CONTRO QUALE POVERTA?

unctad.jpg

Pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto 2006 della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) sui PVS. Il rapporto parla di un sensibile miglioramento dell’economia dei Paesi in Via di Sviluppo dal punto di vista Macroeconomico: questo risultato è dovuto all’afflusso di investimenti diretti dai paesi industrializzati (per un valore di 10.7 miliardi di dollari), dall’aumento degli aiuti, dall’aumento della domanda e delle esportazioni di materia prime. Fin qui i dati e i calcoli sui grandi numeri; ma l’analisi più attenta, quella sull’impatto sociale della situazione, mostra una realtà di profonda diseguaglianza, segnata da una tendenza ad investire solo su certe materie prime (petrolio) e solo in quei paesi che garantiscono approvvigionamenti (Angola, Guinea Equatoriale, Sudan, Yemen, Ciad, Mauritania). L’inserimento di questi paesi nei grandi circuiti finanziari mondiali ha permesso migliori prestazioni macroeconomiche, ma ha creato fratture sociali e reso più vulnerabile anche l’economia :le ricette di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, e WTO vanno verso la privatizzazione dei servizi, lasciando alle multinazionali il compito di erogare servizi di carattere pubblico e creando un sistema economico che non reinveste sul territorio (quindi assenza di un tessuto industriale medio-piccolo fondamentale per l’occupazione e la concorrenza del mercato). Lo UNCTAD chiede ai paesi sviluppati di sostenre la creazione di infrastruture e di servizi energetici, nonchè di impostare finanziamenti per la creazione di pic cole e medie attività che facciano da collegamento tra popolazione rurale e Multinazionali.
Dal rapporto possiamo cogliere forte la denuncia di una lotta alla povertà che si fa sempre su un solo fronte e mai su tutti quelli interessati: si nota come i programmi non possano arrivare da nessuna parte senza tenere conto del benessere della popolazione e della questione sociale.
Ancora una volta, le politiche di aggiustamento strutturale mostrano la loro insufficienza (e talvolta la loro predisposizione a favorire interessi occidentali e mai locali).
Ancora oggi assistiamo a un gioco politico che pesa sul futuro dei giovani nei PVS, che non è capace di creare sviluppo ma rischia, al contrario, di fomentare rivolte e instabilità.
Questa politica non può che portare all’aumento dei fenomeni di migrazione, a maggiori tensioni nelle aree in questione (che già oggi non sono pienamente governabili) con possibili nuovi coinvolgimenti militari, a nuove crisi internazionali umanitarie.
Molti leader occidentali (in particolare Tony Blair) hanno sostenuto che il nuovo secolo sarebbe stato dedicato allo sviluppo dell’Africa: ancora oggi il Medio-Oriente occupa tutta la scena internazionale senza che, peraltro, si possano scorgere possibili soluzioni; intanto il “continente nero” continua ad essere instabile e a produrre guerre, civili o tra Stati, e migrazioni forzate.
Viene perciò di nuovo spontaneo chiedersi contro quale povertà si stia oggi spendendo la comunità internazionale, e viene fin troppo facile pensare che essa si occupi ancora troppo dei bilanci, e troppo poco delle persone.

pdf_ico_small.jpg CLICCA QUI per visualizzare il rapporto completo.

1 commento

  1. “Por la unidad latinoamericana…. °¡La otra cumbre!”
    Nei giorni del totale fallimento del Wto e perciò del multilateralismo economico mondiale, causato paradossalmente proprio dagli Stati Uniti d´America, si rafforza
    l´importanza del Mercosur come soluzione per i paesi latinoamericani. Ecco le conclusioni che possiamo trarre dal XXX vertice dei Mercati del Sud…
    Questo ed altro nell´ultimo articolo postato nel blog Verosudamerica:
    http://verosudamerica.blogspot.com/
    http://verosudamerica.blogspot.com/

    Ä„ Å„ Ť ŏ àñ į Å‘

Leave a Comment


Login with Facebook:
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes