mar
30
2007
2

FRODI E BASSEZZE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

E’ una storia tutta italiana quella che viene riportata dalla Newsletter del settimanale “Internazionale”; italiana, perchè italiani sono i protagonisti di questa storia; italiana, perchè ci riporta ai tanti, troppi casi di corruzione, che vedono protagonisti uomini delle istituzioni e affaristi…il tutto è aggravato dal fatto che questa frode è partita dall’interno della Commissione Europea, massimo organo dell’UE, in cui l’Italia dovrebbe impegnarsi in ben altro modo.

Tre arresti per corruzione a Bruxelles.

La giudice di Bruxelles Berta Bernardo-Mendez ha ordinato
l’arresto di un funzionario della Commissione europea, un
assistente di un eurodeputato e un dirigente di un
consorzio immobiliare, tutti italiani. Secondo informazioni
provenienti dalla procura della capitale belga e confermate
dall’Ufficio europeo antifrode (Olaf), i tre sarebbero
coinvolti in un complicato caso di frodi, falsi e
corruzione legato alla ricerca di palazzi per ospitare le
delegazioni della Commissione all’estero. I contratti
irregolari ammonterebbero a decine di milioni di euro.

Written by rawls in: Varie |
mar
21
2007
2

Human Rights Council 4th session

Per tenervi un po’ aggiornati sull’andamento di questo evento rinvio la vostra attenzione a questo articolo (International Herald Tribune) di qualche giorno fa del premio nobel per la pace (1984) Desmond Tutu.

http://www.iht.com/articles/2007/03/18/opinion/edtutu.php

I temi caldi della sessione in corso non si limitano tuttavia solo alle situazioni del Darfour e dei territori occupati della Palestina; in questi giorni sembra crescere sempre di più la preoccupazione per le difficili realtà di paesi quali il Myanmar, l’Uzbekistan, le isole Fiji, l’Iran e lo Sri Lanka. Una delle sfide piu grandi che tuttavia il nuovo Consiglio per i Diritti Umani si trova ad affrontare è legata al tentativo, tutt’ora in corso, di bilanciare la propria necesità di riformarsi strutturalmente e di ridefinirsi da un punto di vista strettamente giuridico-procedurale, con quella, a parere di molti, ma non di tutti, più importante, di non lasciare che situazioni di grave violazione dei diritti umani vengano accantonate sino a che tutte le procedure del Consiglio siano perfezionate.

Insomma: aspettare un consiglio perfetto, pretesto per alcuni stati per non procedere ora alla necessaria revisione della loro situazione interna, o cercare comunque le misure adeguate per risolvere le realtà più “calde”? Sepriamo che la questione non blocchi lei stessa i già complessi meccanismi di implementazione e di garanzia dei diritti umani che in questi giorni stanno subendo un profondo esame e una, speriamo, attenta ridefinizione.

Per un’interessante analisi sull’attuale situazione internazionale dei diritti umani e sullo svolgimento dello Human Rights Council rimando a una recente riflessione dell’Organizzazione non governativa Human Rights Watch:

http://hrw.org/english/docs/2007/03/12/sudan15470.htm

Chi poi fosse interesato a seguire in diretta il Consiglio visiti questo indirizzo:

http://www.un.org/webcast/unhrc/index.asp

mar
19
2007
3

PROTOCOLLO STERN

Quanto costeranno i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici costeranno un sacco. Le stime britanniche dell’economista Nicholas Stern, ex dirigente della Banca mondiale, parlano del 5 % del PIL mondiale (nella migliore delle ipotesi) e del 20% (5,5 trilioni di euro) nella peggiore. Peggio della depressione del ‘29, tanto per capirci.

200 milioni di profughi in fuga dal deserto che avanza, dalle alluvioni di maggior portata e frequenza, dalle coste invase dalle acque dei mari e degli oceani provocheranno instabilità e problemi sociali.

Aspettare il 2010 per il secondo passo del protocollo di Kyoto potrebbe essere poco lungimirante. Nel 2010 (tra meno di 4 anni!) potrebbe essere troppo tardi.

All’Europa viene chiesto di adottare il sistema di «cap and trade», (commercio delle quote di emissione) in cui le emissioni di anidride carbonica vengono fissate a un certo tetto massimo. Se un’azienda vuole inquinare di più deve comprare questo diritto da industrie meno inquinanti, che non raggiungono il tetto. Così, ci si augura, le aziende accelereranno la ricerca di sistemi di produzione meno dannosi.

