La cooperazione sanitaria in Angola: dialogo con un medico in missione

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(scuola di Damba – Nord Angola)
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Riporto un confronto che ho avuto modo di avere con un medico italiano che ormai da anni opera in Angola e che ben conosce le dinamiche in cui il paese africano è inserito… A voi l’invito di riflettere e di commentare in questo blog le vostre opinioni.

1) Come membro di un’organizzazione non governativa, quanto (o quanto poco) difficile è stato inserirsi in un contesto umano e socio-politico come quello angolano?
Come membro di un’organizzazione è stato molto difficile, qui la gente ha una diffidenza profonda verso tutto quanto arriva da fuori, dall’Europa (identificata spesso con il Portogallo, antico colono). Quasi tutti pensano che sia un interesse economico forte a muovere persone e cose, e come dargli torto visto che tutti conoscono l’ammontare (a volte scandaloso) degli stipendi dei vari cooperatori, specie delle agenzie delle Nazioni Unite.
Come persona è stato più facile, la gente di stima e ti accetta nella misura in cui lavori con sim-patia (etimologicamente) preoccupandoti dei tuoi malati, della loro storia, e non solo dei segni e sintomi della malattia che è solo l’occasione per incontrarli.

2) Come è visto, a tuo parere, da parte del governo attuale, l’operato delle ONG sul territorio?
Secondo me l’operato delle ONG sul territorio è visto come una particella folcloristica e quasi irrilevante nel mare magnum dei problemi che l’Angola sta affrontando, cosciente o incoscientemente, nel suo dopoguerra. Questo a prescindere dal fatto che ciò sia vero (nella maggioranza dei casi) o falso (in poche eccezioni). L’operato è praticamente incontrollabile, le ONG fanno riferimento molto di più ai finanziatori che non al Governo locale, per cui alla fine l’impressione è che i due attori viaggino su binari paralleli che si incontrano raramente, quando ad uno dei due serva qualcosa di pratico; il resto è pieno di tanti sorrisi formali, ma di poca collaborazione reale.

3) Quali sono stati e quali sono ora i rapporti che (eventualmente) avete (come Cuamm) con l’OMS in ambito “Angola”?

Pochi, l’OMS è un gigante che sta quasi solo in capitale, più frequenti sono stati i rapporti con le sue agenzie, specia WFP, UTCAH, e UNICEF. Una volta ha chiesto al Cuamm di realizzare un progetto verticale sul problema delle Neglected Diseases che è attualmente in corso, e lo ha finanziato, con tante perplessità e ritardi.

4) Come agisce l’OMS concretamente sul territorio nel quale voi operate?
In provincia c’è un consulente OMS in Direzione Sanitaria Provinciale, che non conta assolutamente niente nella vita sanitaria quotidiana. Invece l’OMS diviene leader durante le emergenze, es. durante l’epidemia di febbre emorragica di Marburg, soprattutto perché riesce a muovere i più grandi esperti mondiali su qualsiasi argomento. L’integrazione però di tali esperti con le autorità locali è stata estremamente problematica.

5) Ritieni che questa grande organizzazione internazionale sia nella sua struttura e nel suo operato efficiente? Suggeriresti qualche modifica? (non ti chiedo nulla di complicato… vai a ruota libera se hai qualche idea)
La mia impressione è che il piano di elaborazione intellettuale dell’OMS sia troppo accademico, sta diventando scientificamente sempre più elaborato ma è completamente slegato dalla realtà quotidiana che è fatta di problemi molto più banali, di insufficienze molto meno nobili di quelle a cui tanti scienziati seduti dietro un tavolo danno quotidianamente una soluzione perfetta. Difficile dire se sia efficiente o meno, ho anche dei dubbi se sia efficace, penso comunque che gli mancano sentinelle più periferiche, oramai è fatto solo di persone che vivono incollate ad uno schermo di computer, e che si alimentano solo di power point e seminari.

6) L’Angola, per quanto conosci, come e quanto tutela (o cerca di tutelare) il diritto alla salute? (anche concretamente)

In Angola siamo nel periodo preelettorale, quindi la salute è il cavallo sul quale qualsiasi demagogia deve salire e cavalcare. Penso che in buona fede stiano investendo tantissimo in salute, cioè che a livello istituzionale la scelta di considerare la salute un diritto fondamentale sia stata fatta in piena coscienza e sincerità, il problema è che manca nella maniera più completa la capacità di analizzare la realtà e di selezionare le priorità. L’idea di fondo è che basta allocare più risorse oggi perché da domani questo si trasformi in maggiore salute della gente.

