L’italia Dopo Provenzano



immagine tratta da www.rai.it

La notizia arriva la mattina dell’11 aprile, quasi nascosta di fronte alla grave crisi istituzionale generata dal voto delle ultime elezioni politiche: Bernardo Provenzano, da anni ritenuto il capo di Cosa Nostra è stato arrestato in una malconcia casetta nella campagna di Corleone.
Ultimo alto rappresntante dei Corleonesi, Provenzano rappresenta quella mafia che andò al potere alla fine degli anni settanta, portando nella lotta allo Stato la componente della violenza, costruendo una forza non più solo economica e politica (come era stata sino ad allora) ma anche militare. Ne venne fuori una mattanza, un sistema di faide per il controllo del territorio, un clima da regolamento di conti che non ha risparmiato ogni sorta di violenza: una su tutte l’assassinio del giovane Giuseppe Di Matteo, un bambino colpevole di essere figlio di un pentito, che venne stuprato e sciolto nell’acido.
La storia della lotta alla mafia è ormai nota a tutti, quello che è meno noto è se e come essa stia continuando. In sostanza è questo che ci si domanda dopo gli arresti eccellenti dei nuovi pentiti, da Giovanni Brusca a Antonino Giuffrè.
Ma di mafia si parla sempre meno; ha smesso (ha mai iniziato?) la politica, ha smesso l’informazione, ma è rimasta la società civile. Sono i ragazzi di Locri, sono i rapresentanti di Libera…e lo Stato?
la legge 45/2001 ha recentemente rivisto la posizione de pentiti che, oltre a elementi indiscutibilmente validi come la necessità di scontare almeno 1/4 della pena prima di accedere ai benefici, la fine dei trattamenti principeschi, la maggiore tutela sociale ed economica delle vittime che collaborano con la gustizia include anche elementi più discutibili, a cominciare dalla limitazione a sei mesi del tempo concesso al pentito per dire tuto ciò che sa (è innegabile che da sempre l’apporto dei mafiosi avviene con tempi più lunghi, ma sarà comunque interessante vedere l’applicazione di questa norma, un ottimo bancodi prova lo sta offrendo il caso di Antonino Giuffrè a cui si applica questa norma)
Armando Spataro, giudice e membro del Consiglio Superiore della Magistratura ha denunciato gli effetti della riforma dei pentiti, che comporta l’accesso al programma di tutela familiare solo per i conviventi con il pentito, inoltre prevede la necessità di portare elementi nuovi alle indagini (mentre la mafia teme maggiormente la coerenza dei diveersi pentiti).
Altra questione controversa, denunciata da Libera, è la proposta di riforma della legge sui beni confiscati alla mafia per cui si prevede la possibilità di recupero da parte di chiunque abbia diritto e senza limiti di tempo, dei beni confiscati.
Tutte cose di cui non si parla, ma che vivono nel silenzio delle cronache…proprio come la mafia.
“in Sicilia la mafia uccide i servitori dello Stato, che lo Stato non è riuscito a proteggere” scriveva Giovanni Falcone, e ancora oggi la protezione dello Stato non si vede, mentre le nuove mafie, come la camorra e la n’drangheta, che hanno conservato quasi intatto il loro sistema di omertà, ritornano a governare il territorio.
L’Italia dopo Provenzano deve dare queste risposte, dato che Provenzano appartiene al passato e il suo unico contributo potrebbe eventualmente derivare dalle sue dichiarazioni.
Si apre ora una sfida di credibilità per lo Stato, che deve fare molti passi ,perchè dai tempi del maxi processo del 1992 che sancì la fine dell’impunibilità mafiosa, dai tempi dell’arresto di Totò Riina, non molto è cambiato.
Occorre il coraggio di scelte strategiche e politiche
Intanto si è aperta negli ultimi giorni la polemica dovuta al ritrovamento nella casa di Provenzano di opuscoli su uno dei candidati alla Presidenza della regione; un atto grave, qualsiasi sia il punto di vista da cui lo si guardi, sul quale si deve fare piena chiarezza
Occorre fare piena luce sull’assassinio di Francesco Fortugno, mentre in realtà abbondano le piste; occorre controllare in maniera più approfondita il sistema sanitario e quello occupazionale, degli appalti e dei traffici illeciti.
Su questo terreno si misuererà la credibilità del futuro governo, ma soprattutto del legislatore (quindi di maggiornaza ed opposizione).
Come sarà l’Italia dopo Provenzano?

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