Al tempo stesso, ai governi viene chiesto di raddoppiare gli investimenti nella ricerca di fonti energetiche pulite. Se agli sforzi dei Paesi che hanno già firmato il Protocollo di Kyoto non si aggiungeranno Cina, India e Stati Uniti (le nazioni più popolose del pianeta), le previsioni più nere si avereranno.

Non solo gli stati, ma anche i singoli cittadini sono chiamati a fare la loro parte. Il ministro dell’Ambiente britannico David Milliband ha annunciato che nel Regno Unito aumenteranno le accise sulla benzina e sui rifiuti, nasceranno imposte particolari per chi prende l’aereo e per chiunque faccia uso-abuso di mezzi inquinanti.

In Italia siamo messi maluccio, abbiamo aumentato le emissioni di oltre il 13%, invece di ridurle del 6,5%.

Volendo proprio vedere il lato positivo di questa notizia posso attirare la vostra attenzione sulla firma che c’è in fondo al rapporto: quella di un economista, non di un ambientalista. Il fatto di aver dato un costo ai disastri è stato un grande passo avanti. Prima “noi” parlavamo di farfalle e “loro” di titoli in borsa. Adesso parliamo tutti di soldi e di guai. Magari questa volta avremo una vera discussione, non un lancio di accuse contro orecchie di gomma.

Written by Grace in: Benvenuti |
mar
16
2007
2

DIRITTO O ECOMAFIE?


Diritto o Ecomafie? è la domanda che da anni, almeno dal 1994 (quando legambiente ha cominciato a denunciare la carenza legislativa del nostro paese di fronte al proliferare dell’affarismo mafioso in materia di rifiuti) ci si pone guardando le mancanze gestionali del nostro territorio.

Legambiente, negli ultimi mesi, è tornata a richiamare l’attenzione delle istituzioni, disegnando l’attuale situazione legislaiva dell’Italia (in controtendenza rispetto agli altri stati dell’UE): “In sostanza, oggi, ad esclusione dell’ex art. 53 bis del Decreto Ronchi (oggi art. 260 del nuovo Codice ambientale 152/06) che ha introdotto il delitto di “organizzazione di traffico illecito di rifiuti”, ci si affida a un debolissimo apparato legislativo.
Ad esempio, nel caso di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali” compiuto mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, la punizione prevista dall’art. 734 c.p. è l’ammenda da 1.032 a 6.197 euro: solo qualche spicciolo per la distruzione del nostro patrimonio ambientale. Così come non è previsto il reato specifico di cava abusiva, che ha fatto scomparire intere montagne, o di furto di opere d’arte e reperti archeologici (più di 46 mila furti negli ultimi trentacinque anni)”. Per maggiori informazioni: http://www.lanuovaecologia.it/categoria/2.php. Intanto, continuano i sequesti di cave per smaltimento illecito (le ultime in provincia di Napoli e Viterbo)

Written by rawls in: Ambiente, Associazionismo, Sanità |
mar
15
2007
2

SALVARE L’INFANZIA POVERA DALL’AIDS

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Immagine tratta dal sito: http://www.unicef-suisse.ch

Un iniziativa dell’Unicef vuole restituire ai bambini di molte aree disagiate la possibilità di crescere lontani dal rischio di contagio dal Virus HIV. Un iniziativa che si articola soprattutto su due azioni: evitare il contagio da madre a figlio e favorire la produzione di farmaci antiretrovirali a prezzi accessibili agli operatori umanitari che li forniscono alle popolazioni disagiate; per maggiori informazioni: http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/501
Su questo ultimo punto, in particolare, è in atto un confronto tra la Multinazionale Novartis e le aziende indiane che producono a prezzi accessibili i farmaci necessari alla sopravvivenza dei malati. A questo proposito si è attivata Medici Senza frontiere (per firmare la petizione on-line per salvare la produzione delle aziende indiane ci si può connettere a

http://www.msf.org/petition_india/italy.html).

Per informarsi sulla posizione di Novartis:

http://www.novartis.it/images/LaposizioneNovartis230207.pdf)

Written by rawls in: Diritti Umani, Sanità |
mar
08
2007
3

Pensieri sull’autodeterminazione

Chi non ha, almeno una volta nella vita, sentito parlare di autodeterminazione dei popoli? Negli ultimi anni queste poche parole sono diventate una sorta di onnipresente litania, una sorta di mantra continuamente scandito a giustificazione di un qualsivoglia atto teso a ledere, a prevaricare o ancora ad affermare un diritto. Nella fattispecie i diritti a cui, in questo caso, si fa riferimento riguardano i popoli, o meglio, un popolo in mezzo ad altri. Ma vediamo più da vicino cos’è realmente il diritto di autodeterminazione. Come la parola stessa sembra suggerire, questo è una pretesa mossa da un popolo (dove per popolo si intende in generale, un gruppo specifico di esseri umani che possiedono caratteristiche comuni, come nazionalità, colore della pelle o cultura) di prendere possesso di qualcosa che esso sente proprio. Questo “qualcosa” può esplicitarsi in varie e molteplici forme, la più classica delle quali, nonché la più conosciuta, risulta essere quella legata alla richiesta di riconoscimento che una data comunità muove nei confronti di un territorio che sente essere proprio per natura.

