Difendere Le Convenzioni Di Ginevra
L’art. 3 è comune a tutte le quattro Convenzioni di Ginevra che regolamentano il diritto internazionale umanitario; è un articolo di pace, lo si intende chiaramente leggendolo; un articolo che parla al lato più umano degli uomini, quando non ci si trova divisi in schieramenti contrapposti lungo un campo di battaglia, ma ci si trova davanti a un civile inerme, o a un ex combattente che depone le armi; l’art. recita
Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che abbiano deposto le armi saranno trattate con umanità”
Contro questi soggetti sono vietate le torture, i trattamenti degradanti, l’uso come ostaggi, le codanne arbitrarie senza regolare processo.
Il presidente degli Stati Uniti Bush ritiene queste regole troppo “generiche” (si è espresso proprio in questi termini), e ha così avanzato proposte legislative che escluderebbero gli USA da questi strumenti internazionali, proprio in un periodo in cui, dopo le recenti ratifiche da parte di altri paesi, queste Convenzioni potrebbero rappresentare i primi strumenti internazionali universalmente sottoscritti (creando così un fronte unico mondiale, che rappresenterebbe per davvero una risposta gobale al terrorismo). Bush si difende, e difende prigioni come Guantanamo e i trattamenti che sono stati riservati alle persone li internate, dicendo che le confessioni estorte con la forza hanno permesso di salvare l’america da nuovi attentati (dimenticando tutte le persone rinchiuse li per mesi o anni senza alcun motivo e rilasciate come dopo un banale controllo). Propone una nuova legge, che va contro il principio dell’habeas corpus, su cui si fonda il paese che governa, contro il ruolo della giustizia, e chiede di basare le indagini sulle torture e addirittura sulle congetture contro l’imputato; imputato, che verrebbe giudicato da tribunali speciali (possibilità su cui la Corte Suprema si è già espressa negativamente, per non dimenticare il fatto che sempre la Corte Suprema, massima autorità giudiziaria del paese, ha imposto il rispetto delle Convenzioni di Ginevra su Guantanamo). Su tutto questo è in atto un dibattito all’interno dello stesso Partito Repubblicano, dal quale Bush proviene, anche perchè negli ultimi tempi la politica della difesa della sicurezza nazionale ad ogni costo non ha pagato all’interno di nessun schieramento politico (basti pensare alla clamorosa sconfitta nelle elezioni primarie del democratico Lieberman, sostenitore della politica di guerra del repubblicano Bush). La Commissione del Senato ha già bocciato una volta questa proposta, ma i ben informati dicono che l’offensiva di Bush è solo all’inizio.
In gioco c’è di più della simpatia o antipatia che si può provare nei confronti del Presidente Bush; bisogna capire che è in gioco l’intera legalità internazionale, la possibilità di puntare l’indice contro le violazioni del diritto di Ginevra a Cuba piuttosto che in Myanmar, e altrove nel mondo. Occorre difendere questo avamposto fondamentale dei dirtti umani, per far si che questa cultura non regredisca. Gli effetti sarebbero devastanti, trascinerebbero con se valori fondamentali e universali come il rispetto della dignità dell’uomo (specie del più debole), e escluderebbe i principi dello stato di diritto su cui si fonda l’occidente, che sarebbe così minacciato da noi stessi prima che dai fondamentalisti. Il pericolo che tutti corriamo è evidente, non si tratta di buonismo, ma se per combattere il nemico bisogna snaturare se stessi, allora si rischia di non avere più coscienza della propria identità, si rischia di non essere più sicuri di nulla e, dunque, più vulnerabili. In più le proposte di modifica sono grossolane e irricevibili, persino da una Corte Suprema che politicamente appare anche schierata su posizioni non proprio liberali (molti giudici sono di nomina repubblicana). Occorre riflettere e guardare le cose per come potrebbero evolvere nel tempo. Oltre la guerra al terrore, oltre i conflitti in Medio Oriente, oltre gli attuali assetti globali.


