nov
30
2006
2

TEMPI DURI PER LE MULTINAZIONALI DEL TABACCO

immagine tratta da www.bioblog.it

Due recenti notizie richiamano l’attenzione sull’eterna lotta che vede coinvolti autorità nazionali, consumatori e multinazionali del tabacco:

Tratto da www.Corriere della Sera.it del 25 settembre

NEW YORK- Un giudice federale americano ha ammesso la partecipazione a un’azione giudiziaria collettiva («class action») per tutti coloro che hanno acquistato sigarette con le diciture «light» o «mild» dopo la loro immissione sul mercato americano, ossia dai primi anni Settanta. Si tratta potenzialmente di decine di milioni di persone, che potranno ottenere una parte dei 200 miliardi di dollari (circa 156 miliardi di euro) della multa alla quale sono state condannati i produttori di sigarette. Una recente sentenza aveva affermato che i produttori di tabacco avevano mentito per anni sapendo bene che le «sigarette leggere» contenevano ugualmente una quantità elevata di nicotina e catrame e che quindi non era vero che facessero meno male alla salute dei fumatori e di coloro che respiravano il loro fumo pur non avendo mai comprato un pacchetto di sigarette.

Tratto da www.Peace Reporter.it

Il ministero della Sanità saudita, con una nota diffusa ieri, ha fatto sapere che le principali multinazionali del tabacco dovranno risarcire interamente il governo per le spese sanitarie sostenute per i cittadini malati a causa del fumo. Il governo di Riad, dopo aver rifiutato un’offerta di conciliazione proposta dalle aziende, ha calcolato in un miliardo di euro all’anno l’ammontare dei costi sostenuti dalla sanità saudita a causa del vizio del fumo, che riguarda un saudita su dieci. In caso di mancato pagamento, le multinazionali saranno bandite dal Paese e non potranno più vendere i loro prodotti.

Sul caso americano in realtà pesa il precedente dello scorso agosto, che ha visto le multinazionali “graziate” in quanto tenute a pagare 10 miliardi di dollari in programmi antifumo per invertire gli effetti delle loro ingannevoli campagne sulle sigarette “light”, ma che hanno evitato pene e multe più salate….al centro delle polemiche è finito il procuratore McCallum che è stato accusato di essere stato nominato da Bush proprio per evitare l’inflizione di accuse pesanti contro le multinazionali. Un inchiesta del ministero della gustizia lo ha scagionato. Pochi giorni dopo Bush lo ha nominato ambasciatore in Australia

Written by rawls in: Sanità, Varie |
nov
30
2006
2

IL CONGO RIPARTE (?)

immagine tratta da www.sweetmarias.com

immagine tratta da www.sweetmarias.com
Tratto da Internazionale

Joseph Kabila ha vinto le prime elezioni libere degli
ultimi 41 anni nella Repubblica Democratica del Congo ed è
stato proclamato presidente. La Corte suprema ha confermato
la sua vittoria, respingendo il ricorso presentato dallo
sfidante Jean-Pierre Bemba, che chiedeva l’annullamento del
voto. Kabila, che ha ottenuto il 58 per cento dei voti, era
alla guida di un governo di transizione dal 2003

Come ricorda il sito di Internazionale, Kabila è ora ufficialmente Presidente del Congo. Molte delle speranze suscitate dalla prima tornata elettorale (che questo blog ha potuto documentare) sembrano essersi assopite, specie considerando il fatto che non sono mancati scontri durante il secondo turno. A Kabila ora il compito di mantenere unito questo paese (o almeno evitare il conflitto aperto) mentre a Bemba spetta il compito di fare un opposizione costruttiva e seria. Al popolo congolese auguriamo un futuro di pace, anche se le ultime notizie dimostrano come la conflittualità sia sempre in agguato

