ott
30
2006
2

L’Argentina si racconta: storie attuali di una terra lontana

Segnaliamo un altro interessante appuntamento che gli amici dell’Associazione AMICI dei POPOLI di Treviglio (BG) organizzano. Due incontri (venerdì 10 novembre e sabato 2 dicembre) dai titoli: “Le pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo” e “Progetto TUCUMAN… il progetto continua“.

Per vedere la locandina con maggiori informazioni clicca qui o sull’immagine sotto (aiutateci a divulgarla!)

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ott
30
2006
2

RIPARTIRE DA ZERO NELLA LOTTA ALLA FAME

Correva l’anno 1996 quando più di 180 capi di stato si riunirono a Roma per assumere il compito di eliminare la fame nel mondo: l’obiettivo del millennio era quello di dimezzare il numero di persone prive di cibo sufficiente nel mondo entro il 2015. Già oggi, nel 2006, la FAO è in grado di ammettere che le sue politiche stanno andando da tutt’altra parte, dato che il numero di affamati nel mondo è in aumento. Oggi siamo a 854 milioni, di cui 820 nei PVS, 15 in quelli in transizione e 9 milioni nei paesi industrializzati. Particolarmente preoccupante il caso africano, dove da 169 milioni di affamati si è passati a oltre 206. Le cause di questo tracollo vengono individuate nel voltafaccia del nord nei confronti del sud del mondo. Da anni gli aiuti allo sviluppo sono al di sotto dello 0,7% del PIL promesso dai paesi ricchi, inoltre le politiche protezionistiche dei paesi industrializzati rendono impossibile la concorrenzialità dei prodotti dei PVS.

Da queste analisi occorre ripartire per sviluppare cambiamenti radicali nelle scelte politiche della comunità internazionale; è fin troppo evidente che, adesso, i paesi industrializzati avvieranno misure straordinarie e si aprirà una poderosa gara di solidarietà. Ma indubbiamente la sfida è strutturale, di lungo termine, e va ragionata. Gli autori più attenti avevano già rilevato la gravità insita nei Millennuim Goals dell’ONU (poichè si era passati dalla precedente volontà di eliminare la fame, all’obiettivo di ridurre della metà gli affamati), che ormai giocano al ribasso e non pongono in essere alcun tipo di vincolo: chi pagherà per questo fallimento? . Occorre ripensare gli interventi, ridare fiducia alla produzione locale (troppo spesso stranolata dagli affari di alcune multinazionali) e abbassare i dazi doganali (o quanto meno rinegoziare i dazi con i produttori locali). Non sono politiche facili, ne indolore, ma una società complessa si deve porre questi quesiti. L’alternativa è continuare a vedere un sud del mondo sempre più povero battere con insistenza alle porte dei nostri confini, alimentando un mercato della immigrazione clandestina pericolosissimo per la nostra stessa comunità nazionale oltre che per le persone che ne sono vittime, e un disagio sempre più diffuso per le condizioni di povertà in cui i migranti vivono anche nei nostri paesi.

ott
30
2006
2

…ma a che prezzo?

foto tratta da http://www.rtsi.ch/prog/images/trasm/inquinamento_fabbriche-b.jpg

Il costo del riscaldamento climatico.

Secondo uno studio condotto da Nicholas Stern, ex funzionario della Banca mondiale, il riscadamento climatico rischia di provocare una recessione più grave di quella causata dalle due guerre mondiali o dalla crisi del 1929. Se i governi non adotteranno misure radicali entro i prossimi dieci anni, il riscadamento climatico potà costare all’economia del pianeta oltre 5,5 mila miliardi di euro. Lo studio sarà presentato oggi a Londra.

LE MONDE, Francia
http://www.lemonde.fr

Written by Sigmund in: Informazione |
ott
30
2006
2

Notizie dalla Serbia

Belgrado stringe la presa sul Kosovo.

I serbi hanno approvato una nuova costituzione che rafforza
la sovranità di Belgrado sulla provincia del Kosovo. Al
referendum sulla nuova carta costituzionale – che
sostituisce quella dell’era Milosevic – è andato a votare
il 51,6 per cento degli elettori. Tra questi il 96 per
cento si è espresso per il sì. Il quorum è stato però
raggiunto solo dopo che il primo ministro Vojislav
Kostunica ha fatto un appello televisivo dell’ultima ora
per esortare i cittadini a recarsi alle urne. Il successo
della consultazione era molto importante per il governo in
un momento in cui i negoziati sullo status internazionale e
l’eventuale indipendenza del Kosovo stanno raggiungendo un
punto cruciale.

THE TIMES, Gran Bretagna
http://www.timesonline.co.uk 

Written by Sigmund in: Informazione |
ott
27
2006
2

… cosí è, se vi pare

La Nato ammette di aver ucciso dei civili in Afghanistan.

Decine di civili sono morti durante un’operazione della Nato contro i taliban nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan. Secondo i mezzi d’informazione e i testimoni locali, le vittime sarebbero più di sessanta. La Nato ha ammesso che nel raid sono morti dei civili, ma non ha precisato il numero. Se le cifre fossero confermate, si tratterebbe dell’attacco più violento contro i civili realizzato in un solo bombardamento dall’Alleanza atlantica dall’invasione degli Stati Uniti nel 2001.
Possa questo gettare delle costruttive riflessioni su quanto sta accadendo.

