Diamo voce alla Pace… in Africa

RaiAfrica

Giovedì 26 ottobre a Venezia, presso la Sala conferenze del Collegio Universitario Gesuita, si è tenuta una conferenza dal titolo “Diamo voce alla pace… in Africa”. L’evento, organizzato dal Centro Pace del Comune di Venezia, si inserisce nell’ambito dell’iniziativa della Tavola della Pace (Diamo voce alla pace, appunto) volta a cambiare l’attuale tendenza dell’informazione, affinchè sia sempre meno infotainment (informazione-intrattenimento) e sempre più informazione di pace.
Prima della conferenza vera e propria, un gruppo di percussionisti sengalesi ci ha fatto entrare nell’atmosfera africana con dei ritmi coinvolgenti; si chiamavano Griot (che significa “cantastorie”), avevano abiti e tamburi tradizionali ed erano accompagnati da due ballerine che, muovendosi molto velocemente, esprimevano con il corpo la stessa frenesia che i loro compagni esprimevano con gli strumenti.
Al termine delle danze è iniziata la conferenza: ospiti della serata erano Enzo Nucci, giornalista RAI, e Carmine Curci, direttore della rivista Nigrizia. L’evento che si voleva celebrare è una novità molto importante per la televisione pubblica italiana: l’apertura di una sede RAI in Africa, a Nairobi. Come sottolineava Enzo Nucci, direttore della nuova sede, si tratta di una grande conquista della società civile del nostro paede: infatti, per la prima volta una sede RAI è stata aperta su richiesta dal basso, anzichè per motivi di mercato.
Il progetto nasce nel 2005 durante l’iniziativa Roma chiama Africa, voluta dal sindaco Veltroni. Si incaricano di portarlo avanti la Tavola della pace, il Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, l’UsigRai (il sindacato dei giornalisti RAI), la Federazione Nazionale Stampa Italiana, e alcune riviste: Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di pace, Misna, Redattore Sociale, Articolo 21, Megachip. La proposta arriva sul tavolo dell’allora direttore Meocci e viene accettata, pur sapendo che non sarà un cammino facile.
L’apertura della nuova sede si colloca in un momento in cui la RAI scarseggia di idee, parla troppo di politica ed è incapace di dar voce al nostro Paese. L’iniziativa si propone, allora, di informare il pubblico italiano su un continente poco conosciuto e di cui si fa fatica a capire la complessità. Nell’imaginario collettivo probabilmente l’Africa è un grande Paese tutto caratterizzato dagli stessi problemi; invece ogni luogo ha la propria specificità e ogni nazione, se di nazioni si può parlare, presenta storie diverse.
La RAI rimette piede in Africa dopo parecchio tempo: il pensiero di Enzo Nucci e gli altri colleghi, mentre si recavano a Mogadiscio per un reportage, non poteva non andare a Ilaria Alpi e Marcello Palmisano che persero la vita proprio in quei luoghi. E la situazione non sembra essere cambiata, vista l’uccisione di Suor Lionella (17 settembre) e la decisione dell’ONU di ritirare le proprie truppe per le minacce subite (21 settembre).
La nuova sede RAI, tuttavia, vuole essere una finestra, non solo sulla morte, ma anche sulla vita africana, quindi letteratura, cinema, moda… Il supporto in loco di cui si avvarranno i giornalisti è forte e ben radicato: i missionari comboniani, da oltre un secolo vicini ai poveri del mondo.
Il problema principale, in realtà, saranno gli spazi del palinsesto in cui collocare questa finestra: i tempi del Tg non bastano (anche se sono comunque importanti), perciò si farà largo uso dei reportage. La pressione dei giornalisti e di alcuni consiglieri di amministrazione è per qualche prima serata dedicata all’Africa e al mondo in generale. È necessario, però, vincere la legge degli ascolti che impone l’intrattenimento nelle ore di maggior ascolto.
Carmine Curci, da parte sua, si rallegra della conquista di questa nuova sede e ricorda le parole di uno sciamano conosciuto nel Malawi: “quando le formiche si mettono insieme, riescono a spostare l’elefante”. Sostiene che sia necessario dare all’Africa la possibilità di presentarsi, anche per capire i motivi che spingono migliaia di persone a emigrare verso il nostro Paese. La vocazione dell’Italia, infatti, non è l’Asia, la Cina, ma il Mediterraneo. Se possibile, bisogna andare incontro a questo continente, anche se non è facile e le prime volte non si riuscirà a capirlo. Bisogna avvicinarsi col cuore perchè solo chi è innamorato può superare le difficoltà. Ad esempio Curci ricorda che all’inizio si infastidiva perchè gli amici africani che incontrava per strada gli chiedevano sempre “dove vai?”. In realtà, quella domanda non era un farsi gli affari altrui, ma preoccuparsi del futuro dell’amico per augurargli un buon cammino.
In questo senso, allora, la sede RAI in Africa può essere un passo avanti sulla costruzione di un mondo di pace: perchè conoscendo meglio il continente africano possiamo provare meno paura e più amore.

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