SULLA CINA OCCORRE CHIAREZZA
Il Presidente del Consiglio Romano Prodi è tornato da pochi giorni da un viaggio istituzionale in Cina, dove ha partecipato a incontri a carattere politico e commerciale (unico ambito nel quale sono stati conseguiti risultati concreti con la firma di accordi bilaterali, favoriti dall’ampia delegazione di imprese italiane al seguito). Tuttavia Prodi aveva dichiarato che tra i temi del viaggio non sarebbe mancato quello dei diritti umani, cosa che effettivamente è avvenuta. Evidentemente il protocollo diplomatico impedisce di lanciare accuse e strali contro un governo che si vuole amico e partner, ma sicuramente non dovrebbe impedire di esprimere con rispettosa fermezza la propria posizione in materia di diritti fondamentali; invece l’unica considerazione che viene riportata sul sito del Governo con una certa visibilità in materia di diritti umani è
Il dialogo strutturato in materia di diritti umani svolto sotto la responsabilità dell’Unione Europea – ha dichiarato il presidente Prodi al termine dell’incontro – è uno strumento prezioso cui conferire sempre più incisività e concretezza. Quello dei diritti umani, civili, religiosi e la libertà di stampa sono temi per i quali l’opinione pubblica italiana nutre una particolare sensibilità. Resta fondamentale affrontare la questione dell’embargo alla vendita di armi: occorre continuare a lavorare con i nostri principali partner per giungere all’abolizione dell’embargo
Va detto che nelle parole di Prodi ci sono giusti riferimenti ai diritti fondamentali, ma ecco alla fine lo scivolone sul tema dell’embargo. Era già capitato al Presidente Emerito della Repubblica Ciampi di inciampare in considerazioni del genere relativamente all’embargo, e non si può dire che sia un esagerazione poichè l’ex Presidente non ha mai più rivolto quell’appello dopo averlo fatto durante la sua visita in Cina. Prodi ha però commesso lo stesso errore, accodandosi così agli altri leaders del nostro paese che in questi anni, a prescindere dal colore politico, hanno espresso volontà di grandi aperture nei confrotni della Cina senza chiarire bene cosa volessero in cambio, in termini di garanzie. Indubbiamente ci sono alcuni timidi segni di miglioramento in Cina sul fronte dei diritti, ma per ora siamo solo a livello di dichiarazioni cui devono ancora seguire i fatti (che per il momento continuano a parlare di repressione di minoranze politiche e religiose). Ad ogni modo va sottolineato che l’Italia si è recentemente conformata alle politiche europee in materia di tortura e ha negli scors mesi sancito il divieto di esportare strumenti che potrebbero essere adoperati a scopo di tortura. Tuttavia, nel caso della Cina, restano rischi oggettivi, dato che già oggi molte armi utilizzate nel conflitto sudanese provengono dalla Cina.
Amnesty International ricorda quello che ancora oggi accade in Cina, a beneficio di governanti e legislatori attuali e precedenti,. e ovviamente degli elettori…… a questo proposito segnalo alcuni articoli interessanti
http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS103-2006.html
http://www.amnesty.it/pressroom/ra2006/cina.html?page=ra2006
Amnesty Italia ha ricordato anche a Prodi, come già aveva fatto con Ciampi, la sua posizione riguardo a questo paese, mediante un apposito comunicato stampa















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