RIPARTIRE DA ZERO NELLA LOTTA ALLA FAME
Correva l’anno 1996 quando più di 180 capi di stato si riunirono a Roma per assumere il compito di eliminare la fame nel mondo: l’obiettivo del millennio era quello di dimezzare il numero di persone prive di cibo sufficiente nel mondo entro il 2015. Già oggi, nel 2006, la FAO è in grado di ammettere che le sue politiche stanno andando da tutt’altra parte, dato che il numero di affamati nel mondo è in aumento. Oggi siamo a 854 milioni, di cui 820 nei PVS, 15 in quelli in transizione e 9 milioni nei paesi industrializzati. Particolarmente preoccupante il caso africano, dove da 169 milioni di affamati si è passati a oltre 206. Le cause di questo tracollo vengono individuate nel voltafaccia del nord nei confronti del sud del mondo. Da anni gli aiuti allo sviluppo sono al di sotto dello 0,7% del PIL promesso dai paesi ricchi, inoltre le politiche protezionistiche dei paesi industrializzati rendono impossibile la concorrenzialità dei prodotti dei PVS.
Da queste analisi occorre ripartire per sviluppare cambiamenti radicali nelle scelte politiche della comunità internazionale; è fin troppo evidente che, adesso, i paesi industrializzati avvieranno misure straordinarie e si aprirà una poderosa gara di solidarietà. Ma indubbiamente la sfida è strutturale, di lungo termine, e va ragionata. Gli autori più attenti avevano già rilevato la gravità insita nei Millennuim Goals dell’ONU (poichè si era passati dalla precedente volontà di eliminare la fame, all’obiettivo di ridurre della metà gli affamati), che ormai giocano al ribasso e non pongono in essere alcun tipo di vincolo: chi pagherà per questo fallimento? . Occorre ripensare gli interventi, ridare fiducia alla produzione locale (troppo spesso stranolata dagli affari di alcune multinazionali) e abbassare i dazi doganali (o quanto meno rinegoziare i dazi con i produttori locali). Non sono politiche facili, ne indolore, ma una società complessa si deve porre questi quesiti. L’alternativa è continuare a vedere un sud del mondo sempre più povero battere con insistenza alle porte dei nostri confini, alimentando un mercato della immigrazione clandestina pericolosissimo per la nostra stessa comunità nazionale oltre che per le persone che ne sono vittime, e un disagio sempre più diffuso per le condizioni di povertà in cui i migranti vivono anche nei nostri paesi.















0 Comments
You can be the first one to leave a comment.