feb
28
2007
2

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE SFIDA LE CLUSTER

tratto dal sito: http://www.bbc.co.uk/

Venerdì 23 febbraio, nell’ambito degli incontri diplomatici di Oslo, è stato trovato un accordo tra 46 dei 49 Stati partecipanti, sulla necessità di produrre entro il 2008 una Convenzione ad hoc per la messa al bando delle Cluster Bombs.

Dopo un anno di stallo in sede ONU, quando sembrava che il miglior risultato raggiungibile, sarebbe stato la produzione di un Protocollo alla già esistente Convenzione contro le armi inumane, è arrivato questo grande risultato diplomatico. Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon sostiene l’iniziativa internazionale diplomatica. Cina, Stati Uniti, India, Pakistan, Israele, continuano a escludere il possibile accordo.

Maggiori informazioni le troviamo sul sito della Campagna nazionale Mine

Stop Cluster Bombs: a Oslo successo internazionale per la messa al bando delle munizioni a grappolo. 46 paesi favorevoli a un trattato sulle cluster bombs

Oslo, Norvegia, 23 febbraio – Uno storico processo per la messa al bando delle cluster bombs, ha avuto inizio a Oslo durante la conferenza internazionale promossa dal Governo norvegese alla quale hanno partecipato 49 stati.
I paesi che hanno preso parte alla conferenza hanno concordato una dichiarazione d’intenti che impegna entro il 2008 gli Stati a concludere un nuovo trattato che proibisca le munizioni cluster che causano danni innaccettabili ai civili. Tra gli Stati riuniti a Oslo, solo Giappone, Romania e Polonia non hanno sottoscritto questa dichiarazione.

Secondo Thomas Nash, coordinatore della Coalizione per la messa al bando delle cluster bombs, “la Comunità internazionale ha compiuto oggi uno storico passo per mettere fine una volta per tutte alle cluster bombs. Gli intenti comuni e il senso di urgenza della conferenza ci fanno sperare che entro il 2008 ci sarà un nuovo trattato sulle munizioni cluster”.

Gli Stati coinvolti hanno anche stabilito il calendario dei prossimi appuntamenti per portare avanti questo processo: Lima a Maggio, Vienna a Novembre e Dublino all’inizio del 2008.
Il gruppo dei 46 stati che hanno sottoscritto la dichiarazione comprende produttori, utilizzatori e paesi che detengono stock di munizioni cluster. Tra questi anche paesi colpiti da cluster bombs come Afghanistan, Libano e Siria.

Secondo Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le Mine, “visto questo incoraggiante risultato sarebbe adesso auspicabile che i singoli paesi procedessero con la rapida approvazione delle leggi nazionali di messa al bando oppure con una moratoria delle munizioni cluster, come fatto dall Austria. E in attesa di questa definizione del trattato si potrebbe optare per una moratoria multilaterale come auspicato dall’Italia”

Durante la Conferenza governativa si è tenuto inoltre il Forum della società civile con la presenza di circa 100 partecipanti provenienti da Ong di tutto il mondo. Ciò sottolinea la crescente determinazione da parte della società civile, affinché si arrivi alla conclusione di un nuovo trattato.

feb
15
2007
2

L’EUROPA CONDANNA I VOLI SEGRETI DELLA CIA

Giorni fa avevamo scritto dell’invito rivolto da Human Rights Watch all’UE, con cui l’ONG per i diritti umani chiedeva un maggior impegno nella tutela dei diritti fondamentali della persona.

Oggi è arrivata una prima risposta: il Parlamento Europeo ha condannato quegli Stati membri incapaci di impedire i voli segreti con cui la CIA ha per alcuni mesi trasferito, in maniera illegittima, presunti terroristi in paesi rei di applicare la tortura come mezzo di sicurezza. A documentare la condanna è stato un rapporto dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea EUROCONTROL, che ha denunciato la presenza di più di 1.200 voli illegali avvenuti dopo l’11 settembre.

Il Commissario Europeo alla Sicurezza Franco Frattini ha chiesto ai paesi coinvolti di fornire elementi utili all’avvio di indagini anche a livello nazionale (il che potrebbe significare la richiesta agli Stati membri di fare i nomi dei responsabili di queste “sviste”, cosa assai difficile, specie se questi responsabili fossero agenti delle intelligence nazionali).