7) Quali sono i problemi più pesanti che si trova ad affrontare in questo ambito?
La rete sanitaria è in gran parte distrutta per la guerra, la popolazione è in continuo movimento, manca un censimento che chiarisca chi (e quanti) sta dove e come, la rete stradale è pessima, la lobby urbana è molto più potente di quella rurale e periferica, le strategie centrali riflettono i dubbi mondiali (OMS in testa) su ciò che sia meglio, prevenzione o cura, interventi verticali o orrizontali, pubblici o privati, et.. La conseguenza di tutto ciò è spesso il caos più totale.

8- Secondo te, (prendila con le pinze) l’operato di numerose ong sul territorio africano, quanto comoda ai governi locali, nel senso di una cessione di responsabilità, di oneri e di costi economici ad attori non statali? Quanto questa dinamica potrebbe pesare sul processo di affermazione del diritto alla salute anche in africa?
In teoria questa è una affermazione giusta, in pratica, almeno in Angola, è diventata secondo me, un luogo comune. Nel senso che gli angolani ( e soprattutto i dirigenti) sono così presuntuosi, vanitosi, permalosi e amanti del potere che è più facile che siano irritati da una ONG che lavorasse bene, piuttosto che gradire una cessione di responsabilità….. Può anche succedere che l’impegno di una ONG, quando concentrato nello spazio e massivo nelle risorse, diventi quantitativamente rilevante, tanto da creare tentazioni di “sfruttamento” da parte delle autorità, in genere purtroppo è così disperso, casuale e mal organizzato da influire ben poco sull’affermazione del diritto alla salute degli africani.

9) Da dove deve cominciare, in maniera particolare, lo sforzo per affermare il principio delle salute per tutti e quali devono essere le tappe necessarie al suo “cammino”? (sempre con particolare riferimento a quello che hai vissuto in Angola)
Domanda difficile, la stessa domanda sarebbe difficile negli Stati Uniti che pure è il paese più potente del mondo, perché investe discorsi più globali sulle leggi del mercato; la salute se è un diritto del cittadino, deve essere responsabilità del Governo (quindi tutta pubblica) eppure le tendenze nel mondo sono in direzione opposta. In Angola la salute è ancora tutta pubblica, quindi in linea di principio è un diritto acquisito, ma manca in gran parte della popolazione la coscienza stessa di essere popolazione di uno stato sovrano e autosufficiente, cioè quasi tutta la popolazione rurale vive ai margini della società, non ha voce. Pensare alle comunità periferiche che diventino attori coscienti della propria salute è ancora un’utopia, ci resta solo sperare in dirigenti illuminati ed in segmenti della società capaci di diffondere messaggi di rottura e di crescita nella periferia: le ONG potrebbero far parte di questi segmenti (così come la Chiesa), ma più spesso non lo sono e si confondono volentieri con la parte soddisfatta della società.

10) Ci sono problemi di tipo politico-internazionale nell’operato del governo che rallentano lo sviluppo sociale del paese? Si possono comprendere vivendo accanto alla popolazione per anni, oppure sono sconosciuti ai più? (interessi di altri paesi, investimenti in armi, mancanza di trasparenza…)
Anche questo rischia di diventare un luogo comune: in questo momento c’è una classe dirigente davanti ad un compito immane, che è quello di ricostruire un sistema sanitario dopo una guerra che l’ha distrutto completamente, così come ha distrutto la fiducia della gente, la sua capacità di guardare al futuro, la sua voglia di solidarietà. Il fatto che in questa classe dirigente possano prevalere interessi particolari, spesso su base familiare, (=corruzione) non è l’unica chiave di lettura delle inefficienze. Si può essere corrotti ed efficienti, così come si è spesso onesti e completamenti inefficenti; la realtà è che il compito è davvero immane e che tutti gli attori coinvolti, comprese ahimé le ONG, non sono spesso preparati a dare risposte adeguate. Si improvvisa, si ascolta poco la gente, anzi ce ne si distacca richiudendosi in recinti culturali chiusi e poveri che non producono alcuna idea creativa.

1 commento

  1. Carlo scrive:

    Type your comment here.
    Ho vissuto per 4 anni in Angola, lavorando per conto della cooperazione italiana e credo di poter condividere totalmente quanto riportato nell’inetrvista al medico che ha lavorato per il CUAMM in Angola.
    Vorrei aggiungere una sola considerazione; mi pare evidente che la fase storica che stiamo vivendo sia caratterizzata da una progressiva distruzione dell’ambiente e dalla disgregazione – nonchè impoverimento – del tessuto sociale. Tutto ciò avviene in nome del mito – ormai senza alternative – della “crescita economica” il che, visto da un altro punto di vista, significa che noi ci stiamo distruggendo per arricchire una relativamente ristretta fascia sociale internazionale, per altro già  ricca.
    Se non si cambia il modello di sviluppo, nonchè le modalità  di distribuzione della ricchezza, nulla potranno la cooperazione e i missionari contro un degrado che appare inarrestabile.

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