Tratto da MISNA

soldati dissidenti fedeli all’ex-generale Laurent Nkunda si troverebbero a solo due chilometri da Saké, nel Nord Kivu, nel nord-est del paese, mentre in città sono rimasti solo militari regolari e caschi blu della Missione dell’Onu nel paese (Monuc). Lo ha detto alla MISNA Guy-Marin Kamandji, portavoce della Caritas-Sviluppo Congo, dopo che una delegazione dell’ufficio di Goma si è recata stamani a Saké. “Gli abitanti fuggiti in seguito agli scontri non sono ancora rientrati. I militari presenti a Saké hanno raccomandato ai nostri delegati di non trattenersi sul luogo” ha detto Kamandji dalla capitale Kinshasa, evidenziando come la tensione sia ancora alta e l’insicurezza tutt’altro che rientrata. “I civili – prosegue il nostro interlocutore – sono fuggiti in diverse direzioni, perciò è difficile stimare il numero degli sfollati. Si sa in particolare che sono in fila per registrarsi a Mubunga” una ventina di chilometri a nord di Goma, capoluogo del Nord-Kivu. Le stime in circolazione parlano di circa 15.000 sfollati. La MISNA non è stata ancora in grado di ottenere informazioni sulla situazione in corso nelle altre località – Bambo, Kishanga, Bitongo – teatro nei giorni scorsi di combattimenti tra i militari regolari delle Forze armate del Congo (Fardc) e i soldati ribelli. Quanto al bilancio delle vittime, un colonnello del comando militare del Nord Kivu citato dall’agenzia France Press parla di circa 120 ribelli, 10 soldati e 3 civili uccisi da sabato scorso. Il ministro degli Interni, il generale Denis Kalume, che si trova a Goma da lunedì, ha escluso ogni trattativa con Laurent Nkunda. Una delegazione composta dai rappresentanti di nove comunità autoctone oggi dovrà incontrare l’ex-generale, per trasmettergli un ultimatum del governo: “cessare le ostilità, ritirare i propri uomini e inviarli nei centri di raggruppamento dell’esercito”. “Laurent Nkunda è considerato un criminale, tanto nazionale che internazionale. Il governo non può negoziare con lui” ha ribadito il ministro.

Written by rawls in: Varie |
nov
22
2006
2

IL NEPAL RIPARTE DALLA PACE…DIFFICILE

Immagine tratta da www.ininternet.org

Tratto da Newsletter “Internazionale”

Dopo 25 anni di attività sotterranea e dieci di lotta armata nelle foreste e sulle alture del Nepal, il leader dei ribelli maoisti Prachanda ha deciso di deporre le armi. Con la storica firma di un trattato di pace con le altre forze politiche del paese, i rappresentanti maoisti
otterranno seggi in parlamento e ministri nel governo. Molti abitanti del Nepal ancora vedono Prachanda come uno spietato signore della guerra che ha trascinato il paese in una guerra civile. Ma per molti altri è un eroe, che ha combattuto coraggiosamente per migliorare le condizioni di vita dei più poveri.

nov
22
2006
2

22 NOVEMBRE 1963

Tratto da http://home.planet.nl

Ricorre oggi il 43° anniversario dell’attentato di Dallas in cui perse la vita il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Il suo assassinio si inserisce in un epoca di grandi paure ma anche di grandi speranze, a cui Kennedy ha contribuito attraverso la sua politica di integrazione della popolazione di colore e con la sua apertura al dialogo con l’URSS. Naturalmente anche il suo periodo al governo non è stato privo di ombre, sulle quali si dibatte ancora oggi per meglio definire responsabilità sue e/o di altri. Ad ogni modo la sua morte ha segnato l’avvio di nuove fasi di tensione, e dato la misura della fragilità delle istituzioni e dei governi, anche dei più potenti. Resta ancora valido il messaggio di speranza proclamato dal Presidente nella sua visione della “nuova frontiera”, in un mondo capace di uscire dalle incertezze solo grazie alla partecipazione dei cittadini capaci loro per primi di operare per il bene della propria comunità. (”non chiedete cosa può fare il paese per voi, ma cosa potete fare voi per il paese”).

Written by rawls in: Varie |
nov
22
2006
2

L’ONU RIAPRE LA QUESTIONE DELL’ACQUA

Immagine tratto dal sito di Greencross

Torna ad affacciarsi sulla scena internazionale il tema dell’acqua, grazie al Rapporto sullo Sviluppo Umano, che rilancia il tema del diritto di ogni essere umano a usufruire di un quantitativo minimo di acqua potabile. In materia si sono già espresse la Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (art.14) e la Convenzione sui diritti del fanciullo (art.24), ponendo così le basi per la definizione di questo importante diritto.
Notizia del Centro Diritti Umani Università di Padova

Lo scorso 9 novembre 2006 è stato presentato lo Human Development Report 2006 del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), quest’anno intitolato Oltre la scarsità: potere, povertà e la crisi globale dell’acqua. Il Rapporto documenta la difficile attuazione in numerose regioni del mondo del diritto all’accesso all’acqua potabile, identifica le cause che sono alla base della situazione e sottolinea lo stretto legame tra povertà ed incapacità di garantire l’accesso all’acqua.

Secondo i dati pubblicati nel Rapporto, attualmente più di un miliardo di persone non hanno accesso regolare all’acqua potabile e oltre due miliardi e mezzo di individui vivono in precarie condizioni igieniche a causa dell’assenza di un adeguato sistema fognario. Oltre a tali costi umani e sociali, la crisi relativa all’adeguato approvigionamento dell’acqua che riguarda soprattutto i Paesi in via di sviluppo incide pesantemente sulla crescita economica di questi Stati.