Intanto il Parlamento Europeo ha chiesto una indagine indipendente del Consiglio Europeo, al fine di fare pressione sugli Stati membri.

Il Parlamento Europeo non è certamente un istituzione forte nel sistema UE, tuttavia è perfettamente inserito nel meccanismo decisionale dell’Unione; non si può quindi non sperare che, nel più breve tempo possibile, le richieste degli eurodeputati siano esaudite. Certo, le cose potrebbero rendersi difficili, specie se si considera l’andamento del voto: 382 a favore, 256 contrari e 74 astenuti; maggioranza forte ma non schiacciante.

Non resta quindi che attendere sviluppi, felicitandosi intanto del lavoro importante del Parlamento UE.

Per approfondire, consigliamo l’intervista rilasciata al quotidiano “Il Manifesto” all’on. Claudio Fava, eurodeputato, tra i primi a denunciare (un anno fa), la questione delle “rendition”:

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Febbraio-2007/art16.html

feb
12
2007
2

I DIRITTI DELL’INFANZIA SECONDO IL CONSIGLIO D’EUROPA

immagine tratta da www.osce.org

Il Consiglio d’Europa, tra le massime organizzazioni impegnate per la promozione dei diritti umani, ha ripreso le sue attività, centrando l’attenzione sulla questione dei diritti dell’infanzia. Il tema, in effetti, si è perso nel dibattito internazionale, nonostante la stringente attualità di problematiche come quelle legate allo sfruttamento infantile, all’accattonaggio e, nel sud del mondo, dei bambini soldato. Ultima, in ordine di apparizione, la provocazione di Save the Children, che ha deunciato i devastanti effetti della guerra sul futuro dei bambini.

La prima risposta istituzionale, arriva dal Consiglio d’Europa, come spiega il sito www.centrodirittiumani.unipd.it

Nel corso della prima sessione ordinaria del 2007 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) – la quale ha avuto luogo dal 22 al 26 gennaio scorsi – si è svolto un dibattito sul tema della lotta alle violenze contro i minori, introdotto dalla presentazione del rapporto “I minori vittime: sradichiamo ogni forma di violenza, di sfruttamento e di abuso” del Relatore speciale del Comitato affari giuridici e diritti umani di PACE, il monegasco Jean-Charles Garretto. Il Relatore ha quindi presentato ed ottenuto la votazione di un progetto di risoluzione (adottato con 118 voti favorevoli contro 8 contrari) e di una raccomandazione (117 voti a favore contro 6).

Quest’ultima in particolare esprime il parere positivo dell’Assemblea all’inizio dei lavori di negoziazione del testo di un progetto di Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali.

Si sottolinea infine come la stessa tematica costituisca l’oggetto dello Studio del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i minori, condotto dal Prof. Paulo Pinheiro e presentato al livello europeo lo scorso 23 gennaio 2007.

In attesa di altre forti prese di posizione registriamo con soddisfazione che un primo segnale sia arrivato

feb
12
2007
2

DAL TURKMENISTAN AL GUATEMALA

immagine tratta dal sito: www.ecosecretariat.org
Una buona notizia dal sito www.amnesty.it :

Andrei Zatoka, attivista per i diritti ambientali, è stato rilasciato senza alcuna accusa il 31 gennaio 2007. Era stato arrestato il 17 dicembre 2006 all’aeroporto di Dashoguz. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore, ritenendo che fosse stato arrestato solo a causa delle sue legittime e pacifiche attivita’ e che potesse essere torturato in carcere.

Resta la speranza che si possa presto risolvere la problematica situazione dell’ambientalista italiano Floriano Bianchini, di cui si siamo già occupati…..dando giustizia ai difensori dell’ambiente ovunque nel mondo

Written by rawls in: Ambiente, Diritti Umani |
feb
07
2007
2

Utopie?

Riportiamo la risposta che il Ministro brasiliano dell’educazione ha dato a degli studenti durante la sua visita negli Stati Uniti. La stampa Nord-Americana si è rifiutata di pubblicare il testo. (TESTO IN FRANCESE, A BREVE LA TRADUZIONE)

Pendant un débat dans une université aux États-unis, le ministre de l’Éducation brésilien Cristovam Buarque, fut interrogé sur ce qu’il pensait au sujet de l’internationalisation de l’Amazonie, proposée par les USA. Le jeune étudiant américain commença sa question en affirmant qu’il espérait une réponse d’un humaniste et non d’un Brésilien.