E’ esattamente sulla base del concetto della proprietà per natura che questo articolo vuole sondare alcuni aspetti che riguardano un avvenimento della più stretta attualità: la crisi internazionale relativa al nucleare coreano.

La comunità internazionale nella sua interezza ha percepito il test nucleare portato a compimento dalla Corea del Nord come una minaccia, come un avvenimento non ammissibile e profondamente contrario alla morale. Per avere però una visione d’insieme più completa bisogna retrodatare l’analisi all’inizio vero e proprio della vicenda. Si può dire che la crisi coreana inizia con il fallimento dei negoziati a sei relativi a quello che fino a qualche anno fa non era altro che un progetto di un programma per la costruzione di un ordigno atomico. Successivamente alla rottura dei negoziati la Corea del Nord ha continuato con lo sviluppo di tale programma sino ad arrivare agi esiti che il 9 ottobre del corrente anno si sono resi visibili al mondo intero. La domanda che sorge spontanea è la seguente: perché la comunità internazionale vuole impedire a priori lo sviluppo di un programma nucleare autonomo da parte di un qualsivoglia paese? Certamente la questione relativa al nucleare nella penisola coreana è assai delicata, così come quella dell’Iran, ma va comunque affrontata. Si cercherà di farlo partendo da una posizione largamente differente da quelle da cui si è fin ora partiti, quella, appunto, dell’autodeterminazione.

Assumiamo ad esempio che esista nel mondo un gruppo di persone rispondenti alle caratteristiche necessarie per rendere possibile una loro identificazione come popolo. Immaginiamo che ad un certo punto della loro esistenza queste riescano a dar vita ad uno Stato autonomo ed indipendente riconosciuto dagli altri Stati attraverso il principio di autodeterminazione. Completata la costruzione delle infrastrutture interne necessarie al funzionamento dell’apparato statale le autorità governative decidono di avviare un programma volto a ricercare nuove fonti di energia. Questo passaggio non sarebbe altro che un estrinsecazione del principio di autodeterminazione dei popoli. Può sembrare bizzarro, ai limiti del paradossale, ma, specialmente negli Stati a governo democratico quanto detto sopra risponde a verità. Il popolo, per mano dei suoi rappresentanti, decide di intraprendere il progetto di cui sopra. Fin qui nulla di strano. L’anomalia comprare qualora un altro Stato o la comunità internazionale vogliano bloccare tale progetto. Si tratterebbe infatti si una lesione volontaria di un diritto internazionalmente statuito, specialmente quando oltre ad avere la pretesa di bloccare l’attività in questione si minaccia l’ipotetico paese di sanzioni, arrivando addirittura ad ipotizzare l’intervento militare. La violazione però non si avrebbe nel caso in cui i paesi in questione arrivassero, tramite un dialogo vero e costruttivo (non un tentativo coercitivo non-fisico che non lascia spazio a concessioni di sorta) teso a trovare una soluzione che riesca a soddisfare entrambe le parti in causa.

Si è visto quindi come anche la ricerca scientifica gli esperimenti ad essa legati (in questa sede non si ritiene opportuno discutere dei fini) quando condotti da un’entità statale possono essere considerati come delle naturali espressioni del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Con questo non si vogliono assumere posizioni giustificative, né prendere pericolose posizioni a difesa di questo o quello Stato sposandone i fini e gli obbiettivi, si vuole solamente osservare come la libertà dei popoli di determinare da sé il proprio destino passi anche attraverso la loro capacità di proporre e portare a termine progetti di varia natura.

Altra considerazione che si desidera proporre è la seguente, in caso di controversie riguardanti aspetti delicati della vita internazionale come quelli relativi all’autodeterminazione dei popoli, i progetti ad essa allacciati e le questioni che in essa si inseriscono (ad esempio i negoziati per la questione del nucleare) solamente un organo a livello internazionale potrebbe essere abilitato a decidere come, quando e in che misura intervenire: l’Organizzazione delle Nazioni Unite; questo in quanto all’interno del suo statuto, all’articolo 1 paragrafo 2° viene menzionata l’autodeterminazione come motore per promuovere la pace e la stabilità tra i popoli.

