LA SVOLTA DELLE FILIPPINE SULLA PENA DI MORTE

(immagine tratta da http://www.amnesty.it)
“Amnesty ha espresso la propria soddisfazione per l’approvazione, da parte del Congresso delle Filippine, della legge che abolisce la pena di morte. Le Filippine diventano il 25° paese abolizionista, per legge o di fatto, dell’area Asia-Pacifico e il 125° a livello mondiale. Il 15 aprile la presidente Arroyo aveva ridotto in ergastolo tutte le condanne a morte”.
Con queste parola Amnesty International ha accolto la notizia della svolta delle Filippine sulla pena di morte, un importante contributo a una battaglia di dignuità umana che ora si allarga anche in Asia, dove paesi politicamente diversissimi coem Giappone e Cina sono mantenitori.
Una vittoria festeggiata in tutto il mondo (a Roma si è acceso il Colosseo come avviene per festeggiare tutte le vittorie etiche contro la morte).
Le Filippine acquistano così credibilità internazionale ma restano fortemente legate ad altre violazioni dei diritti umani: il Rapporto di Amnesty 2006 denuncia le violenze contro attivisti si sinistra, anche dei partiti e dei movimenti riconosciuti, nonchè gli abusi di polizia e vigilantes nell’ambito di un sistema giudiziario che manca di equità e che porta la popolazione a simpatizzare per la piccola criminalità.
Dunque una crisi etica, che si accompagna a un difificle processo di pacificazione nazionale a causa di difficili accordi con le opposioni armate (colpevoli anch’esse di violenze contro la popolazione civile esattamente come il governo nella sua opera di repressione).
Le Fillippine tuttavia possono oggi ripartire da questo atto significativo per riavvicinarsi alla comunità internazionale con uno spirito democratico















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