 

Réponse de M. Cristovam Buarque:

En effet, en tant que Brésilien je m’élèverais tout simplement contre l’internationalisation de l’Amazonie. Quelle que soit l’insuffisance de l’attention de nos gouvernements pour ce patrimoine, il est nôtre. En tant qu’humaniste, conscient du risque de dégradation du milieu ambiant dont souffre l’Amazonie, je peux imaginer que l’Amazonie soit internationalisée, comme du reste tout ce qui a de l’importance pour toute l’humanité. Si, au nom d’une éthique humaniste, nous devions internationaliser l’Amazonie, alors nous devrions internationaliser les réserves de pétrole du monde entier. Le pétrole est aussi important pour le bien-être de l’humanité que l’Amazonie l’est pour notre avenir. Et malgré cela, les maîtres des réserves de pétrole se sentent le droit d’augmenter ou de diminuer l’extraction de pétrole, comme d’augmenter ou non son prix. De la même manière, on devrait internationaliser le capital financier des pays riches. Si l’Amazonie est une réserve pour tous les hommes, elle ne peut être brûlée par la volonté de son propriétaire, ou d’un pays. Brûler l’Amazonie, c’est aussi grave que le chômage provoqué par les décisions arbitraires des spéculateurs de l’économie globale. Nous ne pouvons pas laisser les réserves financières brûler des pays entiers pour le bon plaisir de la spéculation. Avant l’Amazonie, j’aimerai assister à l’internationalisation de tous les grands musées du monde. Le Louvre ne doit pas appartenir à la seule France. Chaque musée du monde est le gardien des plus belles oeuvres produites par le génie humain. On ne peut pas laisser ce patrimoine culturel, au même titre que le patrimoine naturel de l’Amazonie, être manipulé et détruit selon la fantaisie d’un seul propriétaire ou d’un seul pays. Il y a quelque temps, un millionnaire japonais a décidé d’enterrer avec lui le tableau d’un grand maître. Avant que cela n’arrive, il faudrait internationaliser ce tableau. Pendant que cette rencontre se déroule, les Nations unies organisent le Forum du Millénaire, mais certains Présidents de pays ont eu des difficultés pour y assister, à cause de difficultés aux frontières des États-unis. Je crois donc qu’il faudrait que New York, lieu du siège des Nations unies, soit internationalisé. Au moins Manhattan devrait appartenir à toute l’humanité. Comme du reste Paris, Venise, Rome, Londres, Rio de Janeiro, Brasília, Recife, chaque ville avec sa beauté particulière, et son histoire du monde devraient appartenir au monde entier. Si les États-Unis veulent internationaliser l’Amazonie à cause du risque que fait courir le fait de la laisser entre les mains des Brésiliens, alors internationalisons aussi tout l’arsenal nucléaire des États-unis. Ne serait-ce que par ce qu’ils sont capables d’utiliser de telles armes, ce qui provoquerait une destruction mille fois plus vaste que les déplorables incendies des forêts brésiliennes. Au cours de leurs débats, les actuels candidats à la Présidence des États-Unis ont soutenu l’idée d’une internationalisation des réserves forestières du monde en échange d’un effacement de la dette. Commençons donc par utiliser cette dette pour s’assurer que tous les enfants du monde aient la possibilité de manger et d’aller à l’école. Internationalisons les enfants, en les traitant, où qu’ils naissent, comme un patrimoine qui mérite l’attention du monde entier. Davantage encore que l’Amazonie. Quand les dirigeants du monde traiteront les enfants pauvres du monde comme un Patrimoine de l’Humanité, ils ne les laisseront pas travailler alors qu’ils devraient aller à l’école, ils ne les laisseront pas mourir alors qu’ils devraient vivre. En tant qu’humaniste, j’accepte de défendre l’idée d’une internationalisation du monde. Mais tant que le monde me traitera comme un Brésilien, je lutterai pour que l’Amazonie soit à nous. Et seulement à nous.

