I diritti umani visti dal Kenya
Jambo rafiki (ciao amici),
Questa é la lettera di uno studente insoddisfatto e stufo di Scienze Politiche specializzazione Diritti Umani), stufo di sentire sempre e solo parlare dei diritti umani in una veste puramente accademica e assolutamente idealista. Assecondando questa mia insoddisfazione ho deciso di partire per fare il corso “Studying Africa in Africa” che sto seguendo a Nairobi: una città e mille contraddizioni! A Nairobi ha sede l’UN habitat che ha come motto “city without slums”, eppure a Nairobi sono ben 199 le slums tra cui Kibera, probabilmente la seconda più grande d’Africa, col suo milione d’abitanti. Credo che solo in un ambiente del genere posso confrontare i diritti umani “accademici” con quelli “reali” per poter avere una vera visione globale. Sono stufo di sentir parlare di diritti erga omnes, panumanesimo, Onu, valori universali e tutta l’aria fritta che supporta questa visione ad uso e consumo occidentale. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è all’unanimità (in occidente) considerata come il documento più importante a difesa dei diritti umani…eppure é stata redatta da 63 stati, nessun paese africano ha preso parte alla sua stesura. Mi chiedo: é realmente un documento di portata universale? … CONTINUA
















2 commenti
Vorrei esprimere anch’io un’opinione sulla lettera qui sopra pubblicata, in risposta anche al commento di Fabio, che sinceramente mi è parso un tantino sbrigativo. Il contenuto del testo per quanto sollevi in maniera provocatoria delle tematiche, tra l´altro a mio parere molto interessanti, non escute in prima istanza che sullo stesso si possa discutere, in secondo luogo denota la volontà di analizzare una realtà di cui chi scrive ha preso atto nel tempo, dopo essersi inscritto e durante la frequenza di corsi e lezioni. Vedi Fabio, per come la vedo io, l´Università , come tante altre cose, non è paragonabile a dei “pasti preconfezionati” che si scelgono e che poi si “consumano” acriticamente e senza esprimere alcuna opinione. Il percorso formativo di una persona, ritengo in modo particolare di uno studente di diritti umani, (non per qualche sorta di maggior importanza di un percorso accademico su un altro, ma semplicemente perché ciò che si studia è concretamente legato a realtà umane disperate e non a semplici teorie), è un cammino in fieri, che si arricchisce e si forma man mano, in base anche alle scelte personali dello studente e non solo dell´Ateneo o dei professori. Provo a calare quello che sto dicendo nel caso specifico in questione: non apprezzare un percorso di studi o le modalità con cui è tenuto non significa necessariamente odiare i contenuti che ne costituiscono la base; più che questi ultimi infatti mi pare che nella lettera si critichino il modo in cui sono stati e ancora si affrontano e si insegnano, da questo a dire “allora cambia corso” passa una bella differenza… Il fatto che un docente che insegni diritti umani non abbia mai visto da vicino realtà in cui questi sono maggiormente violati o più difficilmente garantiti suona anche alle mie orecchie come un qualcosa di piuttosto strano, basti come giustificazione il fatto che il motivo ultimo di tanti sforzi per implementare e espandere i diritti dell´uomo è quello di vederli garantiti dove maggiormente le persone ne subiscono la violazione. Se dovessi riassumere in una formula quello che sto cercando di dire penso direi che è necessaria una “umanizzazione dello studio”, una “umanizzazione dei diritti umani”, che detta cosi può sembrare paradossale, ma che in sé sottende un rendere i diritti umani qualcosa di concreto, di visivo (dove, quando, perché, come, e sopratutto CHI) e non di semplicemente teorico (diritti umani, naturali, innati…..giusnaturalismo, contrattualismo, utilitarismo…teorie da non gettare sicuramente perché costituiva di un processo storico, ma sicuramente non rappresentanti il fine a cui puntare o su cui continuamente ritornare).
Concludo lasciando fuori molte altre riflessioni che mi sentirei di fare, che magari potrò condividere nei prossimi commenti: sottolineo soltanto la situazione in cui Luca ha scritto la sua lettera, un momento importante di condivisione con la gente, in una realtà segnata dalla povertà più estrema, avendo sotto gli occhi il risultato di ingiustizie e di “grandi paradossi”… se tutto questo suscita una riflessione del genere, su cosa possiamo riflettere noi che leggiamo se non su una voglia di cambiare le cose, di agire, di rimboccarsi le maniche e di criticare anche un certo “buonismo” sterile propria di chi (oserei dire “solo di chi”) ha toccato con mano certe realtà ? Conoscere e vivere certe realtà non è una funzione richiesta a un docente, certo, ma sicuramente è un qualcosa che potrebbe ispirare un insegnamento più vivo e appassionato… perché al di sotto dei contenuti, ripeto, ci sono PERSONE e non teorie, realtà e vite vissute e non templi della politica internazionale.
Ciao a tutti sono Luca, l’autore della lettera, non credevo di far arrabbiare così tanto Fabio a cui consiglio di fare un esperienza internazionale intensa e sporcarsi un po’ le mani per poter vedere con i suoi occhi come i diritti umani nella maggior parte del mondo siano solo scritti e teorici ma non trovi no corrispondenza nellla realtà pratica. Una precisazione la devo fare: l’intento della mia lettera non era tanto quello di sminuire quello che ho studiato, o comunque non in maniera preminente, lo scopo era porre delle questioni sulla tematica dei diritti umani. Credo sia riduttivo sentire e respirare sempre e solo le opinioni dei professori e credo sia utile il confronto con realtà e pensieri differenti. Il mio stile di scrittura è sicuramente sfrontato, cinico e forte ma i contenuti sono di assoluta attualità e non mi sento assolutamente un estremista.
Un ringraziamento per finire a Dany che ha colpo appieno l’intenzione provocatoria della mia lettera. Buona giornata a tutti e complimenti per il lavoro che fate.