è sinonimo di Vaticano, nè di Papa o Cardinali)e più in particolare alla religione, coinvolgendo Marx e la sua famosa concezione, mi pare piuttosto spinto ed eccessivo. Il valore sociale della Chiesa non si misura dalle parole di un prelato, per quanto “ufficiali” possano essere, quanto su fattori quali la capacità di spendere tempo “gratuitamente” per la società e in modo particolare per le fascie più maginalizzate della stessa sino a toccare l’ambito missionario (e quando parlo di missione mi piace riferirmi ad un particolare tipo di missionarietà, gratuita e che si incarna accanto agli impoveriti e si fa com-passione nel nome del Vangelo e non conversione indotta). Il valore di una religione e di una fede vanno ben oltre quelle che vorrei chiamare “beghe temporali e umane”: ditelo a quelle persone che in nome del Vangelo (o comunque di un credo religioso) spendono TUTTA la vita per l’altro senza chiedere nulla. Per quanto sia necessario, ribadisco, discutere e risolvere anche questioni come l’ici (o come le affermazioni di un cardinale concernenti le tasse), “beghe” come queste non riguardano minimamente il discutere su valore o disvalore di una religione.

Valori e disvalori. Interessante è vedere come il concetto sia soggettivo e come una sua interpretazione possa portare e radicalizzare una posizione. Da un lato il mio intento era quello di porre in evidenza un certo tipo di comportamento portato avanti dall’istituzione chiesa (intendendendo questa come la sede in cui le decisioni vengono prese e non come le migliaia di fedeli che alacremente lavorano per rendere il nostro mondo un posto più vivibile), dall’altro era quello di far notare come l’influenza dell’istituzione chiesa stria tentando, in maniera sempre più pressante, di estendersi anche ad ambiti non propriamente concernenti la sfera spirituale. Lungi da me il considerare un disvalore il lavoro (perchè di questo si tratta) di migliaia di volontari e, non lo si dimentichi, di sacerdoti, che con il loro impegno, il più delle volte gratuito, si espongono per migliorare la società; a tali persone va attribuito il grande merito di non arrendersi mai, di continuare a lottare contro una società bieca e, spesso, contro la loro stessa Chiesa. Ahimè, però, c’è anche il rovescio della medeglia. Quelle che nel precedente commento sono state definite “beghe terrene” sembrano essere la preoccupazione principale di quella istituzione conosciuta come “chiesa romana” (ripeto, intendendo con questa il vertice dell’organizzazione). Le “beghe” di cui sopra sono questioni di potere, e si sa, come dice l’ormai logoro luogo comune: “il potere corrompe”, e, ma questa è una mia aggiunta personale, anche il prelato più conservatore può lasciarsi travolgere da questo turbine.
Rispondo ora ad Alberto; si ha ragione quando si dice che il peso di una dichiarazione fatta da un cardinale cristiano è diverso rispetto a quello di un’affermazione fatta da un imam qualsiasi. Come hai fatto notare l’esternazione operata dall’imam ha valore immediato, questo proprio grazie al fatto dell’assenza di una “gerarchia” all’interno dell’islam. Venendo però a paragonare le due cose si rischia però di confondere due universi che in realtà sono paralleli. Se poi si volesse analizzare la pericolosità sociale dell’affermazione (o come diceva Marco, dell’interpretazione) oggetto dei commenti e del post, essa non sta tanto nella presenza di milioni e milioni di bigotti ultra osservanti e fanatici adoratori del cardinal Bertone, ma sta nelle sole parole di quest’ultimo, nel messagio che queste trasportano. Sono profondamente convinto che la rivolta fiscale non avrà luogo; sono altresì certo che lo scenario apocalittico da me ipotizzato nel post in oggetto non prenderà mai forma, la mia preoccupazione sta tutta nel messaggio tra le righe. Tale messagio, a mio parere, è il seguente: ci siamo anche noi, siamo forti (così forti da poter dire quello che abbiamo detto).
Ritornando ora alla questione dei valori; non era mia intenzione mettere in discussione quello in cui moltissima gente crede, nè il considerare le persone che frequentano le chiese dei bigotti. Il disvalore che volevo porre in evidenza era il rinnovato (e forse mai abbandonato) interesse per le questioni materiali da parte di quelli che dovrebbero essere i “pastori di anime” per eccellenza: i vertici della chiesa.
A voi, se lo vorrete. la risposta.

Solo due precisazioni. La prima: “a tali persone va attribuito il grande merito di [...] di continuare a lottare contro [...] la loro stessa Chiesa”… Non lo considero personalmente un gran merito questo; facile criticare e starsene fuori (per qualsiasi cosa)! Ciò che contraddistingue e ha contraddistinto il carattere e la grandezza di numerosi uomini (di chiesa e non, ma in questo caso mi riferisco ai primi, non solo presti s’intende però) è stato il saper restare dentro alla Chiesa, proprio perchè essa non viene intesa soltanto come istituizione, ma sopratutto come comunità. Sono rimasti dentro e da dentro hanno lanciato nuovi messaggi, hanno coltivato e rafforzato alcuni valori (si pensi allo stesso S. Francesco citato nel post in questione, promotore di un messaggio radicale e innovativo per il suo tempo, totalmente contro corrente, ma volutamente innestato nella Chiesa).
Seconda precisazione: il no all’interesse dei pastori di anime per le questioni materiali. Bè, al giorno d’oggi mi pare un po’ anacronistica come affermazione! Non viviamo più nell’epoca medioevale… non lo dico per giustificare quello che si sta accusando in questa sede, ma soltanto per precisare che non mi pare possibile generalizzare in questo modo sul rapporto tra chiesa e società. Lo stesso impegno sociale della Chiesa di cui si parlava (missionarietà, volontariato, ecc) è fortemente legato alla realtà in cui ci si trova a vivere tale impegno, per cui spesso anche a un missionario, a un prete, a un religioso (ecc..) è chiesto di rispondere a certe domande, di prendere posizione contro o a favore di certe leggi o provvedimenti (qui non mi riferiso all’Italia, che rimane un caso un po’ atipico e sui generis che meriterebbe un suo capitolo, quanto a paesi del sud del mondo in cui risulta assai paradossale vivere una vita da religioso accanto alle persone, molto spesso ridotte in miseria, senza interessarsi dell’operato dei politici, in particolar modo dei politici di classi dirigenti corrotte o senza scrupoli). Il Vangelo non insegna (solo) a pregare e a seguire la messa la domenica, quanto (e in misura maggiore) a sporcarsi la mani e a giocarsi la vita in nome di Qualcuno, nell’operato di tutti i giorni, nella società prima di tutto. Il dibattito sulle cose “terrene” ben venga insomma, guai anzi se no ci fosse, sarebbe davvero grave!
Ma per non generalizzare preciso: il dibattito può portare tranquillamente anche a scontrarsi, a non essere affatto d’accordo… insomma come sosteneva alberto ogni opinione rimane un’opinione (anche se riferita da un cardinale), di cui ogni persona può dubitare (qui non entro nel merito dottrinale della chiesa per cui certo vale comunque l’analisi personale dei messaggi - “non bere tutto quello che viene senza essere sanamente critici” - ma con la cui analisi si entra nella più complessa sfera della fede)… Siamo grandi e vaccinati alla fine, abbiamo una testa per pensare e per ragionare anche su ciò che CI dice la Chiesa.