
immagine tratta da www.bioblog.it
Due recenti notizie richiamano l’attenzione sull’eterna lotta che vede coinvolti autorità nazionali, consumatori e multinazionali del tabacco:
Tratto da www.Corriere della Sera.it del 25 settembre
NEW YORK- Un giudice federale americano ha ammesso la partecipazione a un’azione giudiziaria collettiva («class action») per tutti coloro che hanno acquistato sigarette con le diciture «light» o «mild» dopo la loro immissione sul mercato americano, ossia dai primi anni Settanta. Si tratta potenzialmente di decine di milioni di persone, che potranno ottenere una parte dei 200 miliardi di dollari (circa 156 miliardi di euro) della multa alla quale sono state condannati i produttori di sigarette. Una recente sentenza aveva affermato che i produttori di tabacco avevano mentito per anni sapendo bene che le «sigarette leggere» contenevano ugualmente una quantità elevata di nicotina e catrame e che quindi non era vero che facessero meno male alla salute dei fumatori e di coloro che respiravano il loro fumo pur non avendo mai comprato un pacchetto di sigarette.
Tratto da www.Peace Reporter.it
Il ministero della Sanità saudita, con una nota diffusa ieri, ha fatto sapere che le principali multinazionali del tabacco dovranno risarcire interamente il governo per le spese sanitarie sostenute per i cittadini malati a causa del fumo. Il governo di Riad, dopo aver rifiutato un’offerta di conciliazione proposta dalle aziende, ha calcolato in un miliardo di euro all’anno l’ammontare dei costi sostenuti dalla sanità saudita a causa del vizio del fumo, che riguarda un saudita su dieci. In caso di mancato pagamento, le multinazionali saranno bandite dal Paese e non potranno più vendere i loro prodotti.
Sul caso americano in realtà pesa il precedente dello scorso agosto, che ha visto le multinazionali “graziate” in quanto tenute a pagare 10 miliardi di dollari in programmi antifumo per invertire gli effetti delle loro ingannevoli campagne sulle sigarette “light”, ma che hanno evitato pene e multe più salate….al centro delle polemiche è finito il procuratore McCallum che è stato accusato di essere stato nominato da Bush proprio per evitare l’inflizione di accuse pesanti contro le multinazionali. Un inchiesta del ministero della gustizia lo ha scagionato. Pochi giorni dopo Bush lo ha nominato ambasciatore in Australia