Fonte:EL PAIS, Spagna
http://www.elpais.es

Written by Sigmund in: Diritti Umani, Informazione |
ott
27
2006
2

Il figlio padrone

Curiosamente in questi anni si è assistito al fiorire di nuove politiche, nuove dottrine, nuovi orizzonti per il diritto internazionale e per il diritto internazionale. Tutto questo, naturalmente, si è avuto dopo che l’gli Stati Uniti hanno subito sul loro territorio un attacco (anche se non si può propriamente definire un attacco armato). Tra le molte cose accadute suscita particolare interesse un fatto in particolare: la sicurezza della dirigenza americana. Questa da subito è stata certa che i commando fossero composti da musulmani; è stata sicura del fatto che in Iraq ci fossero le armi di distruzione di massa; e cosa ancora più curiosa, Bush Jr era sicuro che avrebbe vinto le elezioni.

Le presidenziali americane, in effetti sono state da lui vinte, ma non ci si vuole soffermare sulla sua vittoria, ma sul fatto che ne fosse sicuro, che ne fosse talmente certo da rilasciare una dichiarazione che a grandi linee poteva suonare così: “sono un presidente di guerra, vincerò”.

Analizziamo questo tipo di comportamento. Sembra quasi un atteggiamento di onnipotenza, di immancabile superiorità. La causa di questo è da ricercarsi nel dopo 11 settembre. Successivamente a quel giorno egli ha dato il via ad una serie di iniziative e operazioni che hanno coinvolto molti Stati mondiali. La maggior parte di queste operazioni, come sappiamo, ha coinvolto il potente esercito americano. Seppur con alterne vicende queste spedizioni sono sempre state presentate come delle vittorie sul nemico di turno. Nell’atteggiamento del presidente Bush probabilmente si cela un auto-convincimento che lo porta a credere che effettivamente le operazioni militari in realtà di poco o nullo successo che lui presenta come successi lo siano effettivamente.

I pericoli di questo pensiero sono evidenti, l’unica speranza è che quanto qui scritto sia il frutto di un’interpretazione dei fatti errata.

Written by rawls in: Informazione |
ott
25
2006
2

IL RUANDA VERSO L’ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE

Con riferimento a quanto riportato sulla vicenda italiana, va registrata la netta presa di posizione del governo ruandese; la notizia è tratta dal sito di Nessuno Tocchi Caino

12 ottobre 2006: il bureau politico del Fronte Patriottico Ruandese (RPF), presieduto dal presidente ruandese Paul Kagame, ha deciso che il partito sosterrà “il disegno di legge per l’abolizione della pena capitale per tutti i reati”. Lo rende noto un portavoce del Fronte, Servilien Sebasoni, precisando che “gli esperti stanno già lavorando al disegno di legge, che presto verrà presentato in parlamento”.
Con oltre il 70% dei seggi, l’RPF controlla entrambe le camere del Parlamento ruandese.
“Abbiamo condotto un dibattito approfondito all’interno del partito, giungendo alla posizione comune secondo cui la pena di morte non è di alcuna utilità al Ruanda. Con la sua abolizione, non perderemmo nulla”, ha detto il portavoce.
L’eliminazione della pena capitale aprirebbe la strada per l’estradizione in Ruanda di persone sospettate per il genocidio del 1994, da parte del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda e di diversi paesi occidentali. Il portavoce nega che il suo partito abbia preso la decisione per facilitare le suddette estradizioni: “Non ci hanno mai chiesto l’abolizione completa della pena di morte, chiedono solo garanzie affinché le persone sospettate non vadano incontro alla condanna capitale, e questa è una condizione che si può accogliere anche senza abolire completamente la pena di morte”.

“La nostra decisione è stata presa esclusivamente per ragioni di interesse generale”. (Fonti: IRIN, 12/10/2006)

ott
25
2006
2

SCONTRO ISTITUZIONALE SULLA PENA DI MORTE

Il 19 ottobre scorso, la commissione esteri della Camera dei Deputati ha votato la moratoria ONU contro la pena di morte, nonostante il parere contrario del Governo italiano, che voleva rinviare la presentazione della moratoria alla prossima Assemblea Generale, in contrasto con quanto deciso nel corso della seduta della Camera il 27 luglio scorso.

Nonostante ciò, lo stesso giorno, il sottosegretario agli Esteri Vernetti ha specificato che l’Italia non presenterà alcuna moratoria per il momento, dato che in sede europea il dibattito in materia pare abbia dato esito negativo . Il commento del sottosegretario ha sottolineato come il ruolo della Commissione parlamentare fosse persuasivo e in alcun modo vincolante. Tuttavia le reazioni istituzionali sono state contrastanti, come dimostra la richiesta del Presidente della Camera Bertinotti, che ha chiesto il rispetto della volontà del Parlamento, organo sovrano.

Notizie apprese da Nessuno Tocchi Caino Newsletter

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