Attacco Alla Libertà Di Espressione


Apprendo con preoccupazione da internet di una vicenda che ha dello sconcertante: il professor Renzo Guolo, uno dei maggiori studiosi italiani della civiltà islamica, è stato rinviato a giudizio “per vilipendio della religione islamica” da un Pm di Bari che ha accolto la querela fatta dal leader dell’Unione Musulmani d’Italia Adel Smith. Per farsi un’idea, suggerisco direttamente la lettura dell’articolo di Guolo (il quale il 27 maggio 2007 ha esposto la propria opinione al riguardo) che si può trovare all’indirizzo web:

http://www.repubblica.it….

La notizia ha avuto larga eco sui giornali. Inserisco altri indirizzi web che rinviano ad articoli (anche la quotidiana rubrica di Michele Serra su Repubblica ne parla) sulla questione:

http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2435

http://www.lastampa.it….

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local//1627516

Concordo pienamente con Guolo quando nel suo articolo afferma che “sentirsi affibbiare da Smith, in questa sorta di "fatwa" che si serve del diritto penale nazionale per raggiungere i suoi scopi, un'etichetta che non corrisponde al proprio vissuto, alla propria storia intellettuale, è già, di per sé, alienante ma rientra nella tipica strategia del personaggio. Ma che un magistrato prenda per buona questa tesi appare sorprendente.”

Certo, non ho letto direttamente l’atto di querela, ma penso di poter affermare da ciò che si può ragionevolmente comprendere, che l’aspetto sconcertante è proprio l’accoglimento della querela da parte del Pm. Insomma sembra ancora fresca la vicenda delle “vignette blasfeme”, quando intellettuali italiani di spessore avevano preso posizione contro un vero e proprio attentato alla libertà di espressione che, oltrechè principio fondante della civiltà occidentale è anche diritto costituzionalmente sancito all’articolo 21 e diritto a cui si appella lo stesso Guolo.

Il fatto odierno, anche se di dimensioni diverse, se non altro per la sua minore risonanza mediatica, è pressochè analogo a quello di un anno e mezzo fa. Quella volta si era trattato di un attentato alla libertà di espressione operato da movimenti fondamentalisti che, in cerca di consenso, hanno approfittato della vicenda, agitando i sentimenti delle masse islamiche. Anche stavolta si tratta di un attentato alla libertà di espressione operato in un contesto temporale totalmente altro, a mera conferma – dico io – dell’evidente brama di notorietà che in maniera costante tormenta l’anima di Adel Smith. Come l’afflato islamista era esploso in tutta Europa solo dopo 5 o 6 mesi la effettiva pubblicazione di vignette ritenute offensive su un quotidiano danese, anche ora la querela arriva solo dopo ben 4 anni dalle dichiarazioni per le quali Guolo è stato querelato: esse sono contenute in un suo libro uscito nelle librerie nel 2003.

Non mi pronuncio oltre, la vicenda si commenta da sè: è di pochi mesi fa l’altra querela fatta dallo stesso personaggio nei confronti di un altro islamologo di successo, il sociologo Stefano Allievi, conclusasi non bene per l’ineterssato.

Aggiungo solo un’ultima nota. La cosa grave è che la vicenda delle vignette danesi si era conclusa con una sconfitta della nostra civiltà, a causa di istituzioni politiche preda del buonismo e del politically correct, incapaci di reagire ad un attentato al proprio cuore: nessun leader politico di spessore aveva avuto il coraggio di spendere una parola in difesa dei nostri princìpi. L’unico personaggio (forse) è stato Calderoli con quella trovata di cattivo gusto di cui tutti, immagino, hanno un ricordo. Oggi non è la politica col suo silenzio a legittimare un attentato alla libertà, ma è un’altra istituzione, la magistratura che con l’accoglimento della querela di Smith apre un processo non solo a Guolo ma alla nostra storia. E’ un colpo inferto da noi contro di noi. E’ il suggello del definitivo suicidio dell’Occidente.

Alberto Gasparetto

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Reader Comments

Non avevo sentito di questa cosa… Speravo che mr. Smith si fosse stancato di tediare il mondo con il suo estremismo masochista, ma evidentemente mi sbagliavo… a Guolo va tutta la mia solidarietà.

Saluti da un vostro collega universitario patavino-trevigiano!