Una volta sollecitate tutte le componenti del Sistema delle Nazioni Unite a considerare il tema come prioritario nell’agenda politica dell’Organizzazione e delle sue Agenzie ed Istituti specializzati, il Rapporto invita i Governi ad attivarsi urgentemente in materia. In particolare, secondo lo UNDP, è necessario istituire un apposito Piano d’azione globale nell’ambito del quale promuovere una serie di azioni e politiche a livello nazionale, regionale ed internazionale che si basino su tre assunti fondamentali: in primo luogo occorre considerare l’accesso all’acqua un diritto umano fondamentale, in forza del quale ogni individuo deve essere in grado di ricevere almeno 20 litri di acqua pulita al giorno (a titolo gratuito, nel caso delle persone più svantaggiate); in secondo luogo occorre che i Governi sviluppino dei piani nazionali per l’acqua e l’igiene personale e si impegnino ad utilizzare almeno l’1% del proprio PIL al fine di assicurarne l’attuazione; infine, il Piano di azione globale dovrebbe prefiggersi lo scopo di aumentare l’entità e l’efficacia degli aiuti internazionali finalizzati alla promozione dell’accesso all’acqua.

nov
17
2006
2

IMPORTANTE: 800.000 firme per l’abolizione della tassa sulle ricariche telefoniche

Dal blog di Beppe Grillo: un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fà troppo male pagare la tassa di ricarica sui cellulari e ha chiesto alla Commissione Europea l’abolizione dei costi di ricarica che esiste “”"solo”"” in Italia. una delle tante innovazioni che ci rende (inconsapevolmente) poveri. Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l’Authority, bastano 800.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica. Firmate la petizione, cogliamo questa opportunità! Facciamone un’arma anche per altre piccole battaglie. siamo a 709.000 firme circa, ce l’abbiamo quasi fatta ma non bastano…

CLICCA QUI SOTTO PER FIRMARE ANCHE TU:
http://www.petitiononline.com/costidir/petition-sign.html

 

Written by Daniele in: Varie |
nov
17
2006
9

Atti del Convegno: Giorgio La Pira, testimone del nostro tempo

Pubblichiamo di seguito gli atti completi del Convegno sulla figura di Giorgio La Pira, tenutosi al Patronato “Don Bosco” di Motta di Livenza in data 6 ottobre 2006.

Formato PDF: pdf_ico_small.jpg Formato DOC: worddoc.jpg

Written by Alfred in: Appuntamenti, Associazionismo |
nov
16
2006
2

LA NUOVA CAMPAGNA DI AMNESTY INTERNATIONAL… UNA RISPOSTA A OGNI TERRORISMO

Parte in questi giorni la nuova campagna di Amnesty “più diritti più sicurezza”, in risposta alle prevaricazioni dei governi di molti paesi, dove i dritti civili sono stati messi a rischio a causa (o con la scusante?) della guerra al terrorismo internazionali.

Il comunicato di Amnesty

Torture, “sparizioni”, arresti arbitrari, detenzioni senza processo, legislazioni inique… è il campionario di violazioni dei diritti umani con cui, dal 2001, viene condotta la cosiddetta “guerra al terrore”. Il suo dichiarato obiettivo, la sicurezza globale, è lungi dall’essere raggiunto.

Al contrario, il profondo disprezzo per i fondamentali diritti umani che emerge dalle immagini delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib o dallo scandalo europeo delle rendition (i trasferimenti aerei illegali di persone sospettate di terrorismo, destinate a centri di tortura), stanno trasformando il mondo in un luogo sempre meno sicuro, in una “fabbrica del rancore” in cui disperazione, frustrazione, rabbia e intolleranza rischiano di produrre effetti micidiali.

Negli ultimi anni, Amnesty International ha accompagnato la sempre più crescente mobilitazione della società civile contro le strategie della “guerra al terrore” e ha sollecitato, in alcuni casi ottenendo importanti risultati, istituzioni che, in vari paesi, hanno cancellato leggi che favorivano il ricorso alla tortura o espulsioni senza garanzie per il rispetto dei diritti umani.

Con questa campagna, Amnesty International vuole spingere i governi e l’opinione pubblica a ripensare alle strategie fallimentari della “guerra al terrore” e convincerli che il rispetto dei diritti umani è la condizione essenziale, e non un ostacolo, verso il raggiungimento di un’autentica sicurezza globale.

E’ già possibile partecipare alle prima azione su sei algerini arrestati in Bosnia e deternuti a Guantànamo da circa quattro anni

http://www.amnesty.it/appelli/appelli/rendition

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes

Powered by WordPress. Theme: TheBuckmaker. Bank, Geld verdienen