
Curiosamente in questi anni si è assistito al fiorire di nuove politiche, nuove dottrine, nuovi orizzonti per il diritto internazionale e per il diritto internazionale. Tutto questo, naturalmente, si è avuto dopo che l’gli Stati Uniti hanno subito sul loro territorio un attacco (anche se non si può propriamente definire un attacco armato). Tra le molte cose accadute suscita particolare interesse un fatto in particolare: la sicurezza della dirigenza americana. Questa da subito è stata certa che i commando fossero composti da musulmani; è stata sicura del fatto che in Iraq ci fossero le armi di distruzione di massa; e cosa ancora più curiosa, Bush Jr era sicuro che avrebbe vinto le elezioni.
Le presidenziali americane, in effetti sono state da lui vinte, ma non ci si vuole soffermare sulla sua vittoria, ma sul fatto che ne fosse sicuro, che ne fosse talmente certo da rilasciare una dichiarazione che a grandi linee poteva suonare così: “sono un presidente di guerra, vincerò”.
Analizziamo questo tipo di comportamento. Sembra quasi un atteggiamento di onnipotenza, di immancabile superiorità. La causa di questo è da ricercarsi nel dopo 11 settembre. Successivamente a quel giorno egli ha dato il via ad una serie di iniziative e operazioni che hanno coinvolto molti Stati mondiali. La maggior parte di queste operazioni, come sappiamo, ha coinvolto il potente esercito americano. Seppur con alterne vicende queste spedizioni sono sempre state presentate come delle vittorie sul nemico di turno. Nell’atteggiamento del presidente Bush probabilmente si cela un auto-convincimento che lo porta a credere che effettivamente le operazioni militari in realtà di poco o nullo successo che lui presenta come successi lo siano effettivamente.
I pericoli di questo pensiero sono evidenti, l’unica speranza è che quanto qui scritto sia il frutto di un’interpretazione dei fatti errata.