Written by Daniele in: Diritti Umani, Informazione |
feb
03
2007
2

Il pregiudizio necessario

Ieri sera sono accaduti fatti molto gravi a Catania. Guardando e riguardando le immagini, mi è venuto alla mente l’intervento di Angelo Panebianco sul Corriere del 13 agosto 2006 intitolato “Il compromesso necessario”. E l’ho riconsiderato sotto un altro punto di vista. Infatti, sebbene il presupposto da cui prende le mosse l’articolo del professore bolognese (la condanna o meno della tortura in “determinate” situazioni: e non è materia in cui voglio addentrarmi) sia in sè differente dalla guerriglia urbana che si è scatenata ieri sera, entrambi rinviano al medesimo concetto, allo stesso assunto di fondo: in “determinate” circostanze lo Stato di diritto non è in grado di salvaguardare il nucleo fondamentale di garanzie per cui è preposto; in altre parole, durante la Guerra scatenata dal Nemico (che in questo determinato momento storico per noi occidentali è incarnato dall’Islam politico) o durante una guerra urbana come quella catanese, decadono le garanzie costituzionali tipiche di uno stato di diritto, il quale è – come Panebianco ha secondo me correttamente precisato – solo uno strumento, fragile quanto si vuole, che è utile a regolare i rapporti all’interno di una società in circostanze pacifiche. Cosa poteva fare un giovane ventenne di nome Mario Placanica a Genova nell’estate del 2001 quando si è visto minacciato da un altrettanto giovane Carlo Giuliani che stava per lanciargli addosso un estintore che probabilemente gli avrebbe tolto la vita? Purtroppo quella volta accadde il peggio, ma in quel particolare frangente cosa può fare lo Stato, cosa possono fare le istituzioni, che effetto può avere una prescrizione costituzionale che garantisce (solo a parole in tal caso) il diritto alla vita, il più fondamentale di tutti?

Non è semplice dare una risposta a tutti questi quesiti. Ci sono implicazioni etiche che sono troppo grandi per noi uomini. Ma in una hobbesiana guerra di tutti contro tutti, il singolo non ha più alcuna tutela, deve pensare a salvare la vita e ciò – che lo si voglia o no – a spese della vita di colui che mette in pericolo quella degli altri. E non c’è religione, non v’è ideologia che possa opporsi a tale legge, nemmeno l’”ideologia della legalità” e dei diritti umani, propria di quei “neofiti” (mi approprio dei termini di Panebianco) che fino al 1989 nemmeno sapevano cosa fosse. Tuttavia una risposta può e deve darla la politica. Io mi ritengo un liberale. Ma penso che le libertà, per essere garantite pienamente debbano in certi casi essere limitate (è lo stato d’eccezione). La politica insomma deve limitare l’accesso agli stadi, deve avere il pregiudizio (nel senso proprio di presunzione) di ritenere tutti gli ultras, tutti, delinquenti. Qualche ultras lo conosco anch’io; anche se non è molto scientifico generalizzare, tutti gli ultras che conosco ammettono che vanno allo stadio non per guardare la partita ma per “fare altro”. Guardando le curve degli stadi alla domenica pare che sia molto spesso più o meno così. Non è tollerabile.

Alberto Gasparetto

feb
03
2007
2

Un mondo diverso è possibile! Parole e volti dal Forum Sociale Mondiale di Nairobi – Kenya

Di seguito vorrei proporvi una riflessione forte e importante che ci aiuta a soffermarci su un evento importante appena conclusosi. Padre Dario, missionario comboniano, riporta la sua diretta esperienza accanto alla moltitudine di gente che ha partecipato al WSF a Nairobi. Tra i presenti questa volta anche… (BUONA LETTURA)

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Un mondo diverso è possibile!
Parole e volti dal Forum Sociale Mondiale di Nairobi – Kenya