Visto quanto scritto si vuole concludere dicendo che il diritto all’autodeterminazione dei popoli esiste e si esprime anche attraverso la ricerca scientifica e gli esperimenti ad essa legati, ma nel caso in cui la comunità internazionale, o una parte di essa dovessero affermare che uno Stato sta eccedendo in quelle che sono le proprie possibilità (anche se questo presenta a motivazione del suo agire giustificazioni basate sul diritto all’auto-decisione) l’unico organo competente a decidere in materia risulta essere l’ONU e non una parte, per quanto influente, della collettività internazionale.

Written by Sigmund in: Diritti Umani |
mar
06
2007
2

Della non necessità  dell’etica nei diritti umani

Potrà sembrare un’affermazione senza senso alcuno, priva quindi di un nesso logico che è necessario sempre per portare a termine ciò che differenzia gli uomini dagli animali o dagli oggetti inanimati: il pensiero.

Si definisca innanzitutto etica. L’etica è quella serie di principi morali che regolano l’umano agire, che descrivono e definiscono tutta la sterminata serie dei comportamenti umani. E’ etico ciò che è moralmente giusto, è etica ogni azione che sia autoguistificante. I principi del comportamento etico affondano le loro radici in un concetto che risulta essere, ad un primo sguardo, estremamente banale, ma che in realtà nasconde significati ben più profondi: si è in presenza di un comportamento che risponde ai principi etici quando questo è in grado di comunicare in maniera autonoma, e perciò priva di ogni mediazione, la sua intrinseca purezza.

Si risponda ora a questa domanda: cosa sono i diritti umani? La risposta sarà allo stesso tempo banale e rivelatrice: sono i diritti che fanno capo alla persona in tutte le sue manifestazioni. Si nota dunque come questi no siano diritti derivati, ma originari, sempre presenti nei fenomeni umani (anche se troppo raramente rispettati).

Questa affermazione porta, consequenzialmente, ad poter dire che, in questo specifico caso, si può ridurre l’universale al particolare: la galassia dei diritti dell’uomo può essere rincondotta all’uomo stesso, non come elemento accessorio o come conquista, ma come un naturale caratteristica fondante “l’umanità” dell’animale uomo.

Si tenti ora di ricongiungere i due filoni del ragionamento che si è tentato di intraprendere. In molti casi si sente parlare di eticità dei diritti umani, ma, visto che i diritti umani sono connessi ndissolubilmente alla natura umana, e dunque all’uomo stesso, non si potrà mai dire che essi sono “etici” o giusti. In quanto già presenti nell’essere umano dal momento della nascita, essi non saranno non entreranno mai a far parte dell’etica intesa come giusizia. Come può essere giusta una cosa che per natura si trova in ognuno di noi? Essa, semmai, sarà innata e quindi non sottoponibile a giudizio alcuno. Bisogna operare però un’essenziale distinzione concettuale tra presente per natura e naturalmente esercitabile; non è detto che perchè un diritto sia naturalmente presente nell’uomo, questo sia anche esercitabile (anche se l’esercizio potrebbe essere aupicabile).

Con questo breve scritto si è tentato di dimostare come l’etica e conseguentemente il pensiero etico da essa derivato sia non necessario allo sviluppo e all’interpretazione dei diritti umani: può essere giudicato etico solo ciò che è stato raggiunto o conquistato, non ciò che per natura è insito nell’uomo.

Written by Sigmund in: Diritti Umani |
mar
06
2007
3

Youth summit

Non molti ne sono al corrente, ma recentemente si è tenuto a Trieste un Summit riservato ai giovani dai 18 ai 30, nel quale si sono discusse tematiche relative al futuro dell’unione europea. Questo “incontro” faceva parte di una serie di occasioni omologhe tenutesi in tutti i paesi dell’Unione (finanziate dalla commissione europea) il cui scopo era produrre proposte di cambiamento relativamente ad alcuni settori della politica e della struttura europea.

Venerdì 9 e sabato 10 marzo si terrà a Roma la fase successiva in cui si incontreranno alcuni dei giovani che hanno partecipato al precedente incontro che continueranno a lavorare e a discutere sulle temetiche precedentemente dibattute con lo scopo di arrivare ad una serie di proposte coerenti e congrue che, in una fase successiva verranno discusse con i rappresentanti dei giovani degli altri Stati e sottoposte alla Commissione che ne vaglierà il contenuto.

L’auspicio è che l’organo principe dell’unione recepisca, oltre che le idee che verranno portate, anche la capacità che i giovani hanno di portare pensieri concreti e validi, per far si che ci sia una maggiore apretura nei confronti di quello che sarà il futuro.

Written by Sigmund in: Esperienze |
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