Decine di migliaia di persone, da tutto il mondo, si danno appuntamento per cinque giorni nel cuore dell’Africa. Sono associazioni, movimenti sociali, alcuni gruppi religiosi (tra gli iscritti ufficiali una sola parrocchia italiana!) che credono che “Un mondo diverso è possibile” e lo stanno costruendo ciascuno a suo modo. Da mesi si stavano preparando, ciascun gruppo con la sua proposta, un tema da condividere e approfondire; ne sono venuti fuori 1200 laboratori tematici, organizzati per argomenti. Fuori e dentro lo stadio c’è un alveare di un centinaio di celle: sono lo spazio di discussione per i gruppi. Gli striscioni, i disegni, le sculture, i canti, le danze, gli slogan sono il biglietto da visita di ciascun movimento sociale: parlano di diritto alla casa, AIDS, debito dei paesi impoveriti, accesso all’acqua, mezzi di comunicazione sociale e nuove tecnologie, economia solidale, educazione popolare… Attraverso le vie di Nairobi nel giorno dell’inaugurazione; mi trovo a fianco di un gruppo di giovani tanzaniani che cantano e camminano, mentre due indiani li osservano e mi raccontano della loro associazione per il diritto alla terra. Siamo in tanti, e tanto diversi; in una piazza il serpentone dei popoli si ferma e il mio amico Japhet mi chiede una risposta: perché noi kenyani non possiamo stare nella nostra terra? Il suo è un gruppo di IDP (internally displaced people, li siglano: sfollati per il conflitto tribale, spesso alimentato dai politici per orientare la cessione delle terre). La sua tribù Luia oggi danza per le strade di Nairobi; non ci sono risposte semplici alla loro domanda, ma si può cominciare a cercarle insieme. E, d’istinto, due donne indiane cominciano a danzare al ritmo dei loro tamburi, con i sonagli alle caviglie… forse possiamo davvero aiutarci a trovare un ritmo comune.

CONTINUA —> pdf_ico_small.jpg

feb
01
2007
2

AMBIENTALISTI A RISCHIO

immagine tratta da http://www.sweetmarias.com/guatemala.gif
Tratto dal sito di Amnesty International:

Amnesty International è preoccupata per l’incolumità di un ambientalista italiano, Flaviano Bianchini, che il 24 gennaio ha denunciato di aver ricevuto telefonate anonime intimidatorie e di essere tenuto sotto sorveglianza da sconosciuti. Le minacce sarebbero una conseguenza dell’attività in difesa dei diritti umani che Bianchini svolge a Città del Guatemala, in collaborazione con l’associazione MadreSelva.

L’organizzazione per i diritti umani ha pubblicato oggi un’Azione Urgente con la quale sollecita il governo guatemalteco a indagare sulle minacce ricevute da Bianchini e a garantire la sua sicurezza e quella degli altri attivisti per i diritti umani che agiscono in difesa dell’ambiente nel paese centroamericano.
Il 5 gennaio, durante una conferenza stampa, Bianchini ha reso pubblici i risultati delle sue ricerche sulla qualità delle acque nella zona del progetto minerario Marlin, gestito dall’impresa Montana exploradora de Guatemala allo scopo di estrarre oro. Il rapporto evidenzia la presenza nell’acqua del fiume Tzalá di metalli pesanti dannosi per la salute. Sono seguite immediatamente dure smentite da parte della Montana exploradora de Guatemala e di Jorge Antonio García Chiú, viceministro dell’Energia e delle Miniere. A seguito dei risultati della ricerca, gli ecologisti ambientalisti di MadreSelva hanno denunciato la miniera per delitti di contaminazione industriale, danni alla salute e all’ambiente.

Lo studio di Bianchini afferma che l’acqua del fiume Tzalá è pulita prima di incontrare la miniera. Oltre, invece, vi si rileva la presenza di una quantità di rame superiore 80 volte al limite consentito dalla legge, quella di alluminio 13 volte e quella di manganese due volte. Si tratta di metalli pesanti che possono provocare cancro, infermità congenite e malattie della pelle.

Flaviano Bianchini è ricercatore indipendente e redattore di Peacelink. Da anni si occupa di progetti di protezione ed educazione all’ambiente in Italia e all’estero. Attualmente si trova in Guatemala, dove collabora con il Colectivo MadreSelva, associazione che ha lo scopo di partecipare attivamente, pacificamente ed eticamente alla conservazione e difesa della natura. Bianchini si avvale di una partnership scientifica dell’Università degli studi di Camerino.

Quello di Bianchini non è l’unico caso di un ambientalista a rischio in Guatemala. Il 10 gennaio di quest’anno Carlos Albacete Rosales e Piedad Espinosa Albacete, dell’associazione Trópico Verde, hanno subito un attentato mentre viaggiavano a bordo di un taxi, fortunatamente senza subire gravi conseguenze. A quanto risulta ad Amnesty International, le autorità non hanno avviato alcuna indagine su questo episodio.

Invitiamo tutti i visitatori del blog ad appoggiare l’azione urgente (è possibile firmarla on-line cliccando sulla voce “azione urgente” nell’articolo) e a far conoscere questa vicenda e l’iniziativa di